ITMI971548A1 - Dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici per via laparoscopica - Google Patents
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Description
DESCRIZIONE dell’invenzione industriale
La presente invenzione si riferisce ad un dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici, destinato ad interventi chirurgici condotti per via laparoscopica.
In modo più specifico, tale dispositivo è del tipo che comprende un sacchetto dove vengono riposti i pezzi anzidetti ed un applicatore a tubo dove il sacchetto viene alloggiato per essere introdotto in una cavità addominale da operare; l’applicatore è altresì dotato di mezzi per fare fuoriuscire il sacchetto nella cavità di cui sopra.
Gli interventi chirurgici prima accennati, sono stati studiati e messi a punto in tempi abbastanza recenti; essi consentono di operare all’intemo della cavità addominale di un paziente, evitando di praticare sullo stesso le ampie incisioni che usualmente contraddistinguono le operazioni chirurgiche tradizionali: esempi di interventi che al giorno d’oggi vengono svolti con tecnica laparoscopica sono i prelievi di campioni di tessuto come le appendici o le colecisti, la asportazione di calcoli e cisti, nonché alcuni trattamenti ginecologici.
In sostanza gli interventi qui considerati consistono nel praticare sull’addome del paziente alcune aperture o laparotomie, di solito almeno due e non più di quattro, aventi diametro di alcuni millimetri (da 5 a 15 mm in genere) e destinate all’ introduzione nella cavità addominale di strumenti operatori opportunamente configurati per questo scopo; tali strumenti possono essere sonde a fibre ottiche, forbici, pinze, suturatrici o, come nel caso della presente invenzione, dispositivi per la rimozione dei pezzi anatomici da prelevare o asportare.
Attualmente sono noti commercialmente due modelli dei dispositivi appena menzionati.
Il primo, considerato in genere il migliore dalle persone del ramo anche se più costoso, comprende un sacchetto in poliuretano sulla cui imboccatura è applicato un anello metallico di pretensionamento, pieghevole elasticamente ed avente diametro di 10 o 15 cm a seconda delle versioni; il sacchetto in poliuretano è altresì dotato di una sutura in poliammide intrecciata, la quale consente di stringerlo similmente ad una borsa di tabacco separandolo in modo automatico dall’anello di pretensionamento, grazie ad un bordo tagliente di cui questo è appositamente provvisto.
L’anello in condizione inizialmente ripiegata, insieme al sacchetto vuoto, trovano posto in un tubo cilindrico di 10 o 15 mm di diametro, il quale viene inserito nella cavità addominale da operare attraverso una delle laparotomie di cui si è già detto.
L’uso del dispositivo appena descritto avviene secondo una sequenza di operazioni brevemente esposta qui appresso.
Dopo aver introdotto l’estremità distale del tubo cilindrico nella cavità addominale del paziente, il sacchetto viene sospinto in tale cavità da un cursore attivo su di esso, simile a quello di una normale siringa e comandato in corrispondenza della estremità prossimale del tubo: in questa situazione l’anello di pretensionamento può quindi dispiegarsi a scatto vicino alla zona da operare chirurgicamente in virtù del suo ritorno elastico, così che il sacchetto ad esso associato si dispone con immediatezza nella condizione aperta, pronto per accogliere un pezzo anatomico da rimuovere.
Dopo aver introdotto il pezzo nel sacchetto, il medesimo viene richiuso strozzandone l’imboccatura con una trazione sulla sutura poliammidica già richiamata; successivamente a questa fase il sacchetto si distacca dall’anello di pretensionamento e quest’ultimo, previa la sua piegatura, può venire estratto dal tubo cilindrico mentre il primo è tirato verso Γ estremità distale del tubo stesso: dopo di che anche il sacchetto può essere sfilato dalla cavità insieme al tubo.
A tale riguardo si segnala che per il modello di dispositivo noto appena illustrato, è anche prevista la possibilità di mantenere il sacchetto aperto nella cavità addominale dopo aver rimosso l’anello di pretensionamento: in tal caso bisogna però eseguire la separazione di quest’ultimo dal sacchetto diversamente da quanto visto prima, cioè non mediante la chiusura dell’imboccatura del sacchetto a seguito della trazione sulla sua sutura in poliammide, ma bensì agendo nella cavità addominale per praticare un taglio parziale del sacchetto in corrispondenza dell’anello.
