ITFR20100007A1 - Utilizzo di reagenti chimici e/o agenti biologici inseriti nell'interno di manufatti esplosivi per ottenere la neutralizzazione dell'esplosivo contenuto nei manufatti, deposti o utilizzati sul territorio durante eventi bellici, al termine della vita - Google Patents

Utilizzo di reagenti chimici e/o agenti biologici inseriti nell'interno di manufatti esplosivi per ottenere la neutralizzazione dell'esplosivo contenuto nei manufatti, deposti o utilizzati sul territorio durante eventi bellici, al termine della vita Download PDF

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ITFR20100007A1
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neutralization
fact
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IT000007A
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Augusto Bartolucci
Giovanni Brandimarte
Bruno Latini
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E D C Srl
L P E Srl
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    • FMECHANICAL ENGINEERING; LIGHTING; HEATING; WEAPONS; BLASTING
    • F42AMMUNITION; BLASTING
    • F42BEXPLOSIVE CHARGES, e.g. FOR BLASTING, FIREWORKS, AMMUNITION
    • F42B33/00Manufacture of ammunition; Dismantling of ammunition; Apparatus therefor
    • F42B33/06Dismantling fuzes, cartridges, projectiles, missiles, rockets or bombs

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  • Organic Low-Molecular-Weight Compounds And Preparation Thereof (AREA)

