CH628571A5 - Process for manufacturing artificial leather having a protein content - Google Patents
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Description
L'oggetto della presente invenzione è un procedimento per fabbricare cuoio artificiale a partire da scarti di origine animale. Queste pelli artificiali conciate hanno caratteristiche molto simili a quelle delle pelli naturali conciate.
Sono noti, anche da vecchia data, diversi procedimenti per la fabbricazione di cuoio artificiale. Questi procedimenti possono dividersi in due grandi categorie:
— da un lato i procedimenti che utilizzano esclusivamente materiali sintetici,
— dall'altro i procedimenti che utilizzano anche prodotti naturali, quali cascami di pelli naturali conciate, ovvero di cuoio, ed ai quali è più vicino il procedimento secondo l'invenzione.
I procedimenti di questo secondo tipo sono stati oggetto di diversi studi e perfezionamenti, tutti tendenti ad avivci-nare le caratteristiche del prodotto ottenuto alle caratteristiche delle pelli naturali.
In passato si è principalmente proceduto ad effettuare una fine triturazione di ritagli di cuoio o di scarti di conceria conciati, e quindi alla mescolazione di questo materiale triturato con leganti naturali o sintetici, per formare un impasto semidenso; si procedeva poi alla formazione di uno strato di questo impasto che, pressato ed essiccato, veniva a costituire il cuoio artificiale ricercato.
Allo scopo di migliorare le caratteristiche meccaniche dei prodotti ottenuti con tali procedimenti — e cioè da un lato la resistenza allo strappo, e d'altro lato la morbidezza e le altre carateristiche legate al confort — sono stati più recentemente proposti dei procedimenti (v. per esempio i brevetti francese n. 1 348 716 ed USA n. 3 223 551, 3 285 775, 3 345 201) secondo i quali una massa di fibre di cuoio finemente macinate, mantenuta in sospensione acquosa non colloidale, viene applicata su supporti di fibre sintetiche, facendo penetrare, con mezzi meccanici é chimici, le fibre singole di cuoio, allo stato separato, nell'interno del supporto e provvedendo a fissare le fibre stesse sulle fibre sintetiche del supporto, preferibilmente mediante l'uso di leganti, per esempio a base di «NYLON» disciolto.
II procedimento è molto complesso (sia dal punto di vista meccanico, sia dal punto di vista chimico-fisico) ed è complicato — nonché fortemente limitato nella sua applicazione — dalla necessità di impiegare, come materiale di partenza, fibre di cuoio che hanno subito un processo di concia ben definito nei suoi parametri, e di procedere poi alla macinazione in condizioni di pH altrettanto ben definite: infatti, piccole variazioni sia nella preconcia che nelle condizioni di macinazione possono rendere le fibre di cuoio incapaci di penetrare nel feltro di fibre sintetiche. Quest'ultimo a sua volta deve essere preparato in condizioni anch'esse limitanti (fibre non idrofile, densità di struttura definita, ed altre).
Il problema di far penetrare le fibre di cuoio macinato entro il feltro sintetico risulta evidente, in tutta la sua difficoltà, dal brevetto tedesco n. 1 930 523 o dal brevetto francese n. 2 040 211 in cui si cerca di ovviare alle condizioni limitative sopraindicate spalmando la pasta di cuoio macinato su supporti di tessuto o di tessuto non-tessuto, e facendo penetrare meccanicamente e legare le fibre di cuoio macinato entro le fibre sintetiche, mediante una agugliatura sul materiale bagnato. Questo sistema genera però problemi non indifferenti di carattere impiantistico, dovendosi operare ad umido su macchine di agugliatura nate e costruite per operare a secco, e dovendosi impiegare a tale scopo speciali aghi seghettati in acciaio inossidabile, tra l'altro relativamente fragili.
