ITMC20110022U1 - Impianto mobile per la macellazione di carni rosse. - Google Patents
Impianto mobile per la macellazione di carni rosse.Info
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Description
DESCRIZIONE
a corredo di una domanda di brevetto per modello di utilità avente per titolo:
“IMPIANTO MOBILE PER LA MACELLAZIONE DI CARNI ROSSE”.
TESTO DELLA DESCRIZIONE
La presente domanda di brevetto per modello di utilità ha per oggetto un impianto mobile per la macellazione di carni rosse.
Le peculiarità ed i vantaggi dell’invenzione in oggetto risulteranno più evidenti a seguito di una breve descrizione della tecnica anteriore.
A tale riguardo si precisa innanzitutto che l’espressione “macellazione di carni rosse” si allude alla macellazione di animali quali bovini, suini, ovini, equini e camelidi.
Ebbene, sino ad ora, la macellazione di simili animali viene effettuata esclusivamente nell’ambito di impianti fissi, vale a dire nei tradizionali mattatoi.
Pertanto gli allevatori di bestiame sono obbligati ad organizzare regolari trasporti per trasferire i propri animali dal luogo di allevamento a quello in cui risulta dislocato il mattatoio di destinazione.
Considerando che gli anzidetti animali “da carne rossa” presentano spesso dimensioni e peso tutt’altro che trascurabili, non è difficile intuire le difficoltà e gli oneri connessi ad una simile attività di trasporto.
Partendo da un simile stato di cose, l’idea alla base della presente invenzione è stata quella di sovvertire una simile logica consolidata.
Si è pensato, insomma, che piuttosto che spostare gli animali vivi, convenisse realizzare un impianto di macellazione mobile, in grado – come tale – di essere comodamente trasferito da un allevamento all’altro, a seconda delle necessità contingenti, al fine di eseguire, per l’appunto, una vera e propria macellazione in loco.
In tal modo, insomma, è possibile rinunciare definitivamente alle anzidette operazioni di trasferimento degli animali che del resto, oltre a rivelarsi complicate e costose, finiscono talvolta per compromettere le condizioni di salute e persino l’incolumità fisica degli stessi.
Per ottimizzare l’anzidetta idea di soluzione si è previsto che l’impianto di macellazione mobile secondo il trovato abbia un ingombro complessivo corrispondente a quello di un normale container adibito al trasporto-merci.
Un simile accorgimento consente infatti di caricare l’intero impianto sul carrello di un autoarticolato, senza nessuna particolare difficoltà e con la certezza che i suoi trasferimenti possano avvenire nelle migliori condizioni di praticità e di sicurezza.
Occorre precisare altresì che l’impianto medesimo presenta una struttura convertibile che gli consente, in condizione operativa, di adattare la propria altezza alle diverse esigenze che si presentano, di volta in volta, in relazione alle specifiche dimensioni degli animali destinati alla macellazione.
La sua camera di macellazione adotta, infatti, un soffitto sollevabile, di pianta rettangolare, che risulta peraltro associato, su ognuno dei quattro lati, ad un rispettivo telo allungabile avvolto attorno ad un rispettivo rullo ad asse orizzontale.
All’atto del sollevamento di un simile soffitto, infatti, gli anzidetti quattro teli tendono ad allungarsi in verticale, srotolandosi progressivamente dai rispettivi rulli e tamponando perfettamente, su ciascun lato della suddetta camera di macellazione, l’altezza che si stabilisce tra il soffitto medesimo e la sommità delle pareti verticali del’anzidetta camera di macellazione.
Nel momento in cui, invece, il medesimo soffitto sia nuovamente riabbassato, gli anzidetti quattro teli tendono a “riaccorciarsi” spontaneamente, riavvolgendosi negli anzidetti rispettivi rulli ad asse orizzontale opportunamente soggetti all’azione di una molla di richiamo.
A ciò si aggiunga che l’impianto secondo il trovato adotta, in combinazione con la vera e propria camera di macellazione, anche due ulteriori vani, dei quali almeno uno atto ad essere adibito a cella frigorifera.
Il che significa che detto impianto risulta capace, almeno per un numero limitati di capi macellati, anche di garantire la conservazione degli stessi e dunque il loro corretto trasferimento dal luogo di macellazione a quello di consegna finale.
Per ottimizzare il funzionamento dell’impianto medesimo è previsto che esso adotti al suo interno, in corrispondenza del soffitto dei suoi tre vani, un sistema di trasporto aereo che consente di appendere gli animali appena macellati, di assoggettarli in questo assetto a tutte le necessarie lavorazioni, di trasferirli da una stazione operativa all’altra e di convogliarli verso la sezione di scarico dell’impianto medesimo.
Si consideri altresì che l’utilità di questo nuovo impianto risulta accresciuta anche per il fatto che esso risulta totalmente autonomo, in quanto dotato di tutta la componentistica necessaria al suo funzionamento, anche in relazione alle differenti operazioni da espletare a seconda delle varie specie di animali da macellare.
Esso inoltre risulta concepito anche nella prospettiva di poter contare su condizioni operative improntate alla massima igienicità e su una sostanziale immunità da ogni possibile forma di contaminazione esterna, visto che i suoi anzidetti vani interni risultano convenientemente isolati dall’atmosfera circostante.
Per maggiore chiarezza esplicativa la descrizione del trovato prosegue con riferimento alle tavole di disegno allegate, aventi solo valore illustrativo e non certo limitativo, in cui:
- la figura 1 è una rappresentazione assonometrica dell’unità di macellazione in questione, mostrata nel suo assetto operativo, vale a dire con il soffitto mobile del suo primo vano in posizione sollevata;
- le figure 2 e 3 sono due rappresentazioni assonometriche, da parti opposte, di un’ulteriore versione dell’anzidetta unità di macellazione;
- la figura 4 è una vista laterale dell’anzidetta unità di macellazione, realizzata previa asportazione di una delle pareti longitudinali della stessa;
- la figura 4A è un particolare ingrandito di figura 4;
- la figura 5 è una rappresentazione assonometrica dell’anzidetta unità di macellazione, mostrata con una parziale asportazione del soffitto;
- la figura 5A è un particolare ingrandito di figura 5;
- la figura 6 è un’ulteriore vista laterale dell’anzidetta unità di macellazione mostrata nel suo assetto non operativo ed in assenza di una delle sue pareti longitudinali;
- la figura 7 è una vista dall’alto di figura 6;
- la figura 8 è una rappresentazione assonometrica che mostra, con una vista dall’interno dell’unità di macellazione in oggetto, una delle colonne telescopiche insieme con il rispettivo tratto d’angolo dell’anzidetto sovrastante soffitto mobile;
- la figura 8A è un particolare ingrandito di figura 8;
- la figura 9 è una rappresentazione assonometrica che mostra la medesima colonna di figura 8 con una vista dall’esterno dell’anzidetta unità di macellazione;
- le figure 10 e 11 sono due viste dall’esterno della medesima colonna mostrata nelle figure 8 e 9, insieme con il rispettivo tratto d’angolo dell’anzidetto soffitto mobile;
- la figura 12 è la sezione di figura 10 con il piano C-C;
- la figura 12A è un ingrandimento parziale di figura 12.
