ITMI20120801A1 - Metodo per il condizionamento di scorie derivate da smaltimento di impianti nucleari - Google Patents

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ITMI20120801A1
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Luca Magagnin
Maurizio Masi
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Description

Descrizione
“METODO PER IL CONDIZIONAMENTO DI SCORIE DERIVATE DA SMALTIMENTO DI IMPIANTI NUCLEARIâ€
La presente invenzione riguarda un metodo per il trattamento di scorie nucleari ferrose, tipicamente scorie prodotte in operazioni di decapaggio di parti metalliche contaminate.
Sono identificate come “scorie nucleari" tutti i sottoprodotti o i residui radioattivi, non riutilizzabili, di processi, o più in generale di operazioni, nelle quali sono state generate o utilizzate sostanze radioattive. Le scorie nucleari di qualunque tipo e provenienza, a causa della loro pericolosità per l'uomo e il suo ambiente, devono essere trattate e stoccate secondo metodologie del tutto particolari, che assicurino il confinamento a tempi anche molto lunghi delle radiazioni e degli elementi o isotopi nucleari.
Esistono numerosi tipi di processi in cui vengono impiegati elementi o radiazioni nucleari, che producono scorie a diversi gradi di concentrazione e pericolosità. Una classificazione proposta, in uso in Italia, divide queste scorie in:
- categoria 1 , che comprende tutte le scorie a basso livello di radioattività; à ̈ la categoria più vasta, comprendendo, come massa, circa il 90% delle scorie prodotte, ma solo l’1% della radioattività (esempi sono il materiale sanitario usato in medicina nucleare, gli indumenti usa e getta forniti in una visita ad un impianto nucleare etc. ...);
- categoria 2, che comprende tutte le scorie a medio livello di radioattività; queste richiedono una schermatura, ma costituiscono solo il 7% delle scorie, con una radioattività totale del 4% (esempi sono le guaine degli elementi combustibili di un reattore);
- categoria 3, che comprende tutte le scorie ad alto livello di radioattività, che costituiscono solo il 3% delle scorie ma rappresentano il 95% della radioattività; sono le più pericolose per l’alta dose di radiazione che un’esposizione accidentale comporterebbe e per il decadimento nell’ordine di milioni di anni di alcuni degli isotopi radioattivi in esse contenuti.
I differenti tipi di scorie richiedono procedure di smaltimento differenziate. Le tecniche studiate e descritte negli ultimi 60 anni allo scopo sono numerosissime. I risultati sono pubblici e in generale facilmente accessibili; per quelli specifici, riguardanti Io stoccaggio a lungo termine dei tipi di scoria contenenti isotopi a lunga vita e/o ad alta mobilità le conclusioni sono, tuttavia, ancora incerte. Le risorse investite in questi studi sono, presumibilmente, enormi; quelle da investire per il condizionamento e lo stoccaggio a lungo termine delle scorie nucleari esistenti (incluso il risanamento dei relativi siti), sono in parte note: per i soli USA sono state valutate in centinaia di miliardi di dollari.
Lo smaltimento di queste scorie richiede, in generale, una fase di condizionamento, che consiste nella trasformazione della scoria in una forma adatta allo stoccaggio; e lo stoccaggio delle scorie condizionate in siti adatti, naturali o industrialmente prodotti.
Una tipologia particolare di scorie nucleari, strategicamente molto importanti, sono quelle generate nelle operazioni di bonifica dei reattori nucleari non più attivi e dei siti nucleari divenuti obsoleti. In questo caso le scorie nucleari sono tipicamente generate nelle operazioni di recupero e decontaminazione delle grandi strutture metalliche, che, esposte al contatto e/o alle radiazioni di isotopi radioattivi, sono diventate a loro volta radioattive (limitatamente alla superficie esposta), per contaminazione chimica o per mutazione nucleare (sotto l’effetto delle radiazioni). Il complesso delle operazioni legate a queste bonifiche viene indicato nel settore con il termine inglese “decommissioning†, che sarà adottato nel resto del testo. La tecnica dominante nelle operazioni di decontaminazione di superfici metalliche à ̈ il cosiddetto “decapaggio†.
