ITRM20010038A1 - Dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in unmoto rotatorio e viceversa, dotato di uno o piu' satelliti montati a s - Google Patents

Dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in unmoto rotatorio e viceversa, dotato di uno o piu' satelliti montati a s Download PDF

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ITRM20010038A1
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Description

“ DISPOSITIVO PER LA TRASFORMAZIONE DEL MOTO RETTILINEO ALTERNATO IN UN MOTO ROTATORIO E VICEVERSA, DOTATO DI UNO O PIU’ SATELLITI MON-TATI A SBALZO”
DESCRIZIONE
Settore della tecnica
La presente invenzione si riferisce a un dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in moto rotatorio e viceversa, utilizzabile in luogo del manovellismo di spinta rotativa ordinario. Più in particolare, la presente invenzione riguarda la tipologia di dispositivi utilizzabili per questo fine, che si basano sul principio geometrico di Cardano, e che intendono risolvere, tra l’altro, il problema delle sollecitazioni laterali dei pistoni sui relativi alesaggi. Anche se l’applicazione di tale principio geometrico, ad esempio ai motori volumetrici alternativi, è già noto da tempo, i dispositivi sinora realizzati presentano sostanziali lacune, le quali, come verrà illustrato in seguito, rendono il loro funzionamento facilmente soggetto a rotture, mentre in altri casi essi sono strutturalmente troppo complessi, oppure, anche se descritti in alcuni documenti brevettuali, non sono realizzabili nella pratica.
Sin d’ora, si sotolinea il fato che il dispositivo della presente invenzione può essere applicato ai motori a combustione interna volumetrici alternativi o ai compressori, anche se il suo caratere è molto generale e può includere qualsiasi applicazione nella quale deti due tipi di moto debbono essere trasformati uno nell’ altro. Tecnica nota
A tut’oggi quando si trata di convertire, con un meccanismo, un moto rotatorio in rettilineo alternato e viceversa, anche in contesti di tecnologie avanzate, si usa il sistema convenzionale biellamanovella (Fig. 1), nonostante gli innumerevoli e noti svantaggi che esso comporta (sbilanciamento, spinta laterale sul pistone, ecc.). In effeti un principio della tecnica nota che risolverebbe brillantemente i problemi del manovellismo convenzionale è quello rappresentato in Fig. 2. Dal confronto del manovellismo convenzionale (Fig. 1) con quello della Fig. 2, si può notare che, se prendiamo la manovella 01-03 del manovellismo convenzionale e la dividiamo in due segmenti uguali 02-03 e 01-02 ed a questi imponiamo una rotazione opposta e l'una il doppio dell'altra, si otiene per il punto 03 un percorso retilineo. Ebbene, com’è noto, questo vincolo tra i movimenti dei due segmenti è possibile ottenerlo con l’impiego di rotismi (Figg. 3,4,5 e 6).
In Fig. 3 una ruota dentata 6 a dentatura interna di diametro primitivo PRC, fissa nel piano, che ingrana con una ruota dentata a dentatura esterna 16 e diametro primitivo PRS = PRC/2 ne costituisce un esempio. Se si fa ruotare (Fig. 4) il punto 02 intorno al punto 01 di un angolo b la ruota 16 ruoterà di un angolo di verso opposto e pari a 2b intorno al punto 02. Il punto 03, che era il punto di tangenza iniziale delle due primitive, si sposterà tenendosi perfettamente sull’asse X.
Un ulteriore esempio è dato dai rotismi di Fig. 5, dove una ruota dentata 6, fissa nel piano e di diametro primitivo PRC, impone la rotazione della ruota dentata 16, di diametro primitivo PRS, attraverso la ruota oziosa 13, di diametro primitivo PR. Alla ruota 16 è solidale la manovella 03-02 indicata dal numero 10 di lunghezza D pari alla distanza 02-01. Se il rapporto tra il numero di denti della ruota 16 e della ruota 6 è 1:2, imponendo ai centri OR e 02 una rotazione (Fig. 6) di un certo angolo b intorno a 01, la manovella 10 ruoterà intorno a 02 di un angolo doppio 2b ed in verso opposto. Anche in questo caso il punto 03 si sposterà tenendosi perfettamente sull’asse X.
Dal punto di vista applicativo il sistema rappresentato in Fig. 3 è più interessante. Esso infatti, rispetto al cinematismo di Fig. 5, ha il vantaggio di avere:
a) un rotismo che basandosi sull’ingranamento di una ruota dentata a dentatura esterna con una a dentatura interna, offre molti più denti in presa contemporaneamente, dando la possibilità di trasmettere carichi maggiori, a pari dimensionamento della dentatura; b) un minor numero di elementi che compongono il cinematismo; c) la possibilità di gestire con ruote dentate di dimensioni comunque apprezzabili anche piccole corse (caso della stragrande maggioranza delle applicazioni).
Il manovellismo di spinta rotativa ordinario, normalmente impiegato nelle macchine alternative, presenta una serie di svantaggi e limitazioni. In primo luogo la spinta laterale, esercitata sul pistone per effetto dell’ inclinazione della biella, comporta maggiori perdite organiche, nonché maggiore usura dell’accoppiamento cilindro-pistone. Crescono, pertanto, le esigenze di garantire una buona lubrificazione al fine di evitare il pericolo di grippaggi. In particolare, nei motori a 2 tempi, è necessario miscelare al carburante una cospicua quantità di olio (~2%), che, bruciando, incrementa le emissioni inquinanti. Il manovellismo ordinario, inoltre, risulta ingombrante nella direzione dell’asse del cilindro. Infatti, per contenere la spinta laterale sul pistone, la lunghezza della biella (£, Fig. 1), non è mai inferiore a 3,5 volte il raggio di manovella (2D). Nel manovellismo di Fig. 2 la lunghezza dell’omologo tratto (parte integrante dello stantuffo 11) può essere ridotta fino a valori pari alla corsa (4D) più una lunghezza minima perché il pistone, nel PMI, non batta contro il manovellismo. Tale svantaggio del manovellismo classico si esalta nei motori a corsa lunga tipici delle applicazioni navali 2 tempi diesel. Altra limitazione del manovellismo ordinario è che la legge del moto del pistone non è perfettamente sinusoidale, ma presenta armoniche di ordine superiore al primo con le relative difficoltà di bilanciamento. Tali armoniche, compreso la prima, non sono bilanciabili con semplice contrappesatura, ma richiedono l’adozione di alberi controrotanti. Il manovellismo di Fig. 2 presenta solo la prima armonica, che, tra l’altro, è bilanciabile semplicemente contrappesando le parti in movimento.