Con riferimento alle figure anzidette, l’impianto secondo il trovato (Im) consiste in una cabina metallica parallelepipeda, di pianta rettangolare, preferibilmente dotata delle dimensioni di un normale container adibito al trasporto-merci.
Una simile struttura risulta infatti formata da un robusto pianale (1), fungente da pavimento, delimitato lateralmente da due pareti longitudinali contrapposte (2a, 2b), tra le quali sono montate due pareti trasversali di estremità (3a, 3b), nonché due tramezzi intermedi (4, 5).
In effetti nell’ambito di tale impianto (Im) è possibile individuare un primo vano (100), estensibile in altezza, nonché un secondo vano (200) ed un terzo vano (300) dotati di altezza fissa; essendo altresì previsto che il primo (100) di tali vani si sviluppi per almeno metà della lunghezza dell’intero impianto (Im).
Il primo vano (100) risulta compreso tra la prima (3a) delle anzidette pareti traversali di estremità dell’impianto medesimo (Im) ed il primo (4) dei due anzidetti tramezzi.
Da parte sua il secondo vano (200) risulta compreso tra il primo tramezzo (4) ed il secondo tramezzo (5), mentre il terzo vano (300) risulta compreso tra il secondo tramezzo (5) e la seconda (3b) delle anzidette pareti trasversali di estremità dell’impianto medesimo (Im).
L’anzidetto primo vano (100) consiste nella vera e propria camera di macellazione dell’impianto secondo il trovato (Im); il secondo vano (200) rappresenta la stazione operativa in corrispondenza della quale i capi macellati vengono scaricati all’esterno dell’impianto medesimo (Im); il terzo vano (300) è invece destinato a fungere da cella frigorifera in favore di eventuali capi macellati destinati ad una temporanea conservazione.
Va detto ancora che gli anzidetti secondo vano (200) e terzo vano (300) sono tamponati superiormente da rispettivi soffitti fissi (201, 301), mentre il primo vano (100) adotta un soffitto mobile (101), capace cioè di sollevarsi – e di riabbassarsi – parallelamente a se stesso.
In effetti, fintanto che l’impianto in questione (Im) si trovi in una condizione non operativa (magari nel corso del suo trasferimento da un luogo ad un altro), è previsto che l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) si mantenga alla stessa quota degli anzidetti soffitti fissi (201, 301) del secondo vano (200) e del terzo vano (300); secondo quanto mostrato in figura 6.
Allorquando però l’impianto medesimo (Im) debba essere posto in funzione, il soffitto (101) del primo vano (100) viene sollevato verso l’alto, al fine di aumentare il volume interno del rispettivo vano (100) e, soprattutto, di adattare l’altezza di questa camera di macellazione alla lunghezza dello specifico animale da macellare; secondo quanto mostrato in figura 1.
Come è noto, infatti, alcune delle operazioni da eseguire nel corso della macellazione richiedono che l’animale da macellare sia appeso in verticale al soffitto anzidetto (101).
Nel dettaglio questo soffitto mobile (101) si avvale di un telaio rettangolare, realizzato con profilati metallici dotati di una sezione ad “H” e tamponato superiormente da un opportuno foglio di lamiera metallica.
In particolare questo telaio risulta formato da quattro profilati perimetrali, due longitudinali (102) e due trasversali (103), nonché da un ulteriore profilato longitudinale (104), disposto sulla mezzeria del rispettivo soffitto (101), e di due profilati trasversali “intermedi” (105, 106), il primo (105) dei quali risulta preferibilmente dislocato in posizione centrale ed il secondo (106) in direzione dell’anzidetto primo tramezzo (4).
L’anzidetto profilato longitudinale mediano (104) del soffitto mobile (101) è destinato a fungere da binario di sostegno e di guida in favore di un paranco scorrevole (PS), mentre i due anzidetti profilati trasversali intermedi (105, 106) hanno il compito di sostenere, per il tramite di opportuni bracci verticali sostanzialmente a “V” (107a), una guidovia birotaia (107) dotata di un dispositivo divaricatore.
In particolare questa guidovia birotaia (107) è destinata a disporsi lungo l’asse longitudinale di simmetria del soffitto mobile (101), al di sotto dell’anzidetto profilato longitudinale intermedio (104).
Per realizzare le anzidette corse in verticale del soffitto mobile (101) dell’anzidetto primo vano (100) è previsto che lo stesso sia sostenuto da quattro colonne allungabili telescopicamente (Co), ciascuna delle quali disposta in corrispondenza di uno degli spigoli verticali del medesimo primo vano (100).
In effetti ognuna delle anzidette colonne (Co) risulta formata da un tratto fisso portante associato ad un rispettivo tratto sollevabile atto a compiere, rispetto ad esso, corse alterne in verticale.
Con particolare riferimento alle figure da 8 a 12A, il tratto fisso di ciascuna delle anzidette colonne (Co), dotato di un’altezza sostanzialmente pari a quella delle anzidette pareti verticali del primo vano (100), consiste nella camicia (108) di un cilindro oleodinamico munito alla base di una piastra orizzontale (108a) che ne consente il fissaggio all’anzidetto pianale (1) dell’impianto secondo il trovato (Im).
Detta camicia (108) risulta insediata stabilmente sul fondo della faccia interna concava di un primo profilato metallico (109), anch’esso disposto in assetto verticale e dotato di una sezione sostanzialmente ad “L”, in quanto formato da due identiche ali disposte a 90°.