Da quanto sopra esposto è possibile comprendere che sebbene questo modello di dispositivo abbia il pregio di una apertura automatica e rapida del sacchetto grazie all’anello elastico di pretensionamento, esso risulta altresì caratterizzato da una scarsa maneggevolezza per via delle dimensioni dell’anello una volta che questo si apre nella cavità da operare, e da una certa laboriosità nel funzionamento; soprattutto è da sottolineare il fatto che in questo modello noto di dispositivo, una volta che il sacchetto viene chiuso non è più possibile riaprirlo: in altri termini, con un simile dispositivo non si possono eseguire cicli di apertura e successiva chiusura del sacchetto che sono molto utili in taluni interventi, ad esempio quelli in cui devono essere prelevate più parti anatomiche (asportazioni di piccoli nodi linfatici, biopsie multiple, etc.) in successione all’interno della cavità addominale, senza pericolo di disperderle.
In alternativa al dispositivo di rimozione sopra discusso, attualmente ne esiste un altro disponibile in commercio.
Esso è dotato del solito sacchetto in cui vengono riposti i pezzi anatomici, alla cui imboccatura è però associato un nastro pieghevole in materiale plastico quale nylon (marchio registrato) o similari; il sacchetto è applicato alla estremità distale di una cannula e per questo motivo è provvisto di una appendice in corrispondenza della sua imboccatura, destinata ad essere sigillata su tale estremità.
Il nastro anzidetto è alloggiato per una sua porzione in un bordo risvoltato dell’imboccatura del sacchetto, mentre i suoi due estremi liberi sono disposti all’interno della cannula succitata e sono collegati alla punta di un cursore ad asta scorrevole assialmente entro di esso: in questo modo il nastro assume una configurazione sostanzialmente ad asola come meglio si vedrà oltre.
Similmente al modello visto in precedenza, in questo dispositivo il cursore viene comandato dall’ estremità prossimale della cannula a mo’ di una siringa e si muove tra una posizione di fine corsa avanzata ed una arretrata.
In funzione dei movimenti del cursore gli estremi del nastro ad esso collegati si dispongono, rispettivamente, adiacenti alla estremità distale della cannula oppure rientrati all’ interno della stessa: nel primo caso il nastro fuoriesce praticamente per tutta la sua lunghezza dalla estremità distale della cannula e l’asola che esso deve formare ha uno sviluppo tale da far sì che rimboccatura del sacchetto si trovi nella condizione di massima apertura; nel secondo caso, invece, il nastro si trova prevalentemente all’interno della cannula di modo che limboccatura del sacchetto viene chiusa a seguito dello scorrimento reciproco tra il suo bordo risvoltato ed il nastro.
Questo secondo modello di dispositivo appena riportato consente, a differenza del primo, di eseguire cicli ripetuti di apertura e chiusura del sacchetto, rappresentando sotto questo profilo un progresso tecnico, tale risultato è dovuto essenzialmente al fatto che esso non prevede un anello di pretensionamento rigido associato all’imboccatura del sacchetto, ma bensì un elemento pieghevole come il nastro in materiale plastico.
Tuttavia esso non è in grado di assicurare una prima apertura del sacchetto automatica e rapida come accade invece nel caso precedente.
Bisogna infatti tenere conto che quando l’estremità distale della cannula viene introdotta nella cavità addominale, per aprire il sacchetto applicato su di essa il chirurgo deve fare uso di pinze o altri ferri operatori in quanto anche agendo sul cursore del dispositivo, il nastro situato all’ imboccatura del sacchetto non riesce a disporsi da solo nella configurazione ad asola desiderata: ciò è dovuto in pratica alle caratteristiche intrinseche del nastro necessarie per poterlo piegare secondo quanto visto prima. Simili difficoltà si possono inoltre verificare anche nel caso delle eventuali successive aperture del sacchetto, così da limitare le reali prestazioni di questo dispositivo.
Si può inoltre rilevare che il limite appena evidenziato nell’apertura del sacchetto, cresce con l’aumentare delle sue dimensioni: è di fatti comprensibile che le difficoltà nello svolgere il materiale del sacchetto risultano accentuate da un tale aumento, in particolare per ciò che riguarda la sua imboccatura e la disposizione secondo la configurazione ad asola del nastro. Questa considerazione può quindi spiegare il motivo per cui il secondo modello di dispositivo noto, è commercialmente diffuso in versioni con sacchetti di dimensioni ridotte e quindi non idonei alla rimozione di pezzi anatomici di una certa grandezza.
