ITMI20121885A1 - Dosatore modulare progressivo adattabile - Google Patents
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Description
Il presente trovato si riferisce a un dosatore modulare progressivo per la ripartizione volumetrica, tra una pluralità di uscite, di un fluido lubrificante.
Il fluido lubrificante può essere olio o grasso alimentato in pressione al dosatore.
Tali dosatori sono attualmente commercializzati dalla richiedente con il nome commerciale SXO e sono formati da una pluralità di elementi (moduli) dosatori progressivi stretti a sandwich tra due basi. I moduli hanno dimensioni esterne identiche.
Il sistema utilizza una sola linea di entrata e smista il lubrificante in entrata ad una serie di uscite previste su ciascun modulo. Il lubrificante viene inviato alle uscite in maniera sequenziale. La dosatura del fluido lubrificante alle varie uscite à ̈ volumetrica e quindi sempre perfettamente controllabile.
Il sistema prevede una pluralità di elementi modulari (o moduli) di ciascuno dotato di due uscite di lubrificante. I moduli presentano tutti un identico ingombro assiale (in direzione dell’asse dei tiranti).
A seconda del numero delle linee di uscita necessarie possono essere aggiunti più moduli, che devono semplicemente essere posizionati fra le due basi a sandwich.
Ciascun modulo prevede una serie di passaggi che inviano il fluido lubrificante verso i moduli a monte e lo ricevono da quelli a valle, garantendo il funzionamento del dosatore.
In particolare ciascun elemento modulare prevede un pistone al suo interno che presenta due posizioni operative. Quando il pistone passa da una posizione operativa all’altra eroga verso una delle uscite del dispositivo una quantità prestabilita di lubrificante.
I moduli presentano dei passaggi interni e dei pistoni dotati di una conformazione in sé nota, tale per cui i pistoni di ogni modulo si muovono in sequenza prima verso la prima posizione operativa, poi verso la seconda, seguendo un ciclo predeterminato.
Quindi con una sola linea per distribuire il lubrificante, viene consentito un controllo totale dell’impianto tramite un solo sensore montato su uno qualsiasi dei pistoni (elementi dosatori).
Poiché il movimento di un pistone à ̈ la necessaria condizione per lo spostamento di quello successivo, tutti i dosatori progressivi di un impianto risultano collegati in serie e pertanto il blocco del pistone di uno qualsiasi dei dosatori, anche se appartenente ad un altro pacco, blocca automaticamente l’intero impianto.
Questa caratteristica à ̈ molto importante per il controllo di un sistema centralizzato: basta infatti controllare con un microinterruttore o con un lettore magnetico o meglio con un sensore induttivo un’uscita qualsiasi di un dosatore per controllare tutto l’impianto.
Come noto per permettere la costruzione †̃modulare’ dei passaggi di fluido tra i diversi moduli sulle facce di questi ultimi sono realizzati dei fori. Quando due facce di due moduli successivi sono poggiate i vari fori sono allineati e per mezzo di opportune guarnizioni (o-ring) vengono creati dei passaggi a tenuta fra due moduli successivi.
Come già accennato nella tecnica nota si realizzano elementi modulari di identico ingombro assiale (nel senso dell’asse dei tiranti).
Sebbene gli elementi modulari abbiano tutti un identico ingombro laterale possono essere previsti moduli che dosano quantità differenti di fluido lubrificante.
Infatti come spiegato sopra il passaggio di un pistone da una posizione operativa all’altra produce l’erogazione, verso una delle uscite del dispositivo di una quantità prestabilita di lubrificante che dipende dal’area del pistone e dalla sua corsa. E’possibile pertanto creare dei moduli che alloggiano pistoni di sezione e lunghezza differente in modo da scegliere a priori quale sarà la quantità di fluido lubrificante erogato dal pistone in ogni suo singolo spostamento.
Date le pressioni in gioco il diametro del pistone non può essere scelto liberamente. Infatti à ̈ necessario che alla destra e alla sinistra (nel senso dell’asse dei tiranti) del pistone, vi sia “metallo†sufficiente a resistere alle pressioni in gioco. Pertanto come detto il diametro massimo del cilindro utilizzabile (e quindi il volume massimo di fluido lubrificante erogato da ogni singolo modulo) risulta essere limitato.