È stato anche proposto un procedimento, quale quello descritto nel brevetto francese n. 2 105 639, secondo il quale del cuoio o eventualmente della sostanza collagenica naturale, viene sciolto in acido solforico più o meno concentra5
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to e la soluzione viene miscelata con soluzioni, sempre fortemente acide, di NYLON o di altro altopolimero sciolto in acido cloridrico concentrato. Questa soluzione poliammido-collagenica viene poi applicata su di un supporto di cotone. Questo tipo di procedimento presenta tuttavia l'inconveniente che la soluzione, estremamente acida, degrada il materiale che costituisce il supporto e le stesse fibre di cuoio, così da originare un materiale presentante modeste caratteristiche fisiche. In effetti l'azione di questi acidi è così violenta che le fibre proteiche danno origine ad un precipitato che, dopo essiccamento, viene ad assumere una struttura fisica secca e fragile, oppure cornea, senza reale possibilità di impiego pratico.
Costituisce oggetto della presente invenzione un procedimento di fabbricazione di cuoio artificiale che consente di superare gli inconvenienti dei procedimenti sopracitati, permettendo di ottenere un cuoio artificiale avente ottime caratteristiche strutturali e meccaniche, ottima morbidezza, tra-spirabilità e confort nell'uso dei manufatti, e ciò attraverso una notevole semplificazione delle singole fasi del procedimento stesso e per conseguenza con evidente riduzione sia dei costi di impianto che degli stessi costi di produzione.
L'oggetto della presente invenzione è un procedimento per fabbricare cuoio artificiale a partire da scarti di origine animale. Questo procedimento è caratterizzato dal fatto che comprende le seguenti fasi:
(a) preparazione dì una soluzione colloidale di sostanza proteica di origine collagenica mediante semplice dissoluzione in acqua calda di carniccio di conceria calcinato non conciato, scarti di macellazione o miscele degli stessi;
(b) imbibizione a fondo di un supporto sintetico avente buona porosità con detta soluzione di sostanza collagenica e condensazione e reticolazione di detta sostanza collagenica sulle fibre sintetiche del supporto, mediante semplice azione di reattivi reticolanti e
(c) concia del supporto così imbevuto.
In questo procedimento si può conciare il supporto imbevuto con processi di concia secondo la tecnica conciaria delle pelli naturali, per esempio usando una soluzione di solfato basico di cromo in acqua.
Altre caratteristiche e vantaggi del procedimento secondo la presente invenzione, nonché le sue fondamentali differenze rispetto ai procedimenti della tecnica nota, risultano comunque evidenti dalla descrizione particolareggiata che segue.
Come detto, per la preparazione della soluzione collagenica [fase a) del procedimento] si utilizzano — non già ritagli di cuoio o in generale materiale che sia già stato conciato, come nella tecnica nota — ma cascami di pelle grezza, carniccio o addirittura scarti di macellazione. Con ciò si consegue da un lato il vantaggio di non essere legati né ad alcuna specifica condizione limitante per quanto riguarda la preconcia o la macinazione, né a processi di dissoluzione in condizioni così drastiche ed in ambiente così acido da dover utilizzare impianti particolari e supporti notevolmente resistenti; d'altro lato si ha il vantaggio di poter utilizzare una quantità enormemente superiore del materiale di scarto proveniente da un animale macellato, rispetto agli scarti provenienti esclusivamente dalla conceria.
Nella scelta del supporto che deve essere imbevuto della soluzione di sostanza collagenica sarà sufficiente prendere in considerazione un qualsiasi tessuto, o tessuto non-tessuto, o feltro, od altro supporto facilmente rintracciabile in commercio, e che abbia una suffiçente porosità. Infatti, secondo l'invenzione, non si deve assicurare — come invece avviene nella tecnica nota — la penetrazione di un materiale ridotto in dimensioni definite ed in fibre distinte che, per quanto piccole, vengono normalmente «filtrate» dal supporto e trattenute alla sua superficie, ciò che implica la necessità di ricorrere a supporti di particolare struttura od a complicate tecniche di penetrazione; ma viceversa la imbibizione avviene in modo molto rapido e semplice grazie allo stato di «soluzione» della sostanza collagenica, per esempio anche per semplice immersione diretta del supporto nella soluzione.