Lo scopo che la presente invenzione si propone di conseguire è quello di fornire un dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici, il quale abbia caratteristiche di struttura e funzionamento tali da superare i limiti che contraddistinguono i dispositivi della tecnica nota e dei quali si è data prima spiegazione.
In altri termini si può dire che l’invenzione è volta ad ottenere un dispositivo di rimozione in cui la prima apertura del sacchetto nella cavità addominale da operare possa avvenire in modo rapido ed autonomo, cioè senza l’intervento del chirurgo per svolgere il materiale del sacchetto ed aprirne l’imboccatura, similmente a quanto avviene per il primo modello riferito poc’anzi, consentendo altresì di poter chiudere e riaprire più volte il sacchetto stesso dopo la sua prima apertura.
Questo scopo è conseguito da un dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici del tipo più sopra considerato, le cui caratteristiche sono esposte nelle rivendicazioni annesse a questa descrizione.
Per meglio comprendere l’invenzione nel complesso, con le sue caratteristiche ed i vantaggi che da queste derivano, ne viene riportata di seguito la descrizione dettagliata in relazione a due sue forme preferite e non esclusive di attuazione, illustrate nei disegni allegati nei quali:
- le figure 1 e 2 mostrano in prospettiva un sacchetto aperto di un primo esempio del dispositivo di questa invenzione, in successive condizioni operative;
- la figura 3 mostra una vista in dettaglio del sacchetto anzidetto, nella condizione arrotolata in cui si trova per essere introdotto in una cavità addominale;
- la figura 4 mostra una vista parzialmente in sezione e con una parte asportata, del primo esempio sopra menzionato di dispositivo di questa invenzione;
- la figura 5 mostra il sacchetto delle figure precedenti, in una condizione di chiusura della sua imboccatura;
- la figura 6 mostra in dettaglio il sacchetto di un secondo esempio di dispositivo dell’invenzione, nella condizione arrotolata in cui si trova per essere introdotto in una cavità addominale;
- la figura 7 mostra una vista parzialmente sezionata e con una parte asportata, del secondo esempio di dispositivo di questa invenzione.
Considerando dapprima le figure 1-5, in esse un dispositivo secondo questa invenzione è stato indicato complessivamente con 1.
Tale dispositivo include un sacchetto 3, realizzato preferibilmente in materiale plastico resistente quale il poliuretano, il kevlar (marchio registrato) o il polipropilene, avente una imboccatura 5 dove si trova un elemento flessibile 7; quest’ultimo è vantaggiosamente costituito da una molla elicoidale chiusa, vale a dire senza estremità libere, del tipo simile ad un cavetto, la quale presenta caratteristiche di elasticità tali da farla ritornare in una configurazione sostanzialmente ad asola quando non è sottoposta a deformazione.
Più in particolare, l’elemento flessibile 7 è piegato a “8” ed un anello 10 disposto tra i due lobi che formano tale “8” (meglio visibile in fig.2) è previsto come fermaglio così da assicurare la stabilità della sua piegatura: un primo lobo 7a formato dall’elemento flessibile 7 si trova alloggiato in un risvolto 11 che si estende lungo il bordo della imboccatura 5 del sacchetto 3, mentre un secondo lobo 7b è libero.
Le proporzioni dei due lobi 7a e 7b anzidetti non sono fisse come meglio risulterà dal seguito di questa descrizione, ma possono variare facendo scorrere l’anello 10 lungo l’elemento flessibile 7: per questa ragione l’anello presenta un certo gioco nel suo accoppiamento con l’elemento flessibile.
Nel dispositivo 1 di questo trovato è inoltre presente un applicatore costituito’ essenzialmente da un tubo 21 cilindrico, avente una estremità distale 21 a aperta per consentire la fuoriuscita del sacchetto. 3, come risulterà meglio più oltre, ed una estremità prossimale 21b chiusa da un fondello 22 a. tenuta su uno stelo 23 scorrevole assialmente avanti e indietro; sulla punta dello stelo che si trova all’ interno del tubo è presente un pistoncino 24, mentre la tenuta anzidetta sullo stelo viene assicurata nell’applicatore da una membrana 25 configurata a corona circolare, disposta trasversalmente al tubo ed intorno allo stelo.
Infine, per consentire la presa dell’applicatore da parte del chirurgo in modo simile ad una siringa, il tubo 21 è anche dotato in corrispondenza della sua estremità prossimale 2 lb, di due alette 26.
Le varie parti del presente trovato che sono state descritte finora separate le une dalle altre, sono assiemate tra loro per consentire l’uso del dispositivo, secondo quanto segue.
