ITPD20120175A1 - Tenda a veneziana - Google Patents
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Description
DESCRIZIONE
Campo di applicazione
Forma oggetto della presente invenzione una tenda a veneziana.
Stato della tecnica
Come à ̈ noto, le tende veneziane sono costituite da una pluralità di lamelle, disposte parallelamente tra loro e mantenute in posizione tramite strutture di sostegno in corda o in altro materiale. Tali strutture di sostegno sono essenzialmente di due tipi.
Un primo tipo di struttura à ̈ denominato a “scaletta completa†ed à ̈ costituito da due costole parallele (disposte nel senso dell’altezza della tenda) e da una pluralità di traversi che le collegano tra loro a distanze regolari. A ciascun traverso va associata una lamella, in appoggio (se il traverso à ̈ singolo) oppure in inserimento (se il traverso à ̈ multiplo).
Un secondo tipo di struttura à ̈ denominato a “scalette separate†o a “semi-scaletta†ed à ̈ costituito da due elementi filiformi separati tra loro, che vengono associati a coppie sui lati opposti delle lamelle. Ciascun elemento filiforme costituisce una semiscaletta.
Le semiscalette si differenziano tra loro per il materiale e per il tipo di mezzi di fissaggio alla lamella. Un primo tipo di semiscaletta molto diffuso à ̈ costituito da un cordino, dotato nel suo sviluppo longitudinale di una pluralità di occhielli. La semiscaletta viene fissata tramite graffette o ganci ai bordi delle lamelle.
Un secondo tipo di semiscaletta à ̈ costituito da un filo metallico rivestito esternamente in plastica. Anche questo tipo di semiscaletta viene fissato ai bordi delle lamelle tramite graffette o ganci. Rispetto alla semiscaletta in corda, il filo metallico garantisce una superiore resistenza meccanica. Rispetto alla semiscaletta con occhielli, la semiscaletta a filo metallico può però essere soggetta nel tempo a scorrimenti longitudinali (per la cedevolezza del rivestimento plastico) a discapito della stabilità di fissaggio.
Per superare questo limite, à ̈ stata proposta una semiscaletta realizzata ancora con filo metallico rivestito in plastica, ma dotata di una pluralità di rigonfiamenti o palline, raggruppati a coppie lungo lo sviluppo longitudinale del filo. La distanza tra i due rigonfiamenti di una stessa coppia à ̈ sostanzialmente equivalente allo spessore di una lamella, mentre il passo tra due coppie di rigonfiamenti à ̈ minore della larghezza delle lamelle (per consentire una parziale sovrapposizione in chiusura tra due lamelle adiacenti). I rigonfiamenti impediscono lo scorrimento longitudinale del filo rispetto alla lamella e alla graffetta di fissaggio.
Come già illustrato sopra, le semiscalette vengono tutte associate alle lamelle tramite graffette o ganci fissati sui bordi laterali delle lamelle stesse.
Questa operazione viene effettuata sia su lamelle semplici (i.e. con bordo liscio), sia su lamelle di tipo ribordato (i.e. con bordo arricciato) e garantisce generalmente ottimi risultati in termini di stabilità e sicurezza di aggancio della semiscaletta sulle lamelle. Il limite di questa modalità di fissaggio à ̈ legato alle complessità operative legate alla gestione dei ganci stessi. I ganci devono, infatti, essere applicati in modo stabile e sicuro sui bordi delle lamelle, senza deteriorare esteticamente le lamelle.
Presentazione dell'invenzione Pertanto, scopo della presente invenzione à ̈ quello di eliminare in tutto o in parte gli inconvenienti della tecnica nota sopra citata, mettendo a disposizione una tenda a veneziana che possa essere realizzata fissando le semiscalette alle lamelle senza richiedere la perforazione dei bordi delle lamelle tramite l’applicazione di ganci o graffette.
Un ulteriore scopo della presente invenzione à ̈ quello di mettere a disposizione una tenda a veneziana, che sia di facile ed economica realizzazione.
