ITMO20130005A1 - Calzatura con suola a rigidezza regolabile - Google Patents
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Description
Descrizione di Breveto per Invenzione Industriale avente per titolo:
“CALZATURA CON SUOLA A RIGIDEZZA REGOLABILE”.
DESCRIZIONE
La presente invenzione si riferisce ad una calzatura.
È noto che la rigidezza della suola delle calzature, specialmente delle calzature sportive, non solo influenza la comodità e le prestazioni delle stesse, ma inoltre pone dei vincoli al loro impiego.
Ad esempio, nella disciplina dello sci di fondo, se si applica la tecnica del passo alternato, è richiesto impiego di scarponi aventi suole dotate di una qualche flessibilità, necessaria per consentire allo sciatore di sollevare il tallone dallo sci, mantenendo solidale allo sci la porzione della suola posta in corrispondenza deH’avampiede; al contrario, se si impiega la tecnica del patinato (o “ skating ’) è richiesto l’uso di scarponi dotati di suole aventi maggiore rigidezza.
Per fare un altro esempio, sia i praticanti della disciplina dell’ arrampicata su ghiaccio sia le guide alpine utilizzano scarponi con suole molto rigide, fondamentali per la sicurezza durante le ascese; tuttavia, è noto che i medesimi scarponi, proprio a causa della rigidezza delle loro suole, risultano molto scomodi durante le camminate successive all’arrampicata. Un ulteriore esempio è costituito dalle scarpe per bicicletta, in particolare le scarpe per mountain bike.
Questo tipo di scarpe ha una suola molto rigida, ai fini della massima efficienza di trasferimento ai pedali della forza impressa dalle gambe del ciclista.
Tuttavia, nella pratica del mountain biking, capita sovente che il ciclista debba scendere dal proprio mezzo e proseguire a piedi, trasportando a braccia la bicicletta, ad esempio per superare un tratto di percorso inagibile o con pendenza eccessiva.
In questi casi, il fatto di indossare scarpe dalla suola estremamente rigida risulta essere molto penalizzante per il ciclista, perché la comodità della camminata ne è ostacolata (ed inoltre l’usura delle scarpe ne viene accelerata).
In relazione a questo, si consideri che, dal punto di vista biomeccanico, secondo il noto modello descrittivo del “meccanismo ad argano”, il piede può essere visto come un meccanismo triangolare formato da due bracci incernierati ad una rispettiva estremità in un punto superiore, con le relative opposte estremità posizionate in corrispondenza del tallone e delle teste metatarsali del piede, e collegate da una “fune di tensione” ideale, rappresentata dalla fascia plantare (o aponeurosi), avvolta attorno ad una puleggia disposta sempre in corrispondenza delle teste metatarsali.
Secondo questo modello, durante la camminata, quando il piede è nella disposizione della spinta propulsiva in cui Tavampiede è flesso, è come se la citata puleggia fosse stata azionata da una manovella e la fune venisse accumulata nella puleggia, avvicinando quindi il tallone avampiede e, di conseguenza, inarcando la pianta del piede stesso.
Pertanto, indossando durante la camminata le citate scarpe per mountain bike, con suola completamente rigida, dal momento che Tavampiede non può flettersi liberamente, è come se la rotazione della citata puleggia fosse frenata od impedita, ostacolando efficace funzionalità del piede.
Da questi esempi, non esaustivi, si può comprendere come le calzature attualmente presenti sul mercato, in particolare le calzature sportive, non siano in grado di soddisfare pienamente le esigenze di chi le indossa, in relazione alla rigidezza ed alla flessibilità della suola.
Il compito principale della presente invenzione è quello di escogitare una calzatura avente una suola a rigidezza regolabile.
All’ interno di questo compito, uno scopo del presente trovato è quello di escogitare una calzatura che consenta di superare i summenzionati limiti della tecnica nota nell’ambito di una soluzione semplice, razionale, di facile ed efficace impiego e dal costo contenuto.
Ulteriore scopo del trovato è quello di escogitare una calzatura ad assetto variabile.