Dunque, nella scelta del supporto si dovrà solo tenere presente che le caratteristiche fondamentali che esso deve presentare sono una sufficente porosità ed una resistenza ai prodotti chimici impiegati nelle operazioni di concia finali: ad esempio sarà opportuno che il supporto non contega fibre cellulosiche se la concia successiva avverrà in ambiente acido per acido minerale.
Oltre alla sopracitata facilità di penertazione nel supporto, la soluzione proteica secondo la presente invenzione ha anche una grande facilità di reticolazione.
Secondo la presente invenzione, la condensazione e reticolazione della sostanza proteica sul supporto sintetico vengono infatti facilmente ottenute grazie all'azione di reattivi reticolanti. Come reattivi è possibile impiegare ad esempio una soluzione contenente dal 20 al 30% di solfato o cloruro di un ME(II) e dal 10 al 20% di solfato o cloruro di un ME(I), in cui ME(II) può essere Mg ed ME(I) può essere Na. Alternativamente è possibile impiegare altri reattivi che possono anche svolgere contemporaneamente un'azione di preconcia quali i concianti sintetici noti in commercio con la denominazione generica di «syntans».
È comunque importantissimo rilevare come questa condensazione o coagulazione e la reticolazione della sostanza proteica sono per se stesse del tutto sufficienti ad assicurare l'adesione od il legame delle particelle proteiche alle fibre sintetiche del supporto. Pertanto, al contrario di quanto avviene nella tecnica nota, non è più assolutamente necessario fare impiego di altri leganti sintetici, o collanti, a questo scopo.
Alcune considerazioni, qui di seguito, mettono ancor meglio in evidenza queste circostanze, che costituiscono una caratteristica veramente importante ed originale del procedimento secondo l'invenzione.
La sostanza dermica, cioè la parte della pelle animale che è utilizzata per la fabbricazione del cuoio, è costituita essenzialmente da una proteina detta collagene.
Il collagene è originario dalla combinazione di molecole più semplici, gli aminoacidi, di formula generale
H2N—CHR—COOH che si condensano mediante l'eliminazione di acqua
I i
H2N—CHR—CCjOH HHN—CHR—COOH -»
-» H2N—CHR—CO—NH—CHR—-COOH
I gruppi -NH2 e -COOH (dissociati al punto isoelettrico negli ioni -NH3© e -C009) ed il gruppo chetoimidico
-CO—NH, sono i gruppi proteici interessati alla concia, cioè alla fissazione dei reattivi di concia.
II gruppo chetoimidico ha però una funzione particolare ed importantissima; potendo assumere per risonanza una struttura enolica
OR OH R
II I I !
—N—C—C— ;=± —N— = C C—
I I I
H H H
il gruppo chetoimidico genera forze di legame tra molecole adiacenti attraverso la costituzione di ponti di idrogeno, generando una struttura del tipo
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0 HR H 0
H 0 HR H
• • •
0 H HR 0
.C. _,c
N N-^
H HR 0 H
Queste forze di legame sono responsabili della solidità della struttura nella pelle animale. Infatti è dimostrato che l'eliminazione di tali ponti di idrogeno — mediante sali neutri, quali, ad esempio, il CaCl2 — diminusce la temperatura di contrazione della pelle in acqua (shrinkage temperature) da 60°C a 20°C, essendo noto che tale temperatura di contrazione è la misura della stabilità strutturale del collagene espressa in termini di temperatura (G. D. McLaughlin).
Ciò posto è comprensibile come possa avvenire l'autore-ticolazione senza intervento di leganti estranei, attraverso l'azione dei rettivi reticolanti indicati sopra.
