ITBS20090168A1 - Dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo - Google Patents

Dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo Download PDF

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ITBS20090168A1
ITBS20090168A1 IT000168A ITBS20090168A ITBS20090168A1 IT BS20090168 A1 ITBS20090168 A1 IT BS20090168A1 IT 000168 A IT000168 A IT 000168A IT BS20090168 A ITBS20090168 A IT BS20090168A IT BS20090168 A1 ITBS20090168 A1 IT BS20090168A1
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sealing element
stem
edge
seat
cavity
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IT000168A
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Bruno Zanoni
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Aran S R L
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    • EFIXED CONSTRUCTIONS
    • E05LOCKS; KEYS; WINDOW OR DOOR FITTINGS; SAFES
    • E05BLOCKS; ACCESSORIES THEREFOR; HANDCUFFS
    • E05B3/00Fastening knobs or handles to lock or latch parts
    • E05B3/04Fastening the knob or the handle shank to the spindle by screws, springs or snap bolts

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  • Engineering & Computer Science (AREA)
  • Mechanical Engineering (AREA)
  • Lock And Its Accessories (AREA)
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  • Communication Cables (AREA)
  • Flexible Shafts (AREA)

Description

DESCRIZIONE
“DISPOSITIVO DI INTERCONNESSIONE MECCANICA CON UN ELEMENTO CAVOâ€
La presente invenzione ha per oggetto un dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo. In particolare l’invenzione riguarda un dispositivo di interconnessione meccanica e/o di fissaggio per il montaggio di maniglie di porte.
Nella tecnica nota le maniglie per porte vengono generalmente montate su rispettivi steli infilando gli steli in aperture di interconnessione ricavate sul corpo delle maniglie e fissando le maniglie sugli steli mediante grani di fissaggio, che vengono inseriti ed avvitati in rispettivi fori realizzati sul corpo delle maniglie. Il grano viene quindi avvitato fino a stringere lo stelo all’interno del corpo della maniglia, eventualmente in corrispondenza di una sede di alloggiamento ricavata sullo stelo, fissando così maniglia e stelo. Lo stelo della maniglia viene quindi accoppiato ad un rispettivo meccanismo di rotazione alloggiato all’interno della porta ed un’altra maniglia viene montata all’altra estremità dello stelo.
I dispositivi noti presentano alcuni inconvenienti, in particolare relativamente alla laboriosità delle operazioni di montaggio e/o smontaggio delle maniglie sui relativi steli. Infatti, per vincolare/svincolare la maniglia dal relativo stelo, l’operatore deve infilare lo stelo nella apertura di accoppiamento e successivamente avvitare il grano, di piccole dimensioni, fino ad ottenere un corretto montaggio della maniglia. L’operazione di montaggio risulta pertanto laboriosa e richiede un tempo che, pur non essendo molto elevato per una singola maniglia, diventa rilevante se si considera che spesso vengono montate contemporaneamente numerose maniglie sulle porte di nuovi edifici o in caso di sostituzione delle stesse. Inoltre nel caso in cui si debba sostituire la maniglia esistente, à ̈ necessario prima svitare il grano della vecchia maniglia e poi rimontare la nuova maniglia avvitando il relativo grano. Inoltre, il montaggio mediante grano di fissaggio risulta poco stabile a causa dell’area limitata della superficie esterna dello stelo sulla quale il grano stringe per operare il fissaggio di maniglia e stelo, ed à ̈ soggetto inoltre all’insorgere di giochi meccanici tra stelo e maniglia, in seguito ad un elevato numero di rotazioni della maniglia, che possono compromettere il funzionamento del meccanismo. Inoltre, quando il fissaggio del grano avviene in corrispondenza di una sede di alloggiamento ricavata sullo stelo, la lunghezza della porzione di stelo da inserire nel corpo maniglia, che garantisce una corretta interconnessione di stelo e maniglia, à ̈ fissata dalla posizione di tale sede di alloggiamento del grano. In questa situazione il compito tecnico posto alla base della presente invenzione à ̈ mettere a disposizione un dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo che possa essere in grado di ovviare ad uno o più degli inconvenienti sopra citati. Nell’ambito di tale compito tecnico, uno degli scopi della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti à ̈ realizzare un dispositivo di interconnessione meccanica utilizzabile per il montaggio di una maniglia per porte. Uno dei possibili scopi della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti à ̈ quello di prevedere un dispositivo di interconnessione meccanica in grado di velocizzare e semplificare considerevolmente le operazioni di montaggio e/o smontaggio delle maniglie di porte (e/o in generale di elementi cavi). E’ un possibile scopo della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti mettere a disposizione un dispositivo di interconnessione meccanica che sia utilizzabile con qualsiasi maniglia e/o elemento cavo. Un ulteriore possibile scopo della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti à ̈ quello di mettere a disposizione un dispositivo di interconnessione meccanica utilizzabile con maniglie dotate di una cavità di accoppiamento avente differente profondità. Un ulteriore possibile scopo della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti à ̈ quello di mettere a disposizione un dispositivo di interconnessione meccanica che risulti maggiormente affidabile e/o soggetto in maniera minore a fenomeni di usura meccanica e/o necessiti di una ridotta o nulla manutenzione. Un altro possibile scopo della presente invenzione in uno o più dei suoi diversi aspetti à ̈ quello di mettere a disposizione un dispositivo di interconnessione meccanica che risulti di semplice e/o economica progettazione e/o realizzazione e/o installazione e/o configurazione e/o operazione e/o manutenzione e/o immagazzinaggio e/o trasporto e/o smaltimento.
Uno o più degli scopi sopra, e altri eventuali, che meglio risulteranno nel corso della seguente descrizione, vengono sostanzialmente raggiunti da un dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo secondo una o più delle unite rivendicazioni, ciascuna delle quali presa da sola (senza le relative dipendenze) o in qualsiasi combinazione con le altre rivendicazioni, nonché secondo i seguenti aspetti, variamente combinati, anche con le suddette rivendicazioni.
In un aspetto, l’invenzione riguarda un dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo avente una cavità, il dispositivo comprendente uno stelo avente un asse di sviluppo longitudinale prevalente e provvisto di una prima estremità atta ad essere inserita nella, e estratta dalla, cavità lungo una direzione di scorrimento parallela all’asse di sviluppo longitudinale, la prima estremità comprendendo una sede avente un’apertura in corrispondenza di una superficie esterna della prima estremità, il dispositivo comprendente inoltre un elemento di tenuta avente un predeterminato contorno perimetrale e alloggiato, almeno parzialmente, in detta sede, dove la sede à ̈ configurata per consentire lo spostamento dell’elemento di tenuta almeno tra una prima posizione operativa in cui l’elemento di tenuta à ̈ disposto in modo da consentire lo scorrimento dello stelo nella cavità dell’elemento cavo lungo la suddetta direzione di scorrimento ed almeno una seconda posizione operativa in cui almeno una porzione del contorno dell’elemento di tenuta si attesta su una superficie interna della cavità e una estremità inferiore dell’elemento di tenuta si attesta su una superficie di fondo della sede per impedire l’estrazione dello stelo dall’elemento.
In un aspetto la sede à ̈ ricavata in una porzione terminale della prima estremità.
In un aspetto, la sede à ̈ configurata per consentire lo spostamento dell’elemento di tenuta in una terza posizione di disaccoppiamento distinta dalle prime due. Tipicamente in almeno la terza, oppure almeno la terza e la seconda, oppure in tutte e tre le suddette posizioni, l’elemento di tenuta à ̈ disposto in modo che una porzione del contorno fuoriesce dall’ingombro dello stelo. Tipicamente, la porzione dell’elemento di tenuta che fuoriesce dall’ingombro dello stelo à ̈ maggiore nella terza posizione di disaccoppiamento rispetto alle prime due posizioni operative.