Gli scopi sopra esposti sono raggiunti dalla presente calzatura comprendente una suola, a sua volta comprendente una porzione anteriore disponibile sotto un avampiede di un utilizzatore che indossi detta calzatura, quest’ ultima essendo caratterizzata dal fatto di comprendere: - almeno un elemento longiforme, sostanzialmente inestensibile, fissato a detta porzione anteriore; e
- mezzi di regolazione per regolare la tensione di detto elemento longiforme;
detto elemento longiforme essendo connesso ad un rimanente porzione di detta suola in modo tale che, a seguito di una variazione di detta tensione dell’elemento longiforme, possa prodursi una variazione della flessibilità di detta porzione anteriore rispetto a detta rimanente porzione.
Altre caratteristiche e vantaggi della presente invenzione risulteranno maggiormente evidenti dalla descrizione di una forma di esecuzione preferita, ma non esclusiva, di una calzatura, illustrata a titolo indicativo, ma non limitativo, nelle unite tavole di disegni in cui:
la figura 1 è una vista assonometrica, parzialmente in esploso, della calzatura secondo una prima forma di attuazione del trovato;
la figura 2 è una vista schematica laterale della calzatura secondo la prima forma di attuazione del trovato, in una particolare configurazione operativa, o asseto;
la figura 3 è la vista della figura 2 in cui il trovato è rappresentato in una diversa configurazione operativa, o asseto;
la figura 4 è una vista assonometrica schematica della calzatura secondo una seconda forma di attuazione del trovato; e
le figure 5 e 6 sono due viste laterali schematiche di un particolare della calzatura che rappresenta una possibile versione dei mezzi di regolazione del trovato.
Con particolare riferimento a tali figure, si è indicata globalmente con 1 la calzatura dell’invenzione.
Sebbene, nelle figure 1, 2 e 3, è stato rappresentato l’esempio in cui la calzatura è uno scarpone da sci, e sebbene la presente descrizione farà sovente riferimento a tale esempio per ragioni di comodità espositiva, la calzatura 1 proposta può essere di qualunque tipo, adatto alla più svariate attività, quale, in via esemplificativa ma non esaustiva: una calzatura per biciclette, una calzatura da corsa, imo scarpone da montagna, un pattino a rotelle, uno stivale per equitazione, una scarpa da corsa, ecc. . .
La calzatura 1 comprende una suola 2, 3, 4, 5 che a sua volta comprende una porzione anteriore 4, disponibile sotto l’avampiede di una persona che la indossi ed una porzione rimanente 5, disposta posteriormente a quella anteriore (si vedano in particolare le figure 2, 3 e 4).
In particolare, la suola 2, 3, 4, 5 può comprendere una suola esterna 2, o “suola di usura” destinata al contatto diretto col terreno, ed una intersuola 3 (a volte chiamata “soletta”), sulla quale è applicata la suola esterna 2 (ad esempio mediante incollaggio o altri sistemi noti alla persona esperta del ramo), a definire una suola avente almeno due strati.
AH’intemo della calzatura 1, sopra detta intersuola 3, può essere presente un sottopiede, non raffigurato, che rappresenta un terzo strato della suola. In alternativa, è possibile un forma di realizzazione dell’invenzione in cui la suola sia un corpo unico.
Nella versione più generale del trovato, la calzatura 1 comprende un elemento longiforme 6, sostanzialmente inestensibile, fissato a detta porzione anteriore 4 (preferibilmente in corrispondenza di una prima estremità 11 dell’elemento 6), e mezzi di regolazione 7, 8, 9, 10, 21 per regolare la tensione dell’elemento longiforme 6 stesso.
In dettaglio, l’elemento longiforme 6 è di preferenza un cavo flessibile e sostanzialmente inestensibile, come rappresentato nella figure allegate, tuttavia sono possibili forme di realizzazione in cui tale elemento longiforme è un nastro, un cordino, o altro ancora, e può essere continuo oppure formato da una pluralità di elementi discreti come maglie e simili. Quindi, anche se nel prosieguo si farà più frequentemente riferimento al caso in cui tale elemento longiforme è un cavo 6, quanto descritto successivamente in relazione al cavo 6 può valere mutatis mutandis anche per differenti versioni dell’elemento longiforme dell’invenzione.
