ITMC20130002A1 - Dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali. - Google Patents

Dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali.

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ITMC20130002A1
ITMC20130002A1 IT000002A ITMC20130002A ITMC20130002A1 IT MC20130002 A1 ITMC20130002 A1 IT MC20130002A1 IT 000002 A IT000002 A IT 000002A IT MC20130002 A ITMC20130002 A IT MC20130002A IT MC20130002 A1 ITMC20130002 A1 IT MC20130002A1
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slider
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Gianrico Santarelli
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    • E06B9/56Operating, guiding or securing devices or arrangements for roll-type closures; Spring drums; Tape drums; Counterweighting arrangements therefor
    • E06B9/80Safety measures against dropping or unauthorised opening; Braking or immobilising devices; Devices for limiting unrolling
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  • Operating, Guiding And Securing Of Roll- Type Closing Members (AREA)
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Description

DESCRIZIONE
“DISPOSITIVO DI ARRESTO AMMORTIZZATO PER SERRANDE AVVOLGIBILI O PORTE SEZIONALIâ€
TESTO DELLA DESCRIZIONE
La presente domanda di brevetto per invenzione industriale ha per oggetto un dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali, capace di intervenire automaticamente in caso di caduta accidentale della serranda, provvedendo in tal caso a dissipare per attrito l’energia cinetica accumulata dalla serranda .
Il dispositivo in parola potrebbe essere definito come un freno automatico di emergenza , che nel gergo del settore viene identificato con il termine “paracadute ammortizzato†.
Questa particolare tipologia di freni di emergenza hanno un funzionamento sostanzialmente basato su un sistema autobloccante che prevede, prima di effettuare l’arresto della serranda in caduta libera, una breve corsa di frenata durante la quale viene dissipata, solitamente per attrito, parte dell’energia cinetica acquistata dall’albero di avvolgimento della serranda per effetto della discesa incontrollata di quest’ultima.
Questa azione frenante che precede il bloccaggio definitivo dell’albero e quindi della serranda, riduce la violenza dell’impatto di arresto evitando di sottoporre l’intera struttura a gravose e deleterie sollecitazioni meccaniche.
Nel brevetto tedesco No. DE 3140792 à ̈ descritto un “paracadute ammortizzato†che comprende una speciale ruota dentata, che viene calettata sull’albero di avvolgimento della serranda e che risulta racchiusa entro una coppia contrapposta di coperchi laterali, di forma circolare, serrati uno contro l’altro da una serie anulare di bulloni, i quali attraversano anche un anello girevole, interposto fra i coperchi ed avvolgente esattamente detta ruota dentata.
Questo anello risulta alloggiato, con possibilità di libera rotazione, entro un foro eseguito su una piastra di supporto, fissa, la quale presenta uno spessore leggermente superiore di quello di detto anello, per cui i coperchi laterali anzidetti aderiscono con il loro bordo sulle due facce contrapposte di detta piastra fissa e non su quelle dell’anello in essa contenuto. Entro i vani che separano i denti della ruota dentata anzidetta stazionano rulli cilindrici che, in caso di caduta accidentale della serranda, vengono espulsi per centrifugazione dalla loro sede di alloggiamento e restano incastrati entro un vano scavato lungo la circonferenza interna dell’anello anzidetto, che viene così trascinato in rotazione dalla ruota dentata per il tramite dei rulli cilindrici incastrati.
L’anello trascina a sua volta in rotazione la coppia di coperchi laterali anzidetti dal momento che i bulloni di serraggio dei coperchi attraversano l’anello medesimo.
L’entrata in rotazione dei coperchi determina immediatamente l’insorgere di una azione frenante nei confronti di detto anello, dal momento che il bordo di tali coperchi striscia, dissipando energia per attrito, sulle facce della piastra di supporto fissa. L’arresto della ruota dentata a fine-corsa frenante avviene indirettamente causando l’arresto dell’anello, che avviene ad opera di una spina di battuta, fissata sulla piastra di supporto fissa, ma scorrevole entro una sede scavata lungo la circonferenza esterna dell’anello, il cui bloccaggio à ̈ conseguente alla interferenza meccanica di detta spina con uno dei due spigoli di estremità di detta sede.