Scopo del presente trovato à ̈, quello di realizzare un dosatore che sia più versatile e flessibile di quelli attualmente presenti sul mercato, e che permetta una più ampia gamma di scelta del volume di fluido erogato da ciascun elemento modulare.
Questi ed altri scopi vengono raggiunti realizzando un dosatore secondo gli insegnamenti tecnici delle annesse rivendicazioni.
Ulteriori caratteristiche e vantaggi del trovato risulteranno evidenti dalla descrizione di una forma di realizzazione preferita ma non esclusiva del dosatore, illustrata a titolo esemplificativo e quindi non limitativo nei disegni allegati, in cui:
la figura 1 Ã ̈ una vista prospettica di un dosatore secondo la presente invenzione;
la figura 2 à ̈ una vista dall’alto del dosatore della figura 1;
la figura 3 à ̈ una vista dall’alto del dosatore di figura 1;
la figura 4 Ã ̈ una vista frontale del dosatore di figura 1;
la figura 5 à ̈ una vista laterale di un modulo standard che compone il dosatore di figura 1, quando il modulo à ̈ disassemblato dal dosatore; le figure 5A e 5B sono sezioni parziali prese rispettivamente lungo la linea di sezione 5A-5A di figura 5 e 5B-5B di figura 7,
la figura 6 Ã ̈ una vista laterale del modulo di figura 5;
la figura 7 Ã ̈ una vista schematica semplificata che illustra i passaggi presenti nel modulo di figura 5;
le figura 8A, 8B e 8C mostrano in sequenza varie fasi operative di un dosatore simile a quello di figura 1, ma formato solo da tre moduli di ingombro standard; e
la figura 9 Ã ̈ una sezione laterale semplificata presa lungo la linea 9-9 di figura 2, dove sono mostrati un modulo standard e un modulo maggiorato.
Con riferimento alle figure citate, viene mostrato un dosatore progressivo modulare complessivamente indicato con il riferimento numerico 1.
Esso comprende una prima 2 e una seconda base 3 tra le quali sono stretti a sandwich da una coppia di tiranti 5, una pluralità di moduli 4A, 4B, 4C tutti funzionalmente identici.
Come si vede dalla figura 3 i tiranti sono avvitati nella seconda base, in opportuni fori 6 filettati, passano attraverso i moduli 4 (e precisamente attraverso aperture 7 appositamente previste in essi), attraverso la prima base 2, e sono messi in tensione da opportuni bulloni 8. Si noti che sono previste opportune rondelle 9 presenti tra la superficie esterna della prima base 2 e i bulloni 8.
Ciascun modulo (si veda la rappresentazione di figura 5 e 7), à ̈ dotato di una prima 10 e una seconda faccia 11 atte ad accoppiarsi rispettivamente con seconde 11 e prime 10 facce di altri moduli funzionalmente identici. Le prime 10 e seconde facce 11 presentano una pluralità di fori A, B, C, D, E, F, G, H, I, superficiali, disposti in modo tale per cui, quando due moduli sono poggiati con la seconda faccia 11 del primo modulo (ad esempio il 4A) sovrapposta alla prima faccia 10 del secondo modulo (ad esempio il 4B) i fori superficiali della prima e della seconda faccia realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante fra i due moduli poggiati.
C’à ̈ da notare che sulla prima faccia oltre ai fori citati sono realizzati degli alloggiamenti 12 per guarnizioni di tenuta 13 (O-ring), che garantiscono la creazione di canali a tenuta tra i moduli. L’accoppiamento che porta alla formazione dei passaggi à ̈ ben visibile in figura 13.