Passando ai manovellismi non ordinari basati sul principio descritto (Figg. 2-6), diverse sono le tecniche note che hanno tradotto in applicazioni pratiche sia il cinematismo di Fig. 3, che quello di Fig. 5. Tuttavia, esse non hanno avuto successo nella pratica perché, nel caso del meccanismo illustrato in Fig. 3, propongono delle soluzioni tecnologiche con profonde incongruenze che ne pregiudicano il buon funzionamento, mentre nel caso del meccanismo di Fig. 5 il cinematismo impone una complessità costruttiva tale da scoraggiarne l’impiego.
Di seguito si riporta una breve rassegna di tali tecniche.
Brevetto N. 2.271.766 del 3 Febbraio 1942 di H.A. HUEBOTTER (vedi Figg, 7 e 8 di questa domanda)
E’ opportuno precisare per chiarezza di esposizione , che chiameremo “satellite” il particolare di asse 02 che contiene il perno di manovella di asse 03 a cui direttamente si collega lo stantuffo 1 1 (Fig. 2) e “rotore” il particolare di asse 01 che contiene uno o più supporti di rotazione di uno o più satelliti.
Il meccanismo proposto da H.A. HUEBOTTER nel 1942, vedi Fig. 7, per quanto cinematicamente corretto, presenta una grande deficienza strutturale che ne compromette il funzionamento nel momento in cui viene applicato ad esso un utilizzatore U.
Infatti analizzando il sistema si può notare che i cuscinetti B1 e B2 sono i supporti del satellite (S); su tali supporti gravano, attraverso il satellite, i carichi introdotti dallo stantuffo. Questi carichi, per la simmetria del sistema considerato privo di utilizzatore, sono uguali sia su B1 che su B2 e quindi uguali sono anche i momenti utili da essi generati: il sistema è in perfetto equilibrio.
Nel momento in cui interviene Γ utilizzatore U applicando al rotore sinistro un momento resistente, nel sistema si avrà una prevalenza immediata del momento utile destro rispetto a quello risultante a sinistra. In questa condizione, il sistema, per raggiungere una nuova condizione di equilibrio, reagisce trasferendo una coppia pari alla differenza di momento torcente esistente tra destra e sinistra attraverso l’unico organo che connette i due rotori 9, ovvero il satellite S. Tale coppia, che si dovrebbe esplicare sostanzialmente trasferendo una forza tangenziale alle traiettorie circolari degli appoggi B1 e B2 da destra a sinistra, graverebbe, sotto forma di momento di ribaltamento, sui vincoli con cui l’elemento è collegato ai rotori 9, ossia sui cuscinetti o bronzine B1 e B2.
Questo tipo di carico è proporzionale al momento resistente applicato al rotore sinistro 9 dall’utilizzatore U e rappresenta una sollecitazione anomala per le bronzine o i cuscinetti, per cui, in situazioni del genere, il sistema collasserebbe pressoché immediatamente. Questo ragionamento è valido sia nel caso di macchina motrice (es. motore a combustione interna) che di macchina operatrice (es. compressore alternativo); infatti, nel caso di macchina operatrice, Γ utilizzatore U diventa motore e la valutazione dei carichi rimane valida cambiando opportunamente segno alle forze. Pertanto il satellite S rimane soggetto ad un momento di ribaltamento, ma di segno opposto. La stessa critica può essere mossa all’altro schema proposto da H.A. Huebotter nello stesso brevetto, cioè la versione a 4 cilindri ottenuta mettendo in serie due dei meccanismi descritti precedentemente (Fig. 8). In questa applicazione la parte di meccanismo collegata ai cilindri 3 e 4 si trova nella stessa condizione del sistema di Fig. 7 con il relativo inconveniente; mentre il satellite dei cilindri 1 e 2 è aggravato, oltre che del momento di ribaltamento che gli compete come nel sistema bicilindrico, anche dalla trasmissione verso la presa di forza del momento prodotto dai cilindri 3 e 4.
Brevetto N, 875110 del 30 Aprile 1953 di Harald Schultze.
Bochum (non schematizzato nelle Figure della presente domanda) Nel 1953 il brevetto n. 875110 propone un meccanismo per un motore radiale a 4 cilindri le cui bielle risultano agganciate tutte sullo stesso satellite, che, in questo caso, prevede due perni di biella sfasati di 180° rispetto all’asse del satellite stesso. Escludendo la particolarità che sul satellite agiscono 4 pistoni anziché 2, tale soluzione è sostanzialmente identica a quella proposta da H.A. Huebotter e, pertanto, si possono applicare le stesse osservazioni del caso precedente.
Brevetto N, 3,626.786 del 14 Dicembre 1971 di Haruo Kinoshita et al. (vedi Fig. 9 della presente domandai
Il brevetto n. 3,626.786 del 1970 propone un manovellismo del tiρο indicato in Fig. 9. Si tratta di una soluzione che prevede uno spinotto 2 incastrato tra i due rotori 9a e 9b sul quale ruota il satellite costituito dal perno di manovella 1 e dalla ruota dentata 16 solidali tra loro.
In questa architettura, il perno di manovella 1 deve essere di diametro sufficientemente grande da riuscire a contenere interamente lo spinotto 2 ed il relativo cuscinetto 8 disassati di 1⁄4 della corsa rispetto al suo centro.
La potenza, come nei casi esaminati fino ad ora, viene prelevata dall’albero di uno dei due rotori.
Allo spinotto 2 è affidato il compito di supportare il satellite, di coordinare il moto dei due rotori e di trasmettere i carichi dall’uno all’altro rotore senza perdere il parallelismo con l’asse principale del motore 01 (condizione necessaria per il buon funzionamento del cuscinetto del perno di manovella e del perno del satellite). Questa condizione viene rispettata solo se l’angolo di torsione che si manifesta durante il funzionamento tra i due rotori risulta estremamente contenuto. Tale angolo deriva essenzialmente dalla deformabilità flessionale e torsionale del perno 2; pertanto si rende necessario proporzionare adeguatamente lo stesso che, raggiungendo opportuni diametri, condiziona il dimensionamento del perno di manovella 1 e dei rotori 9a e 9b con aggravi di peso ed ingombri fino a rendere il sistema poco competitivo rispetto ad un meccanismo basato sul manovellismo di spinta rotativa ordinario. Si noti dalla Fig. 9 che per consentire il passaggio del perno del satellite di diametro d è necessario adottare per il perno di manovella un diametro P pari a: P = 2C/4 dB 2s= C/2 dB 2s, dove C è la corsa del pistone, dB il diametro della bronzina del perno del satellite, e s lo spessore del perno di manovella che copre la bronzina.
Evidentemente se d è molto grande comporta l’adozione di diametri P eccessivi.
Brevetto N. 3,791,227 del 12/2/1974 di Myron E. Cherry (non schematizzato nelle Figure della presente domandai
Tale brevetto propone, anche se finalizzato alla soluzione di problemi di bilanciamento, un meccanismo identico a quello proposto da H. A. Huebotter nel 1942 (Fig. 7) e, pertanto, anche per esso valgono le stesse critiche.