In ogni caso, l’elemento longiforme 6 è connesso alla rimanente porzione 5 della suola in modo tale che, a seguito di una variazione della sua tensione, può prodursi una variazione della flessibilità della porzione anteriore 4 rispetto alla rimanente porzione 5 medesima, a variare così la rigidezza della suola.
Non solo, ma la configurazione dell’invenzione sopra descritta è inoltre atta a mutare l’assetto della calzatura 1, secondo modalità che saranno illustrate nel dettaglio in seguito.
Prima di spiegare le due principali forme di realizzazione dell’invenzione e preferiti accorgimenti strutturali delle stesse, si descrive brevemente di seguito come funzioni la calzatura 1 proposta, nei suoi aspetti più generali. Come detto, la suola ha una porzione anteriore 4 che è quella disposta sotto l’avampiede, vale a dire la parte del piede in cui, come ampiamente noto, è definito uno snodo che consente di flettere il piede medesimo, ad esempio durante la camminata.
Ne consegue che, ai fini funzionali, il livello di rigidezza della suola di una calzatura può essere inteso come un aspetto correlato al grado di flessibilità di cui è dotata la porzione anteriore della suola, rispetto alla parte rimanente della suola, disposta più posteriormente a quella.
Nella presente invenzione, come sopra spiegato, la porzione anteriore 4 e la porzione rimanente 5 sono collegate dall’elemento longiforme 6 sostanzialmente inestensibile, in maniera tale che, a seguito dell’ incremento della tensione dello stesso, la porzione anteriore 4 sia soggetta ad una sollecitazione tale che la sua capacità di flettersi rispetto alla porzione rimanente 5 (e viceversa) ne è diminuita, dal che la rigidezza della suola nella sua interezza ne viene incrementata.
Di converso, allentando la tensione dell’elemento longiforme 6 che collega le due porzioni anteriore e rimanente 4, 5 della suola, si ha un aumento della loro capacità di flettersi reciprocamente.
Non solo ma, come sopra anticipato, quella dell’ invenzione è una vera e propria calzatura ad assetto variabile.
Infatti, come visibile in particolare nelle figure 2 e 3 allegate, la calzatura proposta (ed in particolare la sua suola) può assumere due assetti differenti. Quando l’elemento longiforme 6 non è teso, allora la calzatura è in un primo assetto in cui la porzione anteriore 4 della suola è sostanzialmente inarcata verso l’alto rispetto alla parte rimanente 5 della suola (si veda la figura 2).
Quando invece l’elemento longiforme 6 viene tensionato, la calzatura cambia assetto, e la suola assume una configurazione in cui la porzione anteriore 4 è inclinata verso il basso, in confronto a come era nel primo assetto, fino a risultare, eventualmente, inarcata verso il basso rispetto alla rimanente porzione 5 della suola.
Il cambiamento di assetto della calzatura 1 influenza anche il funzionamento del suddetto “meccanismo ad argano” del piede che la calza e, quindi, anche la disposizione del punto della suola su cui è esercitata la spinta, durante la fase propulsiva della camminata.
In dettaglio, il cambiamento di assetto incide sull’angolo formato dai due suddetti bracci dell’argano, ed in particolare, nel secondo assetto della figura 3 si ha un incremento di tale angolo, rispetto al primo assetto di figura 2.
Una conseguenza pratica di tale cambiamento di assetto sarà esemplificata in un passaggio successivo.
Particolari aspetti strutturali della calzatura 1 proposta sono descritti nel prosieguo, senza perdita di generalità, illustrando la summenzionata versione dell’invenzione in cui la calzatura 1 è uno scarpone per lo sci di fondo, ed in cui l’elemento longiforme è il succitato cavo 6; va da sé che quanto detto per lo scarpone 1 in relazione al trovato, può applicarsi mutatis mutandis ad altri tipi di calzature non discussi nel dettaglio nella presente descrizione.
Come si vede nelle figure 1 - 3, lo scarpone 1 comprende sostanzialmente una cosiddetta ‘scarpetta’ 12, inserita nello scafo 14, sul quale è direttamente montato il gambale 13; tuttavia, come già detto, tale rappresentazione è puramente esemplificativa.