Molte delle scorie da decommissioning così generate appartengono alla categoria 3 sopra citata, e contengono tipicamente isotopi a lunga vita media e ad alta mobilità, che comportano in ogni modo il condizionamento specifico per scorie ad alta pericolosità. Mentre sono stati identificati processi industrialmente collaudati ed economicamente utili per la gestione completa delle scorie nucleari appartenenti alle categorie 1 e 2, per quelle di categoria 3 si sono avuti risultati importanti ma ancora parziali, sopratutto per l’aspetto anti-economico del condizionamento richiesto, e a tutt’oggi non à ̈ operativo alcun deposito per lo stoccaggio a lungo termine.
Per quanto riguarda il condizionamento di scorie da decommissioning, e tipicamente quelle generate da decapaggio, gli esperti sono arrivati alla conclusione che sia necessario usare matrici vetrose con alta stabilità, sia chimica che termo-meccanica per tutti gli isotopi radioattivi a lunga vita e/o ad alta mobilità; si veda per esempio l’articolo “Glass packages guaranteed far millions ofyears", di É. Y. Vernaz, Clefs CEA, n. 46 (2002), pagg. 81-84. Sono stati proposti numerosi esempi di vetrificazione di scorie di categoria 3, anche a livello industriale, che sono però risultati condizionati da problemi di affidabilità di processo e da costi tipicamente alti.
Recentemente tra i materiali vetrosi più promettenti allo scopo di trattenere isotopi radioattivi, soprattutto se in presenza di solfati, cromati, fosfati e alogenuri, sono stati accreditati i sistemi vetrosi fosfatici contenenti ferro. Sistemi di questo tipo sono descritti nei brevetti US 5.750.824 e US 5.840.638 e nella domanda di brevetto GB 2.371.542 A.
Tra questi, particolarmente interessante à ̈ US 5.750.824, che insegna la produzione di vetri fosfatici contenenti dal 30 al 70% in peso di ossido di fosforo (come P2O5) e dal 22 al 50% di ossido di ferro, il resto essendo costituito dagli ossidi di altri metalli, tra cui quelli derivati dalle scorie nucleari; inoltre, questo documento insegna che i risultati migliori si ottengono con vetri in cui il ferro à ̈ presente per almeno il 50%, preferibilmente almeno Γ80% e ancor più preferibilmente almeno il 90%, nello stato di ossidazione 3, cioà ̈ come ione Fe<3+>. Secondo questo documento, i vetri fosfatici con un elevato rapporto Fe<3+>/Fe<2+>sono caratterizzati dalle migliori proprietà di resistenza chimica (per esempio, alla lisciviazione, cioà ̈ il dilavaggio con acqua), di densità e di resistenza termomeccanica.
I metodi insegnati in questi documenti prevedono la preparazione di una miscela di polveri di ossidi o sali di fosforo e di ferro nei rapporti in peso desiderati; la fusione di questa miscela; l'aggiunta, prima 0 durante detta fusione, delle scorie da smaltire; e la solidificazione del fuso in appositi stampi.
Un problema ancora aperto con questi metodi à ̈ la gestione dei notevoli volumi di liquido delle soluzioni in cui sono inizialmente dissolte le scorie da decommissioning. Infatti, in alcuni casi le soluzioni vengono aggiunte direttamente al fuso di ossidi o sali di fosforo e ferro, generando però ingenti volumi di vapori che poi devono essere ricondensati, decontaminati e smaltiti; in altri casi, le soluzioni vengono prima portate a secco, e le scorie vengono aggiunte in forma di polvere al fuso, ma anche in questo caso l’ottenimento delle polveri di scorie comporta l’evaporazione di elevate quantità di liquido.
Scopo della presente invenzione à ̈ quello di fornire un metodo migliorato per il condizionamento di scorie da decommissioning, specificamente quelle da decapaggio.
Secondo l’invenzione, questo scopo viene ottenuto con un processo che comprende le seguenti fasi:
- dissoluzione delle parti metalliche contaminate di impianti nucleari con uso di acido fosforico, formando una soluzione a pH inferiore a 1 ,5;
- ossidazione degli ioni di ferro in soluzione da Fe<2+>a Fe<3+>per ottenere un rapporto Fe<3+>/Fe<2+>uguale o superiore a 9;
- innalzamento per via elettrochimica, in una cella senza membrana o con membrana cationica, del pH della soluzione così ottenuta ad un valore superiore a 1 ,5 e inferiore a 10, causando la precipitazione dei sali fosfatici del ferro e degli ioni metallici presenti nella soluzione;
- separazione dei sali precipitati dalla fase liquida; e
- trattamento termico di vetrificazione della miscela di solidi precipitati.