Breve descrizione dei disegni Le caratteristiche tecniche dell'invenzione, secondo i suddetti scopi, sono chiaramente riscontrabili dal contenuto delle rivendicazioni sottoriportate ed i vantaggi della stessa risulteranno maggiormente evidenti nella descrizione dettagliata che segue, fatta con riferimento ai disegni allegati, che ne rappresentano una o più forme di realizzazione puramente esemplificative e non limitative, in cui:
- la Figura 1 mostra una vista prospettica di una tenda a veneziana in accordo ad una soluzione realizzativa dell’invenzione;
- la Figura 2 mostra una vista prospettica in esploso di un dettaglio della tenda di Figura 1, il dettaglio essendo relativo ad un gruppo comprendente una lamella, una semiscaletta (con filo metallico plastificato e palline di bloccaggio) ed un elemento stabilizzatore; - la Figura 3 mostra il dettaglio di figura 2 in condizione assemblata;
- la figura 4 mostra una vista ortogonale in pianta dell’elemento stabilizzatore illustrato nelle Figure 2 e 3;
- la figura 5 mostra una vista ortogonale laterale dell’elemento stabilizzatore di Figura 4 secondo la freccia V ivi riportata;
- la figura 6 mostra una vista ortogonale frontale dell’elemento stabilizzatore di Figura 4 secondo la freccia VI ivi riportata;
- la Figura 7 mostra una vista prospettica di un dettaglio di una lamella secondo una forma realizzativa alternativa dell’invenzione, relativo ad una linguetta in condizione sollevata;
- la Figura 8 mostra una vista prospettica della lamella di Figura 7 con la linguetta in condizione abbassata e associata ad un occhiello di una semiscaletta;
- la Figura 9 mostra una vista prospettica di un dettaglio della lamella di Figura 2 relativo ad una linguetta di fissaggio per una semiscaletta, la linguetta essendo raffigurata in condizione sollevata.
Descrizione dettagliata
Con riferimento ai disegni allegati à ̈ stata indicata nel suo complesso con 1 una tenda a veneziana secondo l’invenzione.
Qui e nel seguito della descrizione e delle rivendicazioni, si farà riferimento alla tenda in condizione di utilizzo. In questo senso dovranno dunque essere intesi eventuali riferimenti ad una posizione inferiore o superiore.
In accordo ad una forma realizzativa generale dell’invenzione, la tenda a veneziana comprende:
- una pluralità di lamelle 10, ciascuna delle quali comprende un elemento profilato che si estende lungo una direzione principale di sviluppo longitudinale X con due bordi longitudinali opposti 11,12 e definisce il corpo della lamella stessa;
- una pluralità di semiscalette di sostegno 20 o 40 che collegano tra loro le lamelle, sovrapposte tra loro. L’elemento profilato può essere di qualsiasi tipo. In particolare, la lamella può avere un profilo in sezione piano o incurvato (come illustrato negli esempi delle figure allegate). I bordi longitudinali della lamella possono essere lineari (come illustrato negli esempi delle figure allegate) oppure arricciati.
Preferibilmente, l’elemento profilato à ̈ in materiale metallico (in particolare lega di alluminio o acciaio), ma può essere anche in materiale plastico.
Come sarà chiarito nel seguito della descrizione, le semiscalette di sostegno possono essere di qualsiasi tipo, ed in particolare semiscalette con occhielli (come illustrato nella Figura 8), o semiscalette senza occhielli (ad esempio, realizzate in filo metallico plastificato con rigonfiamenti o palline, come illustrato nelle Figure 2 e 3).
Ciascuna lamella comprende una pluralità di porzioni di aggancio 16 o 26, che sono disposte in prossimità (vedi Figure 7 e 8) o in corrispondenza di ciascun bordo longitudinale 11, 12 del profilato (vedi Figure 2 e 9) e fissano le semiscalette 20 al profilato della lamella.
Ciascuna porzione di aggancio 16 o 26 à ̈ costituita da una linguetta che à ̈ intagliata sul profilato ed à ̈ movimentabile tra una posizione sollevata, in cui tale linguetta 16 o 26 à ̈ sollevata rispetto all’elemento profilato ed à ̈ impegnabile da una semiscaletta (vedi figure 7 e 9), e una posizione abbassata, in cui tale linguetta 16 o 26 à ̈ abbassata sull’elemento profilato così da trattenere la semiscaletta sul profilato stesso (vedi figura 8).
La tenda a veneziana 1 comprende una pluralità di elementi stabilizzatori 30, ciascuno dei quali blocca una delle suddette linguette 16 o 26 nella condizione abbassata, impedendo che con l’uso le linguette – sollecitate in senso verticale dalle semiscalette – possano sollevarsi e non riescano più a trattenere le semiscalette stesse vincolate alle lamelle.