In un aspetto la sede ha una superficie anteriore di appoggio, una superficie posteriore, affacciata e arretrata rispetto alla superficie anteriore rispetto ad un verso di inserimento lungo la direzione di scorrimento, e la superficie di fondo interposta tra la superficie anteriore e la superficie posteriore. Vantaggiosamente la superficie posteriore della sede può essere parallela alla superficie anteriore. In un aspetto la superficie anteriore della sede ha uno spigolo superiore in comune con la superficie esterna dello stelo e uno spigolo inferiore, ad esempio in comune con la superficie di fondo.
In un aspetto, la distanza tra la superficie anteriore e posteriore à ̈ maggiore di o uguale a circa 1,5 volte lo spessore longitudinale dell’elemento di tenuta, preferibilmente maggiore di o uguale a circa 2 volte detto spessore. In un aspetto, detta distanza à ̈ minore di o uguale a 3,5 volte lo spessore longitudinale dell’elemento di tenuta, preferibilmente minore di o uguale a circa 3 volte detto spessore.
In un aspetto, la superficie anteriore ha una dimensione, dallo spigolo superiore allo spigolo inferiore, maggiore di o uguale a 1 volta circa la distanza tra la superficie anteriore e posteriore, preferibilmente maggiore di o uguale a 1,5 volte. In un aspetto, la superficie anteriore ha detta dimensione minore di o uguale a 3 volte circa la distanza tra la superficie anteriore e posteriore, preferibilmente minore di o uguale a 2 volte.
In un aspetto la superficie di fondo della sede ha uno spigolo anteriore, ad esempio in comune con la superficie anteriore e/o uno spigolo posteriore, ad esempio in comune con la superficie posteriore. In un aspetto la superficie anteriore e/o posteriore della sede à ̈ inclinata secondo un angolo compreso tra 4° e 15°, e preferibilmente tra 5° e 9°, rispetto ad un piano ortogonale disposto perpendicolarmente all’asse di sviluppo longitudinale e con lo spigolo superiore più arretrato dello spigolo inferiore rispetto ad una faccia terminale della prima estremità dello stelo.
In un aspetto la superficie anteriore della sede, e/o la superficie posteriore, e/o la superficie di fondo à ̈ sostanzialmente piana.
In un aspetto la sede à ̈ orientata in modo tale che esista almeno una retta giacente sulla superficie anteriore, e/o una retta giacente sulla superficie posteriore e/o una retta giacente sulla superficie di fondo, ortogonale alla direzione di scorrimento.
In un aspetto la superficie di fondo della sede forma con la superficie anteriore un angolo compreso tra 95° e 105°.
In un aspetto, l’elemento di tenuta ha conformazione sostanzialmente piastriforme, preferibilmente a pianta quadrangolare.
In un aspetto l’elemento di tenuta à ̈ provvisto di una estremità superiore, in corrispondenza della suddetta apertura della sede, e una estremità inferiore, opposta all’estremità superiore, in corrispondenza della superficie di fondo della sede. Tipicamente la porzione di contorno appartiene all’estremità superiore.
In un aspetto l’elemento di tenuta ha una faccia anteriore rivolta verso la superficie anteriore della sede e una faccia posteriore rivolta verso la superficie posteriore della sede.
In un aspetto l’elemento di tenuta ha una faccia superiore sostanzialmente perpendicolare alle suddette facce anteriore e posteriore e collegante le suddette facce anteriore e posteriore in corrispondenza dell’estremità superiore (e.g. in corrispondenza della porzione di contorno dell’elemento di tenuta atta ad attestarsi contro la superficie interna). La faccia superiore à ̈ tipicamente rivolta verso l’esterno dello stelo.
In un aspetto l’estremità superiore dell’elemento di tenuta à ̈ dotata di un primo spigolo, ad esempio in comune tra le suddette facce anteriore e superiore dell’elemento di tenuta, rivolto verso la faccia terminale della prima estremità dello stelo.
In un aspetto l’estremità inferiore dell’elemento di tenuta à ̈ dotata di un secondo spigolo rivolto verso la faccia terminale della prima estremità dello stelo. Tale secondo spigolo può coincidere con uno spigolo inferiore della faccia anteriore, ad esempio coincidente con uno spigolo di una faccia inferiore.
In un aspetto il dispositivo comprende inoltre un elemento elastico, tipicamente alloggiato nello stelo, interposto tra l’elemento di tenuta e lo stelo per mantenere in spinta l’elemento di tenuta nella direzione di scorrimento e concordemente al verso di inserimento (o verso la superficie anteriore della sede). Preferibilmente, l’elemento elastico à ̈ attestato alla faccia anteriore o posteriore dell’elemento di tenuta, preferibilmente in corrispondenza dell’estremità inferiore.
In un aspetto l'elemento elastico à ̈ una molla di compressione (e.g. disposta a monte dell’elemento di tenuta rispetto al verso di inserimento) o una molla di trazione (e.g. disposta a valle dell’elemento di tenuta rispetto al verso di inserimento).
In un aspetto l’elemento di tenuta, quando si trova nella suddetta prima posizione operativa, ha l’estremità superiore (e.g. la faccia anteriore o il primo spigolo) a contatto con la superficie anteriore (e.g. con lo spigolo superiore della superficie anteriore) della sede e con l’estremità inferiore (e.g. il secondo spigolo) a contatto con la superficie di fondo della sede, e.g. lungo un segmento di contatto della superficie di fondo disposto tra gli spigoli anteriore e posteriore della superficie di fondo ad una certa distanza da ciascuno spigolo.
In un aspetto, nella prima posizione operativa l’elemento di tenuta à ̈ preferibilmente disposto in modo tale da formare un angolo compreso tra -5° e 5° rispetto al suddetto piano ortogonale, preferibilmente l’elemento di tenuta à ̈ sostanzialmente perpendicolare alla direzione di scorrimento.
In un aspetto, nella prima posizione operativa la faccia superiore (o almeno una porzione della faccia superiore) dell’elemento di tenuta à ̈ attestata contro la superficie interna della cavità, quando lo stelo à ̈ inserito nella cavità, e i due spigoli opposti della faccia superiore sono orientati rispetto alla superficie interna in modo tale da consentire lo strisciamento a contatto della faccia superiore contro la superficie interna e quindi lo scorrimento dello stelo all’interno della cavità. Tipicamente, nessuno dei due spigoli esercita un’azione di taglio contro la superficie interna.
In un aspetto l’elemento di tenuta à ̈ mantenuto nella prima posizione operativa, ad esempio durante l’estrazione dello stelo dalla cavità, in conseguenza della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico, della reazione vincolare da parte della superficie anteriore (e.g. in corrispondenza del suddetto spigolo superiore) sull’estremità superiore (e.g. sulla faccia anteriore) dell’elemento di tenuta e della reazione vincolare da parte della superficie di fondo (e.g. in corrispondenza di detto segmento di contatto della superficie di fondo) sull’estremità inferiore (e.g. sul secondo spigolo) dell’elemento di tenuta. Tipicamente, l’elemento di tenuta à ̈ anche sottoposto alla reazione vincolare da parte della superficie interna della suddetta cavità in corrispondenza della faccia superiore.
