ITRM950728A1 - Impianto dentale osteointegrato con ancoraggio ibrido - Google Patents

Impianto dentale osteointegrato con ancoraggio ibrido Download PDF

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ITRM950728A1
ITRM950728A1 IT000728A ITRM950728A ITRM950728A1 IT RM950728 A1 ITRM950728 A1 IT RM950728A1 IT 000728 A IT000728 A IT 000728A IT RM950728 A ITRM950728 A IT RM950728A IT RM950728 A1 ITRM950728 A1 IT RM950728A1
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Description

DESCRIZIONE
a corredo di una domanda di brevetto per invenzione avente per titolo: "Impianto dentale osteointegrato con ancoraggio ibrido"
La presente invenzione concerne un impianto dentale osteointegrato con ancoraggio ibrido. Più specificamente, l'invenzione concerne un impianto atto a costituire una radice dentale artificiale, di sostegno per protesi fisse composte da una o più corone dentali, il quale viene inserito nell'osso mandibolare o mascellare mediante trapanazione di un sito opportuno, e al quale il tessuto osseo circostante, crescendo, si salda in maniera permanente.
Gli impianti dentali osteointegrati sono costituiti da elementi genericamente cilindrici, di dimensioni tali da poter essere alloggiati saldamente all'interno della cresta ossea nella zona edentula interessata, e da poter sostenere gli sforzi meccanici che, con la masticazione, vengono loro trasmessi dalle corone dentali connesse. Tale connessione è realizzata normalmente prevedendo all'interno dell'impianto una cavità coassiale, filettata internamente ed aperta verso l'estremità coronale dell'impianto stesso, nella quale, dopo un opportuno periodo di tempo in cui l'impianto viene lasciato scarico per consentire una adeguata osteointegrazione, viene avvitato l'elemento protesico, eventualmente oon l'interposizione di elementi intermedi.
Gli impianti osteointegrati attualmente più diffusi si suddividono in due grandi categorìe, a seconda delle modalità con cui è realizzato l'ancoraggio all'osso entro cui l'impianto viene inserito. Un primo tipo è fornito di una filettatura esterna mediante la quale l'impianto si impegna saldamente nell'osso per avvitamento, mentre un secondo tipo consiste in un corpo sostanzialmente cilindrico, che viene alloggiato nell’alveolo chirurgico inserendolo assialmente e poi completando il posizionamento a percussione.
In entrambi i casi la procedura di applicazione inizia con il praticare un primo foro nell'osso nella posizione e con l'orientamento appropriati, e prosegue con l'allargamento del foro pilota a diametri via via maggiori, fino a quello desiderato. A questo punto, l'inserimento di un impianto cilindrico a percussione richiede solo poche e semplici operazioni, che consistono nell'introdurre l'impianto nel foro e nel percuoterlo con un opportuno martelletto, con l'interposizione di uno strumento opportuno, per fame penetrare il tratto finale. Per un impianto a vite, invece, è necessario procedere alla maschiatura dell'osso, a meno che non si impieghino impianti di tipo autofilettante, e sia detta maschiatura che l'inserzione stessa dell'impianto devono essere effettuate molto lentamente, perché un surriscaldamento eccessivo dei tessuti ossei provoca la denaturazione della loro componente proteica, e quindi la necrosi, con conseguente perdita della capacità di osteointegrazione dell'impianto.
Per entrambi i tipi di impianto il materiale d'elezione, sia per le sue proprietà meccaniche che per la compatibilità con i tessuti ossei, è il titanio, eventualmente in lega con altri elementi. Per accelerare il processo di osteointegrazione, soprattutto nel caso di impianti di tipo cilindrico a percussione, si prevedono rivestimenti di materiale bioattivo, primariamente idrossiapatite, che ha la stessa composizione chimica dell'osso umano e una struttura superficiale porosa, altamente adatta per favorire la crescita di tessuto osseo in intimo contatto con esso. Un analogo effetto hanno anche trattamenti superficiali dell'elemento in titanio che lo rendano ruvido e poroso, come ad esempio la microsabbiatura (grit-blasting) o il rivestimento dello stesso con plasma di titanio (plasma-spray).
Nel caso di impianti di tipo cilindrico a percussione, per favorire l'ancoraggio all'osso e far sì che l'impianto resista alle forze torsionali che si generano durante le procedure protesiche sono previsti fori passanti, fessure o scanalature assiali che interrompono la regolarità della superficie cilindrica, e che verranno occupate dal tessuto osseo ricresciuto.