L’invenzione verrà illustrata con riferimento alle seguenti Figure, in cui:
- la Fig. 1 mostra (in modo schematico) nella sua parte superiore una cella elettrochimica per la realizzazione del metodo dell’Invenzione, e nella sua parte inferiore un diagramma dell’andamento della concentrazione dello ione H<+>all’interno della cella, lungo la coordinata che va dal catodo all'anodo della cella;
- la Fig. 2 mostra in modo schematico una cella elettrochimica alternativa per la realizzazione del metodo dell’invenzione.
Il metodo dell’Invenzione presenta vari vantaggi rispetto a quelli noti. In particolare, non richiede il pretrattamento di ingenti volumi di soluzione per recuperare i sali dei metalli radioattivi da aggiungere poi ai precursori del vetro ferro-fosfatico in proporzioni adatte, perché col presente processo la miscela di fosforo e metalli, in linea di massima nelle proporzioni necessarie, viene prodotta in situ nella soluzione, e viene poi ricavata da questa per essere inviata ai trattamenti termici, mentre la fase liquida rimanente può essere riciclata, previo rabbocco con nuovo acido fosforico concentrato, in un successivo ciclo di dissoluzione (decapaggio), precipitazione e separazione, senza dover essere smaltita in modo separato. In questo modo si evitano tutti i trattamenti che possono generare contaminazioni secondarie.
La prima operazione del processo consiste nel lavaggio e dissoluzione in acido fosforico delle parti metalliche contaminate in superficie (decapaggio), derivate dallo smantellamento de impianto nucleare. Queste sono convenientemente ridotte in pezzi di dimensioni e peso adatte, per esempio dell’ordine di chilogrammi o decine di chilogrammi. Le parti metalliche derivate dagli impianti nucleari sono tipicamente in acciaio, e quindi sono costituite principalmente da ferro, con quantità minori di elementi tipici della metallurgia degli acciai (cromo, nichel, manganese, ...) e di elementi radioattivi che si sono depositati in superficie, o che si sono prodotti, per contatto con isotopi radioattivi o radiazioni. È stato osservato che la concentrazione opportuna in peso di metalli nella soluzione acida à ̈ compresa tra circa il 5 e il 12%, preferibilmente intorno al 10%, del peso della soluzione complessiva. Questa soluzione viene standardizzata successivamente alla concentrazione e al pH desiderati (per esempio 9% in peso e pH 1 ). Operando sotto queste condizioni in acido fosforico si ha una soluzione concentrata, ideale per le successive operazioni di ossidazione del ferro da Fe<2+>a Fe<3+>e sufficientemente vicina al punto di saturazione per la precipitazione dei sali ferro-fosfatici. La soluzione risultante ha un rapporto in peso tra fosforo e ferro adatto per la produzione di vetri ferrofosfatici dotati delle caratteristiche necessarie ai fini del condizionamento dei metalli radioattivi presenti inizialmente in soluzione. Dopo la separazione del precipitato solido dalla fase liquida della soluzione, avviene un ultimo controllo della composizione elementare del materiale ottenuto e, se necessario, un ritocco della composizione con aggiunta eventualmente del componente in difetto. Per gli scopi dell'invenzione, la soluzione deve contenere ferro e fosforo in un rapporto molare compreso tra 33/66 e 45/55, e preferibilmente di circa 40/60, e avere un pH inferiore a 1 ,5.
La soluzione ottenuta può essere opzionalmente analizzata per determinarne la composizione chimica, e in particolare il rapporto molare Fe/P e il rapporto Fe<3+>/Fe<2+>. Per gli scopi dell’invenzione, à ̈ preferibile che il rapporto molare Fe/P sia aH'incirca 40/60; questo rapporto può essere regolato nell'intorno del valore ottimale per aggiunta, alla soluzione direttamente ottenuta da decapaggio, di un sale solubile di ferro o di acido fosforico, a seconda di quale dei due componenti à ̈ risultato dall’analisi in difetto rispetto a detto rapporto ottimale. Inoltre, à ̈ preferibile che il rapporto Fe<3+>/Fe<2+>abbia un valore elevato, superiore a 9 e tipicamente superiore a 24.
Poiché nella soluzione iniziale ottenuta per decapaggio il ferro à ̈ presente quasi esclusivamente in forma di ioni Fe<2+>, il metodo dell’invenzione prevede una seconda operazione, che consiste nell’ossidazione di almeno parte di detti ioni per portare detto rapporto nell’intervallo preferito; l’operazione di ossidazione può essere realizzata per esempio per aggiunta di perossido di idrogeno, di ione permanganato, tramite gorgogliamento di ossigeno nella soluzione, o con qualsiasi altro metodo noto.