Brevetto N. DE 44 31 726 Al del 6/9/1994 di Hans Gerhards (vedi FÌR. 10 della presente domanda)
Il meccanismo proposto da H. Gerhards (Fig. 10), per quanto dotato di albero di sincronismo, non risolve il problema del momento di ribaltamento sul satellite in quanto non garantisce il perfetto allineamento dei due supporti B1 e B2 dello stesso durante il funzionamento.
La ragione di questo disallineamento è spiegabile partendo dalla considerazione che una coppia di ingranaggi necessita di un gioco per poter funzionare correttamente.
La legge ideale di trasmissione del moto tra due ruote dentate prevede, in assenza di gioco, che sia sempre: θι = ε ■ Θ2 , dove θι e Θ2 sono gli angoli di riferimento che individuano la posizione angolare della coppia di ruote dentate ed ε è il rapporto di trasmissione.
La presenza del gioco introduce un discostamento delle posizioni reali assunte dalle ruote rispetto a quelle ideali previste dalla formula precedente; tale discostamento è proporzionale al gioco presente tra gli ingranaggi.
Andando ad analizzare sul perché la presenza del gioco tra gli ingranaggi infici il corretto funzionamento del meccanismo proposto nel brevetto DE 44 31 726 Al è possibile ricondursi a due cause principali:
- l’esecuzione in un sol pezzo del rotore (9b, Fig.10) intermedio tra due cilindri consecutivi e non in due unità indipendenti tra loro e ciascuna dotata di ruota dentata per la trasmissione all’albero di sincronizzazione ;
- la presa di forza ricavata sull’ultimo rotore (9c) e non sull’albero di sincronizzazione.
Il primo punto è possibile chiarirlo (Fig. 10) analizzando lo schema proposto in cui, durante il funzionamento del motore, necessariamente si verifica il caso in cui il cilindro PI è in fase passiva (assorbimento di lavoro dall’albero di sincronizzazione) ed il cilindro P2 è in fase attiva (cessione di lavoro all’albero di sincronizzazione). Si indica nel seguito con MPi il momento motore generato dal cilindro PI e con MP2 quello generato dal cilindro P2; per quanto precisato precedentemente, sarà e Mp2+Mpj>0 per la positività del momento motore globale.
In questa circostanza il momento trasmesso dalla ruota 15a alla ruota 14a vale: MPi/2<0; pertanto la ruta 14a trascinerà la ruota 15a e, se i versi di rotazione sono quelli indicati nella sezione A-A’, la coppia di ingranaggi recupererà tutto il gioco alla destra del dente in presa (X) della ruota 14a.
Analogamente il momento trasmesso dalla ruota 15b alla ruota 14b vale: (MPi MP2)/2>0; pertanto la ruota 14b sarà trascinata dalla ruota 15b; la coppia di ingranaggi recupererà tutto il gioco alla sinistra del dente in presa (Y) della ruota 14b (sez. B-B’). Essendo i denti (X) e (Y) allineati tra loro e rigidamente connessi dall’albero di sincronizzazione, la differenza nel recupero del gioco tra i due rotismi 14a/15a e 14b/15b comporterà l’assunzione di posizioni angolari differenti del rotore 9a solidale alla ruota 15a (angolo θ γ, sez. A-A’) e del rotore 9b solidale alla ruota 15b (angolo Θ, sez. B-B’). Questa differenza induce un disallineamento tra i supporti del satellite B1 e B2 che, anche se nell’ordine di qualche decimo di millimetro, inficia il corretto funzionamento dei cuscinetti, che, come è noto, tollerano al più disallineamenti dell’ordine di qualche millesimo di millimetro.
Analogo problema si manifesta per la presenza della presa di forza su uno dei rotori di estremità.
Infatti, per il rotore 9c a cui compete la presa di forza, il momento trasmesso da e verso l’albero di sincronizzazione (accoppiamento 15c/14c in Fig. 10) vale: è la coppia trasmessa mutuamente dalle ruote dentate 15c/14c e Mt è il momento motore totale di tutti i cilindri. Mentre per il rotore compagno (accoppiamento 15b/14b in Fig. 10) vale:
Mi5b/i4b = (Μρι+ΜΡ2)/2, dove Misb/nb è la coppia trasmessa mutuamente dalle ruote dentate 15b/14b.
Per le caratteristiche intrinseche del funzionamento delle macchine alternative è giocoforza che tali momenti siano diversi e, quando i segni sono diversi, si realizza il recupero diverso ed opposto del gioco tra le ruote 14b/15b e le ruote 15c/14c, replicando il problema del caso precedente.
Brevetto N. DE 36 04 254 Al dell’ 11/2/1986 di TRAN. Toan Dat Questo brevetto tratta di meccanismi realizzati applicando il principio di Fig. 5 con impiego di rotismi a dentatura esterna. Esso, pur dando delle configurazioni corrette per l’impiego del cinematismo in alcuni casi particolari, non fa altrettanto in taluni altri ed in particolare quando si tratta di gestire due o più meccanismi in serie. Infatti nella sua rivendicazione n. 9, propone dei meccanismi messi in serie quando questi hanno il perno di manovella tanto grande da far passare in esso uno spinotto da piantare in due rotori contrapposti, di talché due rotori dello stesso satellite diventino solidali tra loro. Una tecnica di questo genere pone le stesse problematiche del brevetto n. 3,626,786 del 14/12/71 di Hauro Kinoshita e quindi le conclusioni della critica mossa a questo brevetto valgono anche per la tecnica in questione.
Notiamo inoltre che i meccanismi di DE 3 604 254 sono assai complessi da realizzare, per il numero elevato di componenti. Descrizione dell’ invenzione
Uno scopo della presente invenzione è quello di tradurre correttamente nella pratica il principio mostrato nelle Figure 2 sino a 6, in maniera da ovviare al disallineamento delle sedi dei satelliti che si riscontra nella tecnica nota.
Un secondo scopo della presente invenzione è quello di realizzare un dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in un moto rotatorio e viceversa, nel quale non si riscontrano problemi di sollecitazioni anomale sui cuscinetti o bronzine, o in generale sulle superfici di rotolamento (interfacce) rotore/satellite o rotore/satelliti.
Un terzo scopo della presente invenzione è quello di realizzare il dispositivo in maniera da essere facilmente bilanciabile usando tecniche note.
Un quarto scopo della presente invenzione è quello di semplificare al massimo la struttura del dispositivo di trasformazione del moto rettilineo alternato in un moto rotatorio e viceversa, rispetto alla tecnica nota.
Un ulteriore scopo della presente invenzione, è quello di mettere a disposizione un dispositivo di tipo universale, che svolge il compito di trasformare il moto rotatorio in moto rettilineo alternato e viceversa, che sia impiegabile come modulo sostituibile, in qualsiasi apparecchiatura o macchina, in base a dimensioni e configurazioni richieste per l’applicazione particolare.