Un esempio di impianto del tipo a vite è descritto nella pubblicazione brevettale europea No. 0 343 135 (The Institute for Applied Biotechnology), che rappresenta uno sviluppo successivo dellOriginario impianto Branemark, la prima versione conosciuta di impianto osteointegrato. Come i precedenti, l'impianto comprende un elemento cilindrico filettato esternamente per gran parte della lunghezza, con una porzione di testa, all'estremità coronale, a partire dalla quale si estende un foro coassiale cieco filettato internamente, per il collegamento con l'elemento protesico. La testa è leggermente allargata a costituire una flangia, al di sopra della quale è prevista una porzione a forma di dado esagonale, destinata ad impegnarsi con una corrispondente cavità a sezione esagonale nell'elemento di protesi, per impedire la rotazione relativa dei due elementi.
Esempi di impianti del tipo cilindrico a percussione sono illustrati nella pubblicazione europea No. 0 370 590 (IMZ-Fertigungs und Vertrìebsgesellschaft fiùr dentale Technologie mbH) e nel brevetto USA No. 5.316.476 (J. T. Krauser). il primo rappresenta un ulteriore sviluppo dell'impianto originale IMZ, avendo ad oggetto, in particolare, una struttura intermedia in materiale plastico da montare tra l'impianto e la corona che su di esso viene installata, ma illustra comunque le caratteristiche fondamentali deirimpianto di base. Quest’ultimo è composto da un elemento cilindrico con l’estremità apicale emisferica e l'estremità coronale provvista di un foro coassiale cieco filettato internamente e presenta, verso l’estremità apicale, due fessure parallele passanti attraverso il corpo cilindrico, opportunamente arrotondate ai margini.
L’impianto descritto nel brevetto USA No. 5.316.476 è anch’esso cilindrico, con l’estremità apicale troncoconica e quattro scanalature assiali con i bordi arrotondati in luogo delle fessure passanti. In effetti, si è dimostrato recentemente (si veda ad es. M.S. Block et al., Loaded Hydroxyapatite and Grit-Blasted Titanium Implants in Dogs, The International Journal of Orai and Maxillofacial Implants, Voi. 4, pagg.
219-225) che raramente l'osso neofòrmato arriva ad occupare interamente un foro passante, per cui la stessa funzione può essere assolta da rientranze non passanti nella superficie cilindrica.
L'estremità coronale deirimpianto può essere allargata in una flangia e sormontata da una testa esagonale oppure, nel caso sia a disposizione un sufficiente spessore osseo, il diametro deirimpianto può essere aumentato fino ad incorporare la flangia, che viene così a scomparire, lasciando solo la testa esagonale, collegata direttamente al corpo cilindrico. Secondo altre varianti, la testa esagonale può essere sostituita da una cavità allargata ricavata all’imboccatura del foro filettato. Allo scopo di promuovere una rapida osteointegrazione, la superficie dell'impianto al di sotto della flangia, quando presente, o al di sotto di una sottile strìscia cilindrica coronale, quando la flangia è assente, è rivestita con un materiale bioattivo, oppure è trattata con plasma di titanio o con altre procedure che la rendano sufficientemente ruvida o porosa.
È stato anche sperimentalmente dimostrato (A.B. Carr et al., Reverse Torque Failure of Screw-Shaped Implants in Baboons: Baseline Data for Abutment Torque Application, The International Journal of Orai and Maxillofacial Implants, Voi. 10, pagg. 176-173) che le superfici rivestite in materiale bioattivo o trattate come già descrìtto vanno incontro ad una più rapida osteointegrazione, che raggiunge la percentuale massima già alla fine del primo trimestre, mentre le superfici di titanio non trattate o non rivestite raggiungono la percentuale massima di osteointegrazione nel quarto trimestre.
D’altro canto, è anche accertato che spesso attorno all’impianto si crea un cono di riassorbimento dovuto ad un'iniziale retrazione ossea, per cui è possibile che una piccola zona coronale resti scoperta.
In caso di esposizione delle superfici al'ambiente orale conseguente ad una iniziale retrazione ossea, le superfici ruvide come quelle rivestite di materiale bioattivo o comunque trattate hanno un comportamento nettamente peggiore rispetto alle superfici non trattate, trattenendo più placca batterica e dando così più facilmente luogo a fenomeni infiammatori con conseguente ulteriore perdita d’osso.