Description

DESCRIZIONE DELL’INVENZIONE DAL TITOLO:
“UTILIZZO DI REAGENTI CHIMICI E/O AGENTI BIOLOGICI INSERITI
NELL’INTERNO DI MANUFATTI ESPLOSIVI PER OTTENERE LA NEUTRALIZZAZIONE DELL’ESPLOSIVO CONTENUTO NEI MANUFATTI,
DEPOSTI O UTILIZZATI SUL TERRITORIO DURANTE EVENTI BELLICI, AL
TERMINE DELLA VITA OPERATIVA O, COMUNQUE, DOPO L’IMPIEGO DI TALI MANUFATTI, IN CASO DI MANCATO FUNZIONAMENTO, E PER INERTIZZAZIONE /NEUTRALIZZAZIONE DI ESPLOSIVI DI RISULTA.”
1 -PREMESSA
E’ bene noto che, al termine di eventi bellici, notevoli quantitativi di materiale bellico vengono abbandonati sul territorio nel quale si sono svolti detti eventi.
Una percentuale molto elevata di detti materiali bellici è costituita da manufatti contenenti esplosivo quali: mine di vario tipo interrate, mine subacquee deposte su bassi e alti fondali, razzi a testa esplodente inesplosi, proietti di artiglieria inesplosi e totalmente o parzialmente interrati o caduti in mare o in acque interne, ordigni insidiosi di vario tipo inesplosi o in attesa di una particolare sollecitazione ambientale per esplodere, cariche di lancio o di scoppio abbandonate in siti occulti, etc.
Tutti Ì manufatti sopraindicati restano in gran parte occultati sotto il terreno o in acqua, il che ne rende difficile e costosissima l’individuazione e la rimozione per bonifica; e conservano inoltre per tempi lunghissimi, la loro potenzialità esplosiva, con estremo rischio per la popolazione del territorio inquinato e per gli specialisti che debbono effettuare la rimozione o la neutralizzazione in sito degli ordigni individuati, oltre a imporre un pesante e a volte insostenibile peso economico per Γ esecuzione delle operazioni di bonifica.
Il problema sopraesposto, con tutti gli immaginabili e noti tragici risvolti, viene attualmente affrontato con, purtroppo, scarsi risultati e notevolissimo impegno economico, soltanto effettuando con mezzi di ricerca costosi e sofisticati, minuziose e quindi lente e macchinose operazioni di scansione dei settori di territorio interessati dagli eventi bellici, anche avvenuti da decenni, per l’individuazione e la rimozione dei manufatti pericolosi occulti, con tutti i rischi connessi per l’integrità e la vita stessa degli operatori.
Si pone quindi il problema di individuare un sistema che diminuisca drasticamente o limiti accettabilmente, le difficoltà sopraesposte, allo scopo di consentire il recupero dei territori inquinati da residuati bellici in tempi ragionevoli e senza particolari rischi.
In relazione a quanto sopra è stato ora ideato e costituisce l’oggetto della presente innovazione, un sistema per l’inertizzazione dell’esplosivo contenuto nei manufatti esplosivi di qualsiasi natura, dopo un ragionevole periodo di tempo dopo l’utilizzo, nel caso di mancato funzionamento, di colpi di artiglieria; di razzi; missili; siluri, o dopo un periodo di tempo, sicuramente superiore alla vita operativa del manufatto nel caso di mine anticarro, mine marine e simili.
Il sistema ideato prevede l’utilizzo di reagenti chimici e agenti efficaci microbiologici che vengono fatti giungere a contatto della sostanza esplosiva, delle cariche o dei dispositivi di innesco, per il tramite di un dispenser opportunamente dimensionato, in relazione alle dimensioni e tipologia del manufatto esplosivo, inserito all’interno del manufatto stesso.
L’azionamento del detto “dispenser” potrà essere provocato dalla stessa sollecitazione di lancio o, in alternativa dell’impatto al suolo, nel caso di proietti di artiglieria, di razzi o missili, bombe da aereo; mentre per manufatti che non subiscono particolari sollecitazioni all’atto del lancio o all’impatto al suolo, quali siluri, mine da fondo subacquee, mine terrestri, cariche speciali etc., l’attivazione del dispenser può essere comandata da un opportuno dispositivo elettronico, di minime dimensioni, autoalimentato o alimentato dalla energia di bordo, quando disponibile, dopo un ritardo commisurato alla vita attiva del manufatto, come viene più dettagliatamente illustrato nel seguito.
Occorre, innanzitutto, suddividere i manufatti contenenti esplosivo in due tipologie; cioè manufatti di limitate dimensioni contenenti piccole quantità di esplosivo e manufatti di maggior dimensioni contenenti più elevate quantità di esplosivo.
Nel caso di manufatti di piccole dimensioni, che normalmente vengono utilizzati per azioni di artiglieria o di lancio manuale il rischio è riferito quasi esclusivamente ai mancati funzionamenti e quindi alla presenza sul terreno di proietti e simili, sicuramente non più in sicurezza, e quindi con altissima probabilità di esplosione qualora sollecitati impropriamente o accidentalmente.
Per questi residuati bellici, è di fondamentale importanza che l’azione neutralizzatrice, data la particolare brevità della vita operativa, inizi immediatamente, in quanto detta azione, anche se molto accelerata, richiede normalmente tempi di reazione abbastanza superiori alla vita operativa del manufatto.
Per le tipologie sopradescritte si prevede quindi di utilizzare dei reagenti chimici, di tipo già individuato e sperimentato, o di futura individuazione in relazione alle possibili nuove composizioni degli esplosivi più avanzati.