La presente invenzione deve essere impiegabile in particolare nei compressori e nei motori a combustione interna volumetrici alternati vi. Detti scopi vengono raggiunti mediante un dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in un moto rotatorio e viceversa, che presenta le caratteristiche contenute nelle rivendicazioni indipendenti 1, 6 e 12.
Le rivendicazioni dipendenti 2 sino a 5, così come 7 sino a 11, e infine 13 sino a 19, costituiscono delle realizzazioni particolari o varianti.
Il concetto inventivo unico che unisce tutte le realizzazioni dell’invenzione, fornendo un contributo univoco rispetto alla tecnica nota, consiste nell’avere previsto un unico rotore, e almeno un satellite montato a sbalzo in detto rotore, in maniera che i supporti del satellite siano tutti disposti su un solo lato della manovella del satellite.
Essendo il rotore monolitico, o costituito da un aggregato rigido di più parti, non è possibile che le sedi del o dei satelliti si disallineino.
Nel caso di più di un satellite, essi vengono montati a sbalzo, e la presa di forza avviene lateralmente, mediante un albero sul quale è calettata una ruota dentata che ingrana con una ruota dentata del rotore. Non è vincolante il prelievo della potenza dal rotore a mezzo di ruote dentate, ma a seconda delle esigenze, si può prelevare la potenza dal meccanismo con qualsiasi altro mezzo idoneo a trasmettere moti rotatori tra due alberi, di cui uno fuori dal meccanismo (es. trasmissione a cinghia, a catena, ecc.). Essendo il rotore unico, non si verificano disallineamenti delle sedi dei satelliti, e non esistono trasferimenti di momento torcente da un rotore all’altro.
Si possono ovviamente anche prevedere diversi bottoni di manovella sulla stessa manovella , tra loro sfasati, garantendo un funzionamento ottimale, poiché la distribuzione della spinta degli stantuffi è più uniforme durante una singola rotazione di 360° dell’albero motore.
Breve descrizione dei disegni
La presente invenzione e i suoi vantaggi rispetto alla tecnica nota, verranno illustrati più dettagliatamente solamente a titolo esemplificativo e non limitativo, facendo riferimento ai disegni annessi, i quali mostrano alcune particolari realizzazioni preferite ma non limitative o vincolanti, in cui:
FIGURA 1 è una vista schematica del manovellismo ordinario; FIGURA 2 è una vista schematica del principio di funzionamento del dispositivo della presente invenzione, e anche degli altri dispositivi noti basati sul principio di Cardano;
FIGURA 3 è una vista di un complesso costituito da una ruota a dentatura interna, da un satellite solidale a una manovella, e dalla manovella stessa, nella posizione corrispondente al PMS (punto morto superiore) dell’organo mobile o pistone a moto rettilineo alternato;
FIGURA 4 è una vista che illustra il complesso di Fig. 3 in una posizione diversa dal PMS;
FIGURA 5 è una vista di un complesso costituito da una ruota a dentatura esterna, da una ruota oziosa, da un satellite solidale alla manovella, e dalla manovella stessa, nella posizione corrispondente al PMS dello stantuffo;
FIGURA 6 è una vista del complesso di Fig. 5 in una posizione diversa dal PMS;
FIGURA 7 rappresenta il principio di funzionamento di un primo dispositivo della tecnica nota, nella versione a due cilindri;
FIGURA 8 rappresenta il principio di funzionamento del dispositivo di Fig. 7, nella versione a quattro cilindri, anch’esso compreso nello stato dell’arte;
FIGURA 9 rappresenta lo schema di funzionamento di un secondo dispositivo della tecnica nota;
FIGURA 10 rappresenta lo schema di funzionamento di un terzo dispositivo della tecnica nota;
FIGURA 11 mostra una vista laterale e una vista frontale rispettivamente, di una prima forma di esecuzione del dispositivo della presente invenzione, che impiega il principio di Fig. 3 e che in seguito indicheremo come “dispositivo a sbalzo ad un solo satellite”;
FIGURA 12 è una vista in sezione longitudinale lungo il piano A-A di Fig. 11;
FIGURA 13 è una vista esplosa parzialmente in sezione del dispositivo di Fig. 12;
FIGURA 14 è una vista in sezione longitudinale di una variante della prima forma di esecuzione mostrata nelle Figg. 11-13;
FIGURA 15 è una vista in sezione longitudinale di un’altra variante della prima forma di esecuzione;
FIGURA 16 è una vista frontale e laterale rispettivamente di una seconda forma di esecuzione del dispositivo della presente invenzione, basata anch’essa sul principio di funzionamento di Fig. 3, e che indicheremo nel seguito come “dispositivo a sbalzo a due satelliti”;
FIGURA 17 è una vista in sezione longitudinale lungo il piano B-B di Fig. 16;
FIGURA 18 è una vista in sezione trasversale lungo il piano A-A di Fig. 16;
FIGURA 19 è una vista esplosa parzialmente in sezione longitudinaie, del dispositivo delle Figg. 16 sino a 18;
FIGURA 20 è un assieme di tre viste, due frontali su lati opposti e una in sezione, di uno dei due componenti laterali tra loro uguali, del rotore facente parte del dispositivo delle Figg. 16 sino a 19; FIGURA 2 1 è una variante, mostrata in sezione longitudinale, del dispositivo corrispondente alla seconda forma d’esecuzione dell’ invenzione (Fig. 16);
FIGURA 22 è una vista in sezione longitudinale di una terza forma d’esecuzione, nella quale vi è un unico satellite montato a sbalzo, con due perni di manovella disposti su lati opposti del dispositivo;
FIGURA 23 è una vista laterale di un generico satellite, con due perni di manovella sfasati collegabili ciascuno agli stantuffi;
FIGURA 24 è una vista frontale e laterale rispettivamente, di una quarta forma di esecuzione dell’invenzione, che impiega il principio di Fig. 5, e che corrisponde ancora una volta ad un “dispositivo a sbalzo ad un solo satellite”;
FIGURA 25 è una vista trasversale in sezione lungo il piano A-A di Fig. 24;
FIGURA 26 è una vista trasversale in sezione lungo il piano B-B di Fig. 24;
FIGURA 27 è una vista in sezione longitudinale lungo il piano C-C di Fig. 24.
Forme preferite di esecuzione dell’ invenzione
Avendo già descritto nella critica alla tecnica nota, i particolari svantaggi dei dispositivi convenzionali che sfruttano i due principi delle Figure 3, 4 da un lato, e 5, 6 dall’altro, nel seguito descriveremo diverse realizzazioni preferite del dispositivo della presente invenzione, che si basano anch’esse su tali principi (noti nella letteratura come “principio di Cardano” sebbene quest’ultimo sia un puro teorema geometrico), ma che non presentano gli inconvenienti menzionati sopra.