Da quanto precede si può rilevare che sia la configurazione macroscopica che quella superficiale degli impianti citati presentano al tempo stesso sia aspetti vantaggiosi che inconvenienti tipici, che si bilanciano tra loro. Infatti, gii impianti cilindrici a percussione vengono inseriti con una procedura chirurgica più semplice e veloce, mentre gli impianti a vite comportano un tempo di inserimento più lungo, e quindi un trauma maggiore sia per il tessuto osseo che per il paziente; d’altro canto, questi ultimi, grazie alla presenza delle spire, offrono una stabilità primaria (cioè immediata) che è nettamente superiore a quella offerta dagli impianti cilindrici, e molti studi dimostrano come questa sia cruciale per l'ottenimento dell'osteointegrazione. Per quanto riguarda le superfici, il rivestimento con materiali bioattivi o l’irruvidimento accelerano notevolmente il processo di osteointegrazione, ma rendono anche le eventuali parti esposte più soggette all’attacco batterico.
Pertanto, è scopo della presente invenzione quello di fornire un impianto dentale osteointegrato che combini le migliori caratteristiche degli impianti cilindrici e di quelli a vite, nonché delle superfici rivestite e non, consentendo da una parte un facile inserimento e dall’altra un saldo ancoraggio all'osso fin dall’inizio, e favorendo da una parte una rapida osteointegrazione e dall’altra una buona resistenza all’attacco della placca batterica.
A tale scopo si propone, secondo l’invenzione, un impianto dentale di tipo ibrido, che nella porzione rivolta verso la corona riproduca le caratteristiche di un impianto a vite, essendo dotato di una filettatura esterna estendentesi per alcune spire, e in quella rivolta verso l’apice riproduca le caratteristiche di un impianto cilindrico a percussione, essendo non filettato e rivestito di un adatto materiale bioattivo, oppure irruvidito o reso poroso in superfìcie. Grazie ad una tale configurazione, l'impianto può essere facilmente installato, inserendolo assialmente come un impianto cilindrico per una parte della sua lunghezza e completando l’inserzione con un movimento di avvitamento solo per l’ultimo tratto, così da compiere solo pochi giri. Dato che la regione più densa dell'osso si trova appunto nella zona superficiale (corticale ossea), l'inserimento a vite esteso unicamente a questo strato fornirà un collegamento saldo quanto quello di un comune impianto a vite, e quindi un’ottima stabilità primaria, con un trauma molto minore per il tessuto osseo, che viene attraversato dalla filettatura solo per un piccolo tratto superficiale. D'altra parte, il rivestimento ruvido o bioattivo previsto nella parte cilindrica dellimpianto assicurerà una rapida osteointegrazione, abbreviando i tempi di attesa rispetto a quelli previsti per impianti non rivestiti o non trattati.
Forma pertanto oggetto specifico della presente invenzione un impianto dentale osteointegrato di forma sostanzialmente cilindrica, comprendente un'estremità coronale provvista di mezzi di connessione con una ricostruzione protesica e un’estremità apicale destinata ad essere inserita nell'osso mandibolare o mascellare, e realizzato e/o rivestito con materiale compatibile con i tessuti ossei, caratterizzato dal fatto di comprendere un tratto filettato esternamente, estendentesi dalla parte di detta estremità coronale fino a non più di un terzo dell'intera lunghezza deirimpianto, e un tratto non filettato esternamente, estendentesi dalla parte di detta estremità apicale per non meno di due terzi dell’intera lunghezza dell'impianto, rivestito esternamente di un materiale bioattivo o trattato superficialmente in modo tale da presentarsi ruvido e/o poroso.
Preferibilmente, il tratto filettato esternamente comprende non più di tre o quattro spire, del tipo autofilettante, e i mezzi di connessione comprendono, come d’uso, un foro cieco coassiale all’impianto, aperto verso l’estremità coronale e filettato internamente, nel quale viene avvitato l'elemento protesico, eventualmente tramite uno o o più elementi intermedi.
Per migliorare la resistenza alle sollecitazioni torsionali sono preferibilmente previste, nella parte cilindrica dell’impianto, due o più scanalature longitudinali, aventi una sezione trasversale arrotondata e le due estremità anch’esse arrotondate. Secondo una forma di realizzazione specifica dell’invenzione, le scanalature sono in numero di due, diametralmente contrapposte, e terminano, alla loro estremità apicale, con un foro passante attraverso l'impianto, di forma circolare o avente comunque le estremità arrotondate.