Il reagente sarà contenuto in una piccola ampolla, posizionata a ridosso dell’esplosivo, di dimensioni e forma tali da non penalizzare la potenza del manufatto.
La rottura dell’ampolla, per urto di una piccola massa, potrà soltanto avvenire dopo rimozione, determinata dalla sollecitazione di lancio, di una semplice sicurezza, costituita p.es. da una lamina separazione, la stessa sollecitazione di lancio, o, in alternativa, l’impatto al suolo, conferirà alla massa battente la necessaria energia per la rottura dell’ampolla.
La configurazione sopra riportata è ovviamente solo indicativa e potrà essere variata mantenendo la funzionalità del dispositivo.
I manufatti esplosivi di dimensioni maggiori, contenenti quantità di esplosivo più rilevanti, non possono facilmente essere neutralizzati per mezzo di sostanze chimiche, per ovvie ragioni, data la notevole quantità di reagente da utilizzare, che penalizzerebbe troppo pesantemente la capacità offensiva del manufatto; occorre quindi fare ricorso ad altre tipologie di agenti neutralizzanti.
Un tipo particolare di agente appare particolarmente idoneo all’utilizzo su materiale esplodente per ottenerne la neutralizzazione, con quantitativi molto limitati in relazione alla massa dell’esplosivo da inertizzare.
L’agente individuato allo scopo è costituito da colonie di microrganismi naturali, non modificati geneticamente, opportunamente selezionate per ottenere una forte capacità aggressiva verso ì composti esplosivi.
Tali colonie di microrganismi efficaci, sono normalmente utilizzate per i più svariati compiti di purificazione, bonifica, distruzione di materiali inquinanti, sul terreno o nelle acque; possiedono la preziosa capacità di permanere in stato quiescente per lunghissimi periodi e di poter essere riattivati al semplice contatto di acqua; poiché l’assieme delle colonie selezionate comprende sia batteri aerobici che anaerobici, una volta attivate la miscela, anche in luogo chiuso e ristretto, i microrganismi sono in grado di riprodursi, aggredendo i materiali eventualmente presenti, modificandone la struttura e rendendoli inerti.
I tempi di reazione sono ovviamente lunghi, e la completa inertizzazione di un manufatto può richiedere anche qualche mese, ma considerando che ancora oggi, a distanza di circa 100 anni, vengono ancora rinvenuti manufatti esplodenti funzionanti, impiegati nella prima guerra mondiale, il tempo necessario per la inertizzazione appare decisamente accettabile.
L’attivazione delle colonie di microrganismi, ovviamente dovrà avvenire per alcuni manufatti, al termine della missione fallita; e questo è il caso delle bombe d’aereo, dei siluri, dei razzi e dei missili, delle cariche antisom da getto, mentre dovrà avvenire dopo un tempo di ritardo, superiore alla prevista vite attiva, per altri manufatti che vengono normalmente utilizzati come mezzi anti invasione o di blocco di vie d’accesso sia terrestri sia marine, quali le mine da fondo o flottanti, le cariche di sbandamento, le mine anticarro terrestri.
L’attivazione della miscela di microrganismi avviene, ad esempio, come nel caso dell’impiego di sostanze chimiche, attraverso un opportuno “dispenser”, di dimensioni adeguate al manufatto da inertizzare, dotato di due camere separate, contenenti una le colonie di microrganismi in stato di quiescenza, l’altra il liquido di attivazione. L’azionamento del “dispenser” per portare la miscela attivata a contatto con l’eplosivo, avviene per rottura dei setti di separazione tra le due camere del dispenser e tra queste e l’esplosivo.
La rottura del contenitore dell’agente di reazione può avvenire al momento del lancio, per i manufatti che vengono impiegati con lanciatoli che conferiscono forti accelerazioni al manufatto, o all’impatto al suolo; nel caso dei manufatti utilizzati come difesa di passi o dissuasori verso mezzi di invasione il dispenser impiegato viene associato ad un dispositivo elettronico di ritardo, graduabile, all’atto delle posa, ad un tempo di ritardo di intervento sicuramente superiore al tempo di vita attiva previsto per il manufatto nella particolare situazione di utilizzo.
L’utilizzo delle sostanze reagenti precedentemente indicate, e in particolare delle colonie di microrganismi efficaci, consente, inoltre, di semplificare notevolmente le operazioni di distruzione/inerti zzazione delle sostanze esplodenti, di risulta o contenute in manufatti che abbiamo superato il previsto periodo di vita utile in conservazione o comunque per tutte le sostanze esplosive di cui è prevista, l’eliminazione, con fortissima riduzione dei costi associati, attualmente elevatissimi, bastando all’uopo porre a contatto dei materiali esplosivi, con uno qualsiasi dei metodi ipotizzati e con qualsiasi altro sistema che si reputi utile, i reagenti sopraindicati, per un periodo di tempo sufficiente a garantire il completamento della reazione di inertizzazione dei materiali trattati.
Le ipotesi di realizzazione sopra riportate sono puramente esemplificative e non limitative e quindi possono essere utilizzati sistemi a diversa configurazione generale e dei sottoassiemi, mantenendo la descritta funzionalità e innovatività restando nell’ambito della invenzione descritta.
Inoltre aggiunte e/o modifiche potranno essere apportate al sistema ideato, dagli esperti del ramo, senza uscire dell’ambito della invenzione stessa.

