IT201600104573A1 - Attrezzatura di ausilio alla fase finale del parto - Google Patents

Attrezzatura di ausilio alla fase finale del parto

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IT201600104573A1
IT201600104573A1 IT102016000104573A IT201600104573A IT201600104573A1 IT 201600104573 A1 IT201600104573 A1 IT 201600104573A1 IT 102016000104573 A IT102016000104573 A IT 102016000104573A IT 201600104573 A IT201600104573 A IT 201600104573A IT 201600104573 A1 IT201600104573 A1 IT 201600104573A1
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Description

DESCRIZIONE
TITOLO: ATTREZZATURA DI AUSILIO ALLA FASE FINALE DEL PARTO
CAMPO DI APPLICAZIONE DELL’INVENZIONE
Il presente trovato si inserisce nel campo dei dispositivi che sono utilizzati durante il parto naturale per facilitare la nascita del bambino.
STATO DELL’ARTE
E’ noto che per parto naturale, si intende l’espulsione spontanea o l’estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall’utero materno.
Il parto può essere suddiviso in quattro fasi:
fase prodromica, fase dilatante, fase espulsiva, secondamento.
Le prime due fasi costituiscono il così detto travaglio, che comincia con forti e regolari contrazioni uterine accompagnate da modificazioni a carico della cervice.
La fase espulsiva comincia quando la dilatazione è completa. In essa si svolgono i principali fenomeni meccanici del parto ovvero tutti quei movimenti che il feto deve compiere, all’interno del canale del parto, per poter nascere.
Nella fase espulsiva, il bambino viene espulso dall’utero attraverso la vagina, sia attraverso contrazioni uterine, sia tramite gli sforzi da parte della madre che spinge.
E’ noto che a causa delle condizioni anatomiche il feto ha bisogno di un’applicazione di una considerevole forza per l’espulsione, per far in modo di spingerlo lungo i muri costringenti delle pareti vaginali.
Durante l’espulsione il bambino deve superare l’attrito dell’utero e delle pareti della vagina ed opporsi alla pressione atmosferica che contrasta l’uscita del bambino.
Abbastanza frequente è il verificarsi del parto distocico ovvero che non si svolge in modo naturale e che per essere portato a termine richiede l’intervento dell’ostetrica che può ricorre all’utilizzo di differenti pratiche quali la 'manovra di Kristeller' o forcipe e ventosa tutte pratiche che possono portare a conseguenze e complicanze o in estrema situazione si deve ricorre al parto cesareo.
Le cause possono essere diverse tra cui anche al giorno d’oggi il fatto che le donne, spesso a causa di una vita sedentaria, non sviluppano sufficientemente il sistema muscolare fondamentale durante le fasi dell’espulsione, si parla infatti di distocia dinamica ovvero difficoltà dell’utero a contrarsi. Altre cause possono essere legate alle anomalie nella presentazione o nella posizione del bambino o un suo peso eccessivo.
In molti casi senza arrivare a situazioni complesse e difficili accade che la donna arrivi alla fase espulsiva troppo stanca, dal punto di vista fisico o psicologico, e non riesca a spingere in modo adeguato per concludere l’espulsione del bambino.
ESPOSIZIONE E VANTAGGI DEL TROVATO
Uno scopo della presente invenzione è quello di mettere a disposizione della tecnica un migliorato apparato nell’ambito di una soluzione semplice razionale e dal costo piuttosto contenuto.
Tali ed altri scopi sono raggiunti grazie alle caratteristiche dell’invenzione riportante nella rivendicazione indipendente 1. Le rivendicazioni dipendenti delineano aspetti preferiti e/o particolarmente vantaggiosi dell’invenzione.
L’apparato oggetto del presente trovato interviene durante la fase espulsiva del travaglio ed ha lo scopo di accelerare il parto e la fuoriuscita della testa del bambino.
Grazie a detto apparato si va ad aggiungere alla spinta materna la spinta generata da una forza controllata e correttamente indirizzata.
Detto apparato infatti si compone di una seduta o appoggio scorrevole lungo un piano inclinato su cui viene posizionata la partoriente.