Siffatti “paracaduti ammortizzati†di tipo noto sono affetti da un inconveniente, consistente nel fatto di non essere facilmente e rapidamente riarmabili, una volta che gli stessi siano entrati in funzione ed esercitato la loro azione frenante e bloccante nei confronti della serranda in caduta libera accidentale.
Come sopra spiegato, infatti, detta azione frenante deriva dell’interferenza fra due superfici interfacciate ed attestate con forza l’una contro l’altra, appartenenti a due componenti del freno normalmente fermi, fra le quali insorge accidentalmente un moto relativo, per cui uno di loro mantiene la sua condizione di stasi, mentre l’altro entra in repentino movimento, con conseguente grande dissipazione di energia per attrito a causa del fortissimo sfregamento che interviene fra le anzidette due superfici interfacciate .
Una volta che il “paracadute†à ̈ entrato in funzione e la serranda à ̈ stata arrestata, à ̈ evidente che la riarmatura di questo freno di sicurezza comporta di imporre all’elemento entrato in repentino movimento una corsa a ritroso fino a riportarlo nella sua iniziale posizione di riposo.
E’ altresì ovvio, però, che questa corsa a ritroso può avvenire soltanto vincendo quella stessa grandissima forza di attrito, che nella fase di intervento del freno di emergenza aveva consentito di rallentare in pochissimi istanti la discesa della serranda entrata accidentalmente in caduta libera.
Ebbene le forze di attrito in gioco sono così elevate che à ̈ impossibile attuare detta operazione di riarmo in “loco†e cioà ̈ senza smontare il “paracadute†dall’albero di avvolgimento della serranda, tant’à ̈ vero che attualmente detto intervento di riarmo avviene normalmente in officina, dopo avere smontato e sostituito, con uno nuovo, il “paracadute†vecchio da ripristinare .
Scopo primario della presente invenzione à ̈ quello di ideare un dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali che sia riarmabile in maniera agevole, rapida ma soprattutto senza richiedere il suo preventivo smontaggio dall’albero di avvolgimento della serranda o della porta sezionabile.
Ulteriore scopo dell’invenzione à ̈ quello di realizzare un dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali in cui l’azione frenante ha un’intensità progressivamente crescente.
Questi ed altri obiettivi, che emergeranno nel prosieguo della descrizione, sono stati raggiunti dal dispositivo secondo il trovato, le cui caratteristiche principali e secondarie sono state rispettivamente puntualizzate nella allegata prima rivendicazione e nelle successive rivendicazioni dipendenti o sub-dipendenti dalla prima.
Il nuovo dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali in parola comprende un telaio scatolare o carcassa portante, avente sostanzialmente la configurazione di un astuccio alto e stretto, di sagoma pressoché quadrata.
All’interno di detta carcassa portante à ̈ alloggiato un arpionismo di ritegno, di per sé noto, che comprende un arpione oscillante attorno ad un asse orizzontale e cooperante con una ruota corredata di una serie periferica di artigli, regolarmente intervalli.
Detta ruota artigliata reca un mozzo che ne consente il supporto ed il centraggio all’interno di una sede di alloggiamento circolare, appositamente prevista sulle pareti di detta carcassa, essendo evidente che detta ruota artigliata à ̈ destinata ad essere calettata sull’albero orizzontale di avvolgimento della serranda. Il perno di supporto di detto arpione oscillante à ̈ invece supportato da un cursore, formato da una coppia affiancata di identiche piastre verticali, fra le quali resta un’intercapedine dove resta racchiuso proprio detto arpione.
Dette piastre verticali recano un foro il cui centro coincide con il centro del mozzo di detta ruota artigliata e risultano collegate fra loro per mezzo di alcuni bulloni periferici, previa interposizione di collari distanziatori .