Infatti l'elevazione della temperatura nella dissoluzione del collagene in acqua calda — come previsto dal procedimento secondo l'invenzione — permette l'eliminazione dei ponti di idrogeno e la liberazione delle molecole proteiche: queste si ricondensano e reticolano, poi, quando i ponti di idrogeno vengono ricostituiti o direttamente attraverso reattivi diminuenti la solubilità o attraverso l'impiego di reattivi (syntans) che essendo costituiti da molecole con elevata catena di doppi legami coniugati
—C = C—C = C—
I I I I
H H H H
possiederanno la proprietà di costituire ponti ovvero saldi legami coordinati con i gruppi chetoimidici di molecole proteiche adiacenti, attraverso la polarizzazione generata dalla nube di elettroni ti (di insaturazione), resa mobile sulla catena per la presenza contemporanea nella loro molecola di gruppi fenolici dissociati = C—O©.
I
Questo fenomeno non può avvenire se le fibre collageni-che sono — come in tutta la tecnica nota — già conciate o preconciate. Per questa ragione avranno bisogno — per potersi collegare fra di loro e con le fibre sintetiche del supporto — di leganti sintetici esterni. Questi ultimi hanno però un effetto negativo, per il fatto che essi bloccano anche i gruppi reattivi della proteina, che invece debbono rimanere liberi perché sono molto importanti per il meccanismo di fissazione dell'acqua. La capacità di fissazione dell'acqua, la cui intensità è una caratteristica peculiare della molecola proteica che sola possiede tali gruppi in così elevata misura, è d'altra parte responsabile delle caratteristiche di confort presentate dai manufatti fabbricati con prodotti di natura proteica.
Nella pubblicazione «Protein fibres and the warmth of textiles» edita da «Butterworths scientific publications -London», l'autore Wormell afferma, a proposito del confort particolare presentato dai manufatti fabbricati con filati di origine animale e quindi di natura proteica:
«È noto che le fibre proteiche presentano una mano più calda e soffice di quella presentata dalle fibre cellulosiche o sintetiche... Alla luce della teoria corpuscolare il calore e l'alto assorbimento di umidità delle fibre proteiche può considerarsi dovuto al rapido equilibrio che interviene tra l'umidità nei corpuscoli e quella dell'aria tra i corpuscoli stessi; la superficie totale di tutti i corpuscoli è molto grande e questo conduce ad una rapida permeazione. Abbiamo visto che la superficie dei corpuscoli è polare e questo aiuta la rapida dispersione di ciascuna gocciolina d'acqua che invade gli interstizi. I centri acidi e basici si combinano chimicamente con l'acqua e diventano idratati, cosicché una fibra proteica può trattenere fino al 30% di umidità senza apparire bagnata. L'assorbimento di vapor acqueo è accompagnato da sviluppo di calore: i gruppi polari non solo effettivamente disperdono l'umidità, ma generano calore nel processo».
Le proprietà di confort caratteristiche delle fibre tessili di origine animale si osservano pure con i manufatti in vero cuoio, anch'esso di natura proteica, e non possono essere offerte dai materiali sintetici data la mancanza nella loro struttura di così numerosi gruppi reattivi.
È importante notare subito che la reazione chimica con l'acqua è un fenomeno che interessa, evidentemente, solo la superficie della micella proteica in quanto se interessasse tutta la struttura provocherebbe, per idrolisi, la degradazione della struttura stessa.
Sulla base delle considerazioni svolte sopra, ci si rende subito conto dei due motivi fondamentali per cui il cuoio artificiale ottenuto con i procedimenti noti presenta caratteristiche ancora ben lontane da quelle di un cuoio naturale, e cioè:
— innanzitutto poiché, malgrado tutti i perfezionamenti, la tecnica nota non ha ancora proposto, fino ad oggi, un metodo veramente valido per assicurare una penetrazione suffi-centemente abbondante e diffusa delle fibre collageniche nel supporto sintetico (tessuto o feltro);
— inoltre poiché il fissaggio di queste fibre collageniche sulle fibre sintetiche del supporto viene ottenuto dalla tecnica nota, almeno fino ad oggi, con l'apporto di leganti sintetici e, come noto, questi leganti creano una pellicola di ricopertura della superficie micellare della quasi totalità delle fibre proteiche penetrate nel supporto, bloccando ogni loro capacità a svolgere le reazioni descritte sopra.