Nella versione rappresentata nelle figure 1, 2 e 3, non limitativa, lo scafo comprende un elemento rigido 14, ad esempio realizzato in fibra di carbonio (oppure in un materiale composito comprendente fibre di carbonio), conformato a guisa di culla ed atto ad essere calzato dalla scarpetta 12, nel quale elemento rigido 14 sono realizzati scassi laterali 15 per consentire la flessione del piede calzato nella scarpetta 12, attorno ad un asse che passa per le sunnominate teste metatarsali.
I mezzi di regolazione possono comprendere un comando 7 accessibile da un utilizzatore per comandare manualmente la regolazione della tensione del caveto 6 e, di preferenza, i mezzi di regolazione 7, 8, 9 ed il caveto 6 definiscono assieme un accoppiamento filetato, azionabile per variare la tensione del cavo 6 stesso (ad esempio tramite le dita o un piccolo utensile come una brugola o simili).
In dettaglio, ciò può essere realizzato fissando il cavo 6 alla porzione anteriore 4, in corrispondenza della suddeta prima estremità 11 (si veda ad esempio la figura 1), associando solidale un primo elemento filettato alla sua seconda estremità opposta alla prima, e rendendo disponibile in deto comando 7 un secondo elemento filettato accoppiato al primo a definire il citato accoppiamento filetato.
In questa maniera, a seguito della rotazione del comando 7 si ha una variazione della tensione del cavo 6 (ciò che verrà ripreso più nel dettaglio, in seguito); il comando 7 può essere ad esempio disposto sporgente dal tacco dello scarpone 1, in corrispondenza del retro della suola (come mostrato nelle figure allegate), ed essere raggiungibile dalle mani o dagli utensili dell’ utilizzatore; in dettaglio, la parte del comando 7 sporgente posteriormente può essere o una manopola oppure la testa di una vite 16 (ad esempio per l’accoppiamento con la citata brugola, si vedano le figure allegate).
Per la natura stessa dell’accoppiamento filettato, e per la configurazione dei mezzi di regolazione dell’invenzione, il grado di tensione del cavo 6 è funzione dell’angolo di rotazione del comando 7 o, al limite, del numero di giri della vite 16.
Sono però possibili forme di realizzazione alternative in cui, ad esempio, l’elemento longiforme è una fettuccia agganciabile, in modo rilasciabile (ad esempio con un sistema hook-and-loop), alla parte posteriore dello scarpone 1, cioè la zona disposta in corrispondenza del retro del calcagno; in dettaglio, una estremità libera di accoppiamento della fettuccia può essere attaccata in diverse posizioni lungo tale parte posteriore, le quali sono via via raggiungibili da tale estremità in funzione di quanto Γ utilizzatore tende la fettuccia, ad esempio tirandola manualmente.
Nella forma di realizzazione preferita dell’invenzione, la suola dello scarpone 1 comprende le citate intersuola 3 e suola esterna 2, e sia il cavo 6 che i mezzi di regolazione 7, 8, 9 sono disposti tra intersuola 3 e la suola esterna 2, e pertanto sono celate alla vista e soprattutto sono protette.
In questo caso, il cavo 6 è fissato con la sua prima estremità 11 alla porzione anteriore 17 dell’intersuola 3, disposta in corrispondenza deH’avampiede, ed i mezzi di regolazione comprendendo un elemento distanziale 8, fissato all’intersuola 3 tra la prima estremità 1 1 del cavo e il comando 7 (ad esempio su una rimanente porzione 18 dell’ intersuola) il quale elemento distanziale 8 è atto a mantenere il cavo 6 scostato dall’ intersuola 3 medesima, a definire un fulcro per la flessione della porzione anteriore 4 della suola rispetto alla suddetta parte rimanente 5. L’elemento distanziale può comprendere un membro rigido 8, attaccato all’intersuola 3, avente uno spessore predefinito, e dotato di un solco superiore per accogliere scorrevolmente il cavo 6; in una forma di realizzazione non raffigurata, l’elemento distanziale 8 è azionabile manualmente in modo da regolare la distanza tra il cavo 6 e l’intersuola 3, e quindi sia la tensione del cavo 6 medesimo sia il grado di flessibilità della porzione anteriore 4 rispetto alla rimanente porzione 5 della suola.