Nella descrizione delle diverse forme di esecuzione, si usano gli stessi numeri di riferimento, tra loro differenti solo per un multiplo di 100. Ad esempio, 117 indica il satellite della prima forma di esecuzione, 317 quello della terza e così via.
Inoltre, si noti che gli assi 01, 02, 03 hanno sempre lo stesso significato in tutte le figure.
La presente invenzione risolve i problemi citati in precedenza, proponendo un dispositivo di semplice esecuzione, destinato a convertire il moto rettilineo alternato in moto rotatorio o viceversa, che in seguito denomineremo “a sbalzo”, in cui il significato di questa locuzione risulterà chiaro dalla lettura della presente descrizione dettagliata.
Il dispositivo, basato sui principi delle Figg. 3 e 5, in tutte le sue realizzazioni comprende:
1) uno o più satelliti;
2) un rotore;
3) mezzi che impongono al satellite e al rotore rotazioni secondo i principi di Figg. 3 e 5.
Ogni satellite (117; 217a, 217b; 317, 417) è realizzabile in soluzione monolitica o come aggregato rigido di più parti, e comprende uno o più perni di manovella (101; 201; 301a, 301b; 401), ognuno dei quali è sempre collocato su un solo lato degli appoggi (ad esempio 108a, 108b nella prima realizzazione) del satellite: questo è il significato della parola “a sbalzo”, che assume nel seguito un ruolo fondamentale.
Inoltre, il dispositivo comprende uno o più appoggi del satellite (ad esempio 108a, 108b: Fig. 13) di asse 02 (cfr. anche Figg. 3 e 5) . Nel caso di un solo appoggio, esso dovrebbe estendersi per una distanza notevole lungo il satellite, in modo da garantire il corretto funzionamento del dispositivo.
Gli appoggi garantiscono il sostegno e la rotazione del satellite. Il satellite comprende, inoltre, almeno una ruota dentata (116; 216; 316a, 316b; 416) coassiale agli appoggi. Ogni perno (101 ecc.) di manovella deve avere l’asse 03 parallelo all’asse 02 e disassato da quest’ultimo di una quantità D pari a un quarto della corsa completa dell’asse 03. Non necessariamente gli assi dei perni di manovella devono coincidere tra loro (vedi 03a, 03b nella Fig. 23).
Il rotore (109; 209; 309; 409), realizzato in soluzione monolitica (in alcune realizzazioni), o come aggregato rigido di più parti (in altre realizzazioni), come si vedrà in seguito, contiene: una o due sedi di alloggiamento (vedi ad esempio 219a,b in Fig. 18,19 e 20) per satellite, ciascuna delle quali ad asse (02) parallelo all’asse 01 di rotazione del rotore, e disassato di una quantità D pari ad un quarto della corsa, rispetto ad 01; uno o più appoggi per la sostentazione del rotore da parte del basamento; un organo dal quale si può prelevare o trasmettere potenza, indicato da 3 oppure 7. Nel dispositivo dell’ invenzione, i mezzi che impongono al satellite e al rotore dei moti rotatori intorno ai rispettivi assi, tali che quando il satellite effettua una rotazione in qualunque senso, il rotore compie una rotazione pari alla metà e di verso opposto, comprendono delle ruote dentate fisse (cioè non mobili) a dentatura interna (6; Fig. 3 ) o a dentatura esterna (6, Fig. 5), implementate nelle varie realizzazioni dalle ruote dentate 106, 206, 306a, 306b, 406, che ingranano con le ruote dentate (compagne) del o dei satelliti, le quali anch esse fanno parte di detti mezzi.
Procedendo ora con ordine, la prima realizzazione mostrata nelle Figg. 11, 12, 13 , comprende un rotore 109 nella cui sede è alloggiato il satellite 117. Tale realizzazione è basata sul principio di Fig. 3. Dalla sezione A- A di Fig. 12 si può vedere che il rotore 109 è realizzato in aggregazione rigida di due pezzi e quindi non è monolitico. Uno di tali pezzi, come si vede, forma un pezzo unico con la parte che fuoriesce, ossia con l’albero 3. Il rotore 109 è contenuto a sua volta nell’incastellatura o monoblocco 112, realizzato in soluzione monolitica, e dal quale fuoriesce l’albero di potenza 3 (nel seguito useremo due diversi numeri per l’albero di potenza, 3 o 7, a seconda che esso sia collegato al rotore oppure no).
L’albero di potenza consente di dare o prelevare potenza dal dispositivo 100 della prima forma di esecuzione.
Il rotore, come nella tecnica nota, ha ovviamente la funzione di portasatellite, ossia di trascinare nella rotazione il satellite 117, secondo il principio di Fig. 3, per cui, come ben noto, esso presenta un intaglio, che consente al satellite 117 di ingranare con la ruota dentata fissa 106 (solidale all’incastellatura 112) mediante la sua ruota dentata 116. I numeri 102a e 102b indicano le superfici di rotolamento (in due punti diversi) del satellite. Tra le superfici di rotolamento 102a e 102b del satellite e il rotore 109, da un lato, e tra rotore e incastellatura 112, dall’altro, sono interposte delle bronzine (non indicate da numeri in Fig. 12). Ovviamente, se la parte del rotore 109 completamente contenuta all’interno del dispositivo 100, fosse per esempio in bronzo, e il satellite 117 in acciaio, sarebbe inutile utilizzare le bronzine. Analogamente, se l’incastellatura è realizzata in materiale compatibile con il materiale che forma il rotore, è inutile prevedere delle bronzine tra rotore 109 e incastellatura 112. Questo concetto verrà meglio illustrato con riferimento alla seguente Fig. (13).
La Fig. 13 (vista esplosa) mette meglio in evidenza la composizione dei vari elementi costituenti il dispositivo 100.
Il satellite 1 17 è formato in questa figura, da sinistra verso destra, dalle seguenti parti:
- un perno di manovella 101 di asse 03;
- una prima superficie di appoggio 102a per cuscinetti (o bronzine), una ruota dentata 116, una seconda superficie di appoggio per cuscinetti (o bronzine) 102b, in cui gli elementi 102a, 102b, 116 sono coassiali e di asse 02.
- Il rotore, formato dall’assemblaggio dei due elementi 109a, 109b, reca sull’asse 02 una sede nella quale due bronzine o cuscinetti 108a, 108b costituiscono gli appoggi del satellite.
- Tra queste ultime è praticato l’intaglio 121 che permette alla ruota dentata 116 del satellite 117 di affiorare, come detto sopra, verso l’esterno del rotore 109.
- L’incastellatura 112 è un pezzo monolitico, in cui oltre alle bronzine 108c e 108d sulle quali appoggia e ruota il rotore 109, vi è anche la ruota dentata fissa a dentatura interna 106.