Ebbene l’anzidetta camicia (108) va fissata al pianale (1) dell’impianto in questione (Im) in una posizione tale per cui il relativo primo profilato (109) possa insediarsi e centrarsi esattamente all’interno di uno degli anzidetti spigoli verticali del primo vano (100).
In un simile contesto è previsto altresì che questo primo profilato (109) si mantenga ad una breve distanza dalle anzidette pareti retrostanti (2a o 2b / 3a o 3b) che definiscono il rispettivo spigolo verticale del medesimo primo vano (100), in maniera tale che tra l’uno e le altre si origini un’intercapedine verticale (Iv), anch’essa dotata di una sezione sostanzialmente ad “L”.
Le figure 8 e 8A mostrano altresì come l’anzidetto primo profilato (109) appartenente a ciascuna colonna telescopica (Co) risulti fissato alle retrostanti pareti verticali del primo vano (100) ad opera di due staffe metalliche (110).
Ebbene nell’ambito di tale colonna telescopica (Co) è altresì previsto che il rispettivo tratto scorrevole in verticale sia rappresentato dallo stelo estraibile (111) dell’anzidetto cilindrico oleodinamico, la cui estremità libera risulta fissata al di sotto di uno degli angoli dell’anzidetto telaio del soffitto sollevabile (101) del primo vano (100).
Al di sotto di ognuno degli angoli di questo stesso telaio risulta altresì fissato, in una posizione leggermente più esterna rispetto a quella occupata dall’anzidetto stelo estraibile (111), un secondo profilato (112), di assetto verticale, anch’esso dotato di una sezione ad “L”, formata da due ali disposte a 90°.
Per favorire l’unione ed il centraggio del tratto di sommità di ciascuno di detti secondi profilati verticali (112) è previsto che questo adotti, da entrambe le parti, un fazzoletto di rinforzo (112a), anch’esso saldato al sovrastante telaio dell’anzidetto soffitto sollevabile (101).
In tal modo questo secondo profilato (112) risulta capace di compiere corse alterne in verticale solidamente all’anzidetto telaio sollevabile (101) del primo vano (100).
Va detto altresì che la dislocazione e lo spessore di questo secondo profilato (112) sono tali da consentirgli, in occasione delle sue anzidette corse alterne in verticale, di insediarsi esattamente – sfruttandone l’azione di contenimento e di guida – all’interno dell’anzidetta intercapedine verticale (Iv) prevista sul retro dell’anzidetto primo profilato (109) appartenente alla medesima colonna (Co), secondo quanto mostrato in figura 9
Un ulteriore importante accorgimento connesso all’utilizzo dell’anzidetto soffitto mobile (101) è legato al fatto che il rispettivo primo vano (100) si rivela capace, pur a dispetto dell’eventuale sollevamento del soffitto medesimo (101), di mantenersi perfettamente isolato dall’esterno, senza che si creino, cioè, vuoti o aperture in corrispondenza delle sue pareti verticali.
Una simile finalità è stata raggiunta prevedendo che gli anzidetti quattro profilati perimetrali ad “H” (102, 103) appartenenti al telaio portante del soffitto medesimo (101) supportino sull’esterno, e per la loro intera lunghezza, rispettivi rulli ad asse orizzontale (113) per l’avvolgimento di teli impermeabili (114).
La figura 9A mostra, più precisamente, come ciascuno di detti rulli (113) risulti sostanzialmente insediato all’interno della scanalatura longitudinale che si genera in corrispondenza della faccia esterna del rispettivo profilato portante e sostenuto da rispettive coppie di orecchiole forate (113a) ad asse verticale, entro cui si infilano i perni di estremità (113b) dei rulli medesimi (113).
Ebbene, in un simile contesto, è previsto che il bordo orizzontale inferiore di ciascuno di detti teli (114) sia fissato contro la faccia interna della rispettiva parete verticale dell’anzidetto primo vano (100), ad una quota leggermente inferiore alla sommità della stessa, secondo quanto mostrato in figura 8.
Grazie alla presenza di un simile punto fisso, il sollevamento dell’anzidetto soffitto mobile (101) provoca i progressivo srotolamento degli anzidetti quattro teli (114) dai rispettivi rulli (113) ad asse orizzontale.
La lunghezza di questi teli (114) è tale da garantire che gli stessi, indipendentemente dalla quota di volta in volta imposta al soffitto (101), siano sempre in grado di chiudere sui quattro lati l’anzidetto primo vano (100), nello spazio compreso tra il soffitto medesimo (101) e la sommità delle quattro pareti verticali dello stesso.
Ciascuno degli anzidetti rulli (113) risulta peraltro associato a rispettivi mezzi elastici di richiamo; ciò assicura, in occasione di una nuova discesa del medesimo soffitto sollevabile (101), che i teli anzidetti (114) siano riavvolti spontaneamente e progressivamente sui rispettivi rulli (113).
Le figure 9 e 10 permettono anche di accertare come gli anzidetti teli impermeabili (114) siano rinforzati per mezzo di una serie di astine metalliche orizzontali (114a), inserite nella loro struttura.
Va detto altresì che ciascuno degli anzidetti secondi profilati ad “L” (112) risulta dotato esternamente, a partire dal proprio spigolo verticale, di una coppia di profili verticali in lamiera (115), anch’essi disposti a 90° e rivolti da parti opposte.
In tal modo ciascuno di tali profili verticali (115) si dispone sul retro di una delle anzidette ali del medesimo secondo profilato (112), sì da delimitare, in cooperazione con questa, una rispettiva scanalatura verticale (Sv) atta ad accogliere uno dei bordi verticali di uno degli anzidetti teli avvolgibili (114).
Un simile accorgimento assicura che i due bordi verticali di ciascuno degli anzidetti teli (114) siano in grado, in occasione delle anzidette corse di salita e di discesa del rispettivo soffitto sollevabile (101), di scorrere all’interno di due rispettive scanalature verticali, essendone debitamente contenuti e guidati.
Per evitare strappi o inceppamenti a carico di detti teli (114) è altresì previsto che ciascuno degli anzidetti profili verticali (115) sia munito, per tutta l’altezza del proprio bordo libero, di una rispettiva guarnizione in gomma (115a).
