ITBA20120058A1 - "chiodo endomidollare per la riduzione di fratture ossee della caviglia, del piede e per l'artrodesi di caviglia, tarso e metatarso" - Google Patents

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ITBA20120058A1 IT000058A ITBA20120058A ITBA20120058A1 IT BA20120058 A1 ITBA20120058 A1 IT BA20120058A1 IT 000058 A IT000058 A IT 000058A IT BA20120058 A ITBA20120058 A IT BA20120058A IT BA20120058 A1 ITBA20120058 A1 IT BA20120058A1
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Description

“Chiodo endomidollare per la riduzione di fratture ossee della caviglia, del piede e per l’artrodesi di caviglia, tarso e metatarsoâ€
Il presente trovato ha per oggetto un chiodo endomidollare per la riduzione di fratture ossee o per l’artrodesi della caviglia, del tarso e del metatarso.
Le ossa del tarso insieme a quelle del metatarso e delle falangi, formano lo scheletro del piede. Il tarso à ̈ un complesso osseo costituito da sette ossa brevi, distinte in due file: la fila prossimale à ̈ formata dal talo o astragalo e dal calcagno, quella distale dal navicolare, dai tre cuneiformi e dal cuboide. Il talo si articola con tibia e fibula, il calcagno costituisce l’appoggio posteriore della volta plantare, i cuneiformi e il cuboide si articolano con le ossa del metatarso e il navicolare à ̈ interposto tra il talo e i cuneiformi.
Come à ̈ noto, per la riduzione delle fratture ossee, della caviglia e del tarso, per i loro esiti o per patologie che alterano l’articolarità dei distretti suddetti, si adopera una particolare tipologia di chiodi endomidollari che vengono inseriti dal versante plantare del calcagno nella parte midollare della tibia.
I chiodi endomidollari, costituiti da barre cilindriche cave di idoneo materiale metallico, sono talvolta angolati ad una loro estremità e presentano dei fori trasversali per il passaggio delle viti, necessarie a stabilizzare i monconi ossei in modo corretto.
La suddetta tipologia di chiodo endomidollare presenta tuttavia alcuni inconvenienti; in particolare il chirurgo, nel corso di un intervento, dovrà disporre di una molteplicità di chiodi endomidollari caratterizzati da differenti angolature assiali e sedi per il passaggio delle viti con orientamenti diversi. Pertanto spetta al chirurgo individuare il chiodo endomidollare adeguato al caso in oggetto, in modo tale da poter eseguire il migliore collegamento delle porzioni ossee da stabilizzare.
Inoltre, i chiodi di tipo noto non consentono al chirurgo di modificare l’orientamento della caviglia e del piede dopo il loro inserimento e bloccaggio.
Il dispositivo oggetto del seguente brevetto, offre pertanto una serie di soluzioni per ovviare ai suddetti inconvenienti.
Lo scopo principale del seguente trovato à ̈ quello di disporre di un chiodo endomidollare universale da impiegare, secondo le esigenze contingenti del chirurgo, in tutti i diversi casi e in tutte le diverse inclinazioni da dare alla caviglia e al piede, anche dopo l’inserimento endosseo del chiodo, senza dover necessariamente disporre di un’ampia tipologia di chiodi.
Altro scopo del presente trovato à ̈ quello di fornire un chiodo endomidollare costituito da una coppia di elementi connessi mediante un’articolazione meccanica, che permetta di conferire una determinata postura alla caviglia, con piede in flessione o estensione, o in pronazione o supinazione e in una qualsiasi altra direzione del piede rispetto alla gamba.
Un ulteriore scopo del seguente trovato à ̈ la possibilità di artrodesizzare esclusivamente l’astragalo con il calcagno, utilizzando una sola componente del chiodo endomidollare.
Altro scopo del presente trovato à ̈ la possibilità di artrodesizzare solamente tibia-astragalo-calcagno, con viti di opportuna lunghezza, e associare alle predette artrodesi anche lo scafoide e cuboide. Un altro scopo à ̈ la possibilità di eseguire una compattazione statica e/o dinamica delle suddette articolazioni.
Un ulteriore scopo à ̈ quello di poter impiegare il chiodo sia per l’arto destro che sinistro, e realizzare la compressione del calcagno sull’astragalo, e di questi contro la tibia, grazie alla progressione di un grano filettato avvitabile nella cava di uno dei due componenti.
Un altro scopo del presente trovato à ̈ quello di realizzare un chiodo endomidollare che, per le sue peculiari caratteristiche realizzative, sia in grado di offrire le più ampie garanzie di affidabilità e di sicurezza nell’uso, con riduzione di manovre chirurgiche.
Un ultimo scopo del presente trovato à ̈ il fatto di risultare facilmente ottenibile utilizzando elementi e materiali di comune reperibilità in commercio e l’essere competitivo da un punto di vista economico.