La terza operazione del processo dell’invenzione consiste nel causare la precipitazione dei sali metallici presenti in soluzione, innalzando il pH di quest'ultima senza aumentarne il volume. In questa operazione il pH della soluzione viene portato ad un valore compreso tra 1 ,5 e 10, e preferibilmente tra 1 ,7 e 2,5.
Secondo la presente invenzione, l’innalzamento del pH viene ottenuto per via elettrochimica, applicando una differenza di potenziale tra due elettrodi immersi nella soluzione ottenuta dall’operazione precedente.
In una prima forma di realizzazione del metodo, il trattamento elettrochimico viene effettuato in una cella elettrochimica ad unico compartimento, ossia dove non esistano elementi di separazione tra anodo e catodo, del tipo schematizzato in Fig. 1.
Nella cella, 10, costituita da una singola vasca, viene introdotta la soluzione da trattare, 11 , derivante dall’operazione di ossidazione. Nella cella vengono anche inseriti due elettrodi, 12 e 13. Agli elettrodi à ̈ applicata una differenza di potenziale adeguata (in figura, l’elettrodo 12 viene portato a potenziale catodico e l’elettrodo 13 a potenziale anodico), così da generare una corrente elettrica di valore opportuno conseguente l’instaurarsi della reazione di elettrolisi dell’acqua.
Essendo la soluzione introdotta nella cella elettrochimica fortemente acida, al catodo avviene la reazione di riduzione degli ioni idrogeno:
2H<+>+ 2e<">→ H2†
che conseguentemente consuma gli stessi provocando un innalzamento del valore del pH; simmetricamente, all’anodo avviene la reazione di ossidazione:
H20 → 1/2 02† 2H<+>+ 2e<~>
che introduce nella soluzione una quantità di ioni H<+>pari a quella consumata al catodo.
Globalmente non si ha quindi alterazione del pH della soluzione in quanto la circolazione di corrente elettrica provoca sia un consumo di ioni H<+>al catodo che la formazione degli stessi ioni in quantità equivalente all’anodo.
Per garantire però il trasporto degli ioni, in particolare di H<+>, dall'anodo al catodo si instaura un gradiente di concentrazione, che dipende dalla densità di corrente applicata; il gradiente à ̈ tale che la concentrazione di H<+>à ̈ massima all’anodo (dove H<+>si forma) e minima al catodo (dove H<+>si consuma), come illustrato nel diagramma inferiore in Figura 1 (la coordinata orizzontale nel diagramma rappresenta la distanza tra il catodo, posizione “C†sull’asse delle ascisse, e l'anodo, posizione “A" sullo stesso asse). Pertanto, nell’intorno del catodo il pH s'innalza a tal punto da innescare la precipitazione dì FeP04.
Le reazioni qui sopra esemplificate sono solo una delle possibili coppie redox che possono essere utilizzate per causare l’innalzamento del pH nel volume di soluzione adiacente al catodo; altre reazioni possono essere ricavate da tabelle riportate nei manuali di elettrochimica.
In una seconda forma di realizzazione, il trattamento elettrochimico secondo l’invenzione viene effettuato in una cella elettrochimica, schematizzata nella parte superiore della Fig. 2, separata in due compartimenti attraverso una membrana cationica, 14. Nel compartimento catodico viene introdotta la soluzione 11 derivante dall’operazione di ossidazione precedente, mentre nel compartimento anodico viene introdotta una soluzione diluita di acido fosforico, 15, necessaria per garantire la continuità elettrica del sistema e per avere ioni compatibili con quelli della soluzione 11.
La membrana 14 consente il passaggio tra le due semicelle solo di ioni positivi, e a causa della grande differenza di mobilità in soluzione e di permeabilità degli ioni H<+>rispetto agli altri cationi, la permeazione dei primi à ̈ di circa due ordini di grandezza superiore a quella degli ultimi, così che di fatto il trasporto ionico in soluzione à ̈ quasi completamente ascrivibile ai soli ioni H<+>. Per la differenza di potenziale esistente tra anodo e catodo, la migrazione degli ioni H<+>avviene dal compartimento anodico a quello catodico. In questo caso, come mostrato schematicamente nel diagramma riportato nella parte inferiore della Fig. 2, la concentrazione dello ione H<+>à ̈ quasi costante all’interno di ogni semicella, mostrando un gradiente sensibile solo neN’intorno degli elettrodi. Poiché in questo caso il “salto†di concentrazione di ione H<+>avviene in gran parte in corrispondenza della membrana (a causa della mobilità di questi ioni maggiore in soluzione che all'interno della membrana stessa, che fa sì che questi vengano rapidamente neutralizzati al catodo non appena entrano nel compartimento catodico), la diminuzione della concentrazione di ione H<+>à ̈ più omogenea nel compartimento catodico rispetto al caso senza membrana; questa diminuzione di concentrazione determina un innalzamento localizzato del pH, che causa la precipitazione dei fosfati in corrispondenza in questo comparto.