Sulla base delle stesse considerazioni riportate sopra, ci si rende conto anche di come il procedimento secondo la presente invenzione — grazie alla facile penetrazione della sostanza proteica in soluzione entro il supporto sintetico, ed all'efficace condensazione e reticolazione di tale sostanza proteica sulle fibre sintetiche del supporto stesso — permetta invece la fabbricazione di un cuoio artificiale molto simile a quello naturale: infatti la sua superficie interna, capace di reagire con l'umidità, è pressoché totalmente di natura proteica grazie al fatto che le particelle proteiche hanno ricoperto pressoché la totalità della superficie delle fibre sintetiche del supporto.
Pertanto, il cuoio artificiale fabbricato secondo la presente invenzione presenta ottime caratteristiche di confort, quali fino ad oggi non si erano mai riuscite ad ottenere (e che, per certi aspetti e da prove effettuate, sono risultate addirittura superiori a quelle del cuoio naturale), unite ad ottime caratteristiche meccaniche, di resistenza agli sforzi ed all'usura.
La diffusibilità della soluzione proteica e la sua neutralità permettono poi di trattare anche supporti semilavorati, ciò che rappresenta un ulteriore importante vantaggio, Infatti, è possibile l'applicazione del procedimento secondo l'in-
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venzione anche ad un tessuto non-tessuto sintetico, una faccia del quale sia già stata spalmata con un film sintetico poroso, quale ad esempio poliuretano coagulato in forma microporosa, per se noto nel commercio, od anche su di un tessuto spalmato su ambo i lati con poliuretano microporoso e smerigliato; in entrambi i casi la imbibizione di questo supporto semilavorato con la soluzione proteica secondo l'invenzione avviene senza problemi, in modo tale da generare, anche in questo caso, quella superficie interna proteica, libera, che è il fine sostanziale perseguito dalla presente invenzione.
La tabella che segue mostra con evidenza come vengono modificate in modo sostanziale le caratteristiche di un supporto del commercio, e specificamente di un supporto semilavorato — per esempio del tipo denominato genericamente «poromerico» — che viene venduto già come una «finta pelle»:
prima del trattamento dopo il trattamento peso - gr/m2
472
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permeabilità ai liquidi l'45"
8'
(metodo Salade)
assorbimento di H20 dopo 1'
5,5%
35,6%
assorbimento di H20 dopo 30'
21,8%
50,0%
Dalla tabella risulta dunque che:
— il supporto subisce, dopo trattamento, un incremento di peso superiore al 30%, e questo incremento è da imputarsi esclusivamente alla sostanza proteica fatta aderire alle fibre sintetiche del supporto
— è nettamente diminuita, la permeabilità ai liquidi, dal lato corrispondente al fiore della pelle, cioè dal lato che nel manufatto — per esempio una scarpa — è rivolto verso l'esterno. Dunque, una scarpa ottenuta con il prodotto secondo l'invenzione è molto più resistente alla penetrazione dell'acqua dall'esterno
— l'assorbimento di H20, sia dopo 1' che dopo 30' è, per contro, superiore: ciò indica la capacità del prodotto secondo l'invenzione di assorbire facilmente l'umidità della pelle umana od il sudore, effetto questo, come già accennato,
di fondamentale importanza per il confort di un manufatto, come una scarpa, che rimane tutto il giorno a contatto del corpo umano.