In un aspetto l’elemento di tenuta, quando si trova nella suddetta seconda posizione operativa, à ̈ inclinato obliquamente (ad esempio forma un angolo maggiore o uguale a 5°, preferibilmente 7° e/o minore o uguale a 20°, preferibilmente 15°) rispetto al suddetto piano ortogonale, e l’estremità superiore (e.g. il primo spigolo) dell’elemento di tenuta si trova a contatto con la superficie interna della cavità dell’elemento cavo, quando presente, e l’estremità inferiore (e.g. il secondo spigolo) dell’elemento di tenuta si trova a contatto con la superficie di fondo (e.g. lungo il suddetto spigolo anteriore della superficie di fondo). Tipicamente nella seconda posizione il primo spigolo si trova più lontano del secondo spigolo rispetto alla faccia terminale della prima estremità.
In un aspetto l’elemento di tenuta, quando si trova nella suddetta seconda posizione operativa, à ̈ atto a consentire il progressivo inserimento dello stelo all’interno della cavità dell’elemento cavo lungo un verso di inserimento e atto ad impedire l’estrazione, lungo un verso di estrazione, dello stelo dalla cavità.
In un aspetto l’elemento di tenuta nella seconda posizione operativa à ̈ atto ad interporsi in tutta la sua lunghezza tra la superficie interna della cavità e la superficie di fondo della sede, in modo tale che una forza applicata allo stelo per la sua estrazione genera una coppia di forze agenti sull’elemento di tenuta e che l’elemento di tenuta à ̈ sottoposto a vincoli meccanici da parte della sede e della superficie interna che ne impediscono la rotazione secondo tale coppia di forze.
In un aspetto l’elemento di tenuta nella seconda posizione operativa à ̈ inclinato di un angolo tale da determinare un’azione di taglio, ad opera del primo spigolo dell’estremità superiore, agente sulla superficie interna della cavità dell’elemento cavo ed atta, e.g. quando lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza di inserimento o di estrazione o per effetto della spinta dell’elemento elastico, a generare una reazione vincolare sull’elemento di tenuta da parte della superficie interna.
In un aspetto l’elemento di tenuta à ̈ mantenuto nella suddetta seconda posizione operativa, quando lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza di estrazione dalla cavità, in conseguenza della reazione vincolare della superficie interna della suddetta cavità sul primo spigolo, della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico e della reazione vincolare della superficie di fondo (e.g. lungo il suddetto spigolo anteriore della superficie di fondo) sul secondo spigolo dell’elemento di tenuta. Tipicamente, la composizione di tali forze risulta in una coppia di forze che tenderebbe a far ruotare l’elemento (e.g. attorno al segmento di contatto della superficie di fondo), nel senso cui corrisponde l’avvicinamento del primo spigolo alla faccia terminale della prima estremità dello stelo. Tale rotazione non à ̈ consentita quando l’elemento di tenuta si trova nella seconda posizione operativa (con lo stelo inserito nella cavità) dati il bloccaggio del primo spigolo contro la superficie interna e il bloccaggio del secondo spigolo sulla superficie di fondo, e quindi l’impossibilità per l’elemento di tenuta di occupare una posizione maggiormente ruotata nel senso cui corrisponde l’avvicinamento del primo spigolo alla suddetta faccia terminale.
Tipicamente l’impuntamento dell’elemento di tenuta in tale condizione determina, in conseguenza di una forza sullo stelo nel verso di estrazione, uno scarico delle suddette forze sulla struttura dell’elemento di tenuta, che viene sottoposto ad una sollecitazione di compressione e di flessione.
In un aspetto l’elemento di tenuta à ̈ mantenuto nella suddetta seconda posizione operativa quando lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di inserimento dello stelo nella cavità, in conseguenza della reazione vincolare della superficie interna della suddetta cavità sul primo spigolo, della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico e della reazione vincolare della superficie di fondo (e.g. lungo il suddetto spigolo anteriore della superficie di fondo) sul secondo spigolo dell’elemento di tenuta. Tipicamente in tale configurazione la reazione vincolare della superficie interna sul primo spigolo à ̈ diretta nel semispazio opposto, rispetto al piano ortogonale, a quello nel quale si trova la faccia terminale della prima estremità dello stelo e il secondo spigolo à ̈ bloccato in battuta sulla superficie di fondo della sede per effetto della spinta generata dall’elemento elastico. Tipicamente, la composizione delle suddette forze risulta in una coppia di forze che tende a far ruotare l’elemento attorno al segmento di contatto della superficie di fondo, nel senso cui corrisponde l’arretramento del primo spigolo rispetto alla faccia terminale della prima estremità dello stelo. Tale rotazione determina una risposta elastica dell’elemento elastico e un lieve arretramento, nella sede, dell’estremità superiore dell’elemento di tenuta dalla superficie anteriore, detto elemento di tenuta potendo così strisciare, in corrispondenza del primo spigolo, sulla superficie interna della cavità durante l’inserimento dello stelo.
In un aspetto la suddetta seconda posizione operativa in cui lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di inserimento à ̈ lievemente diversa dalla suddetta seconda posizione operativa in cui lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di estrazione. Tipicamente nella seconda posizione operativa in cui lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di inserimento l’elemento di tenuta à ̈ lievemente ruotato rispetto alla suddetta seconda posizione operativa in cui lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di estrazione, in modo tale che il primo spigolo à ̈ leggermente più arretrato rispetto alla faccia terminale della prima estremità.
In un aspetto lo strisciamento dell’elemento di tenuta sulla superficie interna à ̈ consentito dal fatto che la spinta elastica della molla à ̈ minore della spinta sullo stelo durante l’inserimento. Tipicamente, il dimensionamento e/o il precarico della molla determina la forza necessaria all’inserimento dello stelo nella cavità.
In un aspetto l’elemento di tenuta, quando si trova nella suddetta terza posizione di disaccoppiamento, à ̈ disposto, in conseguenza della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico, con la faccia anteriore in appoggio (e.g. a contatto) sulla suddetta superficie anteriore della sede. Tipicamente, nella suddetta terza posizione l’estremità inferiore di detto elemento di tenuta (e.g. il secondo spigolo) à ̈ a contatto con la superficie di fondo (e.g. lungo il suddetto spigolo anteriore della superficie di fondo). Tipicamente l’elemento di tenuta nella suddetta terza posizione di disaccoppiamento fuoriesce dall’ingombro dello stelo maggiormente rispetto alla dimensione dell’apertura della cavità (sul piano ortogonale) in cui va inserito lo stelo.
In un aspetto l’elemento di tenuta durante l’inserimento della prima estremità dello stelo nella cavità dell’elemento cavo, viene spinto dal bordo della cavità dell’elemento cavo in corrispondenza della porzione di contorno che fuoriesce e viene portato dalla suddetta terza posizione di disaccoppiamento alla seconda posizione operativa, e.g. tramite rotazione attorno al secondo spigolo.
In un aspetto il dispositivo comprende inoltre mezzi di sgancio, preferibilmente alloggiati nello stelo, atti a esercitare una spinta sull’elemento di tenuta per spostarlo dalla seconda alla prima posizione operativa.
In un aspetto lo stelo à ̈ provvisto di un’apertura di azionamento atta a consentire l’azionamento dei mezzi di sgancio alloggiati nello stelo, e tale apertura di azionamento à ̈ ricavata in una porzione della prima estremità dello stelo opposta all’apertura della sede sulla superficie esterna dello stelo.
In un aspetto lo stelo à ̈ provvisto di un intaglio passante in corrispondenza dello spigolo inferiore della superficie anteriore (i.e. dello spigolo anteriore della superficie di fondo), e tale intaglio permette di porre in contatto l’elemento di tenuta con i suddetti mezzi di sgancio.