Dalla Fig. 12 possiamo vedere che l’asse 03 del perno di manovella 101 è parallelo e distante D dall’asse 02 del satellite 117, che a sua volta dista D dall’asse Ol del rotore, e ancora che D é anche la misura del raggio della ruota dentata 116 del satellite 117, mentre D+D è la misura del raggio della ruota dentata a dentatura interna 106, per cui sono soddisfatte tutte le condizioni affinchè, quando il rotore ruota attorno al proprio asse 01 di un certo angolo, il satellite ruoterà di un angolo doppio e di verso contrario intorno al suo asse 02, ed il centro (03) del perno di manovella 101 descriverà una traiettoria rettilinea.
Evidentemente il dispositivo a sbalzo descritto rappresenta una realizzazione esemplificativa e non restrittiva, esso infatti può assumere infinite architetture e grandezze tutte diverse tra loro, in funzione delle esigenze di progetto, purché nel rispetto di avere il satellite 117 appoggiato nel rotore tutto da un lato rispetto al perno di manovella 101.
In Fig. 14 ad esempio, le ruote 106 e 116 sono state portate fuori dagli appoggi 108a e 108b ricavati nel rotore 109 ed a sinistra del perno di manovella 101, mentre in Fig. 15, gli stessi ingranaggi, pur essendo stati collocati fuori dagli appoggi ricavati nel rotore 109, si trovano a destra del perno di manovella 101.
E’ opportuno notare che, essendo il rotore 109 in Figg. 12,13 e 14 realizzato nella forma di aggregato rigido di più parti, è possibile in tale caso semplificare ulteriormente la costruzione del meccanismo, venendo incontro ulteriormente ad uno degli obiettivi più importanti della presente invenzione, che è quello di rendere il meccanismo semplice da applicare in alternativa al manovellismo ordinario. Infatti, come è stato detto, se nella rappresentazione di Fig. 12 l’elemento 109a del rotore è in bronzo o altro idoneo materiale antitrizione, si potrebbero eliminare le bronzine 108a, 108b, 108c, accoppiando il satellite 117 direttamente nel rotore 109, e quest’ultimo direttamente nel monoblocco 112.
strato nelle Figure 16 sino a 20. Esso costituisce un dispositivo 200 in cui in un solo rotore 209 sono alloggiati due satelliti 217a, 2 17b che offrono due perni di manovella 20 la, 20 lb, sfasati di 180° e disposti su lati opposti del rotore. Per spiegare meglio il meccanismo, anche in questo caso ci avvaliamo di una rappresentazione esplosa dell’assieme (Fig. 19) che mette un altro esempio di meccanismo a sbalzo che impiega il principio di Fig. 3, è quello che meglio evidenza i componenti. I satelliti 217a, 217b sono sostanzialmente uguali al satellite 117. Il rotore 209, come si vede da Fig. 19 (cff. Fig. 17), è costituito da tre pezzi, 209a, 209b, 209c assiemati in modo rigido tra loro. Le parti esterne 209a, 209c sono uguali tra loro e come si può vedere dalla Fig. 20, ciascuna di esse presenta:
- una zona 218 su cui appoggia e ruota il rotore, una sede 219a
su cui appoggia e ruota il satellite 217a (217b) nella sua parte anteriore, e una sede 219b in cui ruota il satellite 217b (217a) nella sua parte posteriore;
- un intaglio 22 Ida cui affiora la ruota dentata 216 del satellite. Il particolare 212 (Fig. 19) rappresenta l’incastellatura o monoblocco da cui è stata ricavata direttamente la ruota dentata a dentatura interna 206, e le due zone 220 in cui ruota il rotore 209. Al centro di tale pezzo 212, nella ruota dentata 206, è stata ricavata una finestra 22 lb, attraverso la quale una ruota dentata 214 (Fig. 16), calettata sull’albero motore 7, ingrana con la ruota dentata 209b solidale al rotore 209. Naturalmente le distanze tra gli assi 03a-02a, 03b-02b, 02a-01, 02b-01 devono essere tutte uguali a D. Il raggio di ciascuna ruota dentata 216 deve essere pari a D, e quello della ruota dentata 206 pari a 2D.
Si noti che la ruota dentata 209b solidale al rotore 209, potrebbe essere sostituita da qualsiasi organo (rocchetto per catene, puleggia, ecc.) atto a trasmettere (mediante catene, cinghie ecc.) un moto rotatorio tra due alberi, nel presente caso del rotore 209 all’albero esterno al dispositivo. Quest’ultimo non presenta quindi necessariamente la ruota dentata 214, ma qualsiasi organo compatibile con la particolare applicazione e con il particolare modo di trasmettere il moto ad esso.
Inoltre, l’albero esterno al dispositivo, potrebbe anche non essere parallelo al rotore 209. Tutto ciò dipende dai particolari sistemi di trasmissione adottati.
Il dispositivo delle Figg. 16 sino a 20 costituisce un meccanismo a sbalzo a due bottoni di manovella contrapposti, ciascuno appartenente al rispettivo satellite, per la trasformazione del moto rotatorio in rettilineo alternato su due perni e viceversa. Naturalmente, anche in questo caso, tranne il fatto che ciascuno dei perni di manovella 20 la, 20 lb deve trovarsi fuori dagli appoggi 202 del satellite a cui appartiene, la rappresentazione di Fig. 16 sino a 20 non è per nulla vincolante, per l’architettura del sistema, e tantomeno per le sue dimensioni, adattabili all’applicazione particolare. Si fa notare che nelle figure appena descritte non vi sono cuscinetti o bronzine tra gli elementi che devono ruotare accoppiati tra loro. Ciò in quanto si è supposto di utilizzare per i particolari 209a e 209c di Fig. 19, un materiale antifrizione (es. bronzo). Anche nel caso di meccanismi a sbalzo a due satelliti, quindi, la soluzione del rotore composto da aggregazione rigida di più parti consente di semplificare la struttura del dispositivo.