Più in dettaglio, come illustrato nelle Figure allegate, ciascun stabilizzatore 30 comprende una porzione di supporto 31 e due porzioni di presa 32, 33, che si estendono a sbalzo dalla porzione di supporto 34.
Le due porzioni di presa 32, 33 sono contraffacciate tra loro e definiscono una intercapedine 34 all’interno della quale à ̈ inserita la parte di lamella con la suddetta linguetta 16 o 26.
Come sarà ripreso nel seguito, lo stabilizzatore può essere dimensionato in modo da impegnare solo una zona limitata della lamella, sostanzialmente dove à ̈ ricavata la linguetta. In alternativa come illustrato nelle Figure allegate), lo stabilizzatore può essere dimensionato per impegnare una zona più ampia della lamella, non solo in corrispondenza della linguetta, allo scopo di meglio far presa sulla lamella stessa. Vantaggiosamente, l’intercapedine 34 ha dimensioni tali per cui la lamella si inserisce con interferenza all’interno dell’intercapedine stessa. Le due porzioni di presa 32 e 33 sono realizzate in modo tale che con il progressivo inserimento della lamella all’interno dell’intercapedine esse vengano elasticamente divaricate e possano, quindi, premere contro la parte di lamella 10 inserita all’interno dell’intercapedine 34 così da bloccarla in posizione.
La presa dello stabilizzatore 30 sulla lamella può essere affidata unicamente alla sola pressione esercitata dalle porzioni di presa sulla lamella.
Preferibilmente, la presa dello stabilizzatore sulla lamella viene affidata anche, o in alternativa, ad un incastro per accoppiamento di forma tra la lamella e una o entrambe le porzioni di presa. Ciò à ̈ per evitare che con il tempo lo stabilizzatore possa disimpegnarsi dalla lamella, lasciando scoperta la linguetta.
In accordo alle soluzioni realizzative descritte nelle Figure allegate, almeno una delle porzioni di presa 32, 33 ha una o più protuberanze 39’, 39†che si estendono all’interno dell’intercapedine 34. Tali una o più protuberanze 39’, 39†si incastrano all’interno di corrispondenti sedi di innesto 13 ricavate nella parte di lamella 10 che à ̈ inserita all’interno dell’intercapedine 34.
Le suddette sedi 13 di innesto delle protuberanze 39’, 39†sono ricavate sulla lamella in prossimità delle porzioni di aggancio 16 o 26. Tali sedi 13 sono ricavate lungo entrambi i bordi longitudinali della lamella.
In particolare, ciascuna protuberanza 39’, 39†à ̈ costituita da una appendice elasticamente deformabile che si estende all’interno dell’intercapedine.
Vantaggiosamente, come illustrato nella Figura 5, l’ appendice 39’, 39†si estende dalla relativa porzione di presa formando un angolo acuto α con una superficie della porzione di presa affacciata sull’intercapedine. L’appendice à ̈ orientata con la propria estremità libera 39a rivolta verso la porzione di supporto 31 dello stabilizzatore 30. In questo modo, quando la lamella 10 entra nell’intercapedine 34 ed il bordo 11 o 12 si avvicina alla porzione di supporto attraversando l’intercapedine, le appendici 39’,39†non oppongono resistenza e vengono elasticamente accostate verso la relativa porzione di presa. Una volta incastrate all’interno delle sedi, un movimento di estrazione della lamella verrebbe invece impedito dalle suddette appendici. Le appendici - sotto la trazione della lamella, alla quale sono associate – tenderebbero infatti a disporsi ortogonalmente alla lamella stessa bloccandone il movimento. L’incastro di forma che viene a realizzarsi à ̈ quindi irreversibile.
Le protuberanze 39’, 39†possono essere previste solo su una delle due porzioni di presa 32, 33. In questo caso, le sedi di innesto 13 sono ricavate solo su una delle facce principali della parte di lamella 10 inserita all’interno dell’intercapedine 34. Preferibilmente, al fine di garantire una superiore stabilità di fissaggio, entrambe le porzioni di presa 32, 33 hanno una o più protuberanze 39’, 39†che si estendono all’interno dell’intercapedine 34. In particolare tali protuberanze sono costituite da appendici elasticamente deformabili, come sopra descritto. In questo caso le sedi di innesto 13 sono ricavate in corrispondenza di entrambe le due facce principali 14, 15 della porzione di lamella 10 inserita all’interno dell’intercapedine 34.