In un aspetto i mezzi di sgancio comprendono una levetta (e.g. una leva di terzo genere), tipicamente disposta parallelamente alla direzione di scorrimento, compresa nell’ingombro dello stelo, e tale levetta à ̈ mobile, per effetto di una spinta esterna di sgancio, almeno tra una prima posizione di riposo, nella quale la levetta non esercita una spinta sull'elemento di tenuta, e una posizione di sgancio, ruotata rispetto alla posizione di riposo, in cui la levetta esercita una spinta sull'elemento di tenuta, almeno quando quest’ultimo si trova nella seconda posizione. Preferibilmente, il movimento della levetta avviene in un piano perpendicolare al piano ortogonale.
In un aspetto lo stelo comprende un foro (avente asse giacente su un piano parallelo al piano ortogonale dello stelo) atto ad alloggiare una prima estremità della levetta che agisce da fulcro nel movimento rotatorio della levetta stessa.
In un aspetto la levetta ha inoltre una seconda estremità, longitudinalmente opposta alla prima estremità, atta ad entrare in contatto con l'elemento di tenuta (e.g. attraverso la suddetta intaglio) e in grado di determinarne, quando la levetta si trova nella posizione di sgancio, lo spostamento dalla seconda posizione operativa alla prima posizione operativa.
In un aspetto la seconda estremità della levetta agisce, quando si trova in posizione di sgancio, sull'estremità inferiore dell'elemento di tenuta e si oppone alle forze, esercitate dall'elemento elastico e dalla superficie interna della cavità dell'elemento cavo sull'elemento di tenuta, che mantengono l'elemento di tenuta nella seconda posizione operativa, determinando il passaggio dell'elemento di tenuta nella prima posizione operativa.
In un aspetto la seconda estremità della levetta possiede una porzione inclinata rispetto al piano ortogonale e alla direzione di scorrimento, atta ad entrare in contatto con il secondo spigolo dell’elemento di tenuta per spingerlo in allontanamento dallo spigolo inferiore della superficie anteriore della sede. In un aspetto la spinta sulla suddetta levetta, atta a determinare il passaggio della levetta dalla posizione di riposo alla posizione di sgancio, à ̈ una spinta manuale e/o effettuata per mezzo di un utensile meccanico. In un aspetto tale spinta sulla levetta à ̈ diretta lungo il piano ortogonale dello stelo. In un aspetto, la spinta esercitata dall'elemento elastico sull'elemento di tenuta, a contatto con la seconda estremità della levetta nel suddetto intaglio, mantiene la levetta nella posizione di riposo, o determina il passaggio della levetta dalla posizione di sgancio alla posizione di riposo, quando non à ̈ presente una spinta esterna di sgancio.
In un aspetto l’invenzione riguarda un insieme comprendente un dispositivo di interconnessione, secondo una qualsiasi delle rivendicazioni e/o degli aspetti sopra e/o una loro qualsiasi combinazione, e l’elemento cavo.
In un aspetto l’elemento cavo comprende un’apertura di sgancio in corrispondenza dell’apertura di azionamento dello stelo, quando lo stelo à ̈ inserito nell’elemento cavo, e passante l’elemento cavo dalla superficie esterna alla superficie interna della cavità, in modo tale che l’azionamento dei mezzi di sgancio avviene attraverso detta apertura.
In un aspetto l’invenzione riguarda un assemblato comprendente il suddetto insieme e dove l’elemento cavo à ̈ parte di una maniglia per porte.
In un aspetto l’invenzione riguarda un metodo per il montaggio di una maniglia per porte mediante un dispositivo secondo una qualsiasi delle rivendicazioni e/o degli aspetti sopra e/o una loro qualsiasi combinazione, comprendente le fasi di montare il suddetto stelo ad una porta, inserire detta prima estremità di detto stelo in una cavità di una maniglia per porte agendo su detta maniglia per spingere detto stelo all’interno di detta cavità in modo da determinare il passaggio di detto elemento di tenuta dalla terza posizione di disaccoppiamento alla seconda posizione operativa, e preferibilmente spingere per una determinata corsa detto stelo attraverso detta cavità di detta maniglia per porte.
Ulteriori caratteristiche e vantaggi appariranno maggiormente dalla descrizione dettagliata di alcune forme di realizzazione, tra cui anche una forma di esecuzione preferita, ma non esclusiva, di un dispositivo per maniglie di porte in accordo con la presente invenzione. Tale descrizione verrà esposta qui di seguito con riferimento agli uniti disegni, forniti a solo scopo indicativo e, pertanto, non limitativo, nei quali:
- la figura 1 Ã ̈ una vista prospettica in esploso di una possibile forma realizzativa del dispositivo di interconnessione meccanica secondo la presente invenzione;
- la figura 2 Ã ̈ una vista in sezione longitudinale parziale del dispositivo di figura 1;
- la figura 2a à ̈ una vista in sezione longitudinale di una porzione del dispositivo di figura 2, con alcune parti rimosse;
- la figura 3a à ̈ una vista in sezione longitudinale del dispositivo di figura 1 nella condizione in cui lo stelo à ̈ inserito nella cavità dell’elemento cavo e l’elemento di tenuta si trova in una prima posizione operativa;
- la figura 3b à ̈ una vista in sezione longitudinale del dispositivo di figura 1 nella condizione in cui lo stelo à ̈ inserito nella cavità dell’elemento cavo e l’elemento di tenuta si trova in una seconda posizione operativa;
- la figura 3c à ̈ una vista in sezione longitudinale del dispositivo di figura 1 nella condizione in cui lo stelo à ̈ disgiunto dal corpo del dispositivo e l’elemento di tenuta si trova in una terza posizione di disaccoppiamento;
Con riferimento alle figure allegate, un dispositivo di interconnessione meccanica con un elemento cavo secondo la presente invenzione à ̈ globalmente indicato con il numero di riferimento 1. In generale, lo stesso numero di riferimento à ̈ utilizzato per elementi uguali o simili, eventualmente nelle loro varianti realizzative.
Il dispositivo 1 comprende uno stelo 2 avente un asse di sviluppo longitudinale 3 prevalente e provvisto di una prima estremità 4 atta ad essere inserita nella, e estratta dalla, cavità 6 di un elemento cavo 5 lungo una direzione di scorrimento 7 parallela all’asse di sviluppo longitudinale 3, la prima estremità 4 comprendendo una sede 12 avente un’apertura 13 in corrispondenza di una superficie esterna 14 della prima estremità 4. Il dispositivo 1 comprende inoltre un elemento di tenuta 50 avente un predeterminato contorno perimetrale 11 e alloggiato, almeno parzialmente, nella sede 12, come esemplarmente mostrato in figura 2 e 2a. In maggiore dettaglio, tale sede 12 à ̈ configurata per consentire lo spostamento dell’elemento di tenuta 50 almeno tra una prima posizione operativa (illustrata in figura 3a) in cui l’elemento di tenuta 50 à ̈ disposto in modo da consentire lo scorrimento dello stelo 2 nella cavità 6 dell’elemento cavo 5 lungo la suddetta direzione di scorrimento 7 ed almeno una seconda posizione operativa (illustrata in figura 3b) in cui almeno una porzione del contorno 11 dell’elemento di tenuta 50 si attesta su una superficie interna 6a della cavità 6 e una estremità inferiore 52 dell’elemento di tenuta 50 si attesta su una superficie di fondo 21 della sede 12 per impedire l’estrazione dello stelo 2 da tale elemento 5.
La forma della sezione dello stelo 2 e della cavità 6 ad essa controsagomata, può preferibilmente essere qualsiasi forma atta allo scopo, ad esempio quadrata (come nella forma realizzativa mostrata nelle figure), rettangolare, circolare, ellittica, triangolare, poligonale, ecc….