L’elemento flessibile 7 associato al sacchetto 3 è dapprima ripiegato in modo da sovrapporre i due lobi della sagoma a “8” precedentemente riferita, come illustrato in fig. 1; successivamente il sacchetto viene avvolto intorno all’elemento flessibile così da assumere la configurazione tubolare mostrata in fig. 3: è opportuno tenere presente come in questa condizione l’elemento flessibile costituito, ricordiamolo, da una molla, risulta deformato e quindi esercita una reazione elastica con effetti che saranno precisati meglio in seguito. E’ altresì da segnalare, relativamente alle figure 3 e 4, come in questa fase, l’anello 10 si trova all’esterno del sacchetto avvolto.
Quest’ultimo viene quindi inserito nel tubo 21 dell’applicatore ed il dispositivo ultimato si presenta nella forma visibile in fig. 4: giova rilevare come tale forma può essere facilmente imballata, già pronta per l’uso, in confezioni sterili quali buste sigillate o quant’altro, risultando pertanto molto vantaggiosa sotto questo aspetto.
Per l’uso del dispositivo di questa invenzione a partire dal suo assetto di fig. 4, l’estremità distale 2 la del tubo dell’applicatore viene introdotta nella cavità addominale da operare attraverso una laparotomia, in posizione desiderata; spingendo lo stelo 23 nel tubo 21, il pistoncino 24 ad esso solidale avanza verso l' estremità distale 21a di cui sopra ed agisce sul sacchetto ivi contenuto facendolo fuoriuscire dal tubo stesso.
Una volta terminata questa fase il sacchetto diventa quindi libero di srotolarsi; ciò avviene in maniera autonoma secondo l’accezione di questo termine che è già stata precisata: infatti grazie alla sua elasticità, la molla elicoidale che costituisce Telemento flessibile 7 tende a ritornare nella configurazione a “8” discussa prima e la reazione elastica che essa esercita per assumere tale configurazione, consente di srotolare il sacchetto avvolto intorno ad essa. Va da sé che le caratteristiche di elasticità della molla dovranno essere scelte opportunamente per ottenere il risultato appena evidenziato, ad esempio in funzione delle dimensioni delle varie parti che compongono il dispositivo, nonché del tipo di sacchetto utilizzato e quant’ altro ancora.
Il sacchetto 3 si predispone quindi con l’imboccatura aperta nella condizione di fig. 2, in cui l’elemento flessibile assume la configurazione a”8”: da questo momento si può dunque dare corso a qualsiasi intervento all 'interno della cavità da operare, poiché è possibile manovrare il sacchetto con la massima semplicità avendo a disposizione il lobo 7b dell’elemento flessibile da usare come punto di presa per una pinza chirurgica, mentre il sacchetto stesso viene mantenuto aperto dalla azione elastica della molla che costituisce lelemento flessibile.
Per chiudere il sacchetto dopo l’uso, basta poi esercitare semplicemente una trazione sul lobo 7b anzidetto mantenendo fermo l’anello 10 (si veda fig. 5): così facendo, infatti, quest’ultimo assume in pratica la funzione di un cappio ed a seguito della trazione le proporzioni dei lobi 7a e 7b variano, nel senso che il primo si restringe mentre il secondo si allarga; il bordo dell’ imboccatura 5 del sacchetto viene quindi anch’esso ristretto in tale circostanza, ottenendo così la chiusura desiderata.
Analogamente, per la riapertura del sacchetto a partire da questa condizione è sufficiente agire in modo inverso facendo scorrere l’anello 10 rispetto all’elemento flessibile 7, così da riportare i due lobi 7a e 7b alle dimensioni iniziali che in questo caso corrispondono con quanto mostrato nella fig. 2; occorre poi sottolineare come l’elemento flessibile 7 contribuisce anch’esso a riportare il sacchetto nella condizione aperta in virtù della sua elasticità, e questo aspetto rende quindi possibile eseguire ripetuti cicli di chiusura ed apertura del sacchetto senza alcuna difficoltà.
Da quanto su esposto risulta quindi comprensibile come il dispositivo di questa invenzione raggiunga lo scopo prefissato inizialmente.