Si consideri peraltro che l’anzidetto primo vano (100), dovendo fungere da camera di macellazione, adotta un’organizzazione dello spazio interno finalizzata alla specifica attività da compiere al suo interno.
A tale riguardo va detto innanzitutto che l’anzidetta prima parete longitudinale (2a) dell’impianto in questione (Im) reca un’apertura (118), dislocata in prossimità dell’anzidetta prima parete trasversale (3a), che funge da sezione di inserimento dell’animale da macellare all’interno dell’anzidetto primo vano (100).
In effetti detta apertura (118) dà accesso ad una gabbia (116) – nel gergo del settore definita “trappola” – sostenuta da un rispettivo basamento rialzato (117) che occupa l’intera larghezza del medesimo primo vano (100).
Le dimensioni di tale gabbia (116) sono tali per cui l’animale insediato all’interno della stessa risulti sostanzialmente immobilizzato.
All’estremità opposta della gabbia (116), dunque in corrispondenza della seconda parete longitudinale (2b) dell’impianto (Im), risulta invece prevista una finestra (119) che dà accesso alla zona di sommità della gabbia medesima (116).
L’operatore addetto all’abbattimento dell’animale può utilizzare questa finestra (119), pur mantenendosi al di fuori dell’impianto medesimo (Im), per colpire l’animale insediato entro la gabbia (116) con una delle armi normalmente in uso nei mattatoi.
Una volta che sia completamente insediato nella gabbia (116), l’anzidetto animale dispone la propria testa sostanzialmente all’altezza della relativa finestra (119), in una posizione in cui può essere facilmente abbattuto grazie ad un tradizionale storditore ad elettronarcosi.
Dopo che l’animale sia stato abbattuto, è previsto naturalmente che entrino in azione gli operatori addetti alle varie fasi della macellazione.
Per compiere tali operazioni costoro possono penetrare all’interno dell’anzidetto primo vano (100) attraverso una porta di ingresso (120) dislocata sul lato dell’anzidetta prima parete longitudinale (3a) dell’impianto (Im) in questione, a breve distanza dall’anzidetta apertura di accesso dell’animale (118).
Ebbene la prima operazione da compiere è relativa al dissanguamento dell’animale; per poterla eseguire occorre però estrarre il corpo dell’animale dall’anzidetta gabbia di abbattimento (116).
È previsto infatti che la parete verticale frontale (116a) di tale gabbia (116) sia in grado di scorrere verso l’alto, a mo’ di saracinesca, liberando un’ampia sezione longitudinale di uscita per il corpo dell’animale.
A ciò si aggiunga che l’anzidetto basamento (117) previsto sul fondo di tale gabbia (116) risulta raccordato, per il tramite di uno scivolo (121), con una culla (122) che risulta a sua volta dotata di una lunghezza pari alla larghezza del primo vano (100).
Pertanto, una volta sollevata verso l’alto l’anzidetta parete mobile della gabbia (116) è possibile trascinare il corpo dell’animale al di sopra dell’anzidetto scivolo (121), sì da fargli raggiungere l’anzidetta culla (122), in corrispondenza della quale deve essere effettivamente sottoposto all’anzidetta operazione di dissanguamento.
Sul fondo di tale culla (122) sono infatti previsti alcuni fori di scarico (non mostrati nelle figure allegate) che sfociano al di sotto del pianale (1) dell’impianto in questione (Im) e che dunque consentono la corretta evacuazione del sangue dell’animale e della relativa acqua di lavaggio.
Una volta che il personale si sia accertato dell’avvenuto compimento dell’anzidetta operazione di dissanguamento, occorre sollevare l’animale per il tramite dell’anzidetto paranco scorrevole (PS) montato in corrispondenza del profilato longitudinale intermedio (104) in dotazione al soffitto sollevabile (101) del primo vano (100).
Più precisamente l’animale deve essere appeso all’anzidetto paranco scorrevole (PS) per un arto posteriore e deve essere trasferito, “a bordo” di tale paranco (PS), verso l’anzidetta guidovia birotaia (107), già dotata di un rispettivo divaricatore.
A questo punto il personale addetto deve rimuovere l’animale dal paranco scorrevole (PS) e, dopo aver applicato su ciascuno dei suoi arti posteriori una rispettiva carrucola con gancio, deve appenderlo all’anzidetta guidovia birotaia (107).
In questo assetto verticale l’animale viene sottoposto alle operazioni di scuoiatura e di spaccatura – quest’ultima eseguita ad opera dall’anzidetto divaricatore in dotazione alla guidovia birotaia (107) – al termine delle quali l’animale medesimo si trova ad essere diviso in due mezzene.
Si consideri peraltro che, all’interno dell’anzidetto primo vano (100) dell’impianto secondo il trovato (Im), l’anzidetta guidovia birotaia (107) si trova dislocata a ridosso dell’anzidetto primo tramezzo (4) e al di sopra di una pedana sostanzialmente quadrata (123), dotata di un ampio foro centrale (123a).
Si tratta, in particolare, di una pedana sollevabile (123), in quanto atta a scorrere in verticale, rispetto a quattro montanti (124) dislocati in corrispondenza dei suoi quattro angoli, grazie all’azione di due cilindrici oleodinamici (non mostrati nelle figure allegate).
È previsto infatti che su tale pedana sollevabile (123) prendano posto gli operatori addetti a compiere le anzidette operazioni di scuoiatura e spaccatura dell’animale, i quali infatti, regolando a discrezione la quota di stazionamento della stessa, riescono comodamente a raggiungere le varie zone dell’animale, pur se appeso in verticale all’anzidetto soffitto mobile (101).
La presenza dell’anzidetto foro centrale della pedana sollevabile (123) si giustifica con la necessità che quest’ultima non interferisca con l’animale appeso in verticale all’anzidetta guidovia birotaia (107); in una simile situazione infatti la testa dell’animale può infilarsi all’interno del suddetto foro centrale.
In corrispondenza di tale pedana (123) è altresì previsto, sull’interno del medesimo primo vano (100), un mobiletto (125) contenente gli allacci per l’energia elettrica, per l’acqua calda, per l’acqua fredda e per un liquido sterilizzatore da utilizzare nel corso dell’anzidetta operazione di scuoiatura dell’animale.