Ciascun modulo comprende (si veda la figura 7) un pistone 14 mobile al suo interno fra una prima e una seconda posizione limite (nella figura 7 il pistone à ̈ nella seconda posizione limite). Come si vede nell’esploso il pistone à ̈ mantenuto in posizione da opportune chiusure 18 filettate inserite nel modulo. Nel dosatore à ̈ possibile sostituire una di queste chiusure con un sensore di movimento del pistone (magnetico o induttivo). Basterà monitorare il movimento di uno solo dei pistoni per capire se tutti i pistoni presenti nel modulo si muovono regolarmente. Infatti se anche solo un pistone dovesse bloccarsi, si bloccherebbero di conseguenza anche tutti gli altri, essendo il dosatore di tipo modulare progressivo.
Le varie camere che si formano a seconda della posizione del pistone sono collegate da opportuni passaggi che sfociano sulla prima o sulla seconda faccia del modulo proprio in corrispondenza dei fori A, B, C, D, E, superficiali. Come si vede nello schema di figura 7 sono poi presenti dei passaggi sostanzialmente diretti che presentano alle reciproche estremità i fori contrassegnati dalle lettere F, G, H e I.
I moduli 4 comprendono ciascuno una prima 15 e una seconda uscita 16 principale di lubrificante, che verranno opportunamente connesse, nell’uso, a un punto di erogazione (ad esempio tramite tubazioni. Vantaggiosamente ciascun modulo presenta un’ulteriore prima 15A o seconda uscita 16A azionabili in alternativa alle principali e disposte su un lato del modulo diverso rispetto a quello ove sono realizzate detta prima e seconda uscita.
Inoltre ciascun modulo presenta un dispositivo di bypass, atto a interconnettere detta prima uscita con detta seconda uscita in modo da sommare la quantità volumetrica di fluido lubrificante erogato.
In modo del tutto noto e convenzionale per il tecnico del ramo e come rappresentato schematicamente nella sequenza di figure 8A, 8B e 8C, allo spostamento del pistone in detta prima o seconda posizione operativa consegue un’erogazione del fluido lubrificante attraverso una delle uscite del dosatore, in modo progressivo.
C’à ̈ da notare che per il funzionamento del dosatore dette basi prevedono almeno una faccia destinata ad accoppiarsi con la prima o la seconda faccia di detti moduli. La prima base 2 si accoppierà con la prima faccia 10 del primo modulo 4A, mentre la seconda base 3 si accoppierà con la seconda faccia del quarto modulo 4D.
Anche tale faccia di ciascuna base destinata ad accoppiarsi con i moduli, presenterà una pluralità di fori disposti in modo tale per cui, quando detta faccia della base à ̈ sovrapposta con la prima o la seconda faccia di uno di detti moduli i fori superficiali della prima o seconda faccia del modulo e della base, realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante tra il modulo e la base.
La configurazione dei passaggi realizzati nelle basi à ̈ schematicamente visibile nelle figure 8A-8C.
Il funzionamento concettuale del trovato sin qui descritto à ̈ sostanzialmente usuale e facilmente derivabile dal tecnico del ramo che conosce perfettamente i dosatori progressivi della linea SXO commercializzati da Dropsa SPA.
Vantaggiosamente una prima faccia 10 di almeno uno di detti moduli presenta almeno una sporgenza 20 ricavata di pezzo (integralmente) con il modulo, e una seconda faccia 11 di un secondo di detti moduli poggiata alla prima 10, presenta una sede 21 corrispondente alla sporgenza, detta sporgenza e detta sede essendo conformate in modo da impedire il movimento reciproco del primo e secondo modulo almeno lungo un asse perpendicolare ad un asse 5 di detti tiranti quando la sporgenza 20 Ã ̈ inserita nella sede 21.
Come si vede bene dalle figure 5, 7, 1 e 3 le basi 2, 3 e tutti i moduli 4 presentano le sedi 21 e le sporgenze 20, almeno in corrispondenza delle facce che sono reciprocamente poggiate fra loro.
Si può notare che ogni modulo prevede almeno due sedi 21 e due sporgenze 20 che risultano disposti in corrispondenza di bordi laterali di ciascuno di detti moduli.
Secondo la forma di realizzazione qui descritta le sporgenze (e di conseguenza le sedi) presentano una conformazione con sezione ad arco di cerchio.