In Fig. 16 sino a 20, si nota che le sedi dei satelliti 217a, 21 7b sono state ricavate nel rotore su lati opposti e sfasate di 180° tra loro; si noti che tale disposizione non è affatto vincolante, anche se la più favorevole ai fini del bilanciamento. Le sedi 219a, 219b possono anche essere ricavate su lati opposti del rotore e sfasate tra loro di un angolo diverso da 180°. Si osservi comunque che nel dispositivo di Fig. 16 sino a 20, e in tutti quelli che rientrano nell’ambito della presente invenzione, montando semplicemente un satellite nella propria sede con il perno di manovella ruotato di un angolo 2 a rispetto alla posizione mostrata in una qualsiasi figura, si ottiene per quel perno di manovella una traiettoria sfasata (inclinata) di un angolo a rispetto a quella che avrebbe percorso se montato come rappresentato. In particolare, montando un satellite con il perno di manovella ruotato di 180° rispetto all’asse del satellite stesso, si ottiene per quel perno di manovella una traiettoria di moto rettilineo alternato sfasata (inclinata) di 90°. Ciò significa, con particolare riferimento alla Fig. 17, che si otterrebbe un dispositivo per un motore 4 cilindri con traiettorie degli stantuffi a 90°. Le precedenti operazioni possono essere combinate, ossia, se su un lato del dispositivo mostrato in Fig. 16 e 17 si suppone di avere realizzato la sede del satellite 217a con angolo a rispetto alla posizione mostrata (relativamente al centro 01), e di sfilare e reintrodurre in tale sede il satellite 217a ruotato di -2a rispetto a 02 (asse della sede del satellite), allora (come si evince facilmente dalla Fig. 4), si otterrà un dispositivo 200 come quello di Figura 16 o 17, ma in cui si avrà una certa sfasatura temporale nel movimento del satellite 217a. sebbene la traiettoria del bottone 20 la rimane la stessa, cioè parallela a quella del bottone 20 lb dell’altro satellite 217b .
In Fig. 21 è rappresentato un ulteriore esempio di dispositivo a sbalzo a due satelliti ciascuno dotato di un solo perno di manovella (si noti che la numerazione dei componenti è la stessa come in Fig. 16 sino a 20, poiché si tratta di una variante della stessa realizzazione). In tale Figura le ruote 216 dei satelliti sono state portate fuori dal rotore e ciascuna ingrana con la rispettiva ruota dentata 206 a dentatura interna.
In Fig. 22 si illustra ancora un esempio di meccanismo a sbalzo con un unico satellite 317, conforme alla terza forma d’esecuzione dell’invenzione, in cui sono previsti due perni di manovella 30 la, 30 lb disposti su lati opposti del rotore 309.
La Fig. 23 mostra un generico satellite 17, che per la sua conformazione può essere impiegato anch’esso nei dispositivi della presente invenzione. Tale figura mostra che anche due perni di manovella la, lb sfasati tra loro si possono avere sullo stesso lato di un satellite.
Per ultimo, nelle Figg. 24 sino a 27 viene mostrato a titolo puramente esemplificativo un dispositivo a sbalzo (quarta forma di esecuzione) per la trasformazione del moto rotatorio in rettilineo alternato, che si basa sull’impiego di ruote dentate tutte a dentatura esterna. Anche in questo caso è rispettato il principio deli’ invenzione, cioè è previsto un unico rotore e gli appoggi del satellite sono tutti sul medesimo lato della manovella (dispositivo “a sbalzo”).
Il dispositivo presenta un rotore 409, formato dalle due parti 409a e 409b.
Si noti che il fatto di avere un rotore formato da un aggregato di più parti non è soltanto vantaggioso per il motivo di potere omettere le bronzine in determinati casi, ma anche, nel caso specifico di Fig. 27, per rendere possibile l’assemblaggio delle parti del dispositivo.
Nella sezione C-C di Fig. 27, il satellite 417 contenuto nel rotore 409 è formato dalle seguenti parti principali:
un perno di manovella 401;
- una prima superficie di appoggio 402a del satellite;
- una ruota dentata 4 16 ;
- una seconda superficie di appoggio 402b.
L’asse 03 del perno di manovella 401 è parallelo e ad una distanza D dall’asse 02 del satellite. Il satellite 417, contenuto dal rotore 409, ingrana (Fig. 25, sezione A-A) con le ruote dentate 422a e 422b degli alberi 413a e 413b, questi ultimi fuoriescono dal lato posteriore del rotore 409, ingranando (sezione B-B, Fig. 26) con la ruota dentata fissa 406 (a dentatura esterna) per mezzo delle ruote dentate 422c e 422d.
Si noti che gli alberi 413a,b e le loro ruote dentate 422a sino a 422d, svolgono la funzione della ruota dentata oziosa 13 di Fig. 5, la quale illustra il principio per ruote dentate a dentatura esterna. Anche se tale principio era già noto, un meccanismo “a sbalzo”, di questo tipo, ad esempio come in Fig. 27, non è stato realizzato sinora nella tecnica.
Il rotore 409 è costituito dagli elementi 409a e 409b connessi tra loro in modo rigido. In esso, come già detto, sono ricavate le sedi delle bronzine del satellite 417 e degli alberi 413a, b. La parte 3 del rotore 409 (che forma un pezzo unico con il componente 409a) è l’albero di potenza (vedi sezione C-C, Fig. 27). Quest’ultimo, attraversando la ruota dentata fissa 406 ed il relativo supporto stazionario 423 (connesso rigidamente al basamento), costituisce un primo appoggio del rotore 409, essendo la superficie esterna della parte 409b la seconda superficie di appoggio e di rotazione (che ruota rispetto al basamento 424). E’ importante osservare che, per condizione necessaria, è D la distanza tra gli assi paralleli del rotore 409 e del satellite 417, e che tra i numeri di denti delle ruote 416, 422a/422b, 422c/422d e 406 valga la seguente relazione:
dove Z è il numero dei denti, e la “/ “ in 422a/422b, 422c/422d indica l’alternativa “oppure”.
Anche in questo caso è d’ obbligo dire che le architetture e le dimensioni dei vari elementi non sono vincolanti per la costruzione del dispositivo, e sono adattabili alla particolare applicazione. Le uniche condizioni necessarie sono che:
- il meccanismo rispetti il principio di Fig. 5;
- il meccanismo preveda un solo rotore;
- il satellite abbia gli appoggi solo da un lato rispetto al perno o ai perni di manovella.
In Fig. 24 sino a 27 il meccanismo ha due alberi 413a e 413b, come messo in evidenza nelle sezioni A-A e B-B, per motivi di bilanciamento; la soluzione non rappresenta un vincolo, si possono avere anche meccanismi ad un solo albero intermedio, come anche meccanismi a più di due alberi intermedi.
L’importante è che la cascata di ingranaggi che va dalla ruota dentata fissa 406 alla ruota dentata 416 del satellite 417, garantisca rotazioni contrapposte e Luna doppia dell’altra rispettivamente, del satellite 417 e del rotore 409.
Tutti i meccanismi a sbalzo sinora descritti sono bilanciabili perfettamente con semplici operazioni di contrappesatura da effettuarsi sia sul rotore sia sul satellite.
E’ opportuno precisare e ripetere che in tutti i meccanismi basati sulla presente invenzione, è caratterizzante l’adozione di un solo rotore per meccanismo. Infatti, la presenza di un solo rotore consente di risolvere i problemi di disallineamento manifestati dai meccanismi della tecnica nota in quanto tutti i supporti dei satelliti sono perfettamente allineati e solidali tra loro essendo essi ricavati sullo stesso organo, realizzato in soluzione monolitica in alcune realizzazioni, e come aggregato rigido di più parti in altre soluzioni.