In ogni caso, non appena siano state terminate le operazioni svolte in corrispondenza di questa stazione operativa, è previsto che le mezzene ottenute siano sganciate dalla guidovia birotaia (107) ed agganciate ad un paranco fisso (PF) istallato in corrispondenza dell’anzidetto profilato longitudinale intermedio (104) del soffitto mobile (101) del primo vano (100), in posizione intermedia tra la medesima guidovia birotaia (107) e l’anzidetto primo tramezzo (4).
Grazie a questo paranco fisso (PF) ciascuna mezzena può essere abbassata verso il pavimento dell’anzidetto primo vano (100) per essere quartata ad opera del personale addetto.
A questo punto ciascuno dei quarti dell’animale macellato così ottenuti viene agganciato con una rispettiva carrucola con gancio che ne consente il convogliamento in direzione dei due ulteriori vani (200, 300) dell’impianto medesimo (Im).
A questo ultimo riguardo occorre sottolineare che gli anzidetti secondo vano (200) e terzo vano (300) adottano, in corrispondenza dei loro rispettivi soffitti, un binario di guida (B), in corrispondenza del quale debbono essere applicate le anzidette carrucole con gancio in dotazione ai vari quarti degli animali provenienti dall’anzidetto primo vano (100).
In tal modo i quarti degli animali sono in grado di scorrere, solidalmente alle rispettive carrucole, lungo l’anzidetto binario di guida (B) sospinti manualmente dal personale addetto alla loro movimentazione.
Per consentire alle carrucole che sostengono i quarti degli animali di potersi agganciare all’anzidetto binario di guida (B) e di compiere il loro tragitto di avanzamento all’interno dell’impianto (Im), si è reso necessario prevedere che i due anzidetti tramezzi (4, 5) non abbiamo una superficie continua, ma rechino una struttura sostanzialmente a portale.
Ciascuno di essi infatti presenta, a partire dal proprio bordo orizzontale inferiore, una rispettiva ampia apertura centrale (40, 50), configurabile a tutti gli effetti come l’apertura di una porta, che non occupa tuttavia l’intera altezza.
In effetti il bordo orizzontale superiore di ciascuna di tali aperture (40, 50) risulta raccordato superiormente con uno stretto intaglio centrale (41, 51) che si estende in verticale fin quasi all’altezza dei soffitti (201, 301) degli anzidetti secondo vano (200) e terzo vano (300).
La funzione di questi due stretti intagli (41, 51) previsti alla sommità degli anzidetti tramezzi (4, 5) è quella di alloggiare l’anzidetto binario di guida (B) montato alla sommità degli anzidetti secondo vano (200) e terzo vano (300), mentre la funzione delle rispettive sottostanti ampie aperture (40, 50) è quella di rendere possibile il trasferimento, dall’uno all’altro dei vani anzidetti (200, 300), dei quarti degli animali appesi alle rispettive carrucole.
Per quanto attiene la specifica configurazione dall’anzidetto binario di guida (B), si precisa che esso si avvale di un primo tratto (61) che attraversa longitudinalmente il secondo vano (200) dell’impianto in questione (Im), nonché di un secondo tratto (62), consecutivo al precedente (61), che attraversa longitudinalmente il successivo terzo vano (300).
A circa metà della sua lunghezza l’anzidetto primo tratto (61) reca peraltro, con l’interposizione di un tradizionale sistema di scambi, una diramazione laterale (61a) che si estende fino ad un’apertura (202) realizzata in corrispondenza dell’anzidetta seconda parete longitudinale (2b) dell’impianto (Im), sostanzialmente per l’intera altezza della stessa, e destinata a fungere da sezione di scarico dei capi macellati.
Analogamente a quanto previsto per le anzidette aperture (40, 50) dei due tramezzi (4, 5), anche l’apertura (202) realizzata sulla seconda parete longitudinale (2b) dell’impianto (Im) presenta centralmente, a partire dal proprio bordo orizzontale superiore, uno stretto intaglio (202a) destinato ad alloggiare l’anzidetta diramazione laterale (61a) del binario di guida (B).
Naturalmente un simile intaglio (202a) è stato realizzato per consentire alle carrucole che sostengono i quarti degli animali di giungere, senza impedimenti, fino al loro punto di fine corsa, previsto al termine dell’anzidetta diramazione laterale (61a) del binario di guida (B), sostanzialmente a filo con l’anzidetta apertura (202).
Da parte sua l’anzidetto secondo tratto (62) del binario di guida (B), quello alloggiato all’interno del terzo vano (300), risulta affiancato, con l’interposizione di un’opportuna diramazione laterale (62a) e di un opportuno sistema di scambi, da un analogo terzo tratto longitudinale (63).
La scelta di adottare i due anzidetti tratti longitudinali affiancati (62, 63) del binario di guida (B) si giustifica con l’esigenza di lasciare appesi, all’interno del terzo vano (300) fungente da frigorifero, una maggiore quantità di capi macellati.
Con riferimento a quest’ultima funzione del terzo vano (300), occorre sottolineare che lo stesso risulta associato ad un tradizionale gruppo frigorifero (302) e risulta dotato di una porta termicamente isolante (303) montata in corrispondenza dell’anzidetta apertura di accesso (50) eseguita sul secondo tramezzo (5).
Con particolare riferimento alle figure 2 e 3, si precisa infine che l’impianto secondo il trovato (Im) si presta ad essere attrezzato anche con una tradizionale unità scottatricedepilatrice (70) da utilizzare in occasione della macellazione dei suini.
In effetti questa unità (70) risulta contenuta in un rispettivo cassone (71) che, nell’assetto non operativo dell’impianto (Im), può stazionare all’interno del primo vano (100) in una posizione intermedia tra la gabbia (116) e la pedana mobile (123) senza creare alcun ingombro all’esterno dell’impianto medesimo.
Allorquando però si debba effettivamente provvedere alla macellazione dei suini, lo spazio interno del primo vano (100) deve essere liberato e dunque l’anzidetto cassone (71) è destinato a scorrere verso l’esterno dell’impianto in questione (Im), attraverso un’apposita apertura eseguita in corrispondenza dell’anzidetta seconda parete longitudinale (2b) dello stesso, secondo quanto mostrato in figura 2.
In tal modo l’anzidetta unità scottatrice-depilatrice (70), essendo contenuta nel cassone anzidetto (71), assume, solidalmente a quest’ultimo, una posizione a sbalzo rispetto al primo vano (100) dell’impianto in questione (Im), secondo quanto mostrato in figura 2.