Questi ed ulteriori scopi sono raggiunti dal chiodo endomidollare per la riduzione di fratture ossee e per l’artrodesi della caviglia e del piede, il quale viene qui descritto in un’esecuzione preferita non limitativa di ulteriori sviluppi nell’ambito dell’invenzione stessa, con l’ausilio delle sei tavole di disegno che illustrano le seguenti figure:
- Fig. 1: una vista frontale in esploso di un chiodo endomidollare secondo la presente invenzione;
- Fig. 2: una vista frontale del componente del chiodo endomidollare da inserire nel canale midollare della tibia;
- Fig. 3: una vista in pianta, sezione A-A, della testa del componente del chiodo in figura 2; - Fig. 4: una vista in pianta, sezione B-B, della testa del componente del chiodo in figura 2; - Fig. 5: una vista in pianta, sezione C-C, dello stelo del componente del chiodo in figura 2; - Fig. 6: una vista in pianta, sezione D-D, dello stelo del componente del chiodo in figura 2; - Fig. 7: una vista frontale del componente del chiodo endomidollare da inserire nel corpo dell’astragalo e nella porzione anteriore del calcagno;
- Fig. 8: una vista in pianta, sezione E-E, del componente del chiodo in figura 7;
- Fig. 9: una vista in pianta, sezione F-F, del componente del chiodo in figura 7;
- Fig. 10: una vista frontale, sezione G-G, del componente del chiodo in figura 7;
- Fig. 11: una vista frontale, sezione J-J, del componente del chiodo in figura 7;
- Fig. 12: una vista laterale del chiodo endomidollare nel corso dell’applicazione ai segmenti ossei;
- Fig. 13: una vista laterale del chiodo endomidollare applicato ai segmenti ossei;
- Fig. 14: una vista laterale in sezione dell’articolazione meccanica del chiodo endomidollare. Come illustrato in figura 1, il chiodo endomidollare 1 di cui alla presente invenzione à ̈ costituito da due elementi cilindrici cavi 2 e 3, entrambi caratterizzati dalla presenza di opportuni fori trasversali che consentono il passaggio di viti V necessarie al fissaggio del chiodo ai vari segmenti ossei.
L’elemento cilindrico cavo 2 del chiodo endomidollare 1, vedi figure da 2 a 6, da inserire nel canale midollare della tibia T fino alla superficie articolare a contatto con l’astragalo A, presenta al suo estremo distale 22 e nella corrispondente cava 23 l’alloggiamento per un dado a farfalla 4.
Alle estremità 21 e 22 del componente cilindrico cavo 2 del chiodo endomidollare 1 sono presenti delle coppie di fori ellittici trasversali necessari al bloccaggio, mediante apposite viti V, dell’elemento cilindrico cavo 2 del chiodo endomidollare 1 alla componente ossea della tibia T. In particolare, all’estremità 21 dell’elemento cilindrico cavo 2 sono presenti i fori ellittici 211 e 212 e nell’estremità 22 i fori ellittici 221 e 222.
La fase di bloccaggio dell’elemento cilindrico cavo 2 alla componente ossea della tibia T, vedi figure 12 e 13, prevede l’utilizzo di una sola coppia di fori ellittici, 211 e 221 nel caso di applicazione del chiodo alla tibia appartenente all’arto inferiore sinistro, 212 e 222 nel caso di fissaggio del chiodo alla tibia dell’arto inferiore destro.
L’elemento cilindrico cavo 3, vedi figure da 7 a 13, di lunghezza inferiore rispetto all’elemento cilindrico cavo 2, à ̈ connesso ad esso mediante un’articolazione meccanica comprendente una vite a brugola 5 e un dado a farfalla 4; in particolare con riferimento alla figura 14, la vite a brugola 5 viene inserita all’interno della cava 31 dell’elemento cilindrico cavo 3, fino a realizzare il contatto tra la testa 51 della vite a brugola 5 con il fondo 33 dell’elemento cilindrico cavo 3 e la conseguente fuoriuscita dalla barra filettata 52 della vite a brugola 5, attraverso il foro 34 dell’elemento cilindrico cavo 3.
Con riferimento alle figure 12 e 14, tra la vite a brugola 5 ed il fondo 33 dell’elemento cilindrico cavo 3 à ̈ interposta una rondella di sicurezza 6 al fine di garantire la stabilità del collegamento meccanico. La vite a brugola 5, in seguito al passaggio all’interno dell’elemento cilindrico cavo 3, viene avvitata al dado a farfalla 4 precedentemente inserito all’interno della cava 23 dell’elemento cilindrico cavo 2; più in particolare, il dado a farfalla 4 à ̈ vincolato all’interno della cava 23, e pertanto all’elemento cilindrico cavo 2, per mezzo delle alette 41, le quali sono impegnate all’interno dei fori 231 e 232 traversali alla cava 23.