Queste due identiche piastre verticali recano, in corrispondenza del loro bordo, un arco dal profilo dentato, che ingrana con rispettivi pignoni, calettati su uno stesso perno, ad asse orizzontale, libero di girare a folle rispetto alle sue due sedi di estremità , ricavate sulle pareti contrapposte di detta carcassa portante, la quale presenta, a sua volta , una stretta finestra attraverso cui à ̈ possibile accedere a detto perno , che presenta un tratto centrale di sezione poligonale, atta a coniugarsi con una comune chiave .
A detto cursore à ̈ resa solidale un’appendice arcuata, consistente in una sorta di pinna, che presenta un’asola curvilinea, formata da un arco di circonferenza avente il centro coincidente con il centro del mozzo di detta ruota artigliata. Detta asola curvilinea à ̈ attraversata dal gambo di una vite, preferibilmente una vite a brugola, la cui testa trova alloggiamento entro un foro circolare ricavato su una delle pareti di detta carcassa, mentre il suo dado trova esatto alloggiamento entro un foro poligonale ricavato sull’altra parete , opposta alla prima, di detta carcassa.
Ciò significa , in pratica, che detta vite a brugola à ̈ solidale alla carcassa e che il suo gambo à ̈ libero di scorrere lungo detta asola curvilinea nel momento in cui detta appendice entra in rotazione, solidalmente al cursore che la supporta, attorno al mozzo dell’anzidetta ruota artigliata .
E’ evidente che quest’ultima condizione ricorre soltanto quando la serranda entra accidentalmente in una fase di caduta libera, con conseguente inceppamento dell’arpionismo di ritegno, nel senso che l’arpione resta incastrato fra gli artigli della ruota artigliata, che lo trascina così in rotazione attorno all’asse di avvolgimento della serranda.
Nel brevetto italiano No. 262160 sono descritte le modalità di funzionamento di detto arpionismo di ritegno, di tipo noto, ed in particolare per quale motivo lo stesso tende ad incepparsi nel momento in cui la velocità di rotazione della ruota artigliata, durante la corsa di discesa della serranda, supera un valore prefissato.
Quando detto arpionismo di ritegno si inceppa, dunque, il cursore che supporta detto arpione viene trascinato in rotazione e con esso anche la sua appendice arcuata, con conseguente scorrimento del gambo di detta vite a brugola all’interno di detta asola, fino a quando il cursore medesimo va in battuta di arresto contro un apposito risalto di riscontro ricavato sulla carcassa portante .
All’arresto del cursore corrisponde ovviamente anche l’arresto dell’appendice ed indirettamente della ruota artigliata, che subisce un’azione di arresto da parte del relativo arpione, solidale al cursore .
Ebbene à ̈ proprio durante la fase di scorrimento del gambo di detta vite a brugola all’interno dell’asola che viene dissipata per attrito gran parte dell’energia cinetica accumulata dalla serranda in fase di caduta libera.
Più precisamente le superfici in corrispondenza delle quali si sviluppa una forte resistenza per attrito sono le due facce contrapposte di detta appendice a forma di pinna, che risultano strette con forza fra una coppia di ganasce che vengono serrate mediante il tiraggio della vite a brugola .
Nella preferita forma di attuazione dell’invenzione detta coppia di ganasce viene realizzata mediante una semplice ed economica coppia di rondelle infilate lungo il gambo di detta vite a brugola.
Al fine di generare una forza di resistenza progressivamente crescente, à ̈ stato previsto che le due facce contrapposte di detta appendice non siano parallele fra loro, ma siano leggermente divergenti; in altre parole si potrebbe dire che lo spessore di detta appendice non sia costante, ma leggermente crescente man mano che ci si sposta lungo l’asola curvilinea anzidetta nello stesso senso di marcia secondo cui avanza il gambo di detta vite a brugola, quando insorge accidentalmente un moto relativo fra il cursore, girevole, e la vite a brugola, immobile . Per riarmare il freno di emergenza secondo il trovato à ̈ sufficiente intervenire su detta vite a brugola al fine di azzerare la pressione di serraggio delle anzidette ganasce, essendo a ciò facilitati per la presenza di detto foro su una delle pareti della carcassa portante, attraverso il quale à ̈ possibile accedere alla testa della vite a brugola al fine di svitarla con l’ausilio di una comune chiave a brugola .