Qui di seguito viene fornito un esempio completo di applicazione pratica del procedimento secondo l'invenzione, il quale è tuttavia suscettibile di notevoli modifiche, soprattutto per quanto riguarda la fase finale, di concia, che può essere adattata — del resto come la concia sulle pelli naturali — di volta in volta in rapporto alle esigenze del prodotto finito:
— kg. 100 di carniccio di conceria, di spaccatura, calcinato, vengono lavati in una botte di concia, per 30' ad acqua corrente, quindi decalcinati con 1 % di HCl diluito per 30', neutralizzati successivamente con NaHS03 all'I % per 30' ed infine nuovamente lavati in acqua corrente per 30';
— il materiale viene quindi trasferito in una caldaia a doppio fondo, contenente 100 litri d'acqua, dove viene scaldato fino a dissoluzione pressoché completa;
— la soluzione viene concentrata sotto vuoto sino ad avere una concentrazione del 30% di secco;
— in una botte di concia si introducono dei fogli di supporto sintetico, in un quantitativo, in peso, sul quale si è preventivamente determinata la capacità di assorbimento di acqua (ad esempio tale assorbimento potrà essere del 200% 5 sul peso del materiale), e mentre la botte ruota si immette, attraverso il suo asse cavo, la soluzione proteica ottenuta come sopra, alla temperatura di 70°C circa, in quantità pari alla quantità assorbibile. Dopo una rotazione sufficente a permettere la totale imbibizione della soluzione nel supporto io (per esempio dopo 15 a 30 minuti), sempre attraverso l'asse cavo della botte si introduce un pari quantitativo di un reattivo reticolante — per esempio una soluzione acquosa contenente 20% di solfato di magnesio e 10% di solfato sodico — e si prosegue la rotazione per 15';
15 — sempre con botte rotante, ed utilizzando i normali dispositivi delle botti di concia, si lava ad acqua corrente sino a scomparsa dell'eccesso di reagente (controllando eventualmente con i normali reattivi dell'analisi chimica, quali AgN03, BaCl2 ed altri);
2o — si immette ora nella botte una soluzione al 10% in acqua, di solfato basico di cromo [Cr2 (0H)2(H20)6S04]++, alla basicità di 33° Schörlemmer, in quantità sufficiente a passare il 7%, sul peso di materiale secco, di Cr203 e si prosegue la rotazione per 60';
25 — al termine della rotazione si lava in acqua corrente per eliminare l'eccesso di cromo e si disacida sino a pH 5,5 con NaHC03 per 30', dopo di che si lava nuovamente in acqua corrente per 30'.
A questo punto il materiale può essere estratto ed asciugo gato nei normali essiccatoi per pelli.
Prima di procedere all'essiccamento è tuttavia possibile, ove richiesto, proseguire con operazioni — per se note dalla tecnica di lavorazione delle pelli naturali — di tintura, di riconcia e/o in ingrasso, le quali possono essere condotte in 35 modo usuale e senza particolari accorgimenti.
Come ci si rende facilmente conto, alla lettura dell'esempio di applicazione descritto sopra, uno dei pregi notevoli del procedimento descritto sopra è quello di poter essere messo in pratica, volendo, con apparecchiature usuali, quali 4o le normali botti dei processi di conceria; ne consegue una grande ecletticità nella lavorazione, senza necessità di rigidi schemi produttivi.
Nell'esempio riportato sopra, si è indicato di eseguire il procedimento secondo le fasi di:
45
—• dissoluzione della sostanza collagenica,
— imbibizione del supporto,
— condensazione e reticolazione per apporto di reattivi reticolanti,
50 — concia,
tuttavia si è riscontrato possibile, ed in certi casi vantaggioso, eseguire l'apporto dei reattivi reticolanti direttamente nella soluzione di sostanza collagenica ed effettuare quindi la imbibizione del supporto con questa miscela. In questo caso si 55 avrà tuttavia l'attenzione di bloccare momentaneamente l'azione del reattivo reticolante — per esempio mantenendone il valore di pH sufficentemente elevato — in modo tale che la condensazione non possa avvenire prima che la imbibizione del supporto sia completata.