In pratica, se l’elemento distanziale 8 è regolabile, allora esso può costituire una sorta di mezzo di comando per la regolazione fine della tensione del cavo 6, laddove il comando 7 succitato è predisposto per una regolazione più grossolana.
Ai fini dell’accesso diretto all’elemento distanziale 8, per la sua regolazione, può essere previsto un apposito scasso 26 realizzato sulla suola esterna 2, sagomato in modo da non interferire con la funzionalità dello scarpone 1 (si veda la figura 1).
Come mostrato in particolare nella figura 1 (e nella figura 4, per un’alternativa forma di realizzazione descritta in seguito), invenzione può prevedere, ai fini dell’accoppiamento tra porzione anteriore e porzione rimanente 17, 18 dell’intersuola 3, che i mezzi di regolazione comprendano un elemento di aggancio 9 per mantenere il cavo 6 scorrevolmente connesso (e di preferenza aderente) alla rimanente porzione 18 dell’intersuola 3 (ad esempio con l’interposizione di una guaina 19 che ricopre il cavo 6), in corrispondenza di un prefissato punto della lunghezza del cavo 6 medesimo.
In pratica, come si può anche comprendere dalle tavole allegate confrontando le figure 2 e 3, quando lo sciatore che indossi scarponi 1 realizzati in accordo con l’invenzione desidera avere la massima flessibilità della suola 2, 3, ad esempio per praticare lo sci di fondo con la tecnica del passo alternato, non tende il cavo 6 e permette quindi alla porzione anteriore 4 di potersi piegare rispetto alla rimanente porzione 5 della suola (si veda la prima configurazione operativa mostrata figura 2).
Quando lo sciatore desidera incrementare la rigidezza della suola, ad esempio fino ad una sostanziale inflessibilità, in particolare per la pratica della tecnica del pattinato nello sci di fondo, egli non dovrà fare altro che agire sul comando 7, ruotando in una data direzione la sua parte sporgente 16, in modo da mettere in tensione il cavo 6 mediante il succitato accoppiamento filettato.
In questa maniera, il cavo 6, che è connesso alla porzione anteriore 4 ed alla rimanente porzione 5, rispettivamente in corrispondenza della prima estremità Il e dell’elemento di aggancio 9, si tende sopra l’elemento distanziale 8, il quale funge da perno per flettere verso il basso la porzione anteriore 4, vincolando la suola alla conformazione della figura 3, in cui lo sciatore può essere totalmente sicuro che la suola mantenga la rigidezza che egli stesso ha stabilito e regolato per mezzo del comando 7.
Chiaramente, ruotando il comando 7 nella direzione opposta, il cavo 6 viene allentato e la flessibilità della suola viene ripristinata, in funzione dell’angolo di rotazione, come detto.
Per comprendere ancora meglio i vantaggi ed il funzionamento del trovato, si consideri il caso in cui uno sciatore stia praticando sci di fondo, ad esempio con la tecnica del passo alternato, lungo un tratto in salita.
Nel sollevare ripetutamente il tacco dello scarpone dallo sci, durante l’ascesa, lo sciatore fa un notevole sforzo con il polpaccio, perché l’ampiezza dell’angolo di sollevamento è maggiore rispetto a quello che si forma durante la sciata sul piano.
Attualmente, sono disponibili sul mercato mezzi alzatacco per ovviare al problema dell’eccessivo sforzo del polpaccio, i quali tuttavia sono piuttosto scomodi nell’applicazione e nella rimozione/disattivazione.
Dal momento che invenzione consente allo sciatore, semplicemente agendo sul comando 7, di cambiare Passetto dello scarpone 1, essa è in grado di fornire una soluzione all’eccessivo sforzo del polpaccio particolarmente comoda ed efficace.
Infatti, tensionando opportunamente il cavo 6, lo scarpone 1 assume Passetto della figura 3, in cui la porzione anteriore 4 è inarcata verso il basso, allora lo scarpone assume una configurazione che ha la medesima funzionalità dell’impiego di mezzi alzatacco, facendo a meno dell’applicazione di elementi esterni.