Detta seduta viene alzata dalla sua posizione di riposo e viene lasciata libera di scendere: sfruttando la forza di gravità della discesa e la decelerazione prima dell’arresto si genera una forza di spinta ovvero una forza d’inerzia che agisce sul nascituro.
Grazie a questa soluzione la forza d’inerzia va ad agire all’unisono o in aggiunta alle spinte della madre.
Altro aspetto dell’invenzione è quello di rendere disponibile un apparato per facilitare l’espulsione del bambino durante il parto comprendente un dispositivo di frenata regolabile che consente di dosare la frenata, e conseguentemente la forza che ne scaturisce, in modo che risulti più o meno brusca in funzione della fase e delle specifiche condizioni del parto.
In tal modo la forza che agisce sulla madre e sul nascituro si applica in modo completamente controllato e dosato in funzione delle specifiche esigenze, al contrario di quanto accade ad esempio con la nota “manovra Kristeller”.
Detta manovra consiste in un aiuto dato dall’ostetrica mediante una spinta sul fondo dell’utero che si effettua premendo l’addome della donna; spesso le conseguenza di detta manovra sono poco piacevoli e possono portare a complicazioni anche gravi, tra le quali emorragie, lacerazione dell’utero, frattura costale, lesioni al bacino, non mancano i rischi anche per il bambino, che potrebbe soffrire di asfissia perinatale, frattura della clavicola, manifestando anche disabilità neurologiche permanenti, paralisi e handicap cerebrale.
In particolare, una forma di attuazione della presente invenzione rende disponibile un apparato che prevede anche l’utilizzo di una cintura o fascia da posizionare sull’addome della partoriente che ha lo scopo di contenimento della spinta viscerale.
In tal modo la spinta generata dalla discesa della seduta o appoggio non va a gravare sugli organi interni della madre, ma la sua azione si esplica principalmente sul nascituro.
Grazie a questa soluzione, le spinte aggiuntive possono essere ripetute più volte e con la necessaria frequenza al corretto avanzamento del parto. L’apparato oggetto del presente trovato prevede infatti un sistema automatico di recupero posizione, che riporta la seduta o appoggio dalla posizione bassa ad una posizione alta.
Una variante della presente invenzione rende disponibile un apparato che prevede di effettuare la caduta della seduta mediante l’azione controllata di un azionamento e non soltanto per caduta libera. In tal modo si potrà agire sulla velocità di discesa che potrà essere maggiore o minore rispetto alla velocità legata alla sola accelerazione di gravità. In tal modo oltre a dosare la frenata può essere variata la e dosata la velocità di caduta.
Detti scopi e vantaggi sono tutti raggiunti dal apparato per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto, oggetto del presente trovato, che si caratterizza per quanto previsto nelle sotto riportate rivendicazioni.
BREVE DESCRIZIONE DELLE FIGURE
Questa ed altre caratteristiche risulteranno maggiormente evidenziate dalla descrizione seguente di alcune forme di realizzazione illustrate, a puro titolo esemplificativo e non limitativo nelle unite tavole di disegno.
- Figura 1: illustra una vista laterale dell’apparato nelle due posizioni operative di alto e di basso.
DESCRIZIONE DEL TROVATO
Con particolare riferimento alla figura è illustrato un apparato 10 per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto.
Detto apparato 10 comprende una struttura portante 1 ed un piano di appoggio o di seduta 2 su cui si stende supina la partoriente. Il piano di appoggio 2 è mobile rispetto alla struttura 1, particolarmente il piano 2 è scorrevole ed è atto ad essere movimentato parallelamente alla struttura portante 1 mediante l’ausilio binari guida o anche mezzi di rotolamento 11 (ad esempio rotelle come nell’esempio) e di mezzi 4 di movimentazione ed in particolare di sollevamento, come descritto nel seguito.
L’inclinazione dell’intero apparato 10 è regolabile in modo da facilitare il posizionamento della donna, che preferibilmente salirà e si coricherà quando la struttura 1 è posta orizzontalmente. La struttura portante 1 è infatti dotata di un fulcro di rotazione 9 che ne permette il movimento attorno ad un asse orizzontale. Durante la fase operativa, la struttura portante 1, il piano di appoggio o seduta 2 e con essi la partoriente, vengono inclinati. Preferibilmente l’angolo di inclinazione rispetto a un piano di appoggio orizzontale è maggiore di 30°, preferibilmente circa 45°.