Come nella maggior parte dei casi noti, il materiale costituente l'impianto è titanio o una sua lega, e il tratto cilindrico che si estende dalla parte dell’estremità apicale è preferìbilmente rivestito di idrossiapatite o di plasma di titanio.
Ulteriori caratteristiche realizzative e vantaggi deirimpianto dentale ibrido secondo l'invenzione saranno evidenti con riferimento ad alcune forme di realizzazione specifiche della stessa, illustrata a titolo esemplificativo nei disegni allegati, in cui:
la figura 1 mostra una vista in elevazione laterale di una prima forma di impianto secondo l'invenzione;
la figura 2 mostra una vista in sezione assiale dello stesso impianto, presa lungo la linea A-A di figura 1 , con l'aggiunta di una vite di copertura;
la figura 3 mostra una vista in pianta dall’alto dell’impianto di figura 1 ;
la figura 4 mostra una vista in sezione trasversale dello stesso impianto di figura 1, presa lungo la linea B-B;
la figura 5 mostra una vista in elevazione laterale di una seconda forma di impianto secondo l'invenzione;
la figura 6 mostra una vista in sezione assiale dello stesso impianto, presa lungo la linea C-C di figura 5, con l'aggiunta di una vite di copertura;
la figura 7 mostra una vista in elevazione laterale di una terza forma di impianto secondo l'invenzione; e
la figura 8 mostra una vista in sezione assiale dello stesso impianto, presa (ungo la linea D-D di figura 7, con l'aggiunta di una vite di copertura.
L’impianto dentale mostrato nelle figure da 1 a 4 comprende una porzione sostanzialmente cilindrica 1 che si estende per circa due terzi dell'intera lunghezza deirimpianto (terzo apicale e terzo medio) e termina con l'estremità apicale 2 emisferica, e una porzione coronale 3 estendetesi per non più di un terzo della lunghezza dell’impianto, che comprende una testa esagonale 4, una flangia 5 ed una porzione filettata esternamente 6. La porzione cilindrica 1 presenta in superficie due scanalature longitudinali 7 contrapposte, abbastanza larghe e poco profonde, che terminano verso l’estremità apicale 2 in un foro passante 8 e si estendono per gran parte del terzo medio e del terzo apicale deirimpianto.
La flangia 5 si protende oltre la superficie del corpo cilindrico dell’impianto, e si raccorda ad esso per mezzo di una superficie troncoconica 9 di transizione. La stessa flangia 5 presenta una superficie 10 piatta che circonda la testa esagonale 4, che fornisce un adeguato appoggio all’elemento protesico che dovrà essere supportato dall’impianto (non mostrato). Immediatamente al di sotto della superficie troncoconica 9 partono poche spire autofilettanti che costituiscono la porzione filettata esternamente 6. Detta porzione non si estende oltre il limite tra il terzo coronale ed il terzo medio deirimpianto.
La connessione con l’elemento di protesi è realizzata per mezzo del foro cieco 11 filettato internamente, atto a ricevere una vite di connessione, il quale termina con detta testa esagonale 4. Come già notato, la forma esagonale della testa 4 è tale da impedire le rotazioni relative tra l'impianto e l’elemento di protesi, a sua volta provvisto di un recesso atto ad impegnarsi con la testa esagonale 4 in modo tale da non poter ruotare.
L'impianto illustrato nelle figure 1-4 è realizzato in titanio o in una sua lega; il terzo coronale, comprendente la testa 4, la flangia 5 e la porzione filettata esternamente 6, non è né rivestito né trattato in modo particolare, per cui la sua superficie si presenta sostanzialmente liscia, mentre il terzo medio e il terzo apicale, comprendenti la porzione sostanzialmente cilindrica 1 e l’estremità apicale 2, sono rivestiti di idrossiapatite. Di conseguenza, mentre la crescita ossea sarà favorita dalla presenza del rivestimento di idrossiapatite, in caso di parziale esposizione all’ambiente orale dovuta ad un'iniziale retrazione ossea rimpianto non offrìrà superfici soggette all’attacco della placca batterica.