Preferibilmente, la sede 12 à ̈ ricavata in una porzione terminale della prima estremità 4.
Vantaggiosamente, la sede 12 può essere configurata per consentire lo spostamento dell’elemento di tenuta 50 in una terza posizione di disaccoppiamento (illustrata in figura 3c) distinta dalle prime due. Tipicamente in almeno la terza, oppure almeno la terza e la seconda, oppure in tutte e tre le suddette posizioni, l’elemento di tenuta 50 à ̈ disposto in modo che una porzione del contorno 11 fuoriesce dall’ingombro dello stelo 2. Tipicamente, come esemplarmente mostrato in figura 3c (in cui la porzione di contorno 11 che fuoriesce dall’ingombro à ̈ stata volutamente ingrandita a fini illustrativi) la porzione dell’elemento di tenuta 50 che fuoriesce dall’ingombro dello stelo 2 à ̈ maggiore nella terza posizione di disaccoppiamento rispetto alle prime due posizioni operative.
Preferibilmente, come esemplarmente mostrato nelle figure, l’elemento di tenuta 50 ha conformazione sostanzialmente piastriforme.
Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 ha una pianta di una qualsiasi forma atta allo scopo, ad esempio quadrata (come nella forma realizzativa mostrata nelle figure), rettangolare, circolare, ellittica, triangolare, poligonale, ecc….
La sede 12 ricavata in tale stelo 2 ha una superficie anteriore 20 di appoggio, una superficie posteriore 22, affacciata e arretrata rispetto alla superficie anteriore 12 rispetto ad un verso di inserimento 7a lungo la direzione di scorrimento 7, e la suddetta superficie di fondo 21 interposta tra detta superficie anteriore e detta superficie posteriore. Queste superfici 20, 21 e 22 possono essere vantaggiosamente piane. In maggiore dettaglio, la superficie anteriore 20 ha uno spigolo superiore 20a, in comune con la superficie esterna 14 dello stelo 2, e uno spigolo inferiore 20b in comune con la superficie di fondo 21. Preferibilmente, la superficie di fondo 21 ha uno spigolo anteriore 21a in comune con la superficie anteriore 20 e uno spigolo posteriore 21b in comune con la superficie posteriore 22. Preferibilmente, lo spigolo inferiore 20b della superficie anteriore 20 coincide con lo spigolo anteriore 21a della superficie di fondo 21.
Preferibilmente, nella forma realizzativa mostrata nelle figure, la distanza tra la superficie anteriore 20 e la superficie posteriore 22 à ̈ circa 2,6 volte lo spessore longitudinale dell’elemento di tenuta 50. Esemplarmente, tale spessore à ̈ circa 0.9mm e tale distanza à ̈ circa 2.5mm.
Preferibilmente, la superficie anteriore 20 della sede 12 ha una dimensione, dallo spigolo superiore 20a allo spigolo inferiore 20b, circa 1,8 volte la distanza tra la superficie anteriore 20 e la superficie posteriore 22. Esemplarmente, tale dimensione à ̈ circa 4,5mm.
In maggiore dettaglio, come illustrato in figura 1, l’elemento di tenuta ha conformazione piastriforme a pianta quadrata, con un lato di base di circa 5mm. Preferibilmente, la distanza tra la superficie di fondo 21 e l’apertura 13 sulla superficie esterna 14 dello stelo à ̈ maggiore della metà della dimensione longitudinale dello stelo 2 lungo una sezione ortogonale all’asse di sviluppo longitudinale 3.
Preferibilmente, la superficie anteriore 20 e la superficie posteriore 22 sono inclinate secondo un angolo di circa 7°, come mostrato nelle figure, rispetto ad un piano ortogonale 70 disposto perpendicolarmente all’asse di sviluppo longitudinale 3 e con lo spigolo superiore 20a più arretrato dello spigolo inferiore 20b rispetto ad una faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo 2. Tale angolo può consentire vantaggiosamente di ottenere un posizionamento dell’elemento di tenuta, nella prima posizione operativa, sostanzialmente perpendicolare alla direzione di scorrimento 7, condizione vantaggiosa ai fini del funzionamento del dispositivo, come meglio apparirà in seguito.
Vantaggiosamente, la superficie posteriore 22 della sede 12 può essere parallela alla superficie anteriore 20.
Preferibilmente, la sede 12 Ã ̈ orientata in modo tale che esistono almeno una retta giacente sulla superficie anteriore 20, una retta giacente sulla superficie posteriore 22 e una retta giacente sulla superficie di fondo 21 ortogonali alla direzione di scorrimento 7.
Preferibilmente, la superficie di fondo 21 forma con la superficie anteriore 20 un angolo di circa 100°, come nell’esempio realizzativo mostrato nelle figure. Vantaggiosamente, tale angolo aumenta la profondità della sede 12 progressivamente dalla superficie anteriore 20 alla superficie posteriore 22, e ciò può consentire di avere uno spazio interno alla sede 12, in corrispondenza del fondo della stessa, utile ad ospitare l’elemento di tenuta 50 nella sua rototraslazione durante il passaggio dalla seconda alla prima posizione operativa, come meglio verrà descritto nel seguito.
Preferibilmente, lo spigolo inferiore 20b e lo spigolo posteriore 21b giacciono su piani paralleli a facce opposte della superficie esterna 14 dello stelo 2. L’elemento di tenuta 50 à ̈ provvisto di una estremità superiore 51, in corrispondenza dell’apertura 13, e una estremità inferiore 52, opposta all’estremità superiore 51, in corrispondenza della superficie di fondo 21 della sede 12. Tipicamente, la suddetta porzione di contorno appartiene all’estremità superiore. Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 ha inoltre una faccia anteriore 53 rivolta verso la superficie anteriore 20 della sede 12 e una faccia posteriore 54 rivolta verso la superficie posteriore 22. Preferibilmente, l’elemento di tenuta ha una ulteriore faccia superiore 55 sostanzialmente perpendicolare alle suddette facce anteriore 53 e posteriore 54 e collegante le suddette facce anteriore 53 e posteriore 54 in corrispondenza dell’estremità superiore 51 (e.g. in corrispondenza della porzione di contorno 11 atta ad attestarsi contro la superficie interna 6a). La faccia superiore 55 à ̈ tipicamente rivolta verso l’esterno dello stelo 2. Preferibilmente, l’estremità superiore 51 à ̈ dotata di un primo spigolo 51a, in comune tra le suddette facce anteriore 53 e superiore 55, rivolto verso la faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo 2. Preferibilmente, l’estremità inferiore 52 à ̈ dotata di un secondo spigolo 52a rivolto verso la faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo 2 e coincidente con uno spigolo inferiore della faccia anteriore 53.
Il dispositivo 1 può inoltre comprendere vantaggiosamente un elemento elastico 30, tipicamente alloggiato nello stelo 2, interposto tra l’elemento di tenuta 50 e lo stelo 2 per mantenere in spinta l’elemento di tenuta 50 nella direzione di scorrimento 7 e concordemente al verso di inserimento 7a (e.g. verso la superficie anteriore 20). Preferibilmente, l'elemento elastico può essere una molla di compressione (come nella forma realizzativa mostrata nelle figure) o una molla di trazione. Vantaggiosamente, come mostrato nelle figure, tale molla può essere collocata in posizione centrale nello stelo 2, ad esempio lungo l’asse di sviluppo longitudinale 3. La molla di compressione può essere disposta a monte dell’elemento di tenuta 50 rispetto al verso di inserimento 7a, ed à ̈ attestata sulla faccia posteriore 54 in corrispondenza dell’estremità inferiore 52
Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 à ̈ disposto, quando si trova nella suddetta prima posizione operativa (illustrata in figura 3a), con la faccia anteriore 53 a contatto con lo spigolo superiore 20a della superficie anteriore 20 della sede 12 e con il secondo spigolo 52a a contatto con la superficie di fondo 21, lungo un segmento di contatto appartenente alla superficie di fondo 21 e disposto ad una certa distanza tra gli spigoli anteriore 21a e posteriore 21b. In tale configurazione, l’elemento di tenuta 50 à ̈ preferibilmente disposto sostanzialmente perpendicolarmente alla direzione di scorrimento 7.