Visto però che in un simile assetto non potrebbe essere comodamente utilizzata dal personale addetto, è previsto che la medesima unità scottatrice-depilatrice (70) abbia la capacità di compiere una corsa “inversa” rispetto al proprio cassone (71), in virtù della quale può essere estratta da quest’ultimo e trascinata all’interno del primo vano (100), nel suo vero e proprio assetto operativo.
L’ulteriore dotazione dell’impianto secondo il trovato (Im) consiste in una pedana (non mostrata nelle figure allegate) destinata ad essere fissata sull’interno del primo vano (100), sostanzialmente al di sopra dell’anzidetta porta di accesso (120).
Su questa pedana può infatti salire un operatore destinato ad eseguire comodamente, da una posizione sollevata, le prime fasi della scuoiatura dell’animale già dissanguato ed ancora appeso all’anzidetto paranco scorrevole (PS).
Si precisa infine che l’impianto secondo il trovato si presta ad essere realizzato, pur nell’ambito della medesima idea inventiva, in una versione meno sofisticata sul piano costruttivo, ma del tutto equivalente sul piano funzionale (non mostrata nelle figure allegate).
In particolare questa seconda versione del trovato adotta differenti modalità per condurre nel suo assetto operativo sollevato l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) dell’impianto in questione (Im).
Più precisamente è previsto che il soffitto mobile in questione (101) rinunci ad adottare sia le anzidette colonne allungabili (Co), sia gli anzidetti teli avvolgibili (114), in favore di mezzi funzionalmente equivalenti, anche se caratterizzati da tempi di posa in opera meno rapidi.
Le anzidette colonne allungabili (Co) sono infatti sostituite da tradizionali colonne “non allungabili”, opportunamente dotate di un’altezza maggiore di quella delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 3b) dell’impianto secondo il trovato (Im).
Da parte loro gli anzidetti teli avvolgibili (114) sono sostituiti da tradizionali pannelli di tamponatura in lamiera.
Occorre allora illustrare quale sia la posizione assunta dal soffitto mobile anzidetto (101) e dalle sue anzidette dotazioni accessorie a seconda che il soffitto medesimo (101) debba mantenersi nel suo assetto abbassato non operativo o debba invece essere condotto nel suo assetto sollevato operativo.
Ebbene fintanto che tale soffitto (101) si debba mantenere nel suo assetto non operativo – magari in occasione di una fase di trasporto – è previsto che lo stesso stazioni alla sommità delle anzidette pareti (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) del rispettivo primo vano (100) e che le sue anzidette colonne non allungabili e i suoi anzidetti pannelli di tamponatura in lamiera sia caricati all’interno del medesimo primo (100).
Allorquando invece si tratti di condurre in assetto operativo sollevato il soffitto (101), occorre montare verticalmente le anzidette colonne non allungabili in corrispondenza dei quattro angoli del primo vano (100) e fissare alla loro sommità l’anzidetto telaio portante del soffitto medesimo (101).
Ciò fatto, occorre fissare sui quattro lati dell’anzidetto soffitto (101) gli anzidetti pannelli di tamponatura in lamiera, in un assetto che consenta loro di chiudere perfettamente, sui quattro lati del primo vano (100), lo spazio verticale che si stabilisce tra la sommità delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) di quest’ultimo e il soffitto medesimo (101) nel suo assetto sollevato.
Claims (28)
- RIVENDICAZIONI 1) Impianto per la macellazione di carni rosse caratterizzato per il fatto di consistere sostanzialmente in una cabina parallelepipeda formata da un pianale rettangolare (1) dal quale aggettano due pareti longitudinali contrapposte (2a, 2b), due pareti trasversali contrapposte (3a, 3b), nonché un primo tramezzo (4) fissato tra le due anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) parallelamente alle due anzidette pareti trasversali (3a, 3b), sì da favorire la formazione di un primo vano (100), compreso tra l’anzidetta prima parete trasversale (3a) e l’anzidetto primo tramezzo (4), e di un secondo vano (200), compreso tra il medesimo primo tramezzo (4) e l’anzidetta seconda parete trasversale (3b) ed altresì dotato di una porta di ingresso (120); essendo previsto che l’anzidetto secondo vano (200) sia dotato di un soffitto fisso (201) e che l’anzidetto primo vano (100) sia dotato di un soffitto mobile (101), associato a mezzi atti a consentirgli di variare la propria quota di stazionamento, da una posizione di fine corsa inferiore, in corrispondenza della quale si mantiene sulla stessa quota dell’anzidetto soffitto (201) del secondo vano (200), ad una posizione di fine corsa superiore, in corrispondenza della quale si porta ad una quota sensibilmente superiore; essendo previsto altresì che l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) sia corredato di mezzi atti a tamponare sui quattro lati lo spazio che si stabilisce tra la sommità delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) del primo vano (100) ed il medesimo soffitto mobile (101) allorquando quest’ultimo sia condotto nell’anzidetto assetto di fine corsa superiore; essendo previsto ancora che l’anzidetto primo vano (100) sia dotato di mezzi (107, 116, 117, 118, 119, 120, 121, 122, 123, 125) atti a consentire l’esecuzione delle varie fasi della macellazione degli animali, nonché di ulteriori mezzi (104, PS, PF), istallati in corrispondenza del rispettivo soffitto (101), atti al supporto ed alla movimentazione degli animali da macellare; essendo previsto infine che l’anzidetto secondo vano (200) sia parimenti dotato, in corrispondenza del proprio soffitto (201), di mezzi (61, 61a) atti a supportare e movimentare gli animali già quartati provenienti dal primo vano (100) e ad avviarli in direzione di una sezione (202) che ne consente lo scarico verso l’esterno.
- 2) Impianto secondo la rivendicazione 1, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi atti a condurre l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) nel suo anzidetto assetto di fine corsa superiore consistono in colonne (Co) allungabili oltre l’altezza delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 3b) dell’impianto medesimo (Im).
- 3) Impianto secondo la rivendicazione 1, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi atti a condurre l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) nel suo anzidetto assetto di fine corsa superiore consistono in colonne non allungabili dotate di un’altezza superiore a quella delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 3b) dell’impianto medesimo (Im).