Infatti, con questo assetto, il tacco degli scarponi risulta disposto in modo da mantenere i talloni dello sciatore più alti rispetto a come sono posizionati nel suddetto primo assetto rappresentato nella figura 2; quindi, il cambiamento di assetto dell’invenzione è in grado di simulare l’impiego di mezzi alzatacco, con il vantaggio che tale cambiamento può essere effettuato in qualunque momento dallo sciatore con il massimo di comodità e senza l’impiego di elementi aggiuntivi.
L’invenzione prevede una seconda alternativa forma di realizzazione, rappresentata schematicamente nella figura 4, in cui la calzatura 1 è provvista di una suola in cui la porzione anteriore 4 comprende sia una parte meno rigida 10 comprimibile ed elastica sia una parte più rigida 20. L’elemento longiforme 6, che anche in questo caso è di preferenza il cavo 6 già descritto, è fissato alla parte più rigida 20 in modo tale che, a seguito della variazione della tensione nel cavo, si produce una corrispondente variazione della pressione cui è soggetta la parte meno rigida 10, col che la flessibilità della porzione anteriore 4 varia rispetto alla porzione rimanente 5 della suola, regolando così la rigidezza della suola medesima.
Per comprendere come funzioni la regolazione della rigidezza della suola nella calzatura 1 di questa seconda forma di realizzazione, si consideri innanzitutto che essa, di preferenza, comprende tutti i componenti invenzione descritti in relazione allo scarpone della prima forma di realizzazione, tranne l’elemento distanziale 8 che non è necessario nella calzatura rappresentata in figura 4 (sebbene di principio non sia esclusa la possibilità di applicarvelo, in una possibile versione alternativa, non raffigurata).
In particolare, quindi, anche questa calzatura 1 può includere il comando 7 (con l’accoppiamento filettato col cavo 6) e l’elemento di aggancio 9 (con eventualmente la guaina 19).
A differenza dello scarpone sopra descritto, la calzatura di questa forma di realizzazione include la citata parte meno rigida 10 della porzione anteriore 4 della suola, la quale può essere meno rigida o perché realizzata in una materiale con inferiore rigidità rispetto al resto della suola (ad esempio un particolare tipo di elastomero) oppure perché conformata in modo da essere più facilmente comprimibile, oppure entrambe le cose.
Nell’esempio di figura 4, la parte meno rigida 10 è rappresentata con una configurazione a soffietto, che è una possibile modalità per incrementarne la comprimibilità, il che non va inteso come unica modalità per ottenere la medesima funzione.
In dettaglio, la parte più rigida 20 è disposta in corrispondenza della punta della suola e prolunga direttamente dalla parte meno rigida 10.
Ancora più precisamente la parte meno rigida 10 può definire sostanzialmente un tratto longitudinale della suola interposto tra la parte più rigida 20 della porzione anteriore 4 e la parte rimanente della suola 5 (che può ad esempio avere la stessa rigidità della parte più rigida 20).
Pertanto, l’ utilizzatore può agire sul comando 7 per mettere in tensione il cavo 6, il quale è connesso sia alla parte più rigida 20 della porzione anteriore 4 che alla rimanente parte 5 della suola e, di conseguenza, la parte meno rigida 10 della porzione anteriore 4 subisce un incremento della pressione nella direzione longitudinale della suola 2, 3, che ne produce il proporzionale accorciamento, così da aumentare la rigidezza complessiva sella suola stessa.
Di converso, quando l’ utilizzatore aziona il comando 7 in senso contrario, la tensione del cavo cala e, proporzionalmente, anche la rigidezza della suola, perché, in virtù della sua elasticità, la parte meno rigida 10 tende a tornare alle dimensioni originarie.
Si noti che anche la calzatura 1 della seconda forma di realizzazione è ad assetto variabile come quella della prima forma di realizzazione sopra descritta; pertanto, per ragioni di brevità, non verrà ripresa nuovamente la discussione già esposta soprattutto in relazione alle figure 2 e 3.
In ogni caso, è possibile scegliere il grado di comprimibilità della parte meno rigida 10 o in modo tale che, a seguito del tensionamento del cavo 6, vi sia un immediato cambiamento di assetto oppure, alternativamente, in maniera tale che vi sia un transitorio iniziale in cui vi è una sorta di ammortizzazione, seguita poi da un cambiamento di assetto quando tale parte 10 diviene sostanzialmente rigida.