Preferibilmente, nella prima posizione operativa la faccia superiore 55 (o almeno una porzione di essa) dell’elemento di tenuta 50 à ̈ attestata contro la superficie interna 6a, quando lo stelo 2 à ̈ inserito nella cavità 6, e i due spigoli opposti della faccia superiore sono orientati rispetto alla superficie interna 6a in modo tale da consentire lo strisciamento a contatto della faccia superiore 55 contro la superficie interna 6a e quindi lo scorrimento dello stelo 2 all’interno della cavità 6. Tipicamente, nessuno dei due spigoli esercita un’azione di taglio contro la superficie interna.
Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 à ̈ mantenuto nella prima posizione operativa durante l’estrazione dello stelo 2 dalla cavità 6 in conseguenza della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico 30, della reazione vincolare da parte della superficie anteriore (tipicamente, come appare in figura 3a, in corrispondenza del suddetto spigolo superiore) sull’estremità superiore dell’elemento di tenuta (tipicamente sulla faccia anteriore) e della reazione vincolare da parte della superficie di fondo (tipicamente in corrispondenza di detto segmento di contatto della superficie di fondo) sull’estremità inferiore dell’elemento di tenuta (tipicamente sul secondo spigolo). Tipicamente, l’elemento di tenuta 50 à ̈ anche sottoposto alla reazione vincolare da parte della superficie interna 6a della suddetta cavità 6 in corrispondenza della faccia superiore 55.
Preferibilmente, come illustrato in figura 3a, nella prima posizione operativa il contatto tra l’estremità superiore 51 dell’elemento di tenuta 50 e la superficie interna 6a della cavità 6 avviene lungo la faccia superiore 55, in modo tale che il primo spigolo non interferisca con la superficie interna consentendo lo scorrimento dello stelo 12 all’interno della cavità 6a.
Preferibilmente, nella prima posizione operativa l’elemento di tenuta 50 à ̈ disposto in modo tale da non poter ruotare, durante l’estrazione dello stelo 2 dalla cavità 6a dell’elemento cavo 6, nel senso cui corrisponde l’avvicinamento del primo spigolo 51a rispetto alla faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo 2 e durante l’inserimento nel senso cui corrisponde l’arretramento del primo spigolo 51a rispetto alla suddetta faccia terminale 4a, in conseguenza dei vincoli meccanici determinati dall’attestamento di almeno una porzione della faccia superiore 55 contro la superficie interna 6a della cavità 6 e/o dall’appoggio del secondo spigolo 52a sulla superficie di fondo 21 e/o dall’appoggio del primo spigolo 51a sulla superficie anteriore 20.
Preferibilmente l’elemento di tenuta 50 nella seconda posizione operativa à ̈ inclinato di un angolo tale da determinare un’azione di taglio, ad opera del primo spigolo 51a, agente sulla superficie interna 6a della cavità 6 ed atta, e.g. quando lo stelo 2 à ̈ sottoposto ad una forza di inserimento o di estrazione o per effetto della spinta dell’elemento elastico 30, a generare una reazione vincolare sull’elemento di tenuta 50 da parte della superficie interna 6a.
Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 à ̈ mantenuto nella suddetta seconda posizione operativa, quando lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza di estrazione dalla cavità 6, in conseguenza della reazione vincolare della superficie interna 6a sul primo spigolo 51a, della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico 30 e della reazione vincolare della superficie di fondo 21 sul secondo spigolo 52a. Tipicamente, la composizione di tali forze risulta in una coppia di forze che tenderebbe a far ruotare l’elemento di tenuta 50, ad esempio attorno al segmento di contatto della superficie di fondo 21, nel senso cui corrisponde l’avvicinamento del primo spigolo 51a alla faccia terminale 4a della prima estremità 4. Tale rotazione non à ̈ consentita quando l’elemento di tenuta 50 si trova nella seconda posizione operativa (con lo stelo inserito nella cavità) dati il bloccaggio del primo spigolo 51a contro la superficie interna 6a e il bloccaggio del secondo spigolo 52a sulla superficie di fondo 21, e quindi l’impossibilità per l’elemento di tenuta 50 di occupare una posizione maggiormente ruotata nel senso cui corrisponde l’avvicinamento del primo spigolo 51a alla suddetta faccia terminale 4a.
Tipicamente l’impuntamento dell’elemento di tenuta 50 in tale condizione determina, in conseguenza di una forza sullo stelo nel verso di estrazione, uno scarico delle suddette forze sulla struttura dell’elemento di tenuta 50, il quale viene sottoposto ad una sollecitazione di compressione e di flessione.
Preferibilmente l’elemento di tenuta 50 à ̈ mantenuto nella suddetta seconda posizione operativa, quando lo stelo à ̈ sottoposto ad una forza nel verso di inserimento dello stelo 2 nella cavità 6, in conseguenza della reazione vincolare della superficie interna 6a sul primo spigolo 51a, della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico 30 e della reazione vincolare della superficie di fondo 21 sul secondo spigolo 52a.
Tipicamente in tale configurazione la reazione vincolare della superficie interna 6a sul primo spigolo 51a à ̈ diretta nel semispazio opposto, rispetto al piano ortogonale 70, a quello nel quale si trova la faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo e il secondo spigolo 52a à ̈ bloccato in battuta sulla superficie di fondo 21 della sede per effetto della spinta generata dall’elemento elastico 30. Tipicamente, la composizione delle forze in questa configurazione risulta in una coppia di forze che tende a far ruotare l’elemento di tenuta 50 attorno al segmento di contatto della superficie di fondo 21, nel senso cui corrisponde l’arretramento del primo spigolo 51a rispetto alla faccia terminale 4a della prima estremità 4 dello stelo. Tale rotazione determina una risposta elastica dell’elemento elastico 30 e un lieve arretramento, nella sede 12, dell’estremità superiore 51 dell’elemento di tenuta 50 dalla superficie anteriore 20, l’elemento di tenuta 50 potendo così strisciare, in corrispondenza del primo spigolo 51a, sulla superficie interna 6a della cavità 6 durante l’inserimento dello stelo 2.
Preferibilmente, lo strisciamento dell’elemento di tenuta 50 sulla superficie interna 6a à ̈ consentito dal fatto che la spinta elastica della molla à ̈ minore della spinta sullo stelo 2 durante l’inserimento. Preferibilmente, il dimensionamento e/o il precarico della molla determina la forza necessaria all’inserimento dello stelo nella cavità. In maggiore dettaglio, il movimento impercettibile dell’elemento di tenuta nella seconda posizione operativa, durante l’inserimento, à ̈ possibile solo in conseguenza di una spinta di inserimento dello stelo superiore alla spinta generata dall’elemento elastico sull’elemento di tenuta che mantiene il primo spigolo in battuta sulla superficie interna.