- 4) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100) adotta un telaio di pianta rettangolare, delimitato perimetralmente da due profilati longitudinali (102) e da due profilati trasversali (103), il quale risulta fissato, in corrispondenza dei quattro angoli, alle estremità superiori delle anzidette colonne.
- 5) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi per il supporto e la movimentazione degli animali in dotazione all’anzidetto primo vano (100) consistono in un ulteriore profilato longitudinale (104), incorporato nel telaio dell’anzidetto soffitto mobile (101) in posizione intermedia ai due profilati longitudinali anzidetti (102), nonché in un paranco scorrevole (PS), atto ad essere sostenuto e guidato dal medesimo profilato longitudinale intermedio (104), e in un paranco fisso (PF), anch’esso sostenuto da quest’ultimo profilato longitudinale intermedio (104) a ridosso dell’anzidetto primo tramezzo (4).
- 6) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto telaio del soffitto mobile (101) del primo vano (100) incorpora due ulteriori profilati trasversali (105, 106), dei quali il primo (105) risulta dislocato in posizione intermedia ai due profilati trasversali anzidetti (103) ed il secondo in posizione più prossima all’anzidetto primo tramezzo (4).
- 7) Impianto secondo le rivendicazioni da 4 a 6, caratterizzato per il fatto che tutti gli anzidetti profilati del telaio in dotazione al soffitto mobile (101) del primo vano (100) presentano una sezione ad “H”.
- 8) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi atti a tamponare sui quattro lati lo spazio che si stabilisce tra la sommità delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) del primo vano (100) e l’anzidetto soffitto mobile (101) in assetto di fine corsa superiore consistono in rispettivi teli avvolgibili (114).
- 9) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni da 1 a 7, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi atti a tamponare sui quattro lati lo spazio che si stabilisce tra la sommità delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) del primo vano (100) e l’anzidetto soffitto mobile (101) in assetto di fine corsa superiore consistono in rispettivi pannelli di lamiera.
- 10) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni da 1 a 8, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti teli (114), le cui estremità inferiori risultano fissate verso la sommità delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) e trasversali (3a, 4) dell’anzidetto primo vano (100), si avvolgono superiormente su rispettivi rulli ad asse orizzontale (113), soggetti all’azione di rispettivi mezzi di richiamo, che risultano alloggiati in corrispondenza delle scanalature longitudinali previste sull’esterno degli anzidetti profilati longitudinali (102) e degli anzidetti profilati trasversali (103) che delimitano perimetralmente il telaio dell’anzidetto soffitto mobile (101); essendo previsto che ciascuno di detti rulli (113) sia supportato, in corrispondenza delle due estremità, da rispettive orecchiole (113a) di assetto verticale, dotate di fori atti ad accogliere girevolmente i perni (113b) in dotazione al rullo medesimo (113).
- 11) Impianto secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto che ciascuna delle anzidette colonne allungabili (Co) è formata da un tratto fisso, consistente nella camicia (108) di un cilindro oleodinamico di assetto verticale, e da un tratto scorrevole, consistente nello stelo estraibile (111) del medesimo cilindro oleodinamico; essendo previsto che l’anzidetto tratto fisso (108) sia dotato alla base di una piastra orizzontale (108a) che ne consente il fissaggio al di sopra dell’anzidetto pianale (1), in posizione appena più interna rispetto ad uno degli spigoli verticali dell’anzidetto primo vano (100).
- 12) Impianto secondo la rivendicazione 11, caratterizzato per il fatto che l’anzidetta camicia (108) dell’anzidetto cilindro oleodinamico risulta arrestata, per il tramite di opportuni mezzi di fissaggio (110), sul fondo della faccia interna concava di un primo profilato metallico (109) disposto in assetto verticale e dotato di una sezione sostanzialmente ad “L” e per il fatto che l’anzidetto rispettivo stelo estraibile (111) risulta alloggiato a breve distanza dal fondo della faccia concava di un secondo profilato metallico (112), anch’esso disposto in assetto verticale e dotato di una sezione sostanzialmente ad “L”; essendo previsto che detto secondo profilato metallico (112) sia saldato in sommità al di sotto di uno degli anzidetti angoli del telaio dell’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100), in posizione appena più esterna rispetto a quella occupata dal punto di fissaggio dell’estremità superiore dell’anzidetto stelo estraibile (111); essendo previsto altresì che detto secondo profilato (112) sia in grado di scorrere esattamente, in occasione delle corse alterne dell’anzidetto soffitto mobile (101), all’interno di una conforme intercapedine verticale (Iv), sostanzialmente ad “L”, prevista tra la faccia esterna dell’anzidetto primo profilato (109) e la faccia interna della coppia di pareti (2a o 2b / 3a o 3b) che danno origine all’anzidetto rispettivo spigolo verticale del primo vano (100).
- 13) Impianto secondo la rivendicazione 12, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi che realizzano il fissaggio tra l’anzidetta camicia (108) ed il retrostante primo profilato (109) sono costituite da due staffe metalliche di assetto verticale (111) applicate in corrispondenza dell’anzidetta faccia interna concava del medesimo primo profilato (109).
- 14) Impianto secondo la rivendicazione 12, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto secondo profilato (112) risulta fissato in sommità al telaio del soffitto mobile (101) del primo vano (100) con la cooperazione di due fazzoletti laterali di irrigidimento (112a).
- 15) Impianto secondo la rivendicazione 12, caratterizzato per il fatto che ciascuno degli anzidetti secondi profilati ad “L” (112) adotta esternamente, a partire dal proprio spigolo verticale, una coppia di profili verticali scatolati (115), rivolti da parti opposte e atti a generare sul retro di ciascuna delle ali del rispettivo secondo profilato (112) una scanalatura verticale (Sv) atta ad accogliere il bordo verticale di uno degli anzidetti teli (114).
- 16) Impianto secondo la rivendicazione 15, caratterizzato per il fatto che ciascuno degli anzidetti profili verticali (115) adotta, per tutta l’altezza del proprio bordo libero, una rispettiva guarnizione in gomma (115a).