Una volta allentata la presa delle ganasce si potrà agevolmente trascinare in rotazione inversa il cursore attorno al mozzo della ruota artigliata; questo intervento richiede soltanto di trascinare in rotazione la coppia di pignoni anzidetti ingrananti con i tratti a profilo dentato ricavati sull’anzidetto cursore .
Un volta riportato il cursore nella sua posizione iniziale di riposo, si deve soltanto ripristinare la stretta prefissata delle ganasce di serraggio, avvalendosi in questa circostanza di una chiave a brugola dinamometria, con cui riavvitare con opportuno serraggio, di valore prefissato, l’anzidetta vite a brugola.
Per maggior chiarezza esplicativa la descrizione del dispositivo di arresto secondo il trovato prosegue con riferimento alle tavole di disegno allegate, riportate solo a titolo esemplificativo e non limitativo, in cui:
- la fig. 1 mostra , con una rappresentazione assonometrica, il dispositivo secondo il trovato ;
- la fig. 2 à ̈ sostanzialmente identica alla figura 1 dalla quale differisce soltanto per l’asportazione del coperchio frontale della anzidetta carcassa portante; si precisa che in questa figura i vari componenti sono mostrati nell’assetto da essi assunto durante il normale funzionamento della serranda, allorquando cioà ̈ il freno di emergenza non à ̈ ancora intervenuto per bloccare la corsa accidentale della serranda in discesa libera ; - la fig. 3 à ̈ sostanzialmente identica alla figura 2 dalla quale differisce soltanto per l’asportazione di un componente, che à ̈ stato eliminato con il fine di evidenziare gli altri retrostanti componenti; in questa figura l’arpione à ̈ stato disegnato nell’assetto assunto nel caso in cui l’arpionismo entra nella fase di inceppamento ;
- la fig. 4 à ̈ sostanzialmente identica alla figura 2 con l’unica differenza che in questa figura i vari componenti sono mostrati nell’assetto da essi assunto dopo che il freno di emergenza à ̈ intervenuto per bloccare la corsa accidentale della serranda in discesa libera ;
- la fig. 5 à ̈ sostanzialmente identica alla figura 4 dalla quale differisce soltanto per l’asportazione di un componente, che à ̈ stato eliminato con il fine di evidenziare gli altri retrostanti componenti;
- le figg. da 6A a 6C mostrano viste e sezioni dell’anzidetta appendice arcuata, a forma di pinna ;
- le figg. 7A e 7B mostrano schematicamente il primo intervento da operare per riarmare il dispositivo in parola;
- le fig. 8A e 8B mostrano schematicamente il secondo intervento da operare per riarmare il dispositivo in parola ;
- la fig. 9 mostra schematicamente il terzo intervento da operare per riarmare il dispositivo in parola .
Con riferimento alle figure anzidette , il nuovo dispositivo (A) di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali in parola comprende un telaio scatolare o carcassa portante (1) , avente sostanzialmente la configurazione di un astuccio alto e stretto, di sagoma pressoché quadrata.
Come evidenziato in fig. 3, all’interno di detta carcassa portante (1) à ̈ alloggiato un arpionismo di ritegno che comprende un arpione (2) oscillante attorno ad un asse orizzontale (X) e cooperante con una ruota (3) corredata di una serie periferica di artigli, regolarmente intervalli.
Detta ruota artigliata (3) reca un mozzo (3a) che ne consente il supporto ed il centraggio all’interno di una sede di alloggiamento circolare (1a) , appositamente prevista sulle pareti (1b’ e 1b†) di detta carcassa (1) , essendo evidente che detta ruota artigliata (3) à ̈ destinata ad essere calettata sull’albero orizzontale di avvolgimento della serranda, non mostrato in figura.
Detto arpione (2) Ã ̈ di tipo basculante ed oscilla attorno ad un perno di supporto mediano (2a) .