Preferibilmente, l’elemento di tenuta 50 à ̈ disposto, quando si trova nella suddetta terza posizione di disaccoppiamento (illustrata in figura 3c), in conseguenza della spinta esercitata su di esso dall’elemento elastico, con la faccia anteriore 53 a contatto con la superficie anteriore 20 della sede 12. Tipicamente, nella suddetta terza posizione, il secondo spigolo 52a a contatto con la superficie di fondo 21, ad esempio lungo lo spigolo anteriore 21a. Tipicamente l’elemento di tenuta 50 in tale configurazione fuoriesce dall’ingombro dello stelo maggiormente rispetto alla dimensione dell’apertura della cavità 6 (sul piano ortogonale) in cui va inserito lo stelo.
Vantaggiosamente, il dispositivo 1 può comprendere inoltre mezzi di sgancio 60, preferibilmente alloggiati nello stelo 2, atti a esercitare una spinta sull’elemento di tenuta 50 per spostarlo dalla seconda alla prima posizione operativa. Preferibilmente, lo stelo 2 à ̈ provvisto di un’apertura di azionamento 61 ricavata in una porzione della prima estremità 4 opposta all’apertura 13 superficie esterna 14 dello stelo 2 e atta a consentire l’azionamento dei mezzi di sgancio 60.
Preferibilmente, lo stelo 2 à ̈ inoltre provvisto di un intaglio passante 62, mostrato in figura 1, in corrispondenza dello spigolo inferiore 20b e/o dello spigolo anteriore 21a il quale permette di porre in contatto l’elemento di tenuta 50 con i mezzi di sgancio 60.
Vantaggiosamente, i mezzi di sgancio 60 possono comprendere una levetta 63, disposta parallelamente alla direzione di scorrimento 7, compresa nell’ingombro dello stelo 2. Tale levetta 63 à ̈ mobile, per effetto di una spinta esterna di sgancio, almeno tra una prima posizione di riposo, nella quale essa non esercita una spinta sull'elemento di tenuta 50, e una posizione di sgancio, ruotata rispetto alla posizione di riposo, in cui esercita una spinta sull'elemento di tenuta 50, almeno quando quest’ultimo si trova nella seconda posizione. La levetta può essere vantaggiosamente una leva di terzo genere. Preferibilmente, come nella forma realizzativa illustrata nelle figure, il movimento della levetta 63 avviene in un piano perpendicolare al piano ortogonale 70.
Preferibilmente, lo stelo 2 comprende un foro 64 (avente asse giacente su un piano parallelo al piano ortogonale 70 dello stelo) atto ad alloggiare una prima estremità 63a della levetta che agisce da fulcro nel movimento rotatorio della levetta stessa.
Vantaggiosamente, la levetta 63 può avere inoltre una seconda estremità 63b, longitudinalmente opposta alla prima estremità 63a, atta a entrare in contatto con l'elemento di tenuta 50 (ad esempio attraverso il suddetto intaglio) e in grado di determinarne, quando la levetta si trova nella posizione di sgancio, lo spostamento dalla seconda posizione operativa alla prima posizione operativa.
Preferibilmente, la seconda estremità 63b agisce, quando si trova in posizione di sgancio, sull'estremità inferiore 52 dell’elemento di tenuta e si oppone alle forze, esercitate dall'elemento elastico 30 e dalla superficie interna 6a della cavità 6 sull'elemento di tenuta 50, che lo mantengono nella seconda posizione operativa, determinandone il passaggio nella prima posizione operativa.
Vantaggiosamente, come esemplarmente mostrato nella forma realizzativa delle figure, la seconda estremità della levetta 63 possiede una porzione inclinata 66 rispetto al piano ortogonale 70 e alla direzione di scorrimento 7, atta ad entrare in contatto con il secondo spigolo 52a per spingerlo in allontanamento dallo spigolo inferiore 20b della superficie anteriore 20 della sede 12.
Preferibilmente la spinta sulla suddetta levetta 63, atta a determinare il passaggio della levetta dalla posizione di riposo alla posizione di sgancio, Ã ̈ una spinta manuale e/o effettuata per mezzo di un utensile meccanico. Preferibilmente, tale spinta sulla levetta 63 Ã ̈ diretta lungo il piano ortogonale 70 dello stelo 2.
Preferibilmente, la spinta esercitata dall'elemento elastico 30 sull'elemento di tenuta 50, a contatto con la seconda estremità 63b della levetta 63 nel suddetto intaglio 62, mantiene la levetta 63 nella posizione di riposo, o determina il passaggio della levetta 63 dalla posizione di sgancio alla posizione di riposo, quando non à ̈ presente una spinta esterna di sgancio.
Preferibilmente, il disaccoppiamento dello stelo 2 dall’elemento cavo 5 avviene tramite l’azionamento dei mezzi di sgancio 60 attraverso un’apertura di sgancio 65 dell’elemento cavo 5, passante l’elemento cavo 5 dalla superficie sterna 6b alla superficie interna 6a della cavità 6 e trovandosi, quando lo stelo 2 à ̈ inserito nell’elemento cavo 5, in corrispondenza dell’apertura di azionamento 61. L’elemento cavo 5 in figura 1 à ̈ raffigurato, a fini illustrativi, ruotato di 180° attorno alla direzione di inserimento 7, rispetto alla configurazione assunta nel funzionamento del dispositivo, per meglio mostrare la posizione di tale apertura di sgancio 65.
Il funzionamento del dispositivo 1 prevede che la prima estremità 4 dello stelo 2 venga inserita nella cavità 6 dell’elemento cavo 5 (ad esempio una maniglia per porte) spingendola nel verso di inserimento, in modo che l’elemento di tenuta 50 venga spinto dal bordo della cavità 6 in corrispondenza della porzione di contorno 11 che fuoriesce e venga portato dalla suddetta terza posizione di disaccoppiamento alla seconda posizione operativa, tramite rotazione attorno al secondo spigolo 52a. Lo stelo 2 viene quindi spinto, per una determinata corsa, all’interno della cavità 6: durante questa fase l’elemento di tenuta permane nella seconda posizione operativa e lo stelo scorre all’interno della cavità con il primo spigolo in strisciamento sulla superficie interna della cavità.
Quando lo stelo 2 à ̈ inserito nell’elemento cavo 5 per la lunghezza desiderata, l’elemento di tenuta 50 rimane nella seconda posizione operativa e impedisce l’estrazione dello stelo 4 dal corpo 2 in quanto la forza di estrazione esercitata in un verso di estrazione 7b determina un impuntamento dell’elemento di tenuta 50 nella seconda posizione operativa e una conseguente interferenza con lo stelo 2, il quale permane in accoppiamento con l’elemento cavo 5. Maggiore à ̈ la forza di estrazione dello stelo 2 maggiore à ̈ la resistenza esercitata dall’elemento di tenuta 50.
Per consentire la rimozione dello stelo 2 à ̈ sufficiente agire, ad esempio mediante una chiavetta (non mostrata nelle figure) inserita nell’apertura di sgancio 65 e nell’apertura di azionamento 61, sulla levetta 63 per spostare l’elemento di tenuta 50 verso la prima posizione operativa e liberare quindi lo stelo 2 dall’impuntamento dell’elemento di tenuta 50, consentendone l’estrazione dalla cavità 6. In maggiore dettaglio, la spinta sulla levetta 63 avviene in corrispondenza della seconda estremità 63b, determinando un movimento di tale estremità verso l’interno dello stelo e conseguentemente, per effetto della spinta sul secondo spigolo 52a ad opera della porzione inclinata 66, lo spostamento dell’elemento di tenuta 50 nella seconda prima posizione operativa.