Infatti si è visto che per quanto concerne la prima apertura del sacchetto nella cavità addominale, essa avviene in modo rapido e senza la necessità di uno specifico intervento da parte del chirurgo per svolgere il sacchetto, similmente a quanto accade nel primo modello noto di dispositivo preso in esame precedentemente; contestualmente poi, il dispositivo in accordo con il presente trovato permette di aprire e chiudere più volte il sacchetto al fine di riporvi pezzi anatomici prelevati in successione, grazie al comportamento elastico dell’elemento flessibile messo in luce nell’esempio realizzàtivo qui riportato.
In altre parole, si può affermare che nel dispositivo dell’invenzione l’elemento flessibile 7 offre le medesime prestazioni del già citato anello di pretensionamento, previsto nel relativo modello noto, per ciò che riguarda la prima apertura del sacchetto: grazie però alla sua flessibilità ed elasticità, tale elemento può venire deformato ripetutamente al fine di consentire la chiusura ed apertura ciclica del sacchetto.
Un ulteriore effetto rilevante connesso con il presente trovato, risiede nel fatto che anche da un punto di vista medico esso non presenta di per sé delle controindicazioni; più in particolare, da quanto sopra esposto è possibile apprezzare che l’impiego dell’elemento flessibile anzidetto non comporta rischi di lesioni nella cavità addominale cui viene applicato il dispositivo: infatti, anche se tale elemento durante l’apertura del sacchetto urta la parete della cavità stessa o di qualche organo ivi contenuto, la sua flessibilità consente di non danneggiare i tessuti con i quali entra in contatto prevenendo il pericolo di ferite. E’ peraltro evidente che un simile vantaggio si riflette positivamente sulla eventualità di ottenere le necessarie autorizzazioni alla messa in commercio di questo dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici.
Occorre poi sottolineare come i risultati dell’invenzione che sono stati qui spiegati, non sono ottenibili dal di spositivo del secondo modello conosciuto e di cui si è fatta prima la disamina; il nastro in materiale plastico di cui esso è dotato, infatti, è solamente pieghevole e non fornisce una azione elastica minimamente paragonabile a quella dell’elemento flessibile di questa invenzione: conseguentemente in tale dispositivo noto la prima apertura del sacchetto presenta i problemi già discussi sopra ed in aggiunta, anche le successive aperture e chiusure sono condizionate dai difetti connessi con le caratteristiche di funzionamento intrinseche più sopra evidenziate.
Per completezza di esposizione viene ora dato qualche breve cenno esplicativo in merito alla variante dell’ invenzione mostrata nelle figure 6 e 7, dove gli elementi struturalmente o funzionalmente equivalenti a quelli già presenti nel primo esempio riferito sono indicati con la medesima numerazione.
In pratica questa seconda forma realizzativa del trovato differisce dalla precedente per il fato che il sacchetto 3 viene avvolto per essere introdotto nel tubo 21 dell’applicatore (si veda fig. 6), solo intorno al lobo 7a dell’elemento flessibile 7 associato al bordo della imboccatura del sacchetto; in tal modo, predisponendo il pistoncino 24 con una parte a gancio 24a, il lobo 7b che si trova all’esterno del sacchetto arrotolato può venire assicurato ad essa, così da permetere il recupero del saccheto 3 al termine dell’ intervento chirurgico: basterà infati ritirare lo stelo 23 nel tubo 21, per portare il saccheto 3 agganciato al pistoncino 24 in prossimità della estremità distale 2 la di quello e, qualora le dimensioni del(i) pezzo(i) anatomico(i) ivi contenuto(i) lo consentono, anche all’intero del tubo stesso.
Per quanto riguarda le modalità di prima apertura del saccheto di questa variante dell’invenzione, nonché le sue successive fasi di apertura e chiusura ripetute, esse avvengono in modo analogo a quanto spiegato in precedenza relativamente alla prima forma realizzativa e pertanto su questo punto si rimanda alla corrispondente parte di descrizione che a ciò si riferisce.
Naturalmente non sono da escludere altre varianti del dispositivo secondo il presente trovato, rispetto agli esempi di esso che sono stati qui presi in considerazione.
Indicativamente si può segnalare come l’anello 10 potrebbe venire sostituito da una fibbia, una fascetta o altro fermaglio, che sia magari anche regolabile così da poter scorrere al meglio lungo l’elemento flessibile: è infatti comprensibile che tale anello sia un elemento facilmente realizzabile industrialmente e quindi con bassi costi, ma è pure evidente che potrebbe venire perfezionato dando luogo a svariate soluzioni alternative equivalenti.