La forma di realizzazione sopra descritta per il caso della cella separata in compartimenti à ̈ facilmente generalizzabile ad un sistema a più elettrodi, in cui siano presenti una serie di elettrodi posti alternativamente a potenziale catodico e anodico; un sistema a più elettrodi di questo tipo consente di lavorare in parallelo su maggiori quantità di soluzione, aumentando così la produttività del metodo.
Il metodo di precipitazione elettrochimico à ̈ ideale, perché evita di dover aggiungere altre soluzioni a quella derivata da decapaggio, che porterebbe aN’aumento del volume complessivo di liquidi da trattare e da smaltire, dopo opportuni trattamenti di condizionamento, a fine processo. Operando per questa via, si precipita il componente utile per la vetrificazione (i fosfati, principalmente costituiti da fosfato ferrico più le tracce degli altri fosfati dei metalli originariamente in soluzione, o semplicemente di metalli adsorbiti), nella proporzione ottimale, senza compromettere la qualità del vetro e preservando la soluzione di acido fosforico di partenza per un ulteriore ciclo di decapaggio, cioà ̈ riutilizzando tutti i componenti della scoria originale e i coprodotti del processo; questa via costituisce quindi il metodo ideale per evitare qualsiasi contaminazione secondaria.
Una volta precipitati i fosfati dalla soluzione, questi possono essere recuperati eliminando la fase liquida soprastante, per esempio per semplice travaso. Se necessario, il precipitato può essere poi centrifugato, per ottenere una migliore separazione dalla fase liquida. La miscela di fosfati umidi viene poi preferibilmente mescolata meccanicamente, per omogeneizzarla. Infatti, durante la fase di precipitazione, à ̈ possibile che i diversi fosfati precipitino a tempi diversi, dando luogo ad un precipitato in cui i differenti fosfati sono stratificati secondo l’ordine di precipitazione. Una fase solida disomogenea così ottenuta potrebbe dar luogo ad un vetro non perfettamente omogeneo: nonostante il precipitato venga sottoposto a fusione, la viscosità del fuso potrebbe essere tale da non consentire l’omogeneizzazione completa durante la fusione, col rischio di ottenere un vetro finale di composizione non perfettamente omogenea e quindi parti dello stesso (soprattutto eventuali parti povere in ferro) che non presentano le caratteristiche richieste dall’applicazione.
Il precipitato viene poi vetrificato, implementando tutte le precauzioni che la presenza di radioattività impone. Tipicamente il precipitato FeP04fonde e vetrifica a temperatura non superiore a 1100 °C. La presenza di altri cationi coprecipitati con il ferro fosfato può generare una fascia termica relativamente ampia entro la quale avviene la vetrificazione, tipicamente compresa tra 800 °C e 1300 °C.
La fase liquida, contenente ancora notevoli quantità di acido fosforico, e potenzialmente di vari ioni metallici, anche tracce di isotopi radioattivi, viene recuperata con operazioni tipiche dell’arte nota, per esempio per decantazione, e/o centrifugazione e può essere riutilizzata in un ciclo successivo di dissoluzione di parti metalliche e precipitazione di fosfati, previo rabbocco dell’acido fosforico per reintegrare quello consumato nella precipitazione.
Il processo dell’invenzione ottiene così il risultato di smaltire le parti metalliche derivate da decommissioning evitando la necessità di trattare elevati volumi di fasi liquide, tipica dei processi dell'arte nota. Infatti, coi processi dell’arte nota, i volumi di fasi liquide generate sono proporzionali al peso delle parti metalliche stesse (perché per ogni ciclo di trattamento di un'unità di peso di parti metalliche à ̈ necessario impiegare un dato volume di soluzione), mentre nel caso della presente invenzione il volume di fase liquida à ̈ essenzialmente quello necessario per una singola operazione di dissoluzione di un'aliquota di parti metalliche.