Detto arpione (2) presenta una testa (2b) più pesante della sua coda (2c), la quale à ̈ sagomata in maniera tale da venire ritmicamente in contatto con gli artigli di detta ruota artigliata (3), ricevendo dagli stessi una spinta sufficiente per ribaltare verso l’alto e per un istante l’arpione (2), nonostante il peso sbilanciato della sua testa (2b).
Il perno di supporto (2a) di detto arpione oscillante (2) à ̈ invece supportato da un cursore (B), che à ̈ preferibilmente formato da una coppia affiancata di identiche piastre verticali (4) , di forma arrotondata, tra le quali resta un’ intercapedine (5) dove resta racchiuso proprio detto arpione (2) insieme con la ruota artigliata (3).
Dette piastre verticali (4) recano un foro (4a), il cui centro coincide con il centro del mozzo (3a) di detta ruota artigliata (3) e risultano collegate fra loro per mezzo di alcuni bulloni periferici (6) , previa interposizione di collari distanziatori (6a). Queste due identiche piastre verticali (4) recano, in corrispondenza del loro bordo (4b) , un arco (7) dal profilo dentato, che ingrana con rispettivi pignoni (8), calettati su uno stesso perno (9), ad asse orizzontale (X’), parallelo a (X) .
Detto arco (7) coincide con un arco di circonferenza avente il centro sull’asse di rotazione della ruota artigliata (3) .
Detto perno (9) à ̈ libero di girare a folle rispetto alle sue due sedi di estremità, ricavate sulla faccia interna delle pareti contrapposte (1b’ e 1b†) di detta carcassa portante (1) , la quale presenta, a sua volta , una stretta finestra (10) , tamponata da un coperchio amovibile (10a) .
Detto perno (9) presenta un tratto centrale (9a) di sezione poligonale, atta a coniugarsi con una comune chiave (C) mostrata nelle figg. 8A e 8B.
A detto cursore (B) à ̈ reso solidale, mediante viti (11), un’appendice arcuata (12), consistente in una sorta di pinna, che presenta una asola curvilinea (13) , il cui asse longitudinale coincide con un arco di circonferenza avente il centro (O) coincidente con il centro del mozzo di detta ruota artigliata (3). Detta asola curvilinea (13) à ̈ attraversata dal gambo di una vite a brugola (14) ad asse orizzontale (X’’) parallelo a (X) .
La testa (14a) di detta vite a brugola (14) trova alloggiamento entro un foro circolare (1c) ricavato su una (1b†) delle pareti (1b’ e 1b†) di detta carcassa (1) , mentre il suo dado (14b) trova esatto alloggiamento entro un foro poligonale (1d) ricavato sull’altra parete (1b’) della carcassa (1).
Detta vite a brugola (14) à ̈ dunque solidale alla carcassa portante (1) , ma il suo gambo à ̈ libero di scorrere , senza attrito, dentro e lungo detta asola (13) nel momento in cui detta appendice (12) entra in rotazione, solidalmente al cursore (B) che la supporta, attorno all’asse di rotazione dell’anzidetta ruota artigliata (3) .
Avvitando la vite a brugola (14) si determina il serraggio di una coppia di ganasce (15) che serrano, fra loro, l’appendice (12), le cui facce contrapposte (12a) aderiscono pertanto a dette ganasce (15), che nella preferita forma di attuazione dell’invenzione vengono realizzate con due rondelle (15) infilate lungo la vite a brugola (14) .
Dette due facce contrapposte (12a) di detta appendice (12) non sono parallele fra loro, ma sono leggermente divergenti; in altre lo spessore di detta appendice (12) non à ̈ costante, ma leggermente crescente, passando da un spessore (S1) ad uno spessore (S2>S1), man mano che ci si sposta lungo l’asola curvilinea (13) anzidetta nello stesso senso di marcia - indicato dalla freccia (F) in fig.6B - secondo cui avanza il gambo di detta vite a brugola (14) quando il cursore (B) entra in rotazione attorno al mozzo (3a) della ruota artigliata (3) .