La partoriente viene mantenuta ferma in posizione mediante mezzi di trattenimento 3 che sono solidali al piano d’appoggio 2 e sono configurati per trattenere la partoriente in posizione inclinata. Una forma preferita di attuazione di detto trovato prevede che i mezzi di trattenimento 3 siano configurati per trattenere la paziente agendo sotto le ascelle.
Una volta posizionata la partoriente ed inclinato l’intero apparato 10, il metodo prevede uno o più cicli operativi costituiti da almeno due fasi:
• Una prima fase prevede il sollevamento del piano di appoggio 2 portandolo da una posizione di basso B ad una posizione di alto A;
• Una seconda fase prevede la discesa del piano di appoggio 2 dalla posizione di alto A alla posizione di basso B.
Durante la seconda fase, mezzi di frenatura 5 intervengono prima dell’arresto del piano 2 in posizione bassa B imprimendo una decelerazione sia al piano di appoggio 2 che alla partoriente su di esso distesa.
Detta decelerazione genera una forza d’inerzia che agisce sul bambino in maniera equivalente ad una spinta materna.
In una forma preferita di attuazione il piano d’appoggio 2 sale dalla posizione di basso B alla posizione di alto A tramite i mezzi di sollevamento 4, mentre scende dalla posizione di alto A alla posizione di basso B per caduta libera.
E’ sufficiente che il sollevamento del piano di appoggio 2 necessario per generare detta spinta sia di pochi centimetri, generalmente circa 20-30 cm in direzione verticale ed è variabile in funzione delle specifiche esigenze del parto.
Al fine di dosare correttamente la spinta i mezzi di frenatura 5, quali ad esempio deceleratori idraulici, sono configurati per variare la decelerazione e quindi la forza d’inerzia che agisce sul bambino e sono configurati anche per variare l’altezza di arresto del piano di appoggio 2.
Detto ciclo di salita e discesa del piano di appoggio 2 può essere ripetuto più volte e con frequenza variabile in funzione dell’avanzamento e delle condizioni del parto, fino alla espulsione finale del bambino.
Per fare in modo che la forza d’inerzia che si genera per caduta agisca su bambino e non intacchi gli organi e tessuti della madre, l’apparato comprende una cintura o fascia 11 configurata per abbracciare in condizione operative il ventre della partoriente in modo idoneo a contenere la spinta viscerale.
Il ciclo o i più cicli di salita e discesa del piano di appoggio 2 sulla struttura 1 si attuano mediante l’azione dei mezzi di sollevamento 4 che comprendono una manovella 6 e un azionamento 7 preferibilmente un motoriduttore.
Come illustrato in figura 1 detta manovella 6 ha un’estremità fulcrata sull’asse del motoriduttore 7; durante tutta la fase di salita l’altra estremità della manovella 6 è a contatto con una camma di spinta 8 solidale al piano di appoggio 2; detta camma 8 è configurata in modo tale che la rotazione della manovella 6 spinga verso l’alto il piano d’appoggio 2 mantenendolo parallelo alla struttura portante 1 grazie anche alla presenza di guide di scorrimento lineari; quando la manovella 6 raggiunge il punto morto C, il piano d’appoggio raggiunge la posizione di alto A; superata la posizione di punto morto C la manovella 6 non è più in contatto con camma di spinta 8 ed il piano d’appoggio 2 è libero di scendere sotto l’azione della forza di gravità.
Un secondo esempio di realizzazione della presente invenzione rende disponibile un apparato 10 che prevede una variante al sistema di discesa ovvero prevede di effettuare la discesa della seduta sotto l’azione controllata di un azionamento e non soltanto per caduta libera. In tal modo si può agire sulla velocità di discesa che può essere maggiore o minore rispetto alla velocità legata alla sola accelerazione di gravità.
Si intende comunque che quanto sopra descritto ha valore esemplificativo e non limitativo, pertanto eventuali varianti di dettaglio che si rendessero necessarie per ragioni tecniche e/o funzionali, si considerano sin da ora rientranti nel medesimo ambito protettivo definito dalle sottoriportate rivendicazioni.