Più in dettaglio, in accordo alle soluzioni realizzative illustrate nelle Figure allegate, le protuberanze 39’ di una porzione di presa 32 sono contrapposte alle porzioni di presa 39†dell’altra porzione di presa 33. Ciò garantisce una più equilibrata distribuzione degli sforzi e quindi una maggiore stabilità di fissaggio.
Le sedi di innesto 13 possono essere costituite da zone ribassate ricavate nella lamella. In alternativa, soprattutto nel caso di protuberanze contrapposte, come illustrato nelle Figure allegate, le sedi di innesto 13 possono essere costituite da aperture passanti. In questo modo la singola apertura può fungere da sede di innesto per due protuberanze contrapposte.
In accordo alle soluzioni realizzative illustrate nelle Figure allegate, su ciascuna porzione di presa 31, 32 può essere ricavata una sede passante allungata 35, 36. Tale sede passante 35, 36 à ̈ aperta in corrispondenza dell’estremità libera 37, 38 della relativa porzione di presa 32, 33. Le sedi passanti 35, 36 delle due porzioni di presa 32, 33 sono sovrapposte tra loro e affacciate sull’intercapedine 34. Tali sedi passanti sono funzionali al passaggio della semiscaletta attraverso lo stabilizzatore.
Come si può osservare in particolare nella Figura 3, la semiscaletta 20 attraversa lo stabilizzatore 30 in corrispondenza delle due sedi passanti 35, 36 e dell’intercapedine 34. Operativamente, la semiscaletta 20 o 40 viene associata ad una porzione di aggancio 16 o 26 (vedi ad esempio figura 8). La parte di lamella in cui à ̈ ricavata la linguetta 16 o 26 viene inserita all’interno dell’intercapedine 34, mentre la semiscaletta si inserisce nelle due sedi passanti 35,36 dello stabilizzatore.
Vantaggiosamente, come si può osservare nelle Figure allegate, ed in particolare nella Figura 4, ciascuna sede passante allungata 35, 36 divide la rispettiva porzione di presa 32, 33 in due parti 32a, 32b e 33a, 33b. Le suddette protuberanze 39’, 39†sono peferibilmente previste su entrambe le parti 32a, 32b e 33a, 33b di ciascuna porzione di presa 32, 33. Ciò assicura una più equilibrata distribuzione degli sforzi e quindi una maggiore stabilità di fissaggio dello stabilizzatore sulla lamella.
In particolare, come illustrato nelle Figure allegate, le porzioni di presa 32, 33 possono essere costituite da elementi lastriformi. Vantaggiosamente, le appendici 39’, 39†possono essere ottenute per tranciatura della lamella 10.
In particolare, lo stabilizzatore 30 può essere realizzato in metallo o in plastica.
Lo stabilizzatore 30 può avere almeno un asse di simmetria Y. In particolare, tale asse di simmetria Y passa per le due sedi passanti allungate 35, 36. Tale asse di simmetria Y può essere ortogonale alla direzione di sviluppo X della lamella 10.
Vantaggiosamente, si possono prevedere soluzioni in cui le protuberanze (in particolare, le appendici) sono ricavate sulla lamella anziché sullo stabilizzatore, e le sedi di innesto (in particolare, le aperture passanti) sono ricavate sulle porzioni di presa dello stabilizzatore anziché sulla lamella.
In accordo ad una prima soluzione realizzativa illustrata nelle Figure 2, 3 e 9, la porzione di aggancio à ̈ costituita da una linguetta 16 ricavata su un bordo del profilato. Più in dettaglio, la linguetta 16 à ̈ delimitata da un foro passante 17 discostato dai bordi del profilato, da un intaglio 18, che si estende dal foro 17 fino al bordo longitudinale più vicino 11 o 12, e da un tratto del suddetto bordo longitudinale. Ciascun foro 17 fungendo da sede di alloggiamento per una semiscaletta di sostegno 20 della lamella 1.
L’intaglio 18 può avere forma qualsiasi. In particolare, l’intaglio può essere anche rettilineo e ortogonale alla direzione di sviluppo longitudinale X del profilato.