Dall’osservazione comparata delle figg. 3 e 5 emerge subito evidente come in seguito all’entrata in rotazione del cursore (B), - trascinato dall’arpione (2) momentaneamente e accidentalmente rimasto incastrato fra gli artigli della ruota (3) - il gambo della vite a brugola (14) avanza lungo l’asola curvilinea (13) nel verso indicato dalla freccia (F), incontrando una resistenza di attrito sempre crescente a causa della sopra sottolineata divergenza delle facce contrapposte (12a).
In ogni caso la rotazione del cursore (B) trova una battuta di arresto quando il suo dente periferico (16) interferisce, a fine corsa di scorrimento, contro un apposito risalto di riscontro (17) ricavata all’interno della carcassa (1) , come mostrato in fig. 5.
Per riarmare il dispositivo (A) secondo il trovato si deve innanzitutto intervenire sulla vite a brugola (14) al fine di azzerare la pressione di serraggio delle anzidette ganasce (15), essendo a ciò facilitati per la presenza di detto foro (1c) ove alloggia la testa (14a) della vite a brugola (14) nella quale va infilata una chiave a frugola (CB) , come mostrato nelle figg.
7A e 7B.
Una volta allentata la presa delle ganasce (15) si potrà agevolmente trascinare in rotazione inversa il cursore (B) attorno al mozzo (3a) della ruota artigliata (3); questo intervento richiede soltanto di portare in rotazione la coppia di pignoni anzidetti (8) ingrananti con i tratti a profilo dentato (7) ricavati sull’anzidetto cursore (B)
Questo intervento può essere agevolmente svolto con l’ausilio di una normale chiave (C) infilata entro detta finestra (10) fino ad impegnare il retrostante tratto sfaccetto centrale (9a) del perno (9) , come mostrato nelle figg. 8A e 8B.
Una volta riportato il cursore (B) nella sua posizione iniziale di riposo ( quella di fig. 2) , si deve soltanto ripristinare la stretta prefissata delle ganasce di serraggio (15), riavvitando la vite a brugola (14) avvalendosi, in questa circostanza, di una chiave dinamometrica (CD) al fine di calibrarne con precisione il serraggio.
Con il numero (18) Ã ̈ stato contraddistinto un microinterruttore alloggiato entro la carcassa (1) e destinato ad essere eccitato, per interferenza con detta appendice (12) , quando il cursore (B) entra in rotazione .
Il microinterruttore (18) interrompe, se eccitato, l’alimentazione al motore elettrico che automatizza la serranda avvolgibile o la porta sezionale.
Viene infine sottolineata l’importanza di avere un’azione frenante di intensità progressivamente crescente .
In caso contrario, e cioà ̈ nel caso in cui l’azione frenante insorga subito con valori di elevata intensità, c’à ̈ il rischio di provocare una pericolosa reazione di contraccolpo sull’albero di avvolgimento della serranda, che , in certi casi, potrebbe addirittura causare un’inversione del senso di rotazione dell’albero medesimo pregiudicando l’efficacia del “paracadute†.
Quest’ultima evenienza tende facilmente a verificarsi se l’intervento del “paracadute†avviene quando la serranda risulti svolta per un breve tratto, per cui modesta à ̈ l’energia cinetica da essa accumulata.

Claims (10)

  1. RIVENDICAZIONI 1) Dispositivo di arresto ammortizzato per serrande avvolgibili o porte sezionali, comprendente una carcassa portante (1) all’interno della quale alloggia e ruota , rispetto ad un asse orizzontale, una ruota artigliata (3), atta ad essere resa solidale all’albero di avvolgimento della serranda e cooperante con mezzi (2) atti ad essere trascinati in rotazione da detta ruota (3) solo quando la sua velocità di rotazione supera un valore di sicurezza prefissato, dove detti mezzi (2) sono supportati da un cursore (B), girevole rispetto all’asse di rotazione della ruota (3) e alloggiato entro la carcassa (1) nonché soggetto all’azione frenante di una coppia contrapposta di ganasce (15), che serrano il cursore (B) , dispositivo (A) caratterizzato per il fatto che dette ganasce (15) sono associate ad una vite di serraggio (14) contenuta all’interno della carcassa (1), ma alla cui testa (14a) à ̈ comunque possibile accedere dall’esterno della carcassa (1) grazie alla previsione di un foro (1c) ricavato su una (1b†) delle due pareti laterali ( 1b’ e 1b†) della carcassa (1), la quale reca anche una finestra (10) attraverso la quale à ̈ possibile accedere ad una coppia affiancata di pignoni (8), calettati su un medesimo perno (9) fissato all’interno della carcassa (1) ed ingrananti con un tratto (7), dal profilo dentato, previsto lungo il bordo di detto cursore (B) e coincidente con un arco di circonferenza avente il centro sull’asse di rotazione della ruota artigliata (3) .