L’inserimento dell’impianto avviene previa preparazione di un foro cilindrico nell’osso mandibolare o mascellare per mezzo delle consuete tecniche di trapanazione. L'impianto viene quindi inserito con una procedura estremamente semplice e poco aggressiva, introducendolo dalla parte dell’estremità apicale 2 e spingendolo a fondo fino a far penetrare nell’osso tutta la porzione cilindrica 1. A questo punto si prosegue con un movimento di avvitamento finché tutto rimpianto, compreso il terzo coronale, non sia penetrato nella compagine ossea. La presenza di un numero di spire estremamente ridotto fa sì che sia necessario solo un minimo numero di rotazioni per il completo inserimento deirimpianto, con conseguente notevole riduzione del trauma chirurgico. Come già notato, le spire sono sufficienti a garantire una eccellente stabilità primaria, senza la quale l'osteointegrazione non si verifica, perché ai termine dell’inserimento vengono a trovarsi nel contesto della corticale ossea.
Durante un periodo di tempo tale da consentire l'apposizione di osso neoformato sulla superficie dell'impianto (che, come si è già notato, può essere dell’ordine dei tre mesi grazie al fatto che l'impianto è superficialmente rivestito, nei terzi medio e apicale, con idrossiapatite), sull’impianto viene tenuta la vite 12 di copertura, mostrata nella figura 2, che presenta sulla superficie superiore una cavità 13, preferibilmente esagonale, atta all’inserimento di un cacciavitino a brucola che assolve sia al trasporto che all’avvitamento della vite 12. La cavità 13 è leggermente rastremata verso il basso, in modo tale che il cacciavitino possa impegnarsi ad incastro, consentendo una presa ed un trasporto più sicuri. La vite 12 di copertura presenta nella superficie inferiore una cavità 14 a forma di corona circolare atta ad accogliere la testa esagonale 4 dell'impianto, in modo da chiudere completamente il foro cieco 11.
Alla fine del periodo di osteointegrazione, essendo l'impianto dentale ormai in grado di sopportare gli sforzi trasmessi dalla masticazione, la vite 12 di copertura viene rimossa, previa incisione della mucosa orale sovrastante, e si procede all’applicazione di una protesi dentale, che viene connessa alla testa esagonale 4 nel modo già indicato.
Ad osteoingrazione avenuta, le scanalature longitudinali 7 ed il foro passante 8 assolvono la duplice funzione di stabilizzare limpianto dentale nei confronti di forze rotatorie applicate nel momento della connessione protesica e di forze estrattive create dalla masticazione di cibi adesivi. Inoltre, la presenza delle scanalature 7 e dei foro passante 8 aumenta la superfìcie dell'interfaccia osso/impianto e fornisce una geometria ottimale per il trasferimento delle forze all'sso adiacente.
Nei due impianti dentali mostrati nelle figure 5-6 e 7-8, simili al precedente, elementi strutturali simili sono indicati con gli stessi numeri di riferimento. La prima delle due varianti illustrate mostra una forma di realizzazione in cui l’intero impianto ha diametro costante, e la flangia 5 è assente, mentre continua ad essere presente la testa esagonale 4. Tra la superfìcie 10 di battuta per l’elemento protesico e l'inizio della porzione filettata esternamente 6 è previsto un piccolo tratto cilindrico 15 liscio, di lunghezza assiale non superiore ad 1/8 dell’intera lunghezza dell’impianto, che, tenendo conto di una possibile retrazione ossea, evita l’esposizione della porzione filettata. Questa versione dell'impianto secondo l'invenzione semplifica ulteriormente la procedura chirurgica, eliminando la necessità di creare nell'osso un alloggio per la flangia 5 presente nella prima versione.
La variante illustrata nelle figure 7 e 8 è di diametro costante come la precedente e, in più, presenta all'estremità coronale un incasso 16 a forma di dado esagonale, anziché la testa esagonale 4 (mostrata nelle figure 1-6). Questa variante si presta meglio a risolvere problemi estetici laddove, in presenza di una notevole angolazione tra rimpianto ed il restauro protesico, il blocco esagonale esterno verrebbe ad invadere lo stesso restauro, alterandone il profilo di emergenza. Nella versione illustrata, la vite 12 di copertura, non dovendo ricoprire una testa aggettante esagonale, non è provvista di recesso a forma di corona circolare, ma può avere, sulla sua superficie inferiore, un gradino 17 a forma di corona circolare che va ad impegnarsi all'interno dell'incasso 16 esagonale. Anche in questo caso, come nel precedente, è presente un tratto cilindrico 15 liscio sull’estremità coronale deirimpianto, che tiene conto di una possibile retrazione ossea.