L’apparato 10 viene inclinato in configurazione operativa di un angolo maggiore di 30°, preferibilmente 45°.

Claims (11)

  1. RI VENDI CA ZIONI 1. Apparato (10) caratterizzato dal fatto di comprendere una struttura portante (1) ed un piano di appoggio (2) inclinabili rispetto ad un piano orizzontale; detto piano di appoggio (2) è atto: a. a ricevere una partoriente in posizione appoggiata sul dorso/supina; b. ad essere movimentato parallelamente alla struttura portante (1) mediante mezzi di sollevamento (4); detti mezzi (4) spostano detto piano di appoggio (2) da una posizione di basso (B) ad almeno una posizione di alto (A); c. mezzi di frenatura (5) del piano di appoggio (2).
  2. 2. Apparato (10) per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che il piano d’appoggio (2) sale dalla posizione di basso (B) alla posizione di alto (A) tramite i mezzi di sollevamento (4), mentre scende dalla posizione di alto (A) alla posizione di basso (B) per caduta libera.
  3. 3. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che i mezzi di sollevamento (4) comprendono una manovella (6) e un azionamento (7) preferibilmente un motoriduttore; detta manovella (6) ha un’estremità fulcrata sull’asse del motoriduttore (7); durante tutta la fase di salita l’altra estremità della manovella (6) è a contatto con una camma di spinta (8) solidale al piano di appoggio (2) dove detta camma (8) è configurata in modo tale che la rotazione della manovella (6) spinga verso l’alto il piano d’appoggio (2) parallelamente alla struttura portante (1); quando la manovella (6) raggiunge il punto morto (C), il piano d’appoggio raggiunge la posizione di alto (A); superata la posizione di punto morto (C) la manovella (6) non è più in contatto con la camma di spinta (8) ed il piano d’appoggio (2) è libero di scendere sotto l’azione della forza di gravità.
  4. 4. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che la struttura portante (1) comprende un fulcro di rotazione (9) configurato per farla ruotare attorno ad un asse orizzontale e variarne l’inclinazione rispetto ad un piano orizzontale, facilitando il posizionamento iniziale della partoriente.
  5. 5. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che comprende mezzi di trattenimento (3) solidali al piano d’appoggio (2) e configurati per trattenere la partoriente sul piano inclinato preferibilmente sotto le ascelle.
  6. 6. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che il sollevamento del piano di appoggio (2) ha altezza variabile preferibilmente circa 20-30 cm in direzione verticale.
  7. 7. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che i mezzi di frenatura (5) sono configurati per variare la decelerazione e quindi la forza d’inerzia che agisce sul bambino.
  8. 8. Apparato (10) secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che i mezzi di frenatura (5) sono configurati per variare l’altezza di arresto del piano di appoggio (2).
  9. 9. Apparato (10) per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che ulteriormente comprende una cintura o fascia (11) configurata per abbracciare il ventre della partoriente ed è configurata per contenere la spinta viscerale.
  10. 10. Metodo per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto, caratterizzato dal fatto che prevede l’impiego di un apparato secondo la rivendicazione 1, in cui durante la discesa del piano di appoggio (2) scorrevole di detto apparato (1) da una posizione di alto (A) a una posizione di basso (B) si prevede di imprimere una decelerazione sia al piano di appoggio (2) che alla partoriente su di esso distesa, dove detta decelerazione genera una forza d’inerzia che agisce sul bambino in maniera equivalente ad una spinta materna; il ciclo di salita e discesa del piano di appoggio (2) è ripetibile più volte e con frequenza variabile fino alla espulsione finale del bambino.
  11. 11. Uso di una attrezzatura secondo la rivendicazione 1, per facilitare l’espulsione del bambino durante il momento del parto tramite forza d’inerzia ripetibile più volte.
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* Cited by examiner, † Cited by third party
Publication number Priority date Publication date Assignee Title
DE1114985B (de) * 1960-06-09 1961-10-12 Dr Alfred Ferstl Vorrichtung fuer geburtshilfliche und sonstige medizinische Zwecke
DE2804268A1 (de) * 1978-02-01 1979-08-02 Hayduk Adalbert Entbindungsliege
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