Il foro 17 e il punto di inizio del relativo intaglio18 sul bordo del profilato possono assumere tra loro qualsiasi posizione relativa. Preferibilmente, come illustrato nella Figura 2, il foro 17 e il punto di inizio del relativo intaglio 18 sul bordo del profilato sono disallineati tra loro in senso ortogonale rispetto alla direzione principale di sviluppo longitudinale X del profilato. Grazie a questo disallineamento, à ̈ ostacolato lo scorrimento della semiscaletta lungo l’intaglio a causa di sollecitazioni ortogonali alla direzione di sviluppo longitudinale X.
In accordo alle soluzioni realizzative illustrate nelle Figure allegate, l’intaglio 18 à ̈ sagomato in particolare a forma di J. Alternativamente, l’intaglio 18 può essere sagomato a forma a L. Preferibilmente, l’intaglio 18 - con conformazione a J o L - à ̈ disposto in modo da avere un tratto sostanzialmente parallelo alla direzione di sviluppo longitudinale X e quindi al bordo del profilato. Questa conformazione della porzione di aggancio 16 à ̈ molto vantaggiosa in quanto rende agevole l’inserimento degli occhielli delle semiscalette. In tal senso à ̈ preferibile che la porzione di aggancio 16 si sviluppi prevalentemente nella direzione X, ovvero che il tratto parallelo al bordo longitudinale 11 o 12 (i.e. parallelo alla direzione X) abbia un’estensione superiore al tratto ortogonale (o obliquo).
In accordo ad una seconda soluzione realizzativa illustrata nelle Figure 7 e 8, la porzione di aggancio à ̈ costituita da una linguetta 16 ricavata in una parte interna del profilato, distanziata dai bordi longitudinali 11, 12. Più in dettaglio, la linguetta à ̈ delimitata da un intaglio 28 che si estende tra due fori passanti 27’, 27†tra loro distanziati.
Come già detto, possono essere utilizzate semiscalette di qualsiasi tipo.
In particolare, le semiscalette con occhielli (costituite in particolare da un elemento filiforme 40a da cui si estendono una pluralità di occhielli 41, come illustrato nella Figura 8), possono essere agevolmente utilizzate con entrambe le forme realizzative di porzioni di aggancio precedentemente descritte, i.e. sia con le linguette 16 ricavate sui bordi del profilato, sia con le linguette 26 ricavate all’interno del profilato, distanziate dai bordi.
Più in dettaglio, con una linguetta 16 ricavata sul bordi del profilato la semiscaletta 40 viene associata alla lamella 10 con un occhiello 41 infilato nel foro passante 17; con una linguetta 26 ricavata all’interno del profilato la semiscaletta 40 viene associata alla lamella 10 con un occhiello 41 che attraversa i due fori passanti 27’, 27†.
Per ragioni di semplicità di montaggio, le semiscalette senza occhielli sono usate preferibilmente con linguette 16 ricavate sui bordi del profilato.
In particolare, una semiscaletta senza occhielli à ̈ costituita da un elemento filiforme 20a comprendente un’anima metallica e un rivestimento esterno in materiale plastico. Lungo il suddetto elemento filiforme 20a sono fissati una pluralità di rigonfiamenti o palline 22, organizzati a coppie di due rigonfiamenti 22 separati tra loro da un tratto intermedio 21 di elemento filiforme. La semiscaletta 20 à ̈ associata alla lamella inserendo attraverso il foro passante 17 il tratto intermedio 21 con i due rigonfiamenti 22 disposti uno sotto e uno sopra il profilato della lamella 10.
L’invenzione permette di ottenere numerosi vantaggi in parte già descritti.
La tenda a veneziana secondo l’invenzione può essere realizzata fissando le semiscalette alle lamelle senza richiedere la perforazione dei bordi delle lamelle tramite l’applicazione di ganci o graffette. Infatti, gli elementi per bloccare le semiscalette alle lamelle (i.e. le porzioni di aggancio) sono già incorporati nella lamella stessa. Si evita pertanto il rischio di deteriorare esteticamente le lamelle.
Grazie all’invenzione, rispetto ai tradizionali ganci e graffette, il fissaggio delle semiscalette risulta essere più facilmente controllabile e preciso. Infatti, i fori e i relativi intagli (che definiscono le porzioni di aggancio) possono essere ricavati sul profilato con semplici lavorazioni meccaniche, effettuabili durante la produzione delle lamelle.