Infine^un ulteriore vantaggio dell’impiego della seconda forma di realizzazione invenzione è quello che essa fornisce una calzatura 1 in cui la misura è modificabile.
Infatti, è noto che la misura del piede cambia leggermente con il ciclo delle stagioni e, pertanto, può essere utile avere a disposizione una calzatura 1 la cui lunghezza può variare leggermente, in base al desiderio ed all’esigenza di chi la calzi.
Dal momento che la calzatura 1 della seconda forma di realizzazione comprende la succitata parte 10 meno rigida, elastica e comprimibile, è chiaro che, agendo sul comando 7 nel senso della tensione del cavo 6, si può accorciare la calzatura 1 quel tanto sufficiente a renderla completamente confortevole mentre, rilasciando il cavo 1, è possibile riportarla alla lunghezza originaria.
Secondo una ulteriore variante applicabile ad entrambe le forme di realizzazione dell’ invenzione sopra descritte, e rappresentata schematicamente nelle figure 5 e 6, il comando dei mezzi di regolazione comprende una leva 21 incernierata alla suola, e mobile almeno tra una prima ed una seconda posizione (rispettivamente rappresentate nelle figure 5 e 6).
In questo caso, l’elemento longiforme 6 è fissato alla leva 21 in una posizione tale che lo spostamento della leva stessa dalla prima alla seconda posizione e viceversa produce detta variazione di tensione dell’elemento longiforme 6 (cioè del cavo).
Secondo una preferita forma costruttiva di questa variante, i mezzi di regolazione comprendono altresì un membro di supporto 22 disposto sul retro della suola a guisa di sperone, solidale alla suola medesima, e dotato di un’asola 23 passante, la quale è parallela (preferibilmente) od obliqua alla suola.
La leva 21 comprende un perno laterale 24 a cui è fissata una delle estremità del cavo 6 il quale perno è inserito scorrevole nell’asola 23 in modo da esserne guidato; inoltre, la leva comprende altresì una superficie di riscontro 25, disposta a contatto con la superficie esterna della suola ed avente un profilo a mo’ di camma.
In questa maniera, a seconda della posizione assunta dalla leva 21, cambia la distanza tra detto perno 24 e la suola.
In particolare, se la leva è nella sua prima posizione della figura 5, il cavo 6 è rilassato perché il perno 24 è disposto in prossimità o in corrispondenza dell’estremità dell’asola più vicina alla suola, mentre quando la leva 21 è ruotata nella seconda posizione di figura 6, il perno 24 scorre in allontanamento dalla suola e, di conseguenza, il cavo ne viene tensionato, portando alla maggiore rigidità e ad cambiamento di assetto della suola sopra diffusamente descritti.
Si è in pratica constatato come l’invenzione descritta raggiunga gli scopi proposti, ed in particolare si sottolinea il fatto che l’invenzione rende disponibile una calzatura avente una suola la cui rigidezza è regolabile dall’ utilizzatore, in maniera tale da potere adattare la propria calzatura al variare delle condizioni di utilizzo.
Claims (11)
- RIVENDICAZIONI 1) Calzatura (1) comprendente una suola (2, 3, 4, 5), a sua volta comprendente una porzione anteriore (4) disponibile sotto un avampiede di un utilizzatore che indossi detta calzatura (1), quest’ultima essendo caratterizzata dal fatto di comprendere: almeno un elemento longiforme (6), sostanzialmente inestensibile, fissato a detta porzione anteriore (4); e mezzi di regolazione (7, 8, 9, 16, 10, 21) per regolare la tensione di detto elemento longiforme (6); detto elemento longiforme (6) essendo connesso ad un rimanente porzione (5) di detta suola in modo tale che, a seguito di una variazione di detta tensione dell’elemento longiforme (6), possa prodursi una variazione della flessibilità di detta porzione anteriore (4) rispetto a detta rimanente porzione (5).
- 2) Calzatura (1) secondo la rivendicazione 1, caratterizzata dal fatto che detto elemento longiforme è un cavo (6) flessibile e sostanzialmente inestensibile.
- 3) Calzatura (1) secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzata dal fatto che detti mezzi di regolazione comprendono un comando (7, 21) accessibile da un utilizzatore per comandare manualmente la regolazione di detta tensione dell’elemento longiforme (6).
- 4) Calzatura secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzata dal fatto che detti mezzi di regolazione e detto elemento longiforme (6) definiscono assieme un accoppiamento filettato, azionabile per variare detta tensione.
- 5) Calzatura (1) secondo le rivendicazioni 2, 3 e 4, caratterizzata dal fatto che detto cavo (6) è fissato a detta porzione anteriore (4) in corrispondenza di una propria prima estremità (11) ed è inoltre solidale ad un primo elemento filettato in corrispondenza di una sua seconda estremità opposta alla prima, e dal fatto che detto comando (7) comprende un secondo elemento filettato accoppiato a detto primo elemento filettato a definire detto accoppiamento filettato, dal che, a seguito della rotazione di detto comando (7) si ha una variazione di detta tensione del cavo (6).
- 6) Calzatura (1) secondo la rivendicazione 3, caratterizzata dal fatto che detto comando comprende una leva (21) incernierata alla suola, e mobile almeno tra una prima ed una seconda posizione, detto elemento longiforme (6) essendo fissato a detta leva (21) in una posizione tale che lo spostamento della leva dalla prima alla seconda posizione e viceversa produca detta variazione di tensione dell’elemento longiforme (6).
- 7) Calzatura (1) secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzata dal fatto che detta suola comprende una intersuola (3) ed una suola esterna (2) applicata sull’ intersuola (3), in cui detto elemento longiforme (6) e detti mezzi di regolazione (7, 8, 9, 16) sono disposti tra detta intersuola (3) e detta suola esterna (2), detto elemento longiforme (6) essendo fissato ad una porzione anteriore (17) di detta intersuola (3), in corrispondenza di ima prima estremità (11), e detti mezzi di regolazione comprendendo un elemento distanziale (8), fissato a detta intersuola (3) tra detta prima estremità (11) di detto elemento longiforme (6) e detto comando (7), ed atto a mantenere scostato detto elemento longiforme (6) da detta intersuola (3), a definire un fulcro per detta flessione della porzione anteriore (4) della suola rispetto a detta rimanente parte (5).
- 8) Calzatura (1) secondo la rivendicazione 7, caratterizzata dal fatto che detto elemento distanziale (8) è azionabile manualmente in modo da regolare la distanza tra detto elemento longiforme (6) e detta intersuola (3).
- 9) Calzatura (1) secondo una o più delle rivendicazioni 8 e 9, caratterizzata dal fatto che detti mezzi di regolazione (7, 8, 9, 16) comprendono un elemento di aggancio (9) per mantenere elemento longiforme (6) scorrevolmente connesso ad una rimanente porzione (18) di detta intersuola (3), in corrispondenza di almeno un prefissato punto della sua lunghezza.
- 10) Calzatura (1) secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzata dal fatto che detta porzione anteriore (4) della suola comprende sia una parte meno rigida (10) comprimibile ed elastica sia una parte più rigida (20), detto elemento longiforme (6) essendo fissato a detta parte più rigida (20) in modo tale che, a seguito della variazione di detta tensione dell’elemento longiforme (6) si produce una corrispondente variazione della pressione cui è soggetta detta parte meno rigida (10), a variare la flessibilità di detta porzione anteriore (4) della suola rispetto a detta porzione rimanente (5) della suola.
- 11) Calzatura (1) secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzata dal fatto di essere uno scarpone per lo sci di fondo atto a passare reversibilmente da una configurazione per il pattinato, in cui la tensione di detto elemento longiforme (6) è portata ad un valore sufficiente alto perché la flessibilità di detta porzione anteriore (4) della suola rispetto alla parte rimanente (5) risulti così bassa da rendere la suola sostanzialmente rigida nella sua interezza, ad una configurazione per il passo alternato, in cui la tensione dell’elemento longiforme (6) è abbassata ad un valore tale che la porzione anteriore (4) risulti pieghevole rispetto alla porzione rimanente (5) della suola.
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