Tuttavia possono essere previste anche sporgenze e sedi conformate a cerchio, semicerchio o con una sezione rettangolare con sviluppo in direzione perpendicolare rispetto all’asse di detti tiranti (questa à ̈ la forma di realizzazione di figura 11 che verrà successivamente descritta).
C’à ̈ da notare che la realizzazione delle sporgenze sulla prima faccia di ciascun modulo non incide negativamente sul costo di produzione dei moduli.
Infatti sia la prima che la seconda faccia di ciascun modulo devono essere accuratamente fresate e spianate per ottenere un’ottima tenuta alle pressioni di lavoro. Errori di planarità su tali superfici porterebbero a perdite e trafilamenti inevitabili.
Dato che tali lavorazioni attualmente sono eseguite su macchine a controllo numerico non vi à ̈ che un leggerissimo allungamento dei tempi di lavorazione per la fresatura della prima faccia. Mentre per la realizzazione della seconda faccia à ̈ sufficiente realizzare due fori cechi leggermente disassati rispetto al bordo del pezzo.
Ovviamente le tolleranze con cui vengono realizzate le sporgenze 20 e le sedi 21 saranno tali da consentire un centraggio opportuno tra due moduli reciprocamente poggiati.
In questo modo sarà possibile realizzare le aperture 7 con sezione circolare per il passaggio dei tiranti nei moduli senza particolari tolleranze e i tiranti 5 saranno di tipo convenzionale.
Durante l’assemblaggio del dosatore non il centraggio relativo tra i moduli, e tra i moduli e le basi, avviene in maniera automatica tramite le sporgenze e le sedi. Pertanto l’assemblaggio risulta molto semplice e rapido e non à ̈ necessario disporre di superfici perfettamente in piano su cui poggiare i moduli che di fatto si †̃incastrano’ (ovviamente con leggero gioco) gli uni con gli altri mantenendo un’ottima stabilità prima di venire bloccati definitivamente dai tiranti.
Tale configurazione facilita certamente anche tutti gli interventi di manutenzione. Infatti la sostituzione di un modulo non richiede più di disporre di attrezzature di montaggio particolari per garantire che tutti i moduli siano allineati alla perfezione.
C’à ̈ da notare che possono essere previste varie configurazioni delle sedi/sporgenze che effettuano il centraggio fra due moduli reciprocamente poggiati.
Secondo la presente invenzione il dispositivo dosatore à ̈ formato da una pluralità di moduli 4A, 4B di tipo standard (normalmente cinque o sei) e di ingombro laterale identico, e da almeno un modulo maggiorato dotato di ingombro lungo l’asse dei tiranti maggiore rispetto all’ingombro di altri moduli. Come si nota nella sezione di figura 9, il modulo maggiorato 4C alloggia un pistone 14’ con diametro maggiore rispetto al pistone alloggiato negli altri moduli. Ciò consente al modulo maggiorato 4C di erogare per ciascuna sua uscita una quantità volumetrica di fluido lubrificante maggiore di quella massima erogabile dai moduli standard.
C’à ̈ da notare che il modulo maggiorato 4C à ̈ funzionalmente identico agli altri già descritti, presenta anch’esso una prima e una seconda uscita come gli altri, ed à ̈ dotato del dispositivo di bypass, delle uscite ausiliari, e di tutte le altre caratteristiche tipiche e già descritte in relazione agli altri moduli.
Come si à ̈ infatti già accennato nella parte introduttiva i moduli standard possono essere concepiti per alloggiare pistoni di differente diametro e corsa in funzione della quantità volumetrica di fluido da erogare.
Tuttavia esistono dei limiti fisici al diametro massimo dei pistoni dato dall’ingombro d dei moduli standard 4A, 4B.
Realizzando almeno un modulo maggiorato 4C di ingombro d’ maggiore dell’ingombro d dei moduli standard 4A, 4B, à ̈ possibile realizzare un pistone di diametro maggiore ampliando notevolmente la quantità massima di fluido lubrificante erogato dal modulo maggiorato, rispetto ai moduli standard.
Vantaggiosamente l’ingombro del modulo maggiorato à ̈ esattamente doppio, triplo o quadruplo rispetto all’ingombro d dei moduli standard.