La presente invenzione è stata descrìtta con riferimento particolare ad alcune sue forme di realizzazione specifiche, ma è da intendersi che variazioni e modifiche potranno essere ad essa apportate dagli esperti nel ramo senza per questo uscire dal relativo ambito di protezione.

Claims (16)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Impianto dentale osteointegrato di forma sostanzialmente cilindrica, comprendente un'estremità coronale (3) provvista di mezzi di connessione (11, 4, 16) con una ricostruzione protesica e un’estremità apicale (2) destinata ad essere inserita nell'osso mandibolare o mascellare, e realizzato e/o rivestito con materiale compatibile con i tessuti ossei, caratterizzato dal fatto di comprendere un tratto filettato esternamente (6), estendentesi dalla parte di detta estremità coronale (3) fino a non più di un terzo dell’intera lunghezza di detto impianto, e un tratto non filettato esternamente (1), estendentesi dalla parte di detta estremità apicale (2) per non meno di due terzi dell’intera lunghezza di detto impianto, rivestito esternamente di un materiale bioattivo o trattato superficialmente in modo tale da presentarsi ruvido e/o poroso.
  2. 2. Impianto dentale secondo la rivendicazione 1, in cui detto tratto filettato esternamente (6) comprende non più di quattro spire.
  3. 3. Impianto dentale secondo la rivendicazione 2, in cui dette spire sono autofi Iettanti.
  4. 4. Impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni 1-3, in cui detti mezzi di connessione comprendono un foro cieco (11) coassiale all’impianto, aperto verso l'estremità coronale (3) e filettato internamente.
  5. 5. Impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni 1-4, in cui su detto tratto non filettato esternamente (1 ) sono previste due o più scanalature longitudinali (7).
  6. 6. impianto dentale secondo la rivendicazione 5, in cui dette scanalature longitudinali (7) hanno una sezione trasversale arrotondata e le due estremità anch’esse arrotondate.
  7. 7. Impianto dentale secondo le rivendicazioni 5 o 6, in cui due di dette scanalature (7), diametralmente contrapposte, terminano, alla loro estremità apicale, con un foro passante (8) attraverso l'impianto.
  8. 8. Impianto dentale secondo la rivendicazione 7, in cui detto foro passante (8) è circolare, o ha anch’esso le estremità arrotondate.
  9. 9. Impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni precedenti, in cui detto materiale compatibile con i tessuti ossei è titanio o una sua lega.
  10. 10. Impianto dentale secondo la rivendicazione 9, in cui detto tratto non filettato esternamente (1) estendentesi dalla parte di detta estremità apicale (2) è rivestito di idrossiapatite.
  11. 11. Impianto dentale secondo la rivendicazione 9, in cui detto tratto non filettato esternamente (1) estendentesi dalla parte di detta estremità apicale (2) è rivestito di plasma di titanio.
  12. 12. impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni 4-11 , comprendente, su detta estremità coronale (3), un elemento di connessione costituito da una testa (4) a forma di dado esagonale coassiale con detto foro cieco (11 ) filettato internamente e di larghezza massima non superiore al diametro di detto impianto.
  13. 13. Impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni 4-11 , comprendente, su detta estremità coronale (3), un elemento di connessione costituito da un incasso (16) a forma di dado esagonale coassiale con detto foro cieco (11) filettato internamente.
  14. 14. Impianto dentale secondo le rivendicazioni 12 o 13, comprendente, su detta estremità coronale (3), un tratto terminale di superficie cilindrica (15) non filettata e non trattata di lunghezza assiale non superiore ad 1/8 dell’intera lunghezza di detto impianto.
  15. 15. Impianto dentale secondo la rivendicazione 12, in cui tra detta testa (4) a forma di dado e detto tratto filettato esternamente (6) è prevista una flangia cilindrica (5) di diametro superiore a quello di detto impianto.
  16. 16. Impianto dentale secondo ognuna delle rivendicazioni precedenti, in cui detta estremità apìcale (2) è di forma emisferica. 17. impianto dentale osteointegrato con ancoraggio ibrido secondo le rivendicazioni 1-16, sostanzialmente come in precedenza illustrato e descritto.
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