La presente invenzione raggiunge gli scopi proposti, superando gli inconvenienti della tecnica nota. In primo luogo, come sopra specificato, l’interconnessione meccanica di uno stelo con un elemento cavo avviene a seguito della semplice spinta dello stelo nella cavità e quindi risulta semplice e rapido. Di conseguenza, le operazioni di montaggio possono risultare particolarmente veloci.
In particolare, il dispositivo può permettere un agevole assemblaggio di una maniglia per porte. Inoltre, anche la rimozione della maniglia può risultare molto semplice e rapida. Inoltre, il dispositivo secondo la presente invenzione può essere utilizzabile con maniglie dotate di una cavità di accoppiamento avente differente profondità. Inoltre, il dispositivo può risultare utilizzabile con qualsiasi maniglia. Inoltre, il dispositivo di interconnessione meccanica può risultare maggiormente affidabile e/o soggetto in maniera minore a fenomeni di usura meccanica e/o necessitare di una ridotta o nulla manutenzione.
Inoltre, il dispositivo di interconnessione meccanica può risultare di semplice e/o economica progettazione e/o realizzazione e/o installazione e/o configurazione e/o operazione e/o manutenzione e/o immagazzinaggio e/o trasporto e/o smaltimento.

Claims (12)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Dispositivo (1) di interconnessione meccanica con un elemento cavo (5) avente una cavità (6), il dispositivo comprendente uno stelo (2) avente un asse di sviluppo longitudinale (3) prevalente e provvisto di una prima estremità (4) atta ad essere inserita in detta, e estratta da detta, cavità (6) lungo una direzione di scorrimento (7) parallela a detto asse di sviluppo longitudinale (3), detta prima estremità comprendendo una sede avente un’apertura (13) in corrispondenza di una superficie esterna della prima estremità, il dispositivo comprendente inoltre un elemento di tenuta (50) avente un predeterminato contorno (11) perimetrale e alloggiato, almeno parzialmente, in detta sede (12), dove la sede (12) à ̈ configurata per consentire lo spostamento di detto elemento di tenuta (50) almeno tra una prima posizione operativa in cui detto elemento di tenuta (50) à ̈ disposto in modo da consentire lo scorrimento di detto stelo (2) in detta cavità (6) lungo la suddetta direzione di scorrimento (7) ed almeno una seconda posizione operativa in cui almeno una porzione di detto contorno (11) di detto elemento di tenuta (50) si attesta su una superficie interna (6a) di detta cavità (6) e una estremità inferiore (52) di detto elemento di tenuta (50) si attesta su una superficie di fondo (21) di detta sede (12) per impedire l’estrazione di detto stelo (2) da detto elemento cavo (5).
  2. 2. Dispositivo (1) secondo la rivendicazione 1, dove la sede à ̈ configurata per consentire lo spostamento dell’elemento di tenuta in una terza posizione di disaccoppiamento distinta dalle prime due.
  3. 3. Dispositivo (1) secondo la rivendicazione 1 o 2, dove la sede (12) ha una superficie anteriore (20), una superficie posteriore (22), affacciata e arretrata rispetto alla superficie anteriore rispetto ad un verso di inserimento (7a) lungo la direzione di scorrimento (7), e detta superficie di fondo (21) interposta tra la superficie anteriore e la superficie posteriore, la distanza tra detta superficie anteriore e detta superficie posteriore essendo maggiore di o uguale a circa 1,5 volte lo spessore longitudinale dell’elemento di tenuta (50) e minore di o uguale a 3,5 volte lo spessore longitudinale dell’elemento di tenuta.
  4. 4. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, dove la superficie anteriore (20) ha uno spigolo superiore (20a) in comune con la superficie esterna (14) dello stelo (2) e uno spigolo inferiore (20b) disposto da parte opposta allo spigolo superiore, e la superficie anteriore e/o posteriore della sede à ̈ inclinata secondo un angolo compreso tra 4° e 15°, rispetto ad un piano ortogonale (70) disposto perpendicolarmente all’asse di sviluppo longitudinale (3) e con lo spigolo superiore (20a) più arretrato dello spigolo inferiore (20b) rispetto ad una faccia terminale (4a) della prima estremità (4) dello stelo.
  5. 5. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, dove la superficie di fondo (21) della sede (12) forma con la superficie anteriore (20) un angolo compreso tra 95° e 105°.
  6. 6. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, dove l’elemento di tenuta (50) ha conformazione sostanzialmente piastriforme, ed à ̈ provvisto di una estremità superiore (51), in corrispondenza della suddetta apertura (13) della sede (12), di una estremità inferiore (52), opposta all’estremità superiore, in corrispondenza della superficie di fondo (21) della sede, la porzione di contorno (11) appartenendo all’estremità superiore, di una faccia anteriore (53) rivolta verso la superficie anteriore (20) della sede e di una faccia superiore (55) rivolta verso l’esterno dello stelo (2), dove l’estremità superiore (51) dell’elemento di tenuta à ̈ dotata di un primo spigolo (51a), in comune tra le suddette facce anteriore e superiore dell’elemento di tenuta, rivolto verso la faccia terminale (4a) della prima estremità (4) dello stelo e l’estremità inferiore (52) dell’elemento di tenuta à ̈ dotata di un secondo spigolo (52a) rivolto verso la faccia terminale (4a) della prima estremità (4) dello stelo.
  7. 7. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, comprendente inoltre un elemento elastico (30), interposto tra l’elemento di tenuta (50) e lo stelo (2) per mantenere in spinta l’elemento di tenuta nella direzione di scorrimento (7) e concordemente al verso di inserimento (7a).
  8. 8. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, dove nella prima posizione operativa l’elemento di tenuta (50) à ̈ preferibilmente disposto in modo tale da formare un angolo compreso tra -5° e 5° rispetto al suddetto piano ortogonale (70).
  9. 9. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, dove l’elemento di tenuta (50), quando si trova nella suddetta seconda posizione operativa, forma un angolo maggiore o uguale a 5°, e/o minore o uguale a 20° rispetto al suddetto piano ortogonale (70), e l’estremità superiore (51) dell’elemento di tenuta si trova a contatto con la superficie interna (6a) della cavità (6) dell’elemento cavo (5), quando presente, e l’estremità inferiore (52) dell’elemento di tenuta si trova a contatto con la superficie di fondo (21), il primo spigolo (51a) trovandosi più lontano del secondo spigolo (52a) rispetto alla faccia terminale (4a) della prima estremità (4).
  10. 10. Dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti, comprendente inoltre mezzi di sgancio (60), atti a esercitare una spinta sull’elemento di tenuta (50) per spostarlo dalla seconda alla prima posizione operativa, detti mezzi di sgancio comprendendo una levetta (63) compresa nell’ingombro dello stelo e mobile, per effetto di una spinta esterna di sgancio, almeno tra una prima posizione di riposo, nella quale detta levetta non esercita una spinta sull'elemento di tenuta, e una posizione di sgancio in cui detta levetta esercita una spinta sull'elemento di tenuta, almeno quando quest’ultimo si trova nella seconda posizione operativa.
  11. 11. Assemblato comprendente un dispositivo (1) di interconnessione secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti e detto elemento cavo (5), dove l’elemento cavo (5) à ̈ parte di una maniglia per porte.
  12. 12. Metodo per il montaggio di una maniglia per porte mediante un dispositivo (1) secondo una qualsiasi delle rivendicazioni precedenti comprendente le fasi di: montare detto stelo (2) ad una porta, inserire detta prima estremità (4) di detto stelo (2) in una cavità (6) di una maniglia per porte agendo su detta maniglia per spingere detto stelo (2) all’interno di detta cavità (6) in modo da determinare il passaggio di detto elemento di tenuta (50) dalla terza posizione di disaccoppiamento alla seconda posizione operativa.
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