L’avvitamento della vite a brugola 5 nel dado a farfalla 4 consente di connettere l’elemento cilindrico cavo 2 all’elemento cilindrico cavo 3, il quale disponendo di soli tre gradi di libertà, sarà vincolato a compiere solamente movimenti rotatori attorno agli infiniti assi passanti per il centro del vincolo; i movimenti permessi dal vincolo, il quale à ̈ equiparabile ad una cerniera sferica, sono consentiti anche per mezzo del bordo smussato 24 dell’elemento cilindrico cavo 2 la cui corrispettiva sede nell’elemento cilindrico cavo 3 à ̈ costituita dalla concavità raggiata 35. L’elemento cilindrico cavo 3, essendo inserito nel corpo dell’astragalo A e nella porzione anteriore del calcagno C, consentirà quando inserito completamente il chiodo endomidollare 1, di regolare, per quanto possibile, il grado di flessione plantare o dorsale da dare al piede oltre un’eventuale inclinazione mediale (supinazione), laterale (pronazione) o qualsiasi postura intermedia, prima di serrare la vite a brugola 5 nel dado a farfalla 4 e bloccare nella posizione desiderata le due superfici, concava nell’elemento cilindrico cavo 2 e cava nell’elemento cilindrico cavo 3, speculari e goffrate.
Infine nell’elemento cilindrico cavo 3 sono presenti tre fori passanti ellittici 301, 302 e 303, con direzioni assiali diverse per rendere il chiodo utilizzabile sia nell’arto destro che sinistro, per il passaggio di due viti V, una superiore transastragalica posteriore che può, se più lunga, prolungarsi fino allo scafoide e oltre, e la vite inferiore transcalcaneare posteriore che può prolungarsi fino al cuboide e oltre nel foro 303 se il piede à ̈ il destro, nel foro 302 se il piede à ̈ il sinistro.
La possibilità di poter ruotare in senso assiale l’elemento cilindrico cavo 3, rispetto all’elemento cilindrico cavo componente 2, prima del serraggio del grano filettato di chiusura 7 nel foro filettato 32, permette di poter inserire le viti V astragalica e calcaneare in senso latero-mediale.
Le viti V astragalica e calcaneare vanno inserite dopo il serraggio dello snodo; esse possono essere spinte, dal basso verso l’alto scorrendo nei fori in 301, 302 e 303 e provocandone la compattazione del calcagno C contro l’astragalo A e di questo contro la tibia T.

Claims (7)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Chiodo endomidollare (1) per la riduzione di fratture ossee della caviglia, del piede e per l’artrodesi di caviglia, tarso e metatarso comprendente un primo elemento cilindrico cavo (2) ed un secondo elemento cilindrico cavo (3), caratterizzato dal fatto che detto primo elemento cilindrico cavo (2) à ̈ impegnato a detto secondo elemento cilindrico cavo (3) attraverso una articolazione meccanica (4, 5, 6) idonea a consentire reciproci movimenti di tipo rotatorio attorno agli infiniti assi passanti per il vincolo.
  2. 2. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazione 1 caratterizzato dal fatto che, in una esecuzione preferita l’articolazione meccanica à ̈ composta da un dado a farfalla (4), una vite a brugola (5) e una rondella di sicurezza (6), e detto dado a farfalla (4) à ̈ vincolato all’elemento cilindrico cavo (2) per mezzo di una coppia di alette (41) poste all’interno di una coppia di fori trasversali (231) e (232) ricavati sulla superficie dell’elemento cilindrico cavo (2).
  3. 3. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazioni 1 e 2 caratterizzato dal fatto che l’articolazione meccanica fungente da collegamento fra l’elemento cilindrico cavo (2) e l’elemento cilindrico cavo (3) può essere di qualsiasi tipo comprendente componenti diversi da quelli dell’articolazione (4, 5, 6).
  4. 4. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che l’elemento cilindrico cavo (2) presenta una serie di coppie di fori passanti ellittici (211, 212, 221, 222) per il passaggio delle viti V, i cui assi delle coppie di fori (211,212) sono reciprocamente posizionati con una distanza angolare di circa 80° e gli assi delle coppie di fori (221, 222) sono reciprocamente posizionati con una distanza angolare di circa 80°.
  5. 5. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazioni 1, 2 e 3 caratterizzato dal fatto che l’elemento cilindrico cavo (3) presenta due coppie di fori passanti ellittici (302, 303) i cui assi sono reciprocamente posizionati con una distanza angolare di circa 90° e da una seconda coppia di fori ellittici passanti (301) il cui asse à ̈ posizionato con una distanza angolare di circa 35° rispetto agli assi delle suddette coppie di fori (302, 303).
  6. 6. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che l’elemento cilindrico cavo (3) à ̈ dotato di una cava (31) che presenta una filettatura (32) nella quale si colloca un grano filettato (7), il cui serraggio di detto grano (7) à ̈ idoneo ad entrare in battuta con la vite V inserita in detta coppia di fori ellittici passanti (301) determinando la compattazione del calcagno contro l’astragalo e, di quest’ultimo, contro la tibia.
  7. 7. Chiodo endomidollare (1) di cui a rivendicazioni precedenti caratterizzato dal fatto che gli elementi cilindrici cavi (2) e (3) sono dotati di indicatori (81, 82, 83) per consentire l’esatto orientamento del chiodo (1) nel caso di applicazione all’arto sinistro o destro.
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