Claims (10)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Metodo per il condizionamento dì scorie derivate da smaltimento di impianti nucleari che comprende le seguenti operazioni: - dissoluzione delle parti metalliche contaminate di impianti nucleari con uso di acido fosforico, formando una soluzione a pH inferiore a 1,5; - ossidazione degli ioni di ferro in soluzione da Fe<2+>a Fe<3+>per ottenere un rapporto Fe<3+>/Fe<2+>uguale o superiore a 9; - innalzamento per via elettrochimica, in una cella senza membrana o con membrana cationica, del pH della soluzione così ottenuta ad un valore superiore a 1,5 e inferiore a 10, causando la precipitazione dei sali fosfatici del ferro e degli ioni metallici presenti nella soluzione; - separazione dei sali precipitati dalla fase liquida; e - trattamento termico di vetrificazione della miscela di solidi precipitati.
  2. 2. Metodo secondo la rivendicazione 1, comprendente inoltre il recupero di detta fase liquida e il riciclo in un successivo ciclo di operazioni del metodo.
  3. 3. Metodo secondo una delle rivendicazioni precedenti, in cui nell’operazione di dissoluzione delle parti metalliche contaminate, dette parti vengono aggiunte in una quantità compresa tra il 5 e il 12% in peso sul peso totale di metallo e acido fosforico.
  4. 4. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui dopo detta operazione di dissoluzione, viene eseguita un’analisi elementare della composizione chimica della soluzione e, se viene determinato che il rapporto molare Fe/P à ̈ al di fuori dell'intervallo compreso tra 33/66 e 45/55, alla soluzione viene aggiunto il componente in difetto per riportare tale rapporto all’interno di detto intervallo.
  5. 5. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui in detta operazione di ossidazione il rapporto Fe<3+>/Fe<2+>viene portato ad un valore uguale o superiore a 24.
  6. 6. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui detta operazione di ossidazione viene effettuata tramite aggiunta di perossido di idrogeno, di ione permanganato, o tramite gorgogliamento di ossigeno nella soluzione.
  7. 7. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui l’operazione di innalzamento per via elettrochimica del pH comprende le seguenti fasi: - provvedere una cella elettrochimica (10) contenente un primo elettrodo (12) ed un secondo elettrodo (13); - introdurre nella cella la soluzione (11) derivante dall'operazione di ossidazione; - portare il primo elettrodo a potenziale catodico e il secondo elettrodo a potenziale anodico, causando la realizzazione delle seguenti reazioni, rispettivamente nell'intorno del catodo e dell’anodo: 2H<+>+ 2e<~>→ H2† e H20 → 1/202† 2H<+>+ 2e<~> e applicando una differenza di potenziale tra gli elettrodi tale da indurre una densità di corrente elettrica circolante che determini un gradiente di concentrazione di ioni H<+>tra anodo e catodo tale da portare il pH nella prossimità del catodo a valori superiori a quello necessario per produrre la precipitazione dei fosfati metallici insolubili.
  8. 8. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni da 1 a 6, in cui l’operazione di innalzamento per via elettrochimica del pH comprende le seguenti fasi: - provvedere una cella elettrochimica (10) contenente un primo elettrodo (12) ed un secondo elettrodo (13), e separata in due compartimenti tramite una membrana cationica (14); - introdurre nel compartimento contenente il primo elettrodo la soluzione (11) derivante dall’operazione di ossidazione; - introdurre nel compartimento contenente il secondo elettrodo una soluzione diluita di acido fosforico (15); - portare il primo elettrodo a potenziale catodico e il secondo elettrodo a potenziale anodico, causando la realizzazione delle seguenti reazioni, rispettivamente nel compartimento catodico e nel compartimento anodico: 2H<+>+ 2e<">→ H2† e H20 → 1/202† 2H<+>+ 2e~ così da determinare nel compartimento catodico l'innalzamento del valore del pH e l’induzione della precipitazione dei fosfati metallici insolubili.
  9. 9. Metodo secondo la rivendicazione 8, in cui si impiega una serie di elettrodi posti alternativamente a potenziale catodico e anodico.
  10. 10. Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui in detta operazione di innalzamento del pH, tale pH viene portato ad un valore compreso tra 1 ,7 e 2,5. 1 1 . Metodo secondo una qualunque delle rivendicazioni precedenti, in cui detto trattamento termico viene effettuato ad una temperatura compresa tra 800 °C e 1300 °C.
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