Ciò consente di mantenere una sorta di modularità nel dispositivo dosatore specialmente per quanto riguarda i mezzi di fissaggio in opera di quest’ultimo.
Realizzando infatti dei moduli di dimensioni standard unitamente a moduli maggiorati di dimensioni doppie, triple o quadruple, si ottiene il vantaggio di poter standardizzare anche i mezzi di fissaggio del dispositivo ad una postazione dove andrà installato. Ciò non à ̈ possibile con moduli maggiorati di dimensioni non doppie o triple rispetto alla dimensione d base dei moduli standard.
Vantaggiosamente l’ingombro di un modulo d à ̈ compreso tra 10. E 20 mm, mentre l’ingombro d’ di un modulo maggiorato à ̈ compreso tra 20 e 40 mm.
C’à ̈ da notare che il dispositivo in questione risulta particolarmente efficace nelle usuali macchine da lubrificare. Come noto infatti normalmente una macchina necessita di un punto che deve essere lubrificato in maniera intensiva con grosse quantità di lubrificante, e molti altri punti che necessitano di minore quantità di lubrificante. Con un dosatore secondo la presente invenzione à ̈ molto facile lubrificare in maniera efficace qualunque tipo di macchina.
Claims (3)
- RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo dosatore modulare progressivo per la ripartizione tra una pluralità di uscite di un fluido lubrificante in pressione, detto dosatore comprendendo una prima e una seconda base fra le quali sono disposti a sandwich almeno tre moduli distributori, le basi essendo interconnesse da tiranti che passano attraverso aperture realizzate nei moduli, ciascuno di detti moduli essendo dotato di una prima e una seconda faccia atte ad accoppiarsi rispettivamente con seconde e prime facce di altri moduli funzionalmente identici, dette prime e seconde facce presentando una pluralità di fori superficiali disposti in modo tale per cui, quando due moduli sono poggiati con la seconda faccia del primo modulo sovrapposta alla prima faccia del secondo modulo i fori superficiali della prima e della seconda faccia realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante fra i due moduli poggiati, ciascun modulo comprendendo almeno un pistone mobile per effetto del fluido lubrificante in pressione al suo interno fra una prima e una seconda posizione limite, e almeno una prima e una seconda uscita di lubrificante in modo che, allo spostamento del pistone in detta prima o seconda posizione operativa consegue un’erogazione del fluido lubrificante attraverso una delle uscite del dosatore, l’area della sezione del pistone determinando la quantità di fluido lubrificante erogato, ciascuna di dette basi comprendendo almeno una faccia destinata ad accoppiarsi con la prima o la seconda faccia di detti moduli, detta faccia della base presentando una pluralità di fori disposti in modo tale per cui, quando detta faccia della base à ̈ sovrapposta con la prima o la seconda faccia di uno di detti moduli i fori superficiali della prima o seconda faccia del modulo e della base realizzano delle canalizzazioni atte al passaggio del fluido lubrificante tra il modulo e la base, caratterizzato dal fatto di comprendere almeno un modulo maggiorato, dotato di ingombro lungo l’asse dei tiranti maggiore rispetto all’ingombro di altri moduli, detto modulo maggiorato alloggiando un pistone con diametro maggiore rispetto al pistone alloggiato negli altri moduli.
- 2. Dispositivo secondo la rivendicazione precedente, in cui l’ingombro (d’) del modulo maggiorato à ̈ doppio, triplo o quadruplo rispetto all’ingombro (d) degli altri cilindri.
- 3. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che l’ingombro di un modulo (d) à ̈ compreso tra 10 e 20 mm, mentre l’ingombro (d’) di un modulo maggiorato à ̈ compreso tra 20 e 40 mm.
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|---|---|---|---|
| IT001885A ITMI20121885A1 (it) | 2012-11-06 | 2012-11-06 | Dosatore modulare progressivo adattabile |
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| ITMI20121885A1 true ITMI20121885A1 (it) | 2014-05-07 |
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2012
- 2012-11-06 IT IT001885A patent/ITMI20121885A1/it unknown
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