La tenda secondo l’invenzione risulta essere meccanicamente resistente, grazie alla stabilità di fissaggio garantita anche dagli elementi stabilizzatori, che impediscono il sollevamento delle linguette.
Infine, la tenda secondo l’invenzione risulta essere di facile ed economica realizzazione, dal momento che al di là della realizzazione degli stabilizzatori (ottenibili per stampaggio nel caso in cui siano in materiale plastico o per tranciatura/piegatura nel caso in cui siano in lamierino metallo) sulle lamelle sono richieste al massimo semplici lavorazioni meccaniche per la realizzazione delle sedi di innesto e delle appendici di aggancio. L’applicazione degli stabilizzatori à ̈ infine un’operazione estremamente semplice e veloce, che può essere effettuata sia in modo automatico, sia in modo manuale. Gli stabilizzatori possono, infatti, essere applicati sulle lamelle a pressione oppure tramite un semplice accoppiamento di forma. In quest’ultimo caso le lamelle sono già predisposte per accoppiarsi con gli stabilizzatori.
L’invenzione così concepita raggiunge pertanto gli scopi prefissi.
Ovviamente, essa potrà assumere, nella sua realizzazione pratica anche forme e configurazioni diverse da quella sopra illustrata senza che, per questo, si esca dal presente ambito di protezione.
Inoltre tutti i particolari potranno essere sostituiti da elementi tecnicamente equivalenti e le dimensioni, le forme ed i materiali impiegati potranno essere qualsiasi a seconda delle necessità .
Claims (19)
- RIVENDICAZIONI 1. Tenda a veneziana comprendente: - una pluralità di lamelle (10), ciascuna delle quali comprende un elemento profilato che si estende lungo una direzione di sviluppo longitudinale (X) con due bordi longitudinali opposti (11,12) e definisce il corpo della lamella; - una pluralità di semiscalette di sostegno (20) che collegano tra loro dette lamelle sovrapposte tra loro, caratterizzata dal fatto che ciascuna lamella comprende una pluralità di porzioni di aggancio (16, 26), che sono disposte in prossimità o in corrispondenza di ciascun bordo longitudinale (11, 12) e fissano le semiscalette (20) al profilato della lamella, ciascuna porzione di aggancio (16, 26) essendo costituita da una linguetta che à ̈ intagliata sul profilato ed à ̈ movimentabile tra una posizione sollevata, in cui tale linguetta (16, 26) à ̈ sollevata rispetto all’elemento profilato ed à ̈ impegnabile da una semiscaletta, e una posizione abbassata, in cui tale linguetta (16, 26) à ̈ abbassata sull’elemento profilato così da trattenere la semiscaletta sul profilato stesso, e dal fatto di comprendere una pluralità di elementi stabilizzatori (30), ciascuno dei quali blocca una di dette linguette (16, 26) nella condizione abbassata, ciascun stabilizzatore (30) comprendendo una porzione di supporto (31) e due porzioni di presa (32, 33), che si estendono a sbalzo da detta porzione di supporto (31), contraffacciate tra loro, definendo una intercapedine (34) all’interno della quale à ̈ inserita la parte di lamella (10) con detta linguetta (16, 26).
- 2. Tenda secondo la rivendicazione 1, in cui detta intercapedine (34) ha dimensioni tali per cui la lamella si inserisce con interferenza al suo interno, le due porzioni di presa (32, 33) essendo elasticamente premute contro la parte di lamella (10) inserita all’interno dell’intercapedine (34) così da bloccarla all’interno dell’intercapedine (34).
- 3. Tenda secondo la rivendicazione 1 o 2, in cui almeno una delle porzioni di presa (32, 33) ha una o più protuberanze (39’, 39†) che si estendono all’interno dell’intercapedine (34), dette una o più protuberanze (39) incastrandosi all’interno di corrispondenti sedi di innesto (13) ricavate nella parte di lamella (10) inserita all’interno dell’intercapedine (34).
- 4. Tenda secondo la rivendicazione 3, in cui ciascuna di dette una o più protuberanze (39’, 39†) à ̈ costituita da una appendice elasticamente deformabile che si estende all’interno dell’intercapedine.