60 Una volta assicurata la imbibizione e mentre il supporto è ancora nel bagno di imbibizione, si provvede ad abbassare il valore del pH — per esempio con l'aggiunta di Al2 (S04)3
— onde consentire la rapida condensazione e reticolazione. Secondo il procedimento dell'invenzione si può ottenere
65 un prodotto le cui caratteristiche fisiche sono estremamente vicine a quelle delle pelli naturali, per cui, a questo prodotto ed allo stesso procedimento dell'invenzione si possono applicare, per semplice trasposizione, pressoché tutte le tecniche
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già note nella lavorazione delle pelli naturali. Così ad esempio, il prodotto può essere ottenuto con morbidezza più o meno accentuata, a seconda delle necessità, anche per semplice differenza delle modalità di essiccamento (pasting, sottovuoto, forno ed altri), potendosi pertanto ottenere facilmente tipi differenziati; egualmente, esso possiede una accentuata sensibilità al trattamento con i reattivi di riconcia usati nella concia delle pelli naturali e, come queste ultime, assume facilmente le caratteristiche previste e che sono richieste dal-5 l'utilizzatore del prodotto finito.
v
Claims (13)
1. Procedimento per fabbricare cuoio artificiale a partire da scarti di origine animale, caratterizzato dal fatto che comprende le seguenti fasi:
(a) preparazione di una soluzione colloidale di sostanza proteica di origine collagenica mediante semplice dissoluzione in acqua calda di carniccio di conceria calcinato non conciato, scarti di macellazione o miscele degli stessi;
(b) imbibizione a fondo di un supporto sintetico avente buona porosità con detta soluzione di sostanza collagenica e condensazione e reticolazione di detta sostanza collagenica sulle fibre sintetiche del supporto, mediante semplice azione di reattivi reticolanti e
(c) concia del supporto così imbevuto.
2. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che, nel caso di impiego di carniccio di conceria calcinato quale materiale di partenza, la fase di dissoluzione in acqua calda è preceduta da una fase di decalcinazione e di neutralizzazione.
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RIVENDICAZIONE
3. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che, nel caso di impiego di scarti di macellazione come materiale di partenza, la fase di dissoluzione in acqua calda viene preceduta da una fase di depilazione chimica e di neutralizzazione.
4. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che la fase di imbibizione del supporto sintetico
è preceduta da una fase di concentrazione della soluzione collagenica, a preferenza fino ad una concentrazione del secco compresi tra il 10 ed il 30% di peso.
5. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che la quantità di soluzione impiegata per la imbibizione del supporto sintetico non supera la capacità di assorbimento del supporto stesso.
6. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che il supporto sintetico viene dapprima imbevuto con la soluzione collagenica, e successivamente con il reattivo reticolante.
7. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che la soluzione collagenica viene dapprima miscelata con un reattivo reticolante disattivato, quindi tale miscela viene utilizzata per l'imbizione del supporto sintetico, la condensazione e reticolazione della sostanza colla-genica sulle fibre sintetiche del supporto venendo ottenuta per successiva attivazione del reattivo reticolante.
8. Procedimento come nella rivendicazione 7, caratterizzato da ciò che la disattivazione e rispettivamente l'attivazione del reattivo reticolante sono ottenute per variazione del pH.
9. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che detto supporto sintetico è costituito da un tessuto non-tessuto.
10. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che detto supporto sintetico è costituito da un tessuto non-tessuto preventivamente impregnato di lattice di gomma sintetica e avente buona porosità.
11. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che detto supporto sintetico è costituito da un tessuto non-tessuto preventivamente impregnato di poliuretano microporoso.
12. Procedimento come nella rivendicazione 1, caratterizzato da ciò che detto supporto sintetico è costituito da un tessuto preventivamente impregnato di poliuretano microporoso.
13. Procedimento come in una delle rivendicazioni da 10 a 12, caratterizzato da ciò che detto supporto sintetico è inoltre preventivamente spalmato di poliuretano microporoso su almeno una delle sue facce.
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