  2. 2) Dispositivo secondo la rivendicazione 1 caratterizzato per il fatto che detti mezzi (2) consistono in un arpione (2), che coopera con detta ruota artigliata (3) secondo le modalità di funzionamento di un cosiddetto “arpionismo di arresto†e che oscilla attorno ad un perno di supporto mediano (2a), supportato da detto cursore (B) .
  3. 3) Dispositivo secondo una delle rivendicazioni precedenti caratterizzato per il fatto che detto cursore (B) à ̈ formato da una coppia affiancata di identiche piastre verticali (4), di forma arrotondata, fra le quali resta un’intercapedine (5) dove rimane racchiuso proprio detto arpione (2) insieme con la ruota artigliata (3).
  4. 4) Dispositivo secondo la rivendicazione 3) caratterizzato per il fatto dette piastre verticali (4) recano un foro (4a), il cui centro coincide con il centro del mozzo (3a) di detta ruota artigliata (3) e risultano collegate fra loro per mezzo di alcuni bulloni periferici (6) , previa interposizione di collari distanziatori (6a); queste due identiche piastre verticali (4) recano, in corrispondenza del loro bordo (4b) , detto arco (7) dal profilo dentato.
  5. 5) Dispositivo secondo una delle rivendicazioni precedenti caratterizzato per il fatto che detto cursore (B) à ̈ associato, mediante viti di fissaggio (11), ad un’appendice arcuata (12), consistente in una sorta di pinna, che presenta una asola curvilinea (13) - il cui asse longitudinale coincide con un arco di circonferenza avente il centro (O) coincidente con il centro del mozzo (3a) di detta ruota artigliata (3) - attraversata dal gambo di detta vite (14), il cui dado (14b) trova esatto alloggiamento entro un foro poligonale (1d) ricavato sulla parete (1b’) della carcassa (1) opposta alla anzidetta parete (1b†) in cui à ̈ ricavato detto foro (1c).
  6. 6) Dispositivo secondo le rivendicazioni 1) e 5) caratterizzato per il fatto che detta coppia di ganasce (15) serra detta appendice (12), le cui facce contrapposte (12a) aderiscono per attrito a dette ganasce (15) .
  7. 7) Dispositivo secondo la rivendicazione 6) caratterizzato per il fatto che le due facce contrapposte (12a) di detta appendice (12) sono leggermente divergenti per cui lo spessore di detta appendice (12) à ̈ leggermente crescente, passando da un spessore (S1) ad uno spessore (S2>S1), man mano che ci si sposta lungo l’asola curvilinea (13) nello stesso senso di marcia secondo cui avanza il gambo di detta vite (14) quando il cursore (B) entra in rotazione .
  8. 8) Dispositivo secondo la rivendicazione 5) caratterizzato per il fatto che dette ganasce (15) consistono in due rondelle (15) infilate lungo il gambo della vite (14) .
  9. 9) Dispositivo secondo la rivendicazione l) caratterizzato per il fatto che detto cursore (B) reca un dente periferico (16) che , una volta che il cursore (B) à ̈ entrato in rotazione, trova una battuta di arresto, determinando così la fine della corsa del cursore (B), contro un apposito risalto di riscontro (17) ricavato all’interno della carcassa (1) .
  10. 10) Dispositivo secondo la rivendicazione (l) caratterizzato per il fatto che detto perno (9) presenta un tratto centrale (9a) di sezione poligonale , retrostante detta finestra (10).
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