- 5. Tenda secondo la rivendicazione 4, in cui detta appendice (39’, 39†) si estende dalla relativa porzione di presa formando un angolo acuto (α) con una superficie di tale porzione di presa affacciata sull’intercapedine, detta appendice (39’, 39†) essendo orientata con la propria estremità libera (39a) rivolta verso la porzione di supporto (31).
- 6. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni da 3 a 5, in cui entrambe le porzioni di presa (32, 33) hanno una o più protuberanze (39’, 39†) che si estendono all’interno dell’intercapedine (34), detti sedi di innesto (13) essendo ricavate in corrispondenza di entrambe le facce principali (14, 15) della parte di lamella (10)) inserita all’interno dell’intercapedine (34).
- 7. Tenda secondo la rivendicazione 6, in cui le protuberanze (39’) di una porzione di presa (32) sono contrapposte alle porzioni di presa (39†) dell’altra porzione di presa (33).
- 8. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni da 3 a 7, in cui dette sedi di innesto (13) sono costituite da aperture passanti.
- 9. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni da 4 a 8, in cui le porzioni di presa (32, 33) sono costituite da elementi lastriformi, dette appendici (39’, 39†) essendo ottenute per tranciatura della lamella (10).
- 10. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui su ciascuna porzione di presa (31, 32) à ̈ ricavata una sede passante allungata (35, 36), aperta in corrispondenza dell’estremità libera (37, 38) della relativa porzione di presa (32, 33), le sedi passanti (35, 36) delle due porzioni di presa (32, 33) essendo sovrapposte tra loro e affacciate sull’intercapedine (34), la semiscaletta (20, 40) attraversando lo stabilizzatore (30) in corrispondenza delle due sedi passanti (35, 36) e dell’intercapedine (34).
- 11. Tenda secondo la rivendicazione 10, in cui ciascuna sede passante allungata (35, 36) divide la rispettiva porzione di presa (32, 33) in due parti (32a, 32b; 33a, 33b), le protuberanze (39’, 39†) essendo previste su entrambe le parti (32a, 32b; 33a, 33b) di ciascuna porzione di presa (32, 33).
- 12. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui ciascun stabilizzatore (30) ha un asse di simmetria (Y), passante preferibilmente per le due sedi passanti allungate (35, 36).
- 13. Tenda secondo la rivendicazione 12, in cui detto asse di simmetria (Y) Ã ̈ ortogonale alla direzione di sviluppo (X) della lamella (10).
- 14. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, in cui la linguetta (16) à ̈ delimitata da un foro passante (17) discostato dai bordi del profilato, da un intaglio (18) che si estende dal foro (17) fino al bordo longitudinale più vicino (11 o 12) e da un tratto di detto bordo longitudinale, ciascun foro (17) fungendo da sede di alloggiamento per una semiscaletta di sostegno (20) della lamella (1).
- 15. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni da 1 a 13, in cui la linguetta (26) à ̈ una parte interna del profilato, distanziata dai bordi longitudinali (11, 12), ed à ̈ delimitata da un intaglio (28) che si estende tra due fori passanti (27’, 27†) tra loro distanziati.
- 16. Tenda secondo la rivendicazione 14, in cui detta semiscaletta (20) à ̈ costituita da un elemento filiforme (20a) comprendente un’anima metallica e un rivestimento esterno in materiale plastico, lungo detto elemento filiforme (20a) essendo fissati una pluralità di rigonfiamenti (22), organizzati a coppie di due rigonfiamenti (22) separati tra loro da un tratto intermedio (21) di elemento filiforme, la semiscaletta (20) passando attraverso detto foro passante (17) in corrispondenza di detto tratto intermedio (21) con detti due rigonfiamenti (22) disposti uno sotto e uno sopra il profilato della lamella (10).
- 17. Tenda secondo una o più delle rivendicazioni da 1 a 15, in cui detta semiscaletta à ̈ costituita da un elemento filiforme (40a) da cui si estendono una pluralità di occhielli (41).
- 18. Tenda secondo le rivendicazioni 14 e 17, in cui la semiscaletta (40) Ã ̈ associata alla lamella (10) con un occhiello (41) che attraversa detto foro passante (17).
- 19. Tenda secondo le rivendicazioni 15 e 17, in cui la semiscaletta (40) à ̈ associata alla lamella (10) con un occhiello (41) che attraversa detti due fori passanti (27’, 27†).
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