Claims (19)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in un moto rotatorio e viceversa, caratterizzato dal fatto che detto dispositivo (100; 400) comprende un solo satellite (117;417) con almeno un perno di manovella (101; 401), disposto su un solo lato di detto satellite, un solo rotore (109, 409), di modo che il satellite (117; 417) risulti montato a sbalzo nel rotore (109; 409), e di modo che gli appoggi (102a,102b; 402a, 402b) del satellite nel rotore siano situati sullo stesso lato del perno o dei perni di manovella; detto dispositivo (100; 400) comprendendo appoggi del rotore (109; 409) in una incastellatura fissa (112; 412, 424) per la rotazione e il supporto dello stesso rotore (109, 409), mezzi (106,116; 406, 416, 413a, 413b, 422a, 422b, 422c, 422d) che impongono una rotazione doppia e contraria del satellite (117; 417) attorno al suo asse (02) quando il rotore (109; 409) ruota di un determinato angolo attorno al suo proprio asse (01); detto dispositivo essendo inoltre caratterizzato dal fatto che il rotore (109, 409) può essere formato da un aggregato rigido di più parti (109a, 109b; 409a, 409b), detti mezzi (106;1 16) essendo allora disposti all’ esterno o all’ interno degli appoggi del satellite, oppure, se monolitico (Figg. 14 e 15), detti mezzi (106, 116) che impongono le suddette rotazioni essendo situati solo esternamente ossia lateralmente rispetto agli appoggi del satellite (117) nel rotore (109).
  2. 2. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui l’albero di potenza (3) è direttamente e rigidamente collegato al rotore (109,
  3. 3 . Dispositivo secondo la rivendicazione 1 , in cui quando il rotore viene realizzato nella forma di aggregato rigido di più parti, le bronzine o i cuscinetti tra le superfici di rotolamento rotore/satellite, e rotore/incastellatura, possono anche essere omessi, se si realizzano le parti a contatto di rotolamento in materiali compatibili che riducono al massimo gli attriti, ad esempio in acciaio e in bronzo.
  4. 4. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui il satellite può comprendere uno o più perni di manovella disposti tra loro in modo sfasato (la, lb).
  5. 5. Dispositivo secondo la rivendicazione 1, in cui detti mezzi possono anche essere tutti a dentatura esterna (406, 416, 422a, 422b, 422c, 422d).
  6. 6. Dispositivo per la trasformazione del moto rotatorio in rettilineo alternato e viceversa, caratterizzato dal fatto di comprendere un solo satellite (317) con due manovelle alle sue estremità, con relativi perni (3 01 a, 30 lb), e un solo rotore (309), in cui il satellite (317) è montato nel rotore (309) su appoggi situati su uno stesso lato rispetto ad una qualsiasi delle manovelle, e in cui sono previsti mezzi (306, 316) per fare in modo che il satellite e il rotore effettuino rotazioni contrapposte e di angolo uno il doppio dell’ altro attorno ai rispettivi centri di rotazione.
  7. 7. Dispositivo secondo la rivendicazione 6, in cui da ciascun lato del satellite vi possono essere anche più di un perno di manovelia, tra loro disposti in modo sfasato (la, lb).
  8. 8. Dispositivo secondo la rivendicazione 6 o 7, in cui il moto viene prelevato da un albero laterale (7) non necessariamente parallelo all’asse del rotore, e che interagisce con il dispositivo a mezzo di organi atti a trasmettere moti rotatori tra due alberi, ad esempio ruote dentate (214), cinghie, catene, ecc.
  9. 9. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 6 a 8, in cui detti mezzi (306, 316) sono situati tra gli appoggi del satellite (317) oppure esternamente ad essi.
  10. 10. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 6 a 9, in cui il rotore (309) è un aggregato rigido di più parti oppure è monolitico.
  11. 11. Dispositivo secondo la rivendicazione 10, in cui, se il rotore è formato in più parti, in materiali opportuni, si possono anche omettere le bronzine o cuscinetti tra le superfici di rotolamento tra loro a contatto, cioè le interfacce rotore/satellite e rotore/incastellatura.
  12. 12. Dispositivo per la trasformazione del moto rettilineo alternato in un moto rotatorio e viceversa, caratterizzato dal fatto che sono previsti due satelliti (217a, 217b) montati in un solo rotore (209), ognuno dei quali presenta una manovella con relativo bottone (20 la, 20 lb), e in cui ciascun satellite è montato a sbalzo, ossia tutti i suoi appoggi che ne consentono il supporto e la rotazione nel rotore (209), sono disposti sullo stesso lato della manovella del satellite (217a o 217b), e in cui sono previsti mezzi (206, 216) che impongono una rotazione a ciascun satellite attorno al suo asse (02) di angolo doppio e verso opposto rispetto alla rotazione del rotore attorno al suo asse (01).
  13. 13. Dispositivo secondo la rivendicazione 12, in cui detti satelliti possono presentare anche più perni di manovella tra loro sfasati (la, lb).
  14. 14. Dispositivo secondo la rivendicazione 12 o 13, in cui detti satelliti (217a, 217b) ingranano con una ruota a dentatura interna (206).
  15. 15. Dispositivo secondo le rivendicazioni da 12 a 14, in cui detto rotore è monolitico o costituito da più parti (209a, 209b, 209c).
  16. 16. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 12 a 15, in cui il moto viene prelevato dal dispositivo o trasmesso allo stesso, per mezzo di un albero (7) e dei sistemi menzionati nella rivendicazione 8, ad esempio mediante una ruota dentata (214), che ingrana attraverso un intaglio (221) laterale dell’ incastellatura (212) con una ruota dentata (209b) a dentatura esterna prevista nel rotore (209).
  17. 17. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti da 12 a 16, in cui i satelliti sono in numero di due, su lati opposti del dispositivo (200) , e in cui le sedi (219a, 219b) dei relativi satelliti (217a, 217b) nel rotore (209), sono sfasate di un angolo arbitrario ( π -a ) rispetto all’asse (Ol) del rotore, ottenendo così traiettorie sghembe e non più parallele dei bottoni di manovella (20 la, 201b).
  18. 18. Dispositivo secondo la rivendicazione 17, in cui sfilando e reintroducendo un satellite (217a o 217b) nella relativa sede, dopo averlo ruotato di un angolo doppio rispetto al centro della sua sede, e contrario (- la) rispetto allo sfasamento (π - a ) tra le sedi dei satelliti attorno all’asse del rotore, si possono ottenere anche sfasamenti temporali tra le traiettorie adesso parallele dei bottoni (20 la, 201b).
  19. 19. Dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni da 12 a 18, in cui le ruote dentate (206, 216) sono esterne rispetto agli appoggi dei satelliti (Fig. 21).
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