Claims (9)

  1. RIVENDICAZIONI 1) Sistema di nuova concezione per la neutralizzazione degli esplosivi contenuti in manufatti esplodenti per uso bellico, caratterizzato dal fatto di inserire, in fase di fabbricazione, nei manufatti esplosivi, opportuni reagenti chimici o agenti biologici che, attivati in momenti opportuni della vita operativa del manufatto stesso, venendo a contatto con l’esplosivo ne determinano comunque la neutralizzazione sia in caso di congegni che non esplodono all’atto dell’ impiego che di manufatti che vengono deposti e mantenuti operativi, per lunghi periodi, come mezzi di dissuasione o di blocco terrestre o marino di forze ostili.
  2. 2) Sistema di nuova concezione, secondo la rivendicazione 1 caratterizzato dal fatto che imo dei reagenti previsti è costituito da un opportuno composto chimico, utilizzabile su dispositivi di innesco o su manufatti contenenti modeste quantità di esplosivo, e che tale reagente, è inserito in un contenitore di dimensioni tali da non penalizzare sensibilmente la potenza esplosiva del manufatto stesso, e che tale contenitore, mantenuto in sicurezza durante le fasi di immagazzinamento trasporto e maneggio, da un opportuno dispositivo che viene rimosso dalla sollecitazione al lancio o all’impatto al suolo, si frantuma sotto le stesse sollecitazioni determinando il contatto del reagente con l’esplosivo la neutralizzazione dell’esplosivo stesso.
  3. 3) Sistema di nuova concezione secondo le rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che per la neutralizzazione di manufatti esplosivi di maggiori dimensioni e quindi contenenti elevate quantità di materiale esplodente è previsto l’uso di microrganismi selezionati e autoreplicanti quando attivati, non geneticamente modificati, capaci di aggredire e inertizzare sostanze di varia natura compresi i materiali esplodenti riducendo tali materiali ad agglomerati inerti e non inquinanti.
  4. 4) Sistema di nuova concezione secondo le rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che le colonie di microrganismi efficaci utilizzate, sono costituite da microrganismi aerobici e anaerobici, che miscelati insieme restano in stato di quiescenza, anche per lunghi periodi e in ambienti ristretti, e che, attivati con un minimo quantitativo di acqua e portati a contatto dell’esplosivo, lo aggrediscono, contemporaneamente riproducendosi, fino ad esaurire il materiale aggredito, che viene ridotto allo stato di materiale inerte.
  5. 5) Sistema di nuova concezione, come da rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che le colonie di microrganismi efficaci aerobici e anaerobici, sono inseriti in contenitori a rottura prestabilita posizionati nell’ interno dei manufatti esplosivi, e di dimensioni tali da non penalizzare il potenziale esplosivo del dispositivo stesso, e che tali contenitori posizionati a ridosso dell’esplosivo, sono normalmente suddivisi in due camere adiacenti e non comunicanti, contenenti rispettivamente le colonie di microrganismi selezionate, in stato di quiescenza, e un liquido attivatore costituito normalmente da acqua distillata.
  6. 6) Sistema di nuova concezione, secondo le rivendicazioni precedenti, caraterizzato dal fato che il contenitore dei reagenti, è normalmente in sicurezza e separato dal contato direto con l’esplosivo da un opportuno separatore di sicurezza, durante le fasi di immagazzinamento, maneggio e trasporto, e che tale separatore viene rimosso all’atto del lancio nei manufati sotoposti a forti sollecitazioni, come ad esempio nei colpi di artiglieria, o all’ impato al suolo nel caso di manufati, a bassa accelerazioni di partenza, che, non avendo funzionato sull’obietivo selezionato, ricadono ai suolo; mentre nei manufati che vengono deposti in terra o in mare, come dissuasori efficaci contro forze ostili, o comunque lanciati in mare, come i siluri o le BTG antisommergibili, tale sicurezza viene rimossa dopo un tempo di ritardo commisurato alla prevista vita operativa del manufato che viene posizionato senza sollecitazioni o direttamente all’atto del lancio nel caso di ordigni lanciati in acqua dalla superficie o in profondità.
  7. 7) Sistema di nuova concezione, come da rivendicazioni precedenti caraterizzato dal fato che, la stessa sollecitazione, che determi: la rimozione delle barriere di sicurezza tra l’esplosivo e il contenitore di reagente, determina anche la rottura del seto di separazione delie due camere separate causando la miscelazione dei due componenti delle miscele reagenti, e contemporaneamente la rottura della superfìcie del contenitore a contatto con l’esplosivo, determinando la fuoriuscita del reagente efficace, e quindi la riattivazione delle colonie batteriche e il contatto diretto tra il reagente efficace e la massa dell’esplosivo, con conseguente aggressione dell’esplosivo e inizio dell’azione di neutral izzazione/inertizzazione .
  8. 8) Sistema di nuova concezione secondo le rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che, i reagenti indicati precedentemente, ini particolare le colonie di microrganismi efficaci, sono impiegabili per semplificare e rendere notevolmente più economiche, le procedure attualmente utilizzate per l’eliminazione degli esplosivi di risulta o da eliminare per decorso del tempo di vita funzionale.
  9. 9) Sistema di nuova concezione caratterizzato dal fatto di utilizzare opportuni reagenti chimici o agenti biologici che, inseriti all’ interno di manufatti contenenti esplosivo, entro opportuni contenitori, sotto l’azione di sollecitazioni all’atto del lancio o della caduta al suolo del manufatto, o dopo un tempo superiore alla vita attiva, su azione di opportuni dispositivi di ritardo, per particolari manufatti esplosivi a lunga vita operativa, vengono a contatto con la massa dell’esplosivo, determinandone, in tempi ragionevoli, la inertizzazione contribuendo, quindi, in notevole misura, ad eliminare i gravi rischi associati alla presenza di residuati esplosivi attivi, dopo la cessazione di eventi bellici, oltre ad essere usati per la inertizzazione di esplosivi fuori servizio da eliminare, come descritto e rivendicato nei precedenti punti.
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