Inoltre bisogna segnalare che l’applicazione dell’anello a cavallo della giunzione dei due lobi 7a e 7b (si veda la fig. 2) consente di mantenere in modo stabile la configurazione a “8” dell’elemento flessibile, prevenendo nel contempo che l’anello possa sfilarsi da esso: in altri termini, come eventuale alternativa si potrebbe anche pensare di applicare l’anello similmente ad una fascetta che cinga all’esterno tale giunzione, ma ciò comporterebbe una accentuata possibilità di sfilarlo dall’elemento flessibile 7 durante l’uso del dispositivo, con tutti i rischi connessi che si possono facilmente immaginare.
Come ulteriore modifica ipotizzabile rispetto a quanto finora indicato, si potrebbe anche considerare di fare a meno dell’anello stesso: infatti, sebbene esso sia particolarmente vantaggioso per eseguire con semplicità ed efficacia la chiusura nonché, eventualmente, la riapertura del sacchetto, queste operazioni potrebbero lo stesso venire compiute, seppure con maggiori difficoltà, grazie al ritorno elastico della molla che costituisce l’elemento flessibile.
Infine, anche per quanto riguarda quest’ultimo non si possono escludere soluzioni differenti rispetto alla molla elicoidale degli esempi proposti in questa descrizione; tale molla, infatti, è particolarmente indicata per questa invenzione perché oltre ad essere in grado di conseguire i risultati che sono stati qui evidenziati, si è rivelata anche vantaggiosa economicamente essendo disponibile in commercio a costi contenuti: tuttavia non è da escludere la possibilità di utilizzare in sua vece, cavetti metallici, elastomeri o altri elementi flessibili appositamente realizzati in accordo con l’insegnamento di questa invenzione.
Queste ed ulteriori possibili varianti rientrano comunque nell’ambito protettivo definito dalle rivendicazioni che seguono.
Claims (10)
- RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo per la rimozione di pezzi anatomici in interventi chirurgici condotti per via laparoscopie a, che comprende un sacchetto (3), un applicai ore a tubo (21) dove il sacchetto (3) viene alloggiato per essere introdotto in una cavità addominale, il quale applicatore è dotato di mezzi (22-26) per fare fuoriuscire il sacchetto (3) nella cavità anzidetta, caratterizzato dal fatto che il sacchetto (3) è associato lungo il bordo della sua imboccatura (5), ad un elemento flessibile (7) chiuso ed avente caratteristiche di elasticità tali da riportarlo in una configurazione sostanzialmente ad asola quando non è sottoposto a deformazione.
- 2. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui l’elemento flessibile (7) è una molla elicoidale.
- 3. Dispositivo secondo le rivendicazioni 1 o 2, in cui l’elemento flessibile (7) è accoppiato in modo scorrevole con un fermaglio (10) sostanzialmente anulare, definendo due lobi (7a,7b) configurati sostanzialmente ad asola e di dimensioni variabili a seguito dello scorrimento reciproco tra l’elemento flessibile ed il fermaglio.
- 4. Dispositivo secondo la rivendicazione 3, in cui l’elemento flessibile è piegato a “8” ed il fermaglio (10) si trova a cavallo della giunzione dei lobi (7a,7b) formanti tale “8”.
- 5. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni che precedono, in cui i mezzi (22-26) dell 'applicatore a tubo (21) per far fuoriuscire il sacchetto (3) comprendono un cursore (24) scorrevole avanti e indietro all’intemo del tubo (21) medesimo, mosso mediante uno stelo (23) passante attraverso l’estremità prossimale (21b) del tubo (21), detto applicatore essendo dotato di mezzi (25) per effettuare tenuta sullo stelo.
- 6. Dispositivo secondo la rivendicazione 5, in cui i mezzi per effettuare la tenuta sullo stelo (23) comprendono una membrana (25).
- 7. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni che precedono, in cui l’applicatore a tubo (21) è dotato di mezzi (24, 24a) per agganciare l’elemento flessibile (7) associato al sacchetto (3).
- 8. Dispositivo secondo la rivendicazione 7 quando essa dipende dalla rivendicazione 5, in cui i mezzi (24, 24a) per agganciare anzidetti comprendono una parte a gancio (24a) del cursore (24).
- 9. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni che precedono, in cui il sacchetto (3) è alloggiato nel tubo (21) del relativo applicatore in condizione arrotolata intorno all’elemento flessibile (7) o ad una parte (7a) di esso.
- 10. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni che precedono,' in cui il sacchetto è realizzato in un materiale a scelta tra il poliuretano, il kevlar ed il polipropilene,
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