- 17) Impianto secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi per la macellazione degli animali in dotazione all’anzidetto primo vano (100) consistono in: - un’apertura (118) per l’inserimento dell’animale da macellare realizzata sull’anzidetta prima parete longitudinale (2a) dell’impianto medesimo (Im), in prossimità dell’anzidetta prima parete trasversale (3a) - una gabbia (116) che occupa trasversalmente l’intera larghezza dell’anzidetto primo vano (100), sostenuta da una rispettivo basamento rialzato (117); essendo previsto che detta gabbia (116) sia esattamente allineata con l’anzidetta apertura (118) e risulti dotata di una parete verticale frontale (116a) sollevabile a mo’ di saracinesca - una finestra (119) realizzata in corrispondenza della seconda parete longitudinale (2b) dell’impianto medesimo (Im), in posizione tale da dare accesso alla zona di sommità dell’anzidetta gabbia (116) - uno scivolo (121) che raccorda il bordo frontale dell’anzidetto basamento (117) della gabbia (116) con una culla (122), anch’essa destinata ad occupare trasversalmente l’intera larghezza dell’anzidetto primo vano (100); essendo previsto che detta culla (122) rechi sul fondo alcuni fori di scarico sfocianti al di sotto dell’anzidetto pianale (1) dell’impianto in questione (Im) - una guidovia birotaia (107) corredata di rispettivo dispositivo divaricatore, che risulta appesa, per il tramite di opportuni mezzi di sostegno (107a), al di sotto dell’anzidetto profilato longitudinale intermedio (104) appartenente al telaio in dotazione all’anzidetto soffitto mobile (101) - una pedana (123) con foro centrale (123a), che risulta dislocata al di sotto dell’anzidetta guidovia birotaia (107) e dotata di rispettivi mezzi di sollevamento e di guida - un mobiletto (125) contenente gli allacci per l’acqua calda, l’acqua fredda, per il liquido sterilizzatore e l’energia elettrica.
- 18) Impianto secondo la rivendicazione 17, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi preposti a sostenere l’anzidetta guidovia (107) consistono in due bracci verticali sostanzialmente a “V” (107a) rispettivamente fissati al di sotto dei due anzidetti profilati trasversali intermedi (105, 106) appartenenti all’anzidetto soffitto mobile (101) del primo vano (100).
- 19) Impianto secondo la rivendicazione 17, caratterizzato per il fatto che gli anzidetti mezzi di guida della pedana scorrevole (123) consistono in quattro montanti (124) e che gli anzidetti mezzi di sollevamento della stessa consistono in opportuni cilindrici oleodinamici di assetto verticale.
- 20) Impianto secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto gli anzidetti mezzi di movimentazione e supporto degli animali già quartati montati in corrispondenza del soffitto (201) dell’anzidetto secondo vano (200) consistono nel primo tratto (61) di un binario di guida (B) che risulta altresì corredato di una diramazione laterale (61a) atta a deviare gli animali macellati in direzione di un’apertura di scarico (202) realizzata in corrispondenza della seconda parete longitudinale (2b) dell’impianto (Im).
- 21) Impianto secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto primo tramezzo (4) reca, a partire dal proprio bordo orizzontale inferiore, un’ampia apertura (40) che risulta raccordata in sommità con uno stretto intaglio centrale (41) atto ad alloggiare l’anzidetto primo tratto (61) del binario di guida (B) montato in corrispondenza del soffitto dell’anzidetto secondo vano (200).
- 22) Impianto secondo la rivendicazione 20, caratterizzato per il fatto che l’anzidetta apertura di scarico (202) presenta centralmente, a partire dal proprio bordo superiore, uno stretto intaglio (202a) atto ad accogliere l’estremità libera dell’anzidetta diramazione (61a) del primo tratto (61) dell’anzidetto binario di guida (B).
- 23) Impianto mobile secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto di adottare un secondo tramezzo (5) fissato tra le anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) in posizione intermedia tra l’anzidetto primo tramezzo (4) e l’anzidetta seconda parete trasversale (3b) ed altresì atto a generare un terzo vano (300), corredato di un rispettivo gruppo frigorifero (302), che risulta compreso tra l’anzidetto secondo tramezzo (5) e l’anzidetta seconda parete trasversale (3b); essendo previsto che detto terzo vano (300) sia corredato, in corrispondenza del proprio soffitto (301), di rispettivi mezzi (62) per il supporto e la movimentazione degli animali quartati, raccordati e collegati con gli anzidetti corrispondenti mezzi (61) in dotazione al secondo vano (200).
- 24) Impianto secondo la rivendicazione 23, caratterizzato per il fatto gli anzidetti mezzi in dotazione all’anzidetto terzo vano (300) ai fini della movimentazione e del supporto degli animali quartati consistono in un secondo tratto (62) dell’anzidetto binario di guida (B); essendo previsto che detto secondo tratto (62) sia raccordato e collegato con l’anzidetto primo tratto (61) del medesimo binario di guida (B) previsto in corrispondenza dell’anzidetto secondo vano (200).
- 25) Impianto secondo la rivendicazione 24, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto secondo tratto (62) del binario di guida (B) risulta affiancato, con l’interposizione di una diramazione laterale di collegamento (62a), da un analogo terzo tratto longitudinale (63).
- 26) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto secondo tramezzo (5) reca, a partire dal proprio bordo orizzontale inferiore, un’ampia apertura (50) corredata di una una rispettiva porta (303) termicamente isolante.
- 27) Impianto secondo una o più delle rivendicazioni precedenti, caratterizzato per il fatto che l’anzidetta apertura (50) del secondo tramezzo (5) risulta raccordata in sommità con uno stretto intaglio centrale (21) atto ad alloggiare l’anzidetto secondo tratto (62) del binario di guida (B).
- 28) Impianto secondo una o più delle precedenti rivendicazioni, caratterizzato per il fatto che l’anzidetto primo vano (100) risulta corredato di un’unità scottatrice-depilatrice (70), contenuta in un rispettivo cassone (71), atto a scorrere dall’interno verso l’esterno, e viceversa, del medesimo primo vano (100) attraverso un’apposita apertura realizzata in corrispondenza di una delle anzidette pareti longitudinali (2a, 2b) dell’impianto medesimo (Im), in posizione intermedia tra l’anzidetta gabbia (16) e l’anzidetta pedana mobile (123); essendo previsto che l’anzidetta unità scottatrice-depilatrice (70) sia capace a sua volta di scorrere dall’interno all’esterno del cassone medesimo (70) e viceversa.
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