ITVR20090157A1 - "procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido o simili" - Google Patents
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Description
D E S C R I Z I O N E
annessa a domanda di brevetto per INVENZIONE INDUSTRIALE avente per titolo:
PROCEDIMENTO PER LA POSA DI PAVIMENTAZIONI ESTERNE IN PORFIDO E SIMILI
DESCRIZIONE
La presente invenzione ha per oggetto un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili, in particolare pavimentazioni costituite da cubetti o lastre di materiale, posati con fuga.
Attualmente, nella maggior parte dei casi, le pavimentazioni in porfido (materiale cui la presente invenzione à ̈ principalmente destinata ed al quale si farà pertanto ripetutamente riferimento nel seguito, fermo restando che le medesime argomentazioni sono da ritenersi valide per qualsiasi altro materiale utilizzabile nel settore) vengono realizzate posando i cubetti di porfido su un sottofondo di materiale sabbioso o inerte, e riempiendo le fughe tra i vari cubetti con sabbia, con sabbia e cemento o con catrame. Con il tempo tuttavia, si à ̈ potuto constatare che tali metodi di posa tradizionali non sono esenti da inconvenienti.
Per quanto riguarda le fughe in sabbia, il primo inconveniente consiste nel fatto che la sabbia à ̈ soggetta a dilavamento da parte dell’acqua piovana e ad aspirazione da parte delle spazzatrici meccaniche. Di conseguenza tali giunti presentano una scarsa tenuta.
Ulteriormente, il deterioramento dei giunti lascia liberi i cubetti che possono uscire dalla loro sede con conseguente sconnessione della pavimentazione.
Alla sconnessione della pavimentazione può inoltre contribuire il ristagno di acqua nel sottofondo (l’acqua può raggiungere il sottofondo penetrando nelle fughe). I giunti in sabbia sono sconvenienti anche dal punto di vista estetico in quanto permettono il radicamento di erbacce.
Per quanto riguarda i giunti in cemento, anch’essi presentano innanzi tutto scarsa durata nel tempo sia a causa della notevole dilatazione termica di cui risentono, sia a seguito delle vibrazioni dovute al traffico stradale. Di conseguenza i giunti in cemento tendono a sgretolarsi in breve tempo. Ulteriormente essi sono poco elastici ed aumentano la rumorosità della pavimentazione.
Anche i giunti in cemento, inoltre, presentano degli inconvenienti dal punto di vista estetico in quanto sono soggetti a fluorescenza di salnistro.
Per quanto riguarda infine i giunti in catrame, il difetto principale à ̈ di tipo estetico in quanto inficiano notevolmente l’aspetto della pavimentazione. Essi inoltre risultano difficili da stendere e tendono a liquefarsi nei periodi estivi quando sono sottoposti a temperature elevate. Al contrario, nei periodi freddi tendono a presentare una rigidezza eccessiva.
Per ovviare a tali inconvenienti, la domanda di brevetto VR2003A000092 ha proposto una soluzione realizzativa che prevede la posa dei cubetti di porfido su uno strato di materiale inerte, il riempimento delle fughe con pietrisco, e la successiva sigillatura delle stesse tramite una resina poliuretanica monocomponente che penetra sia negli spazi vuoti della fuga sia in parte nel sottostante strato di inerte.
In accordo con tale domanda di brevetto si dovrebbe quindi creare un’unica struttura elastica posata sul sottofondo di inerte, struttura che dovrebbe essere in grado di reagire ai carichi variabili e scomposti del traffico anche pesante.
La pratica, tuttavia, ha dimostrato che anche tale soluzione realizzativa non à ̈ esente da inconvenienti.
In primo luogo, infatti, si à ̈ constatato che tale tipologia di pavimentazione in molti casi tende a deformarsi se sottoposta alle sollecitazioni del traffico automobilistico. In particolare, pur rimanendo una struttura unica si vengono a formare degli avvallamenti a seguito del cedimento del sottostante strato di sottofondo.
In secondo luogo, anche la posa della pavimentazione risulta relativamente complicata in quanto necessita di un ambiente il più possibile asciutto. Infatti, se lo strato di sottofondo contiene dell’acqua (condizione peraltro pressoché inevitabile nella pratica), la resina poliuretanica reagisce con essa formando della schiuma che va ad inficiare la tenuta dell’intera pavimentazione.
In questa situazione il compito tecnico posto alla base della presente invenzione à ̈ di mettere a punto un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili che rimedi agli inconvenienti citati. È in particolare compito tecnico della presente invenzione mettere a punto un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili che permetta di realizzare pavimentazioni durevoli nel tempo.
È ancora compito tecnico della presente invenzione mettere a punto un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili che sia di facile attuazione.
Il compito tecnico specificato e gli scopi indicati sono sostanzialmente raggiunti da un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili, secondo quanto descritto nelle unite rivendicazioni.
Ulteriori caratteristiche ed i vantaggi della presente invenzione appariranno maggiormente dalla descrizione dettagliata di una forma di esecuzione preferita, ma non esclusiva, di un procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili illustrata negli uniti disegni, in cui: - la figura 1 mostra una prima fase del procedimento oggetto della presente invenzione;
- la figura 2 mostra una seconda fase del procedimento oggetto della presente invenzione;
- la figura 3 mostra alcune ulteriori fasi del procedimento oggetto della presente invenzione;
- la figura 4 mostra il risultato di una successiva fase del procedimento oggetto della presente invenzione;
- la figura 5 mostra un’ultima fase del procedimento oggetto della presente invenzione; e
- la figura 6 mostra il risultato ottenibile con il metodo oggetto della presente invenzione.
Il procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili, oggetto della presente invenzione si articola in diverse fasi operative.
Esso innanzitutto prevede di stendere una miscela in polvere a base di sabbia e di un legante idraulico (preferibilmente cemento) sul terreno, o su un sottofondo 1 esistente, creando uno strato di base 2 (figura 1), e di posare una pluralità di elementi 3 di porfido o materiale simile, quali cubetti o lastre, sullo strato di base 2 (figura 2). La posa avviene posizionando gli elementi 3 ad una certa distanza gli uni dagli altri in modo tale da creare una serie di fughe 4 di separazione tra i vari elementi 3 (preferibilmente con larghezze dell’ordine da alcuni millimetri ad un paio di centimetri).
Il metodo prevede poi di attivare il legante presente nello strato di base 2 in modo da trasformare lo strato di base 2 in polvere in uno strato di base solidificato 5 che forma un corpo unico.
Per fare ciò à ̈ prevista una fase di bagnatura dello strato di base 2 con acqua 6 (la quantità d’acqua 6 necessaria andrà individuata di volta in volta in base alle esigenze). Sebbene sia possibile procedere alla bagnatura prima della posa degli elementi 3 sullo strato di base 2, nella forma realizzativa preferita essa avviene dopo la posa stessa, semplicemente gettando l’acqua 6 sugli elementi 3 precedentemente posati (il getto dell’acqua 6 può avvenire come meglio si crede, ad esempio a spruzzo). Prima che lo strato di base 2 indurisca à ̈ inoltre vantaggiosamente prevista una fase di livellamento degli elementi 3 posati sullo strato di base 2 in modo tale che le superficie superiori degli elementi 3 siano tutte livellate al livello della pavimentazione che si deve realizzare.
Preferibilmente, la fase di livellamento viene effettuata sottoponendo gli elementi 3 ad una fase di vibrazione dall’alto. Tale fase à ̈ schematizzata un figura 3 dove si vede un dispositivo compattatore 7 vibrante appoggiato sulle superfici superiori degli elementi 3 posati (le linee a zig-zag rappresentano la vibrazione, mentre la freccia indica la direzione di azione data dalla forza peso).
Tale modalità di procedere permette inoltre di raggiungere un ulteriore risultato particolarmente vantaggioso, quello di compattare lo strato di base 2 sottostante agli elementi 3 posati, dato che l’azione del dispositivo compattatore 7 si trasmette allo strato di base 2 tramite gli elementi 3 posati stessi. Ovviamente, in altre forme realizzative questo risultato potrà essere raggiunto anche con altre modalità operative.
Nella forma realizzativa preferita, inoltre, à ̈ previsto che le fasi di posa e/o di livellamento vengono effettuate in modo tale che lo strato di base 2 penetri in parte all’interno delle fughe 4 presenti tra i vari elementi 3 posati. Tale risultato à ̈ vantaggiosamente raggiungibile utilizzando il dispositivo compattatore 7 vibrante di cui sopra. Esercitando una pressione dall’alto sugli elementi 3 posati e vibrandoli allo stesso tempo, à ̈ infatti possibile determinare un loro parziale sprofondamento nel sottostante strato di base 2.
Nella forma realizzativa preferita, inoltre, la fase di livellamento e quella di bagnatura possono essere eseguite contemporaneamente come schematizzato in figura 3 (dove la fase di bagnatura à ̈ schematizzata da un tubo 8 che eroga dell’acqua 6). In questo modo, infatti, viene favorita una penetrazione più uniforme dell’acqua 6 in tutto lo strato di base 2. In alternativa, la fase di bagnatura può essere eseguita prima di quella di livellamento, o dopo la stessa.
Una volta terminate le fasi sin qui descritte à ̈ quindi possibile lasciar agire il legante idraulico attivato dall’acqua 6 e lasciare quindi indurire lo strato di base 2.
Nella forma realizzativa preferita à ̈ inoltre previsto che al termine della fase di indurimento dello strato di base 2, gli elementi 3 posati rimangono fissati allo strato di base solidificato 5. Ciò à ̈ vantaggiosamente ottenibile se, come sopra indicato, durante la fase di posa e/o quella di livellamento si fa in modo da che lo strato di base 2 penetri parzialmente nella parte inferiore delle fughe 4. Al termine dell’indurimento, infatti, la parte inferiore degli elementi 3 posati si trova inglobata nello strato di base solidificato 5 (figura 4).
Successivamente, il metodo oggetto della presente invenzione prevede di riempire almeno in parte le fughe 4 con pietrisco 9 e/o sabbia (figura 5) e, successivamente colare nelle fughe 4 precedentemente riempite una resina 10 indurente non espandente e non reagente con acqua 6 per sigillarle (l’inizio della colata della resina 10 à ̈ rappresentato in figura 5 con il tubicino 11 che eroga la resina 10 direttamente in corrispondenza di una fuga 4). Preferibilmente, la fase di riempimento delle fughe 4 viene effettuata dopo l’ultimazione della fase di indurimento dello strato di base 2, in modo tale che la sabbia o il pietrisco 9 rimangano solo appoggiati sullo strato di base solidificato 5.
Per quanto riguarda la fase di colata della resina 10, Ã ̈ vantaggiosamente previsto che essa venga effettuata fuga 4 per fuga 4 (di solito manualmente) in modo tale da evitare di sporcare gli elementi 3 con la resina 10. Preferibilmente, inoltre, nella fase di colata viene utilizzata una resina 10 epossidica pura o precaricata con inerti (generalmente in misura non superiore al 10-15%).
A quel punto à ̈ sufficiente lasciare indurire la resina 10 per ottenere il risultato di figura 6, vale a dire una fuga 4 sigillata costituita da una matrice di base di materiale elasticamente deformabile.
Va infine notato che forma inoltre oggetto della presente invenzione anche un metodo per la riparazione di fughe di pavimentazioni esistenti, che preveda l’esecuzione delle fasi di riempimento e colata sopra descritte. In quel caso, infatti, la riparazione può essere considerata come la parte finale del metodo di realizzazione di pavimentazioni oggetto della presente invenzione, in cui le altre fasi erano state eseguite in un momento precedente.
La presente invenzione consegue importanti vantaggi.
In primo luogo, le pavimentazioni realizzate secondo il metodo oggetto della presente invenzione si presentano al contempo resistenti a tutti gli agenti che inficiano la durata delle pavimentazioni esistenti. La presenza dello strato di base solidificato, infatti, permette di evitare qualsiasi spostamento verticale nel tempo degli elementi posati. Allo stesso tempo la presenza della resina a sigillatura delle fughe permette di rendere elastica la pavimentazione assorbendo le vibrazioni causate dal traffico ed evitando possibili infiltrazioni di acqua al di sotto degli elementi stessi.
Il procedimento oggetto della presente invenzione si presenta inoltre molto semplice da attuare. Infatti, grazie all’utilizzo di una resina non reagente con l’acqua à ̈ possibile lavorare in qualsiasi condizione climatica senza correre il rischio che si possano formare delle bolle nella resina stessa.
Va inoltre rilevato che anche il costo connesso all’attuazione dell’invenzione non risulta molto elevato.
L’invenzione così concepita à ̈ suscettibile di numerose modifiche e varianti, tutte rientranti nell’ambito del concetto inventivo che la caratterizza.
Tutti i dettagli sono sostituibili da altri elementi tecnicamente equivalenti ed in pratica tutti i materiali impiegati, nonché le forme e le dimensioni dei vari componenti, potranno essere qualsiasi a seconda delle esigenze.
Claims (11)
- RIVENDICAZIONI 1. Procedimento per la posa di pavimentazioni esterne in porfido e simili, caratterizzato dal fatto di comprendente le seguenti fasi operative: stendere una miscela in polvere a base di sabbia e di un legante idraulico sul terreno o su un sottofondo (1) esistente creando uno strato di base (2); posare una pluralità di elementi (3) di porfido o materiale simile, quali cubetti o lastre, sullo strato di base (2) ad una certa distanza gli uni dagli altri, per creare una serie di fughe (4) di separazione tra i vari elementi (3); bagnare lo strato di base (2) con acqua (6); livellare gli elementi (3) posati sullo strato di base (2); lasciare indurire lo strato di base (2) a seguito dell’attivazione del cemento da parte dell’acqua (6); riempire almeno in parte le fughe (4) con pietrisco (9) e/o sabbia; e successivamente colare nelle fughe (4) precedentemente riempite una resina (10) indurente non espandente e non reagente con acqua (6) per sigillarle; lasciare indurire la resina (10) per ottenere ciascuna fuga (4) sigillata costituita da una matrice di base di materiale elasticamente deformabile.
- 2. Procedimento secondo la rivendicazione 1 caratterizzato dal fatto che detta fase di livellamento viene effettuata sottoponendo gli elementi (3) ad una fase di vibrazione dall’alto.
- 3. Procedimento secondo la rivendicazione 1 o 2 caratterizzato da! fatto che detta fase di livellamento viene effettuata in modo tale da compattare lo strato di base (2) sottostante.
- 4. Procedimento secondo la rivendicazione 1 , 2 o 3 caratterizzato dal fatto che le fasi di posa e/o livellamento vengono effettuate in modo tale che lo strato di base (2) penetri in parte all’interno delle fughe (4) presenti tra i vari elementi (3) posati.
- 5. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che al termine di detta fase di indurimento dello strato di base (2), gli elementi (3) posati rimangono fissati alio strato di base (2).
- 6. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che detta fase di bagnatura dello strato di base (2) viene effettuata dopo la fase di posa degli elementi (3), gettando l’acqua (6) sugli elementi (3) precedentemente posati.
- 7. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che detta fase di riempimento delle fughe (4) viene effettuata dopo l’ultimazione di detta fase di indurimento dello strato di base (2).
- 8. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che detta fase di bagnatura viene effettuata prima o contemporaneamente alla fase di compattazione e livellamento.
- 9. Procedimento per la riparazione di fughe di pavimentazioni esterne in porfido e simili, in cui una pluralità di elementi (3) di porfido o materiale simile, quali cubetti o lastre, à ̈ posata su uno strato di base solidificato (5) ad una certa distanza gli uni dagli altri, per creare una serie di fughe (4) di separazione tra i vari elementi (3), caratterizzato dal fatto di comprendere le fasi operative di: riempire almeno in parte le fughe (4) con pietrisco (9) e/o sabbia; e successivamente colare nelle fughe (4) precedentemente riempite una resina (10) indurente non espandente e non reagente con acqua (6) per sigillarle; lasciare indurire la resina (10) per ottenere ciascuna fuga (4) sigillata costituita da una matrice di base di materiale elasticamente deformabile.
- 10. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che detta fase di colata della resina (10) viene effettuata fuga (4) per fuga (4).
- 11. Procedimento secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che detta fase di colata della resina (10) viene effettuata colando resina (10) epossidica pura o precaricata con inerti.
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- 2009-10-01 IT ITVR2009A000157A patent